>

Chi siamo

Benvenuti sul sito del giornale Sconfinare, il giornale creato dagli studenti del SID del Polo Goriziano dell'Università di Trieste. Da qui potrete leggere tutti gli articoli pubblicati, contattare la redazione e collaborare con noi. Prendi una copia,oppure consulta l'edizione online. Il sito è aggiornato dopo la pubblicazione di ogni numero.

Sconfinare non è il giornale ufficiale dell'Assid nè identifica la sua posizione politica in quanto è semplicemente la libera espressione di alcuni suoi membri che costituiscono il Comitato di redazione. Sconfinare è regolarmente registrato presso il Tribunale di Gorizia il 20 maggio 2006, n° di reg. 4/06.

Direttrice Responsabile: Annalisa Turel, Editore Proprietario: Assid - Associazione Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Per Contattare la Redazione e chiedere di pubblicare un articolo inviaci una mail

Per segnalare un problema sul sito contatta il webmaster

Il peggio deve ancora venire

A tu per tu con il segretario triestino dei metalmeccanici UIL che dice:nel 2010 le cose peggioreranno

La crisi è passata o il peggio deve ancora arrivare? E ancora, qual’è la situazione attuale in una regione,il Friuli Venezia Giulia, che vede nell’industria una importantissima fonte di occupazione? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Timeo che lavora nel sindacato da quasi 15 anni e che ha militato prima nella Cisl e poi nella Uil dove oggi ricopre la carica di segretario provinciale dei metalmeccanici di Trieste.

Per quanto la sua professione le ha consentito di vedere quali sono stati i settori in cui la crisi si è più fatta sentire?

Certamente la crisi ha avuto,insieme con l’edilizia,nei metalmeccanici e nel indotto delle industrie i settori piu colpiti nel Friuli Venezia Giulia e ha prodotto effetti pesanti che però ad oggi sono stati contenuti dagli ammortizzatori sociali. Un discorso diverso va fatto per Trieste,dove io lavoro, che rispetto alle zone industrializzate (nel capoluogo giuliano gli occupati nell’industria sono solo il 14% circa nda) ha retto meglio ma che sentirà gli effetti di questa crisi più tardi in quanto godendo meno dei benefici degli ammortizzatori sociali presto si troverà a dover affrontare il problema dei lavoratori che in questo momento si trovano ufficialmente in ferie ma che difficlmente torneranno a lavorare. In questo senso a Trieste ma anche nelle zone industrializzate il 2010 non sarà l’anno della ripresa ma anzi vedrà probabilmente una crisi occupazionale in quanto finiranno i benefici degli ammortizzatori sociali.

Come è stata affrontata dai governi locale e nazionale questa crisi e che atteggiamento stanno tenendo i datori di lavoro nei confronti dei lavoratori?

Il governo regionale ha fornito un minimo di risorse aggiuntive con indennità o stanziamenti simili.

Discorso diverso va fatto per il governo nazionale che non ha fatto abbastanza e che non si è occupato dello stato sociale: invece che aiutare solo le banche le imprese,visto che a pagare sono sempre gli ultimi, avrebbe dovuto stanziare fondi per i lavoratori. Perché se è vero che se un azienda funziona bene stanno bene anche gli operai non bisogna dimenticare che per un lavoratore è più difficile reagire rispetto ad un azienda. Inoltre molto spesso i datori di lavoro hanno approfittato della cassa integrazione per risparmiare soldi non facendo lavorare operai o liberandosi di tutti quei lavoratori che avevano maturato abbastanza anzianità per andare in pensione. Sono stati pochi dunque quei datori che considerando ancora i lavoratori una risorsa hanno preferito abbassare la produzione pur di non licenziare e non ricorerre alla cassa integrazione.

Recentemente alcuni esponenti del governo hanno fatto un paragone fra le lotte,anche violente,degli anni’60 che hanno portato ad infiltrazione terroristiche nel movimento operaio e alcune occupazioni di fabbrica. Vede anche lei questa tensione e questa rabbia?

Non c’è rabbia. Certo c’è qualche testa calda che era arrabiata anche prima e che lo sarà anche dopo,ma purtroppo manca anche quella rabbia costruttiva che ha portato ad ottenere tante rivendicazioni e che faceva sentire gli operai come parte di un gruppo e come una classe sociale, è come se gli operai fossero stati modificati geneticamente e avessero perso la solidarietà fra di loro ed è come se ritenessero che  valga la pena tentare una lotta. Ed il sindacato deve lavorare per rinfondere il senso di solidarietà, ma la crisi ha protato gli operai a disgregarsi ancora di più.

La Lega ha proposto di ridurre la cassa integrazione per i lavoratori stranieri. Come sono trattati dai colleghi e dai lavoratori gli stranieri?

Nella nostra zone lavorano moltissimi stranieri e noi alla UIL abbiamo uno sportello dedicato. Per quanta riguarda la loro situazione la discriminazione non è su un piano economico,ma essendo loro più facilmente ricattabili-devono mandare soldi a casa,gestiscono le ferie in modo diverso,hanno bisogno di lavorare- vengono spesso costretti a lavorare più del dovuto. Ciò crea a volte situazioni di tensione con i colleghi italiani,ma sotto questo punto di vista Trieste è una città tranquilla. Questo tipo di sfruttamento è derivato dall’ignoranza e infatti nel nuovo contratto dei metalmeccanici si è preteso che gli articoli più significativi venissero tradotti in francese e inglese.

Una grande piaga del lavoro metalmeccanico è la mancanza di sicurezza,solo qualche giorno fa è morto un operaio della Thyssen a Terni.

