Storia sociale dei memes in Italia, dagli albori a Sesso, Droga e Pastorizia

Doveva succedere: Sesso, Droga e Pastorizia, la notissima pagina Facebook che come nessun’altra aveva elevato l’ignoranza da concetto esecrabile a vero e proprio stile di vita, ha chiuso, vittima dell’implacabile censura del sito web di Mark Zuckerberg. E mentre fan e amministratori guardano alla giornalista Selvaggia Lucarelli, che da tempo aveva preso di mira loro e quell’umorismo insieme gretto e goliardico che tanto li divertiva, come responsabile materiale e morale della cosa, chi scrive ritiene opportuno riflettere con serietà su cosa significhi, oggi, fare memes in Italia.

Ma cos’è, esattamente, un meme? Il dizionario Oxford della lingua inglese lo definisce come “un’immagine, video o testo, tipicamente di natura umoristica, che viene copiato e rapidamente diffuso dagli utenti Internet, di solito con leggere variazioni”. Posto dunque che il meme è in sostanza una forma di comicità in crowdsourcing, è bene ripercorrerne brevemente la storia.

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Il meme come oggi lo conosciamo non è che un’evoluzione degli ormai primtivi motivational posters, stampe motivazionali che associavano ad una foto una didascalia sarcastica o altrimenti divertente. Comparsi negli Stati Uniti intorno al 2008 e assurti a oggetto culturale di massa tra il 2009 e il 2010, i motivational vennero rimpiazzati, intorno al 2011, dalle ragefaces, poco più che scarabocchi cui scopo era rappresentare, con linee semplici e facilmente replicabili, varie emozioni umane, il tutto in una maniera assolutamente demenziale, ma nondimeno efficace.

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Fu con l’affermarsi delle ragefaces che in Italia cominciarono ad emergere pagine Facebook dedicate ad accoglierle: i più anziani ricordano Age of Memes  e Il Meglio di Internet, tutt’ora attive nonostante le travagliate vicende di cui sono state protagoniste. Frattanto, il meme si consolidava in una forma stabile, con l’introduzione di personaggi e temi ricorrenti come Bad Luck Brian o Good Guy Steve e l’adozione di un formato fisso; iniziava così a delinearsi una produzione di memes a carattere strettamente nazionale, in cui i vari soggetti di cui sopra venivano calati in realtà tipicamente nostrane. Non ci volle molto perché la cosa prendesse una piega distorta, con pagine su pagine piene di immagini dal gusto discutibile, che ironizzavano su gravi malattie o sui tratti peggiori di certe minoranze. Presto il fenomeno assunse una dimensione ipertrofica, finendo per dar vita ad una bolla il cui scoppio, tra il 2013 e il 2014, si può considerare come il punto di svolta della comicità web italiana.

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Scomparse dal coro le voci più rumorose (spesso messe a tacere le une dalle altre, piuttosto che dai moderatori di Facebook), si prese a fare memes in maniera diversa: se prima lo scopo era stato spesso cercare lo scandalo e la polemica sfruttando le situazioni più disparate, ora si cercava di esplorare una tematica ben delineata. Così, se da una parte nacquero pagine come Il Superuovo o Irreverent Italian Memes, che si propongono di rileggere in chiave umoristica i capisaldi della storia, della letteratura e della scienza del Bel Paese, dall’altra ne vennero fuori alcune cui scopo era cercare il lato spassoso di situazioni e caratteristiche tipicamente negativi. Un primo esempio può essere senz’altro La Fabbrica del Degrado, che ha il merito di aver impostato una linea da seguire e, soprattutto, di aver creato tra i suoi seguaci un senso di comunità difficilmente immaginabile senza il web. Tuttavia, la Fabbrica ha fatto parte di quella bolla cui si accennava poco sopra, e ne conserva quindi meccanismi e dinamiche che l’hanno col tempo allontanata dal suo tòpos principale, il degrado, costringendola a rinunciare a quello che era un quasi-monopolio e a convivere con entità quali, appunto, Sesso, Droga e Pastorizia. Il grande pregio (e insieme difetto) di quest’ultima è, fondamentalmente, che essa affonda le radici del proprio humour in un concetto, l’ignoranza, di facile identificazione e alternativo a tutti i modelli comici antecedenti. Se quella di degrado è un’idea nel complesso generica e difficile da immaginare in una forma concreta, l’ignoranza si associa per definizione ad un contesto, quello della campagna rurale, e ai suoi tipi umani più grotteschi e strampalati. Una correlazione con la realtà che ha consentito a SDP di superare la natura effimera del meme, la cui aspettativa di vita è di solito di un mese, e creare una vera e propria sottocultura.

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Va detto che questa sottocultura non è certo di alto livello intellettuale e risulta spesso inflazionata, proprio perché sconfinando nella quotidianità vera si è sottratta alle leggi non scritte del memeing, che vogliono un ricambio continuo di immagini e argomenti, e ha perso parte della sua carica comica. Si veda a tal proposito il caso di #escile, un hashtag di natura sicuramente opinabile e che, replicato all’infinito da masse di utenti in cerca di accettazione non solo su internet, ha finito per diventare null’altro che un inconfondibile segno di idiozia. È altrettanto vero, però, che essa ha prodotto anche una forma inedita di appartenenza per tanti giovani disillusi, e (ri)dato una pur assurda dignità a una classe contadina ancora numerosa e trasversale, svilita da anni di esclusione.

E così Selvaggia Lucarelli, che dal suo appartamento milanese lancia con tono forse volutamente accorato accuse gravissime (asserisce in particolare che nel gruppo chiuso della pagina sia stato diffuso materiale pedopornografico), ricorda un po’ quelle elites distanti e spocchiose di cui ultimamente si fa un gran parlare. Se in questa storia ci siano delle responsabilità penali non ci è ancora dato saperlo; la morale, in compenso, è che certe cose dovrebbero restare nella loro dimensione immateriale, senza pretendere di invadere la realtà. Sarebbe meglio che lo facessero per entrambe le parti, ma soprattutto per noi, che di certe diatribe ipocrite – la Lucarelli ha pur sempre messo in rete il video hard della showgirl Belén Rodriguez, e rischia un anno di reclusione per estorsione – autocelebrative e inutili – Sesso, Droga e Pastorizia non è mai stata così popolare – potremmo sicuramente fare a meno.

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19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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