102° anniversario della morte di Francesco Giuseppe

Ritratto dell'Imperatore Francesco Giuseppe (Wikimedia Commons).

Franz Joseph, la costante in un mondo di cambiamenti

Se è vero che il corso della storia difficilmente viene deciso da singoli individui, è altrettanto indubbio, che pochi uomini abbiano segnato un’epoca come l’Imperatore d’Austria Franz Joseph, Francesco Giuseppe.

A soli diciotto anni, nel dicembre del 1848, divenne Imperatore d’Austria, con il difficile compito di dover fronteggiare non solo i moti indipendentisti, ma anche il desiderio costituzionalista che attraversava il cuore stesso dell’Impero, Vienna. A queste importanti sfide non giunse però del tutto impreparato, da tempo infatti, la madre Sofia lo stava preparando affinché fosse pronto a succedere allo zio Ferdinando. Nei primi anni di regno, potè inoltre contare sull’aiuto del presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Schwarzmberg, grazie al quale riuscirà a riaffermare temporaneamente la propria autorità in Ungheria ed in Boemia. Con la morte di Schwarzmberg, nel 1852, Franz Joseph non seppe però circondarsi dei giusti consiglieri. Questo condusse il sovrano a tenere un atteggiamento indeciso durante la guerra di Crimea, fatto che finì per costargli l’amicizia con la Russia zarista (che pure lo aveva sostenuto nel sedare la rivolta Ungherese del 48/49) e anche sul fronte Occidentale non comportò alcun vantaggio, come dimostrerà la guerra del 1859 contro la Francia e l’Italia.

Nel 1866 ci sarà poi la sconfitta contro la Prussia e la cessione del Veneto al regno d’Italia (come era già successo con la Lombardia nel ’59). Nell’anno seguente, per prevenire una guerra civile con la componente magiara dell’impero e su consiglio della moglie, l’imperatrice Elisabetta(conosciuta a tutti come Sissi), decise di arrivare ad un compromesso con l’Ungheria con la creazione dell’impero bicefalo Austro-Ungarico, formato dall’impero Austriaco e dal regno d’Ungheria, entrambi sotto la sua potestà. Il riavvicinamento con la Germania con la firma, di quella che nel 1882 diventerà nota come “Triplice Alleanza” sembrò dare respiro all’Impero Asburgico, una stabilità che mostrerà tuttavia tutti i suoi limiti nel 1914, quando le irrisolte tensioni interne ed il panslavismo serbo troveranno una valvola di sfogo con l’assassinio dell’Arciduca Ferdinando e lo scoppio di quell’inferno di fili spinati e acciaio che sarà ricordato come Prima Guerra mondiale. La guerra, voluta fortemente dalla casta militare, aveva avuto, infine, l’appoggio dello stesso imperatore, il quale al pari dei suoi generali, aveva decisamente sopravvalutato le capacità belliche dell’Austria. Con il concludersi del conflitto l’Austria-Ungheria finirà per essere smembrata e divisa in diversi stati minori. Al vecchio imperatore sarà risparmiata la visione del crollo del suo Regno in quanto morirà il 21 novembre 1916 nel castello di Schönbrunn (Vienna).

Decadenza e repressione?

Una polmonite poneva così fine a quasi sessantotto anni di regno e al contempo spegneva la fiamma che aveva mantenuto vivo l’impero negli anni di estrema crisi, duranti i quali che aveva tenuto insieme le varie anime. Non tutti gli storici sono ugualmente concordi però, nel giudicare inevitabile la decadenza dell’impero Austro-Ungarico e anzi, attribuiscono proprio al carattere reazionario e centralista di Francesco Giuseppe una forte responsabilità per non aver saputo rispondere in modo più dinamico alle sfide della sua epoca. Una chiusura alle istanze costituzionali e autonomiste che ha caratterizzato soprattutto la parte finale del suo regno. Parlare di regime repressivo sarebbe, però, scorretto in quanto le varie minoranze godevano di rilevanti diritti ed autonomie, anche dal punto di vista linguistico. Proprio quest’ultimo fatto creerà non poche confusioni nell’esercito allo scoppio del conflitto, con interi reparti non in grado di comprendersi tra loro.