Se in Italia fosse applicata la legge 81 sulla sicurezza sul lavoro gli incidenti si ridurebbero drasticamente. Ma c’è anche un problema culturale, in Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro presente invece in alcuni paesi come gli Usa dove capita che i lavoratori si rifiutino di lavorare in caso di scarsa sicurezza. Ma,considerando che in un azienda chi comanda è l’imprenditore,anche gli imprednitori hanno le loro importanti responsabiltà.

Infine una considerazione di carattere più ampio:la UIL con la CISL ha preferito la concertazione alla mobilitazione,l’opposto di ciò che ha fatto la CGIL. Quali sono le motivazione di questa scelta?

Uniti si sarebbe stati più forti e probabilmente si sarebbe andati più avanti. La CGIL sfrutta le masse che si sono dimenticate di come la CGIL non abbia fatto nulla contro la riduzione delle categorie di lavoratori cui applicare l’articolo 18 e contro la proliferazione delle agenzie interinali volute dal governo Prodi. Mentre nei confronti di questo governo c’è una pregiudiziale in particolare da parte della FIOM. Ma ci si dimentica che senza concertazione non si sarebbe mai arrivati alla firma del contratto nazionale che,seppur è migliorabile, ha portato a conquiste come l’introduzione dell’inflazione programmata. Noi come UIL cerchiamo di non colorire politicamente la lotta sindacale pur mantenedo il nostro orientamento politico,non ci sono governi amici o nemici,ma ci sono governi con cui bisogna interloquire. Inoltre siamo spesso accusati di non rappresentare la maggior parte dei lavoratori,ma neanche tutti e tre i sindacati la potrebbero mai rappresentare:è stato sempre così.

Ludovico Pismataro

Il peggio deve ancora venire

A tu per tu con il segretario triestino dei metalmeccanici UIL che dice:nel 2010 le cose peggioreranno

La crisi è passata o il peggio deve ancora arrivare? E ancora, qual’è la situazione attuale in una regione,il Friuli Venezia Giulia, che vede nell’industria una importantissima fonte di occupazione? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Timeo che lavora nel sindacato da quasi 15 anni e che ha militato prima nella Cisl e poi nella Uil dove oggi ricopre la carica di segretario provinciale dei metalmeccanici di Trieste.

Per quanto la sua professione le ha consentito di vedere quali sono stati i settori in cui la crisi si è più fatta sentire?

Certamente la crisi ha avuto,insieme con l’edilizia,nei metalmeccanici e nel indotto delle industrie i settori piu colpiti nel Friuli Venezia Giulia e ha prodotto effetti pesanti che però ad oggi sono stati contenuti dagli ammortizzatori sociali. Un discorso diverso va fatto per Trieste,dove io lavoro, che rispetto alle zone industrializzate (nel capoluogo giuliano gli occupati nell’industria sono solo il 14% circa nda) ha retto meglio ma che sentirà gli effetti di questa crisi più tardi in quanto godendo meno dei benefici degli ammortizzatori sociali presto si troverà a dover affrontare il problema dei lavoratori che in questo momento si trovano ufficialmente in ferie ma che difficlmente torneranno a lavorare. In questo senso a Trieste ma anche nelle zone industrializzate il 2010 non sarà l’anno della ripresa ma anzi vedrà probabilmente una crisi occupazionale in quanto finiranno i benefici degli ammortizzatori sociali.

Come è stata affrontata dai governi locale e nazionale questa crisi e che atteggiamento stanno tenendo i datori di lavoro nei confronti dei lavoratori?

Il governo regionale ha fornito un minimo di risorse aggiuntive con indennità o stanziamenti simili.

Discorso diverso va fatto per il governo nazionale che non ha fatto abbastanza e che non si è occupato dello stato sociale: invece che aiutare solo le banche le imprese,visto che a pagare sono sempre gli ultimi, avrebbe dovuto stanziare fondi per i lavoratori. Perché se è vero che se un azienda funziona bene stanno bene anche gli operai non bisogna dimenticare che per un lavoratore è più difficile reagire rispetto ad un azienda. Inoltre molto spesso i datori di lavoro hanno approfittato della cassa integrazione per risparmiare soldi non facendo lavorare operai o liberandosi di tutti quei lavoratori che avevano maturato abbastanza anzianità per andare in pensione. Sono stati pochi dunque quei datori che considerando ancora i lavoratori una risorsa hanno preferito abbassare la produzione pur di non licenziare e non ricorerre alla cassa integrazione.

Recentemente alcuni esponenti del governo hanno fatto un paragone fra le lotte,anche violente,degli anni’60 che hanno portato ad infiltrazione terroristiche nel movimento operaio e alcune occupazioni di fabbrica. Vede anche lei questa tensione e questa rabbia?

Non c’è rabbia. Certo c’è qualche testa calda che era arrabiata anche prima e che lo sarà anche dopo,ma purtroppo manca anche quella rabbia costruttiva che ha portato ad ottenere tante rivendicazioni e che faceva sentire gli operai come parte di un gruppo e come una classe sociale, è come se gli operai fossero stati modificati geneticamente e avessero perso la solidarietà fra di loro ed è come se ritenessero che  valga la pena tentare una lotta. Ed il sindacato deve lavorare per rinfondere il senso di solidarietà, ma la crisi ha protato gli operai a disgregarsi ancora di più.

La Lega ha proposto di ridurre la cassa integrazione per i lavoratori stranieri. Come sono trattati dai colleghi e dai lavoratori gli stranieri?

