«E quel figlio sarà la memoria, il bambino che correrà con la fiamma»

Recensione del film Venuto al Mondo

Quando un film viene tratto da un romanzo, le possibilità che si tratti di una colossale delusione sono molto alte.

Non è stato il caso di Venuto al Mondo, (Twice Born nella versione internazionale), ultimo film di Sergio Castellitto, tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini. La pellicola è riuscita, nelle sue differenze, a non tradire quelle che erano le caratteristiche principali del romanzo: la poesia, l’intensità dei dialoghi, la profondità della caratterizzazione dei personaggi.

La storia è quella di Gemma, la protagonista che torna nel 2011 con il figlio adolescente a Sarajevo, la città dove ha conosciuto Diego, il suo grande amore, e la stessa città dove l’ha perso durante la guerra. Durante questo viaggio sarà costretta a rivivere questo passato, ancora troppo vicino, e ad affrontare le menzogne che tiene dentro di sé per trovare infine una verità che nemmeno lei avrebbe mai potuto sospettare.

Uno dei principali punti di forza sta nel fatto che la sceneggiatura è stata scritta dall’autrice stessa, prassi che dovrebbe farsi più comune. Mazzantini è riuscita nell’intento di trasformare la storia per il cinema, tagliando laddove era necessario, modificando alcuni dettagli, senza però snaturarla. Un esempio è dato dalla narrazione del primo matrimonio di Gemma all’inizio della vicenda. Mentre nel libro questa parentesi occupa intere pagine, nel film viene condensata in una sola scena, senza dialoghi, passando dal matrimonio al divorzio attraverso un semplice ma efficace gioco di sguardi.

Il film ha una grande forza comunicativa, riuscendo nel tentativo di riportare la poetica presente nei dialoghi del romanzo sulla pellicola, scongiurando il rischio maggiore, quello di risultare retorici e artificiosi nel parlato. Il romanzo è narrato in prima persona e punta molto sull’introspezione, e la bravura dei protagonisti e la forza dei dialoghi sono riuscite a mantenere questa particolarità, creando un’atmosfera allo stesso tempo realistica e introspettiva.

Anche la scelta delle musiche e delle impostazioni delle scene è volta a creare un’atmosfera drammatica, a cercare un’empatia da parte dello spettatore, a portarlo nel vivo della scena. Forse si è calcato un po’ troppo sul melodrammatico rispetto al realistico, ma era funzionale alla storia: la parte storica era curata e molto verosimile, ma il ruolo più importante era giocato dalle emozioni dei personaggi. In particolar modo nelle scene in piena guerra, Castellitto ha saputo trovare il giusto equilibrio tra ciò che viene mostrato, ciò che viene raccontato e ciò che, invece, viene lasciato all’interpretazione di chi guarda.

Il film, diversamente dalla prima versione presentata (e largamente applaudita) al festival del cinema di Toronto, è arrivato nelle sale doppiato. La prima versione, forse più spontanea, era recitata sempre in italiano, ma passava all’inglese nelle scene ambientate a Sarajevo. Seppur comprendendo la necessità di rendere la storia più accessibile al grande pubblico – purtroppo in Italia abbiamo ancora pochissima tradizione di film sottotitolati – se comunque il doppiaggio non ha assolutamente rovinato la storia, l’ha forse resa meno reale, meno verosimile.

Nonostante questo, Venuto al Mondo rimane un film intenso, che ha il dono di saper toccare le giuste corde e raggiungere il suo obiettivo: raccontare una bella storia, che rimanga in testa e negli occhi anche dopo essere usciti dalla sala.

About Stefania Ellero 20 Articles
Studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche, affetta da graforrea. Aspirante giornalista e scrittrice, mi occupo principalmente di letteratura, cinema ed editoria.

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