Una capitale moderna

Il Palazzo del Parlamento sul Ring a Vienna (Wikimedia Commons).

Vienna, la grande capitale asburgica, era una città multietnica e multiculturale con un tessuto culturale molto vivace e moderno, la città dei dipinti di Klimt e dei valzer di Strauss. Lo stesso Francesco Giuseppe contribuì a ridisegnare il panorama viennese avviando un programma di ristrutturazione, abbattendo le antiche mura e facendo erigere il famoso Ring assieme al Palazzo del Parlamento. Ancora oggi all’università di Vienna, nell’anticamera del rettorato è appeso un quadro che rappresenta il sovrano agli inizi del suo regno.

L’uomo ed il sovrano

I biografi ci presentano l’imperatore come un uomo preciso e rigoroso, si alzava molto presto, intorno alle 4-5 del mattino, ed entro le 10.00 aveva solitamente concluso le mansioni più importanti. Ogni lavoro era concluso per le 18.00, e tra le 21.00 e le 22.00 si coricava infine nel suo letto di ferro a Schonbrunn. Anche nei pasti era molto frugale, a colazione latte con due panini ed a pranzo carne con contorno e un bicchiere di birra. Non sempre, ovviamente, la realtà corrispondeva alla propaganda del palazzo, ma è indubbio che Francesco Giuseppe abbia cercato di corrispondere il più possibile al modello che gli era stato costruito attorno, coerentemente con la sua visione della corona come fonte, in primo luogo, di doveri e non di privilegi. È probabilmente anche grazie a questa sua filosofia che egli riuscì a supere il difficile clima della corte Asburgica che mise invece in forte crisi sia la moglie Elisabetta, soffocata dalla ritualità della corte, che il figlio Rodolfo.

Fotografia di Francesco Giuseppe (Wikimedia Commons).

Italia: rapporto difficile

La figura di Francesco Giuseppe è sicuramente intimamente legata alla storia Italiana. È proprio in lui infatti che i movimenti risorgimentali prima, e irredentisti poi, troveranno il principale avversario. Giosuè Carducci lo definì ‘’imperatore degli impiccati’’ nel famoso articolo pubblicato sul giornale Don Chisciotte di Bologna in cui commemorava la morte di Guglielmo Oberdan. Forse è proprio guardando a quest’ultima figura che si può comprendere quanto fosse difficile il rapporto degli Italiani dei territori irredenti con l’occupante austriaco. Oberdan, infatti, pur provenendo da una famiglia di modesta estrazione sociale aveva infatti potuto studiare presso la civica scuola superiore di Trieste ed in seguito al Politecnico di Vienna. Non era stato perseguitato o trattato in modo evidente come un suddito di rango inferire. Ma quel desiderio di libertà, quel vuoto che gli Asburgo sembravano incapaci di colmare, poteva trovare soddisfazione soltanto nel ricongiungimento con il resto d’Italia. Ogni dialogo o concessione sarebbe stato solo temporaneo: uomini come Oberdan, Carducci, Garibaldi, Mazzini volevano da Franz Joseph una risposta che egli non poteva dare se non al prezzo della disgregazione dell’Impero. Al contrario di una parte dei suoi vertici militari, rappresentati  dal generale Conrad, il Sovrano non fu comunque mai favorevole ad un intervento preventivo contro l’Italia, e anche questo ci dice qualcosa sul suo carattere.

Conclusione

Francesco Giuseppe fu quindi un personaggio complesso che ancora oggi non trova concordi gli storici nei loro giudizi, sicuramente fu un punto fermo e stabile per molti, in un epoca di grandi mutamenti, e la sua morte colse i più impreparati. Il 22 novembre 1916 il sole sarebbe sorto ma l’altra costante dell’Ottocento non l’avrebbe più accompagnato.

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