Nella nostra zone lavorano moltissimi stranieri e noi alla UIL abbiamo uno sportello dedicato. Per quanta riguarda la loro situazione la discriminazione non è su un piano economico,ma essendo loro più facilmente ricattabili-devono mandare soldi a casa,gestiscono le ferie in modo diverso,hanno bisogno di lavorare- vengono spesso costretti a lavorare più del dovuto. Ciò crea a volte situazioni di tensione con i colleghi italiani,ma sotto questo punto di vista Trieste è una città tranquilla. Questo tipo di sfruttamento è derivato dall’ignoranza e infatti nel nuovo contratto dei metalmeccanici si è preteso che gli articoli più significativi venissero tradotti in francese e inglese.

Una grande piaga del lavoro metalmeccanico è la mancanza di sicurezza,solo qualche giorno fa è morto un operaio della Thyssen a Terni.

Se in Italia fosse applicata la legge 81 sulla sicurezza sul lavoro gli incidenti si ridurebbero drasticamente. Ma c’è anche un problema culturale, in Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro presente invece in alcuni paesi come gli Usa dove capita che i lavoratori si rifiutino di lavorare in caso di scarsa sicurezza. Ma,considerando che in un azienda chi comanda è l’imprenditore,anche gli imprednitori hanno le loro importanti responsabiltà.

Infine una considerazione di carattere più ampio:la UIL con la CISL ha preferito la concertazione alla mobilitazione,l’opposto di ciò che ha fatto la CGIL. Quali sono le motivazione di questa scelta?

Uniti si sarebbe stati più forti e probabilmente si sarebbe andati più avanti. La CGIL sfrutta le masse che si sono dimenticate di come la CGIL non abbia fatto nulla contro la riduzione delle categorie di lavoratori cui applicare l’articolo 18 e contro la proliferazione delle agenzie interinali volute dal governo Prodi. Mentre nei confronti di questo governo c’è una pregiudiziale in particolare da parte della FIOM. Ma ci si dimentica che senza concertazione non si sarebbe mai arrivati alla firma del contratto nazionale che,seppur è migliorabile, ha portato a conquiste come l’introduzione dell’inflazione programmata. Noi come UIL cerchiamo di non colorire politicamente la lotta sindacale pur mantenedo il nostro orientamento politico,non ci sono governi amici o nemici,ma ci sono governi con cui bisogna interloquire. Inoltre siamo spesso accusati di non rappresentare la maggior parte dei lavoratori,ma neanche tutti e tre i sindacati la potrebbero mai rappresentare:è stato sempre così.

Ludovico Pismataro

La condivisione è vita... Condividi con chi vuoi questo articolo:
  • RSS
  • Print
  • email
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • Add to favorites
  • Fleck
  • FriendFeed
  • Gwar
  • Netvibes
  • Ping.fm

La coppa del mondo di scherma a Lignano

“A Lignano? Ad un’ora di macchina da qua?” quando io,schermitore da quattro soldi, ho scoperto che una prova della Coppa del Mondo giovanile di scherma si svolgeva così vicino, e per il terzo anno di fila, ho avuto questa reazione. La cittadina friulana, morta in inverno,è stata meta di delegazioni porvenienti da quattro continenti per un totale di quasi 600 ragazze e ragazzi divisi in tre armi (fioretto,spada,sciabola).

Nel palazzetto del villaggio GeTur per quattro giorni (dal 4 al 7 dicembre) le promesse della scherma mondiale si sono sfidate fino all’ultima stoccata. Si è così vista l’anima di uno sport non ancora inquinato dal professionismo (nel 2007 il campione europeo di sciabola è stato un giovane ingeniere madrileno) e dalle grandi sponsorizzazioni (uno degli sponsor della coppa del mondo era la farmacia Lopriore di Lignano!).L’aria che si respirava nel palazzetto era più da festa che non da grande competizione con arbitri,maestri e atleti che si scambiavano saluti o si offrivano caffè,per altro piuttosto cari.

La federazione scherma ha messo a disposizione una ventina di volontari (fra cui io) per svolgere mansioni di bassa manovalanza ( sposatare sedie,controlli antidoping, raccogliere spazzatura…).  Abbiamo però potuto vedere da vicino una scherma di alto livello che fra l’altro vede nell’Italia una delle massime espressioni, soprattutto nel campo maschile.

In ottima luce si è messo infatti Lorenzo Bruttini,spadista, con due primi posti (individuale e a squadre) che fanno credere che già da Londra 2012 potremmo sentire parlare di lui o di qualche suo coetaneo come i fratelli Garozzo,Curtaroli o Sbragia (solo alcuni degli atleti andati a podio fra i maschi).

Più difficile sembra trovare le eredi della Trillini e della Vezzali:nonstante i podi nelle gare a squadre ci si aspettava qualcosa di più dalle nostre atlete. Tuttavia le speranze di arrivare alle prossime Olimpiadi con atlete di alto livello fra le nuove leve sono tutt’altro che spente.

Infine è giusto ricordare come la scherma che porta sempre ottimi risultati all’Italia sia un sport che in Italia a ha scuole di eccellenza e che è più praticato di quanto si pensi ( a Gorizia gli iscritti alla sezione scherma dell’UGG sono 50!). Solo in Friuli ci sono una decina di società alcune delle quali in posti insospettabili come Cividale (rinomata in tutta Italia) o San Daniele!

Ludovico Pismataro

La condivisione è vita... Condividi con chi vuoi questo articolo:
  • RSS
  • Print
  • email
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • Add to favorites
  • Fleck
  • FriendFeed
  • Gwar
  • Netvibes
  • Ping.fm

Quando l'Europa vuole Ahmadinejad

Il sofisticato programma di censura informatica iraniano è stato fornito da aziende europee. Quali sono le nostre responsabilità, o necessità, da europei nei confronti del regime di Teheran?

