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Anche sconfinare ha la sua prova costume (che brutta roba
). Ci siamo appena trasferiti in Italia, il nuovo sito è ora più veloce, più facile da raggiungere (anche dall’università? mah… -.- )
Ciò che vedete è il nuovo tema, carino vero? Sulla sinistra (con le bandierine) potete tradurre la pagina in tedesco, francese o inglese. Non preoccupatevi, non abbiamo tradotto tutti gli articoli in tedesco, francese e inglese, ancora non riusciamo a gestire una produzione in 5 lingue… Comunque ci stiamo lavorando
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Myjournal
Buona lettura, buone vacanze, buono studio, buone lauree.
Rappresentante d’Italia presso il Comitato Militare della NATO
di Andrea Frontini e Federico Vidic
L’Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Rappresentante d’Italia presso il Comitato Militare della NATO a Mons (Belgio), è stato ospite, lo scorso 18 Aprile 2008, del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia.
L’evento, tenutosi presso l’Aula Magna del Polo Universitario Goriziano dell’Università di Trieste, è stato promosso e supportato dalla nascente sede goriziana del Comitato Atlantico Giovanile del Friuli Venezia Giulia, componente universitaria locale dell’Atlantic Treaty Association (ATA), che, nata nel 1954 all’Aja, promuove da più di cinquant’anni le tematiche legate alla NATO, alla sicurezza internazionale ed alle relazioni transatlantiche all’interno delle istituzioni della società civile.
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Voto: 8 1/2
Nazione: USA
Cast: Jim Sturgess
Kevin Spacey
Kate Bosworth
Durata: 123’
Basato su una storia vera, “21” segue le vicende di uno studente ventunenne del MIT, Ben Campbell (Jim Sturgess), che si trova a far parte di un pugno di “genietti” matematici della sua università dediti a sbancare i casinò di Las Vegas al blackjack. A condurre il gruppetto c’è il losco professor Micky Rosa (Kevin Spacey), che ha elaborato un sofisticato sistema di conteggio delle carte fatto di gesti e parole-chiave. Il piano funziona alla grande, almeno inizialmente, ma il timido Ben si trova presto trascinato dalla sete di soldi, in contrasto con le sue intenzioni iniziali di smettere non appena raggiunta la somma necessaria per pagarsi gli studi.
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“In Eretz Israel (terra d’Israele) è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. [...] Quindi noi, membri del Consiglio del Popolo, rappresentanti della Comunità Ebraica in Eretz Israel e del Movimento Sionista, siamo qui riuniti nel giorno della fine del Mandato Britannico su Eretz Israel e, in virtù del nostro diritto naturale e storico e della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiariamo la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel, che avrà il nome di Stato d’Israele. [...] Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero.”
Il 14 maggio 1948 queste parole, pronunciate con una voce carica di emozione da David Ben Gurion, annunciavano al mondo intero la nascita dello Stato d’Israele. Parole che segnavano il coronamento di un’epopea avvincente e drammatica iniziata decenni prima, il concretizzarsi di un’ideale e di un progetto. L’idea di pochi intellettuali europei che aveva saputo conquistare centinaia di migliaia di uomini e donne, ebrei e non, ora approdava nella creazione di uno Stato. Un popolo, o almeno una parte di esso, che per secoli era stato disperso e umiliato, che aveva conosciuto il ghetto, che aveva visto l’abisso della Shoah, non aveva però dimenticato (o forse aveva riscoperto?) la sua identità e sessant’anni fa costituiva la propria dimora nazionale in quella che considerava la terra dei suoi padri. Questo stesso evento festeggiato ogni anno da Israele ha però tutt’altro significato per i palestinesi: per loro è al-Nakba, la catastrofe.
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Vivere e morire di cantiere
Si dice che la realtà ha diverse facce, che è composta da luci ed ombre, e che per capirla davvero bisogna considerare tutte le sfumature e comporle in un quadro il più possibile completo. A Monfalcone, la realtà del cantiere navale attivo dal 1908 è sicuramente così: da una parte c’è un’azienda, la Fincantieri, leader mondiale nel settore delle navi da crociera, che ha dato lavoro a centinaia di famiglie, giocando un ruolo determinante nello sviluppo economico della cittadina; dall’altra parte ci sono circa 2000 morti in 20 anni in quelle stesse famiglie che nel cantiere cercavano una possibilità di vita. Morti per aver lavorato a contatto con fibre di amianto o asbesto, minerale a basso costo utilizzato dalla Fincantieri nella costruzione di navi fino alla metà degli anni ’80, senza che gli operai fossero informati dei rischi a cui andavano incontro e senza che fossero adottate elementari misure di sicurezza, previste da leggi emanate addirittura negli anni ’50.