In una Teheran che profuma di boccioli di primavera, monossido di carbonio e aromi e veleni da Mille e una notte, lo scrittore persiano Shahriyar Mandanipour racconta, nel suo ultimo romanzo Censura. Una storia d’amore iraniana, le traversie d’amore tra Dara, aspirante regista e dissidente con trascorsi in galera, e Sara, giovane studentessa di letteratura.

Ambientato nell’attuale Iran dove due giovani non sposati non possono né incontrarsi né guardarsi negli occhi in pubblico, il romanzo si presenta come un’opera letteraria che da un punto di vista stilistico elude la censura governativa attraverso tecniche narrative – quali flusso di coscienza e autocensura dello stesso autore, che ha sbarrato le frasi considerate immorali dalle norme islamiche– e da un punto vista contenutistico descrive la storia d’amore tra due giovani iraniani che per comunicare scrivono messaggi in codice nei libri che amano: dal Piccolo Principe all’ Insostenibile Leggerezza dell’Essere, passando anche per i classici delle letteratura farsi come The Blind Owl.

Questa opera, oltre a essere diventato un caso editoriale per aver profetizzato la morte della studentessa Neda, è capace di delineare i contorni di una letteratura capace di aggirare una censura che nega libertà di parola, pensiero e sentimenti. Una situazione per cui, come sostiene Mandanipour, gli scrittori iraniani sono diventati i più educati, i più maleducati, i più romantici, i più pornografici, i più politici, i più realisti e i più postmoderni del mondo.

Oggigiorno, se una censura su tematiche politiche e morali riesce ad essere irretita da una letteratura sempre più complessa e creativa, non si può pretendere lo stesso esito in uno dei settori preponderanti delle società moderne: la censura informatica.

La censura informatica in Iran e Cina

L’articolo Iran’s Web Spying Aided By Western Technology,apparso sul Wall Street Journal lo scorso giugno, ha suscitato non poche polemiche sul coinvolgimento del consorzio europeo, formato da Nokia e Siemens, nel fornire il governo iraniano di un sofisticato sistema di censura e controllo di Internet. Questo sistema di filtraggio permette di scovare i dissidenti informatici attraverso email, chiamate telefoniche, immagini e messaggi di social-network come Facebook e Twitter. Lo spunto interessante di questa controversia non è tanto la similarità del sistema di censura informatica iraniano con quello cinese, considerato uno dei più avanzati al mondo, bensì i fornitori di tali strumenti.

In Cina è noto che La Muraglia di Fuoco – così soprannominato il sistema di censura – è stato assistito dai tre colossi dell’informatica americana: Microsoft, Google e Yahoo (quest’ultima resasi protagonista della più eclatante collaborazione con Pechino,avendo fornito alle autorità cinesi, tra il 2004 e il 2007,i dati personali dei suoi clienti, permettendo di individuare e arrestare gli utenti «indisciplinati»); tuttavia è ancora più nota l’interdipendenza economica e politica tra Pechino e Washington nel contesto geopolitico della Cinamerica. Quindi, non esistono solo i presupposti di un accordo tra colossi americani e Pechino per entrare nel mercato cinese, ma anche il consenso della dirigenza americana alla stabilità politica della Repubblica Popolare Cinese.

A questo punto, ci si dovrebbe domandare perché i fornitori del sistema di censura iraniano non siano americani, ma europei. Senza sottolineare la risaputa avversità statunitense al controverso programma nucleare iraniano, sarebbe da considerare il quadro di necessità energetica in cui l’Europa si ritrova.

Il gasdotto Nabucco e i rifornitori del Caucaso e del Caspio

Il progetto di gasdotto Nabucco – unico progetto alternativo all’attuale condizione di  dipendenza europea dal gas russo e naturale rivale dei gasdotti Gazprom North Stream e South Stream – si scontra con le numerose questioni riguardanti i fornitori di gas nell’area del Caucaso e del Mar Caspio.

Se i presidenti di Turchia, Georgia e Azerbaijan hanno firmato la dichiarazione finale per supportare il Nabucco al summit europeo sul SouthStream Corridor (Praga,maggio scorso),altrettanto non hanno fatto quelli di Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan. Il caso turkmeno è il più rilevante:

l’Unione Europea si è lasciata sfuggire i giacimenti della regione, considerati terzi al mondo stando alle stime della società di consulenza inglese Gaffney, Cline & Associates. Si tratta di una quantità , stimata dai 4000 miliardi di metri cubi ad un massimo di 14000 miliardi di metri cubi, finita in mani cinesi: alla fine di quest’anno il Turkmenistan comincerà a immettere gas attraverso la nuova pipeline turkmeno-cinese che attraversa la provincia dello Xinjiang. Un fatto che spiegherebbe la recente sponsorizzazione mediatica occidentale alle rivolte Uigure dalle origini, in realtà, decennali.

Se i rapporti tra l’Ue e i paesi filo-russi e cinesi nell’area caucasico-caspica si stiano dimostrando più complessi del previsto, quella dei paesi filo-europei non si presenta meno complicata. Nel 2014, con il termine del Nabucco, l’Azerbaijan farà partire i primi flussi di gas per  l’Europa attraverso il gasdotto BTC-SCP (Baku-Tbilisi-Ceyhan o South Caspian Pipeline) che sarà collegato al Nabucco; è uno scenario che presenta due problemi principali. Il primo è la quantità dei flussi: viene infatti stimato che il gas azero riuscirà a coprire solo il 5% del fabbisogno energetico europeo. Il secondo problema riguarda la particolare instabilità politica della Georgia, paese in cui passa il BTC.