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Incontro aperto tra Docenti e Studenti, Gorizia 26 Maggio 2008
Lunedì 26 Maggio, ore 10.30 , noi Studenti del SID ci riuniamo in Aula Magna per capire quale sarà il futuro del nostro corso di Laurea. Puntuali arrivano il Preside della Facoltà di Scienze Politiche Domenico Coccopalmerio e il Prof. Emidio Sussi, (accompagnati dal Prof.. Georg Meyr); poco dopo li raggiunge anche il Presidente del nostro corso di Laurea, il Prof. Piergiorgio Gabassi. . A loro spetta il compito di far luce sui cambiamenti, o peggio, sui tagli che interesseranno la didattica del nostro Piano di Offerta Formativa.
L’Aula Magna, che nel frattempo ha cominciato a riempirsi, ascolta con attenzione il meccanismo di funzionamento del Decreto Ministeriale 270/2007 (noto come Decreto Mussi): diventano fondamentali per la sopravvivenza del corso 12 Docenti strutturati (tra ordinari, associati e ricercatori) per la Laurea di base triennale e 8 Docenti invece per la Laurea Specialistica biennale. Le tabelle ministeriali riordinano, inoltre, le materie di studio in ambiti scientifico-disciplinari, esse acquistano così diverso peso per quanto riguarda il numero di crediti e l’importanza dell’insegnamento. Il numero di esami dovrà scendere a 20 nel corso della Laurea Triennale e a 12 per quella Specialistica. Sono a rischio alcuni degli insegnamenti che caratterizzano il nostro corso: in primis le lingue straniere, che probabilmente diverranno degli insegnamenti pluriennali con un unico esame finale (sul modello seguito già da altre Facoltà, dove però le lingue non sono così importanti), o saranno destinate a diventare dei corsi marginali, che non incideranno sul punteggio finale di Laurea. Dagli attuali tre curricula specialistici si passerà probabilmente ad un unico curriculum, forse il risultato dell’unione dei diversi percorsi didattici.. Il Professor Gabassi ha addirittura ipotizzato la possibilità di tornare ad un corso di Laurea a ciclo unico, della durata di cinque anni.
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Boris Pahor si presenta come un signore molto solare, di ben 93 anni, ma che come spirito e prontezza ne dimostra ben di meno. Scrittore conosciuto in tutto il mondo, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura e insignito delle massime onorificenze da parte di molti Paesi europei e non, tranne, non proprio stranamente, da parte dell’Italia. Eh sì, perché Pahor fa parte di quella minoranza risultata per lungo tempo scomoda per l’Italia, la minoranza slovena residente sul confine, che nel periodo tra le due Guerre mondiali fu assimilata a forza nella comunità italiana, a cui venne fatto divieto di utilizzare la propria lingua ed esprimere la propria cultura. In molti suoi scritti Pahor si è dedicato sia alla critica delle politiche repressive italiane nei confronti di tale minoranza, di cui l’esempio più eclatante è il rogo della casa della cultura slovena (Narodni Dom) a Trieste del 1920 , evento che ha sconvolto profondamente lo scrittore allora bambino, sia alla critica del regime comunista di Tito in Jugoslavia, cosa che gli costò il divieto d’acceso nella Repubblica jugoslava per un anno.
Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne reclutato dell’esercito italiano e mandato a combattere in Libia, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fece ritorno a Trieste e si unì alle fila della resistenza antifascista slovena nella Venezia Giulia occupata dai nazisti. Catturato, venne mandato prima a Dachau, successivamente in Francia, nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, a Harzungen e a Bergen-Belsen. Nonostante le atrocità e gli stenti a cui venne sottoposto, grazie prima alla mansione di interprete e poi a quella di infermiere, Pahor riuscì a tornare a Trieste, dove dopo la guerra si è dedicato principalmente ad attività culturali, e alla scrittura di opere che gli sono valse appunto la fama e la stima di tutto il mondo.
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Due anni sono trascorsi dal primo numero di Sconfinare. Dopo due anni molte cose sono cambiate, ma molte altre sono rimaste le stesse.
Le persone che scrivono su questo giornale, ad esempio, sono diverse dal primo numero: molti ormai fanno parte del “popolo del SID” sparso per il mondo o altri sono in Erasmus e torneranno in questo periodo per gli ultimi esami dell’anno.
La nostra Università invece non è cambiata e ancora per qualche anno non cambierà, come spiega il preside di facoltà Domenico Coccopalmerio al Sole24ore: «Ristrutturazioni e accorpamenti slittano al 2009-2010». Eppure qualche cambiamento è già stato fatto nei corsi della Specialistica del SID, ma questo al Sole24ore non lo sanno. La città di Gorizia non è cambiata: la contestata giunta del centro sinistra fa ormai parte della storia, non ci sono più telecamere ai semafori, e qui i problemi di “monnezza” non ci sono e mai ci saranno. La nuova piazza Vittoria sarà a breve aperta e, anche se le attività commerciali sono in calo, i bar sono sempre strapieni. I disagi per il traffico notturno e per gli schiamazzi sono stati prontamente segnalati, sono più quelli che la notte dormono di quelli che vogliono fare casino (e la maggior parte di questi non sono nemmeno residenti!).