L’invasione russa della Georgia (2008) è stato una prova di forza  che ha dimostrato l’impossibilità del ex satellite sovietico di esercitare politiche economiche autonome e la vulnerabilità del BTC. Infatti, da un lato lo stanziamento delle truppe russe nei porti georgiani di Batumi e Supsa ha bloccato l’esportazioni del greggio, dall’altro i bombardamenti russi del BTC, che lo hanno danneggiato solo in parte, sono stati un messaggio chiaro all’Ue e Usa (pratrocinatore del Nabucco). Come prospetta il rapporto Russia, Georgia and Energy security della Securing America’s Future Energy in caso di un inasprimento della situazione dei mercati energetici, il Cremlino, da prove di forza, può passare a un attacco diretto al BTC. Sono nuovi venti di guerra tra Russia e Georgia, fomentati non solo da futuri contesti energetici, ma anche dal rifornimento di armi al governo georgiano filo-occidentale di Saakashvili da parte di Ucraina, Israele e Nato.

La complessità e l’incertezza della situazione georgiana non può assicurare l’UE circa la possibilità dei giacimenti del Mar Caspio. In una logica stringente, l’unico paese che potrebbe assicurare una indipendenza energetica all’Europa è l’Iran, secondo paese al mondo per estensione di riserve di gas e appoggiato nel contesto internazionale dalla Russia.

Iran e il gasdotto Nabucco

Lo scorso luglio ad Ankara, è stato siglato l’accordo di transito del Nabucco da Turchia, Austria, Bulgaria, Ungheria e Romania. Secondo gli analisti di mercato, l’accordo nasconde l’inclusione dell’Iran in certi articoli. Infatti, la sezione 8 dell’articolo 2 dell’accordo definisce gli Initial Entry Points come the starting points of the Nabucco Project at any three points on the eastern or southern land borders of the Republic of Turkey as selected by Nabucco International Company, and, subject to agreement by the Nabucco Committee in consultation with Nabucco International Company, any other point at the eastern or southern Turkish border. The exact location of the Initial Entry Points at the respective borders is subject to the standard permitting and related authorization procedures.

La sezione mostra come l’Iran sia menzionata come uno dei tre, più uno opzionale, Initial Entry Points del Nabucco, evitando così di nominarli. Come un funzionario del Nabucco ha affermato al quotidiano turco Todays Zatman, l’articolo è concepito in modo tale da includere l’Iran solo in una fase avanzata del Nabucco, utilizzando l’espressione initial entry points piuttosto che supplier country. Questa scelta evita l’allusione a una potenziale coinvolgimento dell’Iran, per anticipare un potenziale blocco economico da Washington.

Inoltre, è da considerare che la BOTAŞ – compagnia nazionale turca dei gasdotti e partecipante al Nabucco – ha già pipeline collegate dall’Iran e Azerbaijan, dimostrando la reale vicinanza dell’Iran a diventare uno dei potenziali fornitori di gas dell’Ue.

Compresa l’importanza dell’Iran nel contesto energetico europeo, resta da intuire il motivo per cui aziende e paesi europei coinvolti nel progetto Nabucco siano volti a stabilizzare o mantenere lo status quo del regime iraniano. Le prime attraverso la fornitura del sistema di censura informatica e le seconde attraverso la condiscendenza ai brogli elettorali iraniani, riportati dal think tank britannico Chatam House. Tale tolleranza europea è da comprendere nei programmi elettorali degli avversari politici di Ahmadinejad. I tre sconfitti delle scorse elezioni iraniane sono i rappresentanti delle più importanti minoranze etniche: il leader dell’opposizione riformista Mousavi, nato nell’Azerbaijan orientale, è turco azero (24% della popolazione iraniana); mentre Karroubi – l’altro esponente dell’ala riformista – è luri (2% della popolazione). Il terzo candidato, il conservatore Rezai di origini arabe ahwazi (3% della popolazione), ha avuto un ruolo marginale a causa del ruolo dominante del più noto reazionario persiano Ahmadinejad.

Per comprendere la rilevanza delle minoranze etniche in Iran, basta considerare che i persiani rappresentano solo il 51% della popolazione iraniana. Il rimanente è composto da minoranze etniche che variano – oltre a quelle già citate – dai Gilaki ai Mazandarani (8% della popolazione) fino  ai Curdi (7% della popolazione), i Baluci (2% della popolazione) e i Turkmeni (2% della popolazione): un contesto di minoranze articolato e complesso da governare.

Durante la campagna presidenziale, Mousavi ha dichiarato pubblicamente che la diversità etnica dell’Iran deve essere accolta con benevolenza, asserendo che attraverso la storia, le minoranze etniche dell’Iran hanno vissuto in una pacifica coesistenza e che quindi non possono essere considerate come un problema di sicurezza [NdA s'intendono i movimenti separatisti Curdi a nord e i Baluci a sud-est]. Inoltre ritiene che non ci dovrebbero essere delle speciali restrizioni sulle minorità della Repubblica Islamica.

Se l’ala riformista iraniana ha cercato un dialogo e l’appoggio elettorale delle minoranze, il governo di Ahmadinejad,invece, ha utilizzato il pugno di ferro verso queste.

Come riportato dal Annual Report on International Religious Freedom (2008) il governo iraniano è colpevole di discriminazioni sessuali, etniche e religiose. In particolare nei confronti dei credenti Baha’is, sottoposti a detenzioni, persecuzioni e minacce sulla base del loro credo religioso.

L’idea di una fratellanza tra i popoli iraniani, proposta dai riformisti – ritenute più o meno credibili dalle stesse minoranze – potrebbe generare degli scenari futuri economici e  politici svantaggiosi per l’Europa: da anni gli Arabi Ahwazi maggioritari nella regione del Khuzestan – ricca di giacimenti petroliferi e gasiriferi, tra cui l’ Azadegan, il più grande giacimento scoperto negli ultimi 30 anni – denunciano la mancata ridistribuzione dei proventi del greggio e il reinvestimento di questo nello sviluppo dell’economia locale. Se da un lato, assecondare le richieste Curde significherebbe allentare la presa sul Pejak – ramo iraniano del Pkk/Kadek –, dall’altro porterebbe Teheran a essere in rotta di collisione con Ankara. La dura repressione dei movimenti separatisti curdi accomuna le due nazioni.

Il punto centrale della questione è che se avessero vinto i riformisti, le politiche economiche iraniane, sarebbe state più nazionaliste. Quindi la stabilizzazione del governo di Ahmadinejad rappresenterebbe per l’Europa, intesa come insieme di politiche estere degli stati nazionali aderenti al Nabucco e degli interessi delle lobby energetiche europee, una garanzia circa le quantità di gas prefissate dal Nabucco e quindi a una totale o parziale indipendenza energetica europea dalla Russia.

Ci sarebbe da domandarsi se dietro ai riformisti Mousavi o Karroubi ci sia l’ombra del primo ministro iraniano Mossadeq, destituito dalla Cia e dai servizi segreti britannici nel 1953 per aver tentato di nazionalizzare la compagnia petrolifera inglese AIOC (Anglo-Iranian Oil Company, oggi BP). Ma forse dovremmo prima capire che Il sogno europeo, così come concepito da J. Rifkin, che vede l’Ue come una nazione dispensatrice di pace e stabilità politica attraverso una deontologia politica, non è tramontato: semplicemente non è mai esistito.

La condivisione è vita... Condividi con chi vuoi questo articolo:
  • RSS
  • Print
  • email
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • Add to favorites
  • Fleck
  • FriendFeed
  • Gwar
  • Netvibes
  • Ping.fm

Un’apologia del secondo

Massimo Bubola a Gorizia, 6 novembre 2009

Ci sono degli artisti che si vanno a vedere solo quando suonano gratis. E’ il caso di ammetterlo. Massimo Bubola, purtroppo, è uno di loro.

Non so se nel panorama della canzone italiana possano esistere (a buona ragione) personalità altrettanto frustrate di quella di Bubola: autore di tutte le migliori canzoni di De André, e tuttavia talento rimasto senza il giusto plauso della massa. Cantastorie di prim’ordine, Massimo Bubola. Eppure destinato all’oblio del grande pubblico. E nessuno è mai andato a dire a dio che ha scritturato un grande attore come comparsa. Per rifarsi degli smacchi della storia, ha perfino cominciato a tenere un corso di songwriting.

Non ti preoccupare Massimo, son qui a renderti ciò che è giusto. Ero così convinto delle tue capacità che mi sono presentato davanti al teatro un’ora prima dell’inizio. Devi sapere che qui a Gorizia non c’è molto da fare, eh, ed ogni volta che c’è una parvenza di avvenimento l’intera città cerca di andarci. Pensa che per un pirla come Travaglio, qualche tempo fa, c’era così tanta gente che il marciapiede non bastava più a contenerli e tanti aspettavano in strada (me compreso). Per te, come minimo, mi aspettavo una folla oceanica, che si aprisse al tuo passaggio sventolando anche qualche foglia di palma, cose così.

E invece, pazzesco! Non ci saranno più di quaranta persone in tutto, e io devo farmi pure una passeggiata perché le porte le hanno aperte giusto un attimo prima del tuo concerto. E tu te ne stai tranquillo seduto in platea tra il pubblico, altro che star. Non ti danno nemmeno il posto dove ritirarti ed essere richiamato in scena, neanche il beneficio del “dietro le quinte” ti hanno concesso. Hai dovuto rinunciare ad uno dei riti più importanti per un musicista: i bis.

Il fatto è che, purtroppo, il tuo ingiusto destino è quello di essere un cantante tributo a De Andrè. Non importa quanto tu possa essere bravo, finirai come la PFM. Potrai anche scrivere il capolavoro universale del prossimo mezzo secolo, ma la gente applaudirà sempre canzoni come “Fiume Sand Creek” o “Andrea” o “Volta la Carta” (e, tra parentesi, la tua versione di “Volta la Carta” cancella e di gran lunga l’originale) oppure “Il Cielo d’Irlanda” (“ma come, non è della Mannoia?”) . E’ inutile, sarai sempre un secondo, ed in nulla sarai considerato meglio di quel buono a nulla del figlio del Genovese che, se non altro, ha avuto l’onestà di accettare la propria mediocrità: non potendo essere meglio del padre, tanto vale decidere di fare ciò che la gente si aspetta, e rinunciare alle proprie canzoni per portare avanti un’operazione nostalgia (a mio modesto parere, di discutibile gusto).