Pare allora che l’Università da Gorizia non andrà mai via, quindi nemmeno gli studenti che la popolano. Ma per meglio dire, l’Università di Trieste non andrà mai via, grazie a legislazioni nazionali che piantano irremovibilmente il nostro Corso di Laurea qui. Circa l’Università di Udine, invece, sono molte le voci che circolano all’ombra del Castello: sono in molti a scommettere che almeno un Corso di Laurea sarà trasferito nella sede centrale. Attendiamo ulteriori notizie dalla webradio Uniud.it
Rimangono tanti interrogativi allora per Gorizia e per questo giornale e i giochi si riapriranno in settembre, con una carica propositiva nuova e con un nuovo Preside di Facoltà. Gli studenti continueranno a proporre e a essere presenti, in facoltà come nella città. Sono molti i progetti in preparazione, ma non possono essere il frutto dell’iniziativa dei soli studenti, hanno bisogno dell’impegno di tutti. Allora ecco un piccolo suggerimento al quale qualcuno sta pensando: la Città ha bisogno di presentarsi, ha bisogno di essere presente e attivarsi, negli eventi, nelle attività commerciali. Non si può ancora fare affidamento sul passaparola delle persone e degli studenti. La Gounicard ha iniziato a smuovere le acque, ma ha ormai perso slancio e sono molti gli esercizi che non la accettano più.
L’idea di una Scuola Superiore in Relazioni Internazionali a Gorizia premierebbe un percorso di 20 anni costellato da grandi successi, e lo dimostra il popolo del SID nel mondo. Chi non è favorevole ai miglioramenti (purchè siano effettivamente tali)?. A lato, bisogna lavorare sulle esigenze di tutti i giorni degli studenti: dalla mensa ai corsi extra-didattici, dalle opportunità di studio internazionali ai corsi di lingua, dal cinema al divertimento: “perchè lo studente non vive solo di acqua e libri“.
Così come la Città e il Corso di Laurea, anche questo giornale deve percorrere lo stesso percorso: già al giorno d’oggi ha acquisito una conoscenza diffusa all’interno delle due città transfrontaliere, ma dovrà evolversi ancora di più quale forum partecipativo tra studenti e città.
E questo lo sta facendo grazie al contributo del Consorzio che rappresenta l’interesse costante della città verso queste nostre iniziative.
Da settembre si ricomincerà con nuovo slancio con nuove discussioni, con la consapevolezza di stare facendo qualcosa di grande e che aspira ancora a qualcosa di più.
Buona estate, buoni esami, buone lauree, buone vacanze.
La Redazione
Assegnato a Fabrizio Gatti, autore di Bilal, Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi
E’ sempre di grande emozione la serata della consegna del Premio Terzani che si svolge a Udine ormai da quattro anni nell’ambito della manifestazione Vicino Lontano. Quest’anno la serata del 17 maggio 2008 lo è stata ancor di più: una Angela Terzani Staude commossa ha letto la motivazione della giuria che ha stabilito vincitore Fabrizio Gatti, scrittore e giornalista dell’Espresso, per il suo libro “Bilal, il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi”. E’ stato il premio che secondo Angela Terzani si è probabilmente avvicinato di più a Tiziano: al suo spirito giornalistico e umano. La giuria, composta da Giulio Aselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Ettore Mo, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz ha riconosciuto all’autore di Bilal “qualità professionali ormai dimenticate nel giornalismo e rare qualità umane”.
Fabrizio Gatti ha più volte condotto inchieste sotto copertura e testimoniato tramite queste le tragiche vicende di prostitute, lavoratori in nero, immigrati clandestini. Vestendo i panni di Bilal, Fabrizio, da Agadez, in Niger, comincia il suo viaggio da immigrato clandestino verso l’Italia. Attraversa il deserto su un camion stracolmo di persone, assiste e subisce i soprusi dei militari che pretendono denaro da ogni passeggero. La situazione degli immigrati è complicata dagli accordi tra i governi sull’immigrazione, più volte si fa riferimento a quello italo-libico. Il viaggio della speranza, già viaggio di disperazione, è ormai viaggio della disillusione. E il disincantamento aumenta entrando nel CPT di Lampedusa. Fabrizio Gatti nella gabbia di Lampedusa resta una settimana: questo centro è “la vergogna della nostra democrazia”. Bilal ottiene il foglio di via e inizia a lavorare come immigrato clandestino, prima al Nord e poi al Sud, raccogliendo pomodori in Puglia. L’esperienza di lavoro è un continuo di violenza e umiliazioni perpetrate dai caporali. Infine, Bilal compie il viaggio a ritroso e torna con gli immigrati respinti dalla Libia nel deserto.
Bilal è un libro straordinario, Fabrizio Gatti è una persona stupenda, come continuavano a ripetere tutti quelli che gli si avvicinavano per ringraziarlo del coraggio e dell’onestà del suo essersi trasformato completamente in Bilal.
Gli immigrati sono al tempo stesso i nuovi eroi e i nuovi schiavi.
Giulia Cragnolini