Non ti preoccupare, Massimo, a ‘sto punto io il Don Chisciotte della situazione lo faccio fino in fondo e me la prendo con tutti i mulini del caso. Perché il tuo concerto è stato stupendo e molte delle tue canzoni brillano di una luce propria intensissima, ed è un peccato che in pochi se ne accorgano. Si fa questo gran parlare di De Andrè ma solo perché è già sepolto, sia ben chiaro. Tutti quelli che si esaltano quando tiri fuori dal cilindro “Rimini” dovrebbero porsi un paio di domande, perché forse il padre fondatore del cantautorato italiano andrebbe un poco ridimensionato. Ecco, lo sapevo, ho rinnegato il mio Dio. Ma alla fine doveva succedere. Perché se sottrai dal novero di canzoni di De André quelle riprese da Dylan, Brassens e Cohen; e se sottrai dalla sua opera quelle scritte “in comproprietà” con qualcun altro (con De Gregori e soprattutto con te) – se sottrai tutti questi brani, le canzoni memorabili del Primo che ti rimangono in mano non sono poi tantissime. “Via del Campo”, forse. E a me, onestamente, “Via del Campo” non è mai piaciuta.

UN’APOLOGIA DEL SECONDO

Massimo Bubola a Gorizia, 6 novembre 2009

Ci sono degli artisti che si vanno a vedere solo quando suonano gratis. E’ il caso di ammetterlo. Massimo Bubola, purtroppo, è uno di loro.

Non so se nel panorama della canzone italiana possano esistere (a buona ragione) personalità altrettanto frustrate di quella di Bubola: autore di tutte le migliori canzoni di De André, e tuttavia talento rimasto senza il giusto plauso della massa. Cantastorie di prim’ordine, Massimo Bubola. Eppure destinato all’oblio del grande pubblico. E nessuno è mai andato a dire a dio che ha scritturato un grande attore come comparsa. Per rifarsi degli smacchi della storia, ha perfino cominciato a tenere un corso di songwriting.

Non ti preoccupare Massimo, son qui a renderti ciò che è giusto. Ero così convinto delle tue capacità che mi sono presentato davanti al teatro un’ora prima dell’inizio. Devi sapere che qui a Gorizia non c’è molto da fare, eh, ed ogni volta che c’è una parvenza di avvenimento l’intera città cerca di andarci. Pensa che per un pirla come Travaglio, qualche tempo fa, c’era così tanta gente che il marciapiede non bastava più a contenerli e tanti aspettavano in strada (me compreso). Per te, come minimo, mi aspettavo una folla oceanica, che si aprisse al tuo passaggio sventolando anche qualche foglia di palma, cose così.

E invece, pazzesco! Non ci saranno più di quaranta persone in tutto, e io devo farmi pure una passeggiata perché le porte le hanno aperte giusto un attimo prima del tuo concerto. E tu te ne stai tranquillo seduto in platea tra il pubblico, altro che star. Non ti danno nemmeno il posto dove ritirarti ed essere richiamato in scena, neanche il beneficio del “dietro le quinte” ti hanno concesso. Hai dovuto rinunciare ad uno dei riti più importanti per un musicista: i bis.

Il fatto è che, purtroppo, il tuo ingiusto destino è quello di essere un cantante tributo a De Andrè. Non importa quanto tu possa essere bravo, finirai come la PFM. Potrai anche scrivere il capolavoro universale del prossimo mezzo secolo, ma la gente applaudirà sempre canzoni come “Fiume Sand Creek” o “Andrea” o “Volta la Carta” (e, tra parentesi, la tua versione di “Volta la Carta” cancella e di gran lunga l’originale) oppure “Il Cielo d’Irlanda” (“ma come, non è della Mannoia?”) . E’ inutile, sarai sempre un secondo, ed in nulla sarai considerato meglio di quel buono a nulla del figlio del Genovese che, se non altro, ha avuto l’onestà di accettare la propria mediocrità: non potendo essere meglio del padre, tanto vale decidere di fare ciò che la gente si aspetta, e rinunciare alle proprie canzoni per portare avanti un’operazione nostalgia (a mio modesto parere, di discutibile gusto).

Non ti preoccupare, Massimo, a ‘sto punto io il Don Chisciotte della situazione lo faccio fino in fondo e me la prendo con tutti i mulini del caso. Perché il tuo concerto è stato stupendo e molte delle tue canzoni brillano di una luce propria intensissima, ed è un peccato che in pochi se ne accorgano. Si fa questo gran parlare di De Andrè ma solo perché è già sepolto, sia ben chiaro. Tutti quelli che si esaltano quando tiri fuori dal cilindro “Rimini” dovrebbero porsi un paio di domande, perché forse il padre fondatore del cantautorato italiano andrebbe un poco ridimensionato. Ecco, lo sapevo, ho rinnegato il mio Dio. Ma alla fine doveva succedere. Perché se sottrai dal novero di canzoni di De André quelle riprese da Dylan, Brassens e Cohen; e se sottrai dalla sua opera quelle scritte “in comproprietà” con qualcun altro (con De Gregori e soprattutto con te) – se sottrai tutti questi brani, le canzoni memorabili del Primo che ti rimangono in mano non sono poi tantissime. “Via del Campo”, forse. E a me, onestamente, “Via del Campo” non è mai piaciuta.

La condivisione è vita... Condividi con chi vuoi questo articolo:
  • RSS
  • Print
  • email
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • Add to favorites
  • Fleck
  • FriendFeed
  • Gwar
  • Netvibes
  • Ping.fm

Un primo bilancio del Campionato di Serie A di calcio

Siamo alla dodicesima giornata del campionato di calcio italiano di Serie A. L’Inter e’ sola in testa al comando con 29 punti, seguono Juve e Milan rispettivamente a 5 e 7 punti di distacco. Fiorentina e Samp occupano la quarta e quinta posizione a pari punti (21), con i Viola in vantaggio per differenza reti. Cos’ha detto di nuovo questo campionato? Innanzitutto la dipartita delle due grandi stelle del campionato, Ibrahimovic e Kaka’, e’ stata indolore. Cio’ che stupisce e’ la capacita’ del Milan di riaffermarsi a livelli abbastanza alti (anche se non bisogna dimenticare le scoppole prese dalla banda Mourinho) nonostante l’assenza dell’asso brasiliano e a cui si aggiunge un mercato che di positivo ha portato solamente il non ancora perfetto Thiago Silva. In verita’ cio’ stupisce solamente chi non segue il campionato da qualche anno, perche’ di recente nelle competizioni nazionali Kaka’ ha raramente mostrato i numeri che facevano impazzire mezza Europa. Vien da pensare che la cosiddetta “mentalita’ europea” del Diavolo e del brasiliano derivasse semplicemente dal modo diverso di affrontare gli avversari in Europa e in Italia, dove nella prima il calciatore, grazie al gioco eminentemente offensivo praticato, gode di maggiori spazi e dove quindi Kaka’ poteva dilagare grazie alla sue progressioni, mentre le squadre italiane, specie le “piccole”, tendono a chiudersi nella loro meta’ campo impedendo le accelerazioni palla al piede. Perdita indolore in campionato per il Milan dunque. Per l’Inter sembrerebbe difficile poter dire altrettanto, dato che Ibra l’anno scorso e’ stato capocannoniere e uomo assist piu’ che mai. Tuttavia la societa’ ha fatto un mercato molto accorto e di prospettiva, capace di non far rimpiangere affatto l’assenza dello svedese, con un unico appunto che si potrebbe fare a Moratti e Branca, cioe’ quello relativo all’integrita’ fisica di alcuni nuovi elementi (Milito e Motta, ma anche Sneijder), ma era sinceramente difficile trovare di meglio sul mercato per i prezzi a cui sono stati acquistati. La Juventus per ora e’ la sorpresa in negativo, anche se per valutazioni piu’ oggettive sarebbe meglio aspettare di vederla con tutti gli infortunati di lunga data in campo. La squadra bianconera viene da un mercato dove sono stati spesi circa cinquanta milioni di euro per comprare due ottimi giocatori, Diego e Melo, a cui si aggiunge il ritorno di Cannavaro. Tuttavia a Torino sono mancate le adeguate considerazioni sulla continuita’ e l’adattabilita’ del primo e sulla maturita’ tattica del secondo. Diego, dopo un inizio spumeggiante in cui ha fatto vedere cio’ di cui e’ capace, complici anche alcuni fastidiosi infortuni muscolari, sembra essersi un po’ perso; la colpa sembra ascrivibile in parte al necessario periodo di ambientamento al nostro calcio privo di spazi, in parte a Ferrara che col suo compatto 442 non lo metteva nelle condizioni di rendere al meglio (col 4231 le cose sembrano andare meglio), in parte della sua fisiologica discontinuita’: chi lo segue dai tempi del Werder giura che essa fa parte del suo DNA.

Altra conferma di quest’anno arriva dalla Sampdoria che per ora ha confermato quanto di buono visto l’anno scorso dall’arrivo di Pazzini in poi, anche se ultimamente sembra vivere una battuta d’arresto. Anche la Fiorentina si sta confermando ad alti livelli, grazie innanzitutto alla rinuncia al 433 e un impiego del 442 che le permette di avere la migliore difesa in campionato e grazie anche a uno Jovetic spettacolare, soprattutto nella primissima parte della stagione. Il montenegrino ha fatto splendidamente le veci di Mutu fintanto che questo e’ rimasto ai box per vari problemi (fisici ed economici).

Le stupende sorprese di quest’anno sono per ora Parma e Bari, due neopromosse costruite con giudizio e soprattutto intorno a giovani affamati: Paloschi, Lanzafame e Biabiany compongono il trio di ragazzi terribili del Parma, mentre in Puglia si godono la difesa composta dai giovani centrali Ranocchia e Bonucci, che dopo quella Viola, e’ la migliore del campionato. In negativo hanno finora sorpreso le romane, (Roma a 15 punti e Lazio a 11),  a causa della mancanza, per la prima, di un vero progetto tecnico (Spalletti si e’ dimesso dopo due giornate) e per la seconda di… non si sa cosa, dato che e’ una squadra ottima sulla carta da tutti i punti di vista. Il Napoli sembra avere il vento in poppa dopo l’arrivo di Mazzarri, chissa’ se riuscira’ a recuperare il terreno perduto nelle prime giornate?

Dando uno sguardo ai numeri e ai risultati cio’ che emerge abbastanza chiaramente e’ che i nerazzurri sembrano al momento distanti per tutti: al Milan manca l’intensita’ necessaria ad affrontare squadre molto chiuse e dotate di buona corsa, alla Juve manca un po’ di personalita’ in campo e soprattutto la capacita’ tecnica di nascondere la palla all’avversario quando viene il momento di abbassare i ritmi e addormentare la partita poiche’ soddisfatti del risultato. L’Inter di quest’anno sembra in effetti riuscire a conciliare questi due aspetti sempre piu’ importanti nel calcio moderno e per questo, anche quest’anno in Italia, sara’ la squadra da battere.

Edoardo Da Ros
edoardo.daros@sconfinare.net

La condivisione è vita... Condividi con chi vuoi questo articolo:
  • RSS
  • Print
  • email
  • PDF
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • Add to favorites
  • Fleck
  • FriendFeed
  • Gwar
  • Netvibes
  • Ping.fm
Ludovico Pismataro