14/21 aprile – Una settimana in 10 notizie

Per molte nazioni, questa è stata la settimana della chiamata alle urne. Un voto funzionale alla legittimazione di un assetto che si stava consolidando, come è successo nella Turchia di Erdoğan e come probabilmente accadrà alle elezioni anticipate nel Regno Unite annunciate da Theresa May, o il primo passo per scrivere un nuovo futuro, che verrà sancito dal voto francese di domenica 23 aprile. Intanto, innumerevoli sono le morti che costellano le cronache quotidiane: sfollati siriani, migranti africani, contestatori venezuelani e un poliziotto francese. Questo e molto altro, nell’odierna edizione di Una settimana in 10 notizie.

  1. Sabato 15 – L’esplosione di un’autobomba ad Aleppo ha fatto strage di profughi sciiti

    Nella zona di Rashideen, sobborgo ribelle di Aleppo Ovest, un convoglio di autobus che trasportavano sfollati sciiti è stato oggetto dell’esplosione di un ordigno che ha ucciso circa 126 civili e ferito un altro centinaio di persone. Un accordo tra le forze governative e quelle ribelli aveva predisposto operazioni di evacuazione di alcune città del Nord Ovest della Siria a maggioranza sciita, ma circondate dalle milizie ribelli, in cambio dello spostamento in zone sicure di altrettanti civili sotto assedio governativo.

    As Coalition Forces respond to a car bombing in South Baghdad, Iraq (IRQ), a second car bomb is detonated, targeting those responding to the initial incident. The attack, aimed at the Iraqi police force, resulted in 18 casualties, two of which were police officers, during Operation IRAQI FREEDOM.

  2. Domenica 16 – Ha vinto il Sì al contestato referendum costituzionale in Turchia

    Con il 51,4% di voti favorevoli, Erdoğan corona il sogno di trasformare la Turchia da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Le riforme costituzionali volute dall’attuale presidente e dal suo partito, l’AKP, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, hanno vinto con uno scarto esiguo di voti: il “no” si è attestato al 48,6%. La voce dell’opposizione ha fin da subito polemizzato le modalità di conteggio dei voti e richiesto l’annullamento del referendum. Anche secondo l’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, la consultazione popolare non ha rispettato gli standard internazionali, ma la commissione elettorale turca ha confermato la validità del voto. [Per l’analisi dettagliata sulle variazioni del sistema politico turco previste dalle riforme approvate e le ragioni del “sì” e del “no”, vedi qui].

  1. Settimana – Nel braccio di ferro tra Corea del Nord e Cina, USA, si è inserita Mosca

    Domenica 16 il regime di Pyongyang ha fallito il lancio di un missile balistico sulla sua costa orientale, gesto che ha alzato la tensione, già particolarmente elevata in queste settimane, con il suo storico alleato cinese e gli Stati Uniti. Verso la fine della settimana, l’ostilità palpabile fra Washington e Pyongyang ha portato alla predisposizione da parte di Pechino di alcuni caccia militari, pronti a muoversi se eventualmente la situazione degenerasse. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha condannato la mossa di Kim Jong-un minacciando nuove sanzioni. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che Mosca sembra aver iniziato a stanziare equipaggiamenti militari pesanti presso il confine con la Corea del Nord. Il portavoce russo del distretto militare dell’estremo oriente nega lo schieramento di forze aggiuntive e afferma che gli avvistamenti diffusi dai media sono parte di programmati esercizi di routine. [Per l’analisi dettagliata dei rapporti Corea del Nord-USA-Cina, vedi qui].

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  1. Lunedì 17 – Migranti: nuove morti in mare e fruttuose operazioni di soccorso

    Al largo delle coste libiche, sono morti una ventina di migranti che cercavano di raggiungere l’Europa. Di contro, circa 4500 persone sono state salvate e assistite dalle navi predisposte al soccorso, i cui portavoce hanno riferito che i corpi dei superstiti presentavano svariati segni di tortura, arma da fuoco e maltrattamenti subiti nei “centri di accoglienza” libici o durante il tragitto in mare. Circa 700 sono sbarcati in Calabria.

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  2. Martedì 18 – Theresa May ha indetto elezioni legislative anticipate per l’8 giugno

    Con una mossa a sorpresa, funzionale a consolidare e legittimare il suo ruolo di premier in un momento politico che vedrebbe il facile trionfo dei Tories, May ha annunciato elezioni legislative anticipate fra meno di due mesi. Mercoledì 19, la Camera dei Comuni ha approvato la proposta del governo, con il voto favorevole anche delle opposizioni laburiste e liberaldemocratiche, e dunque il Regno Unito entra in campagna elettorale. [Per l’analisi dettagliata delle motivazioni che hanno spinto al voto, vedi qui].

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  3. Settimana – Proteste di piazza incessanti in Serbia dopo l’elezione del nuovo presidente

    Il 2 aprile scorso si erano svolte le presidenziali in Serbia, che avevano visto il trionfo al primo turno di Aleksandar Vučić, presidente del Partito progressista serbo e primo ministro fino a quella data. Subito erano iniziate forti contestazioni di piazza apartitiche, guidate dalle fasce più giovani della popolazione, le quali sospettano brogli elettorali per il plebiscitario consenso al leader progressista e protestano per la disastrata situazione economica del Paese. Il timore della deriva autoritaria è alto. Non solo Belgrado, ma anche moltissime altre città serbe, sono scesa in piazza, e sembra che le proteste dei manifestanti non vogliano fermarsi, a distanza di ormai tre settimane dal voto.

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  4. Settimana – In Venezuela dilagano le manifestazioni antigovernative

    Il Paese di Maduro, su cui la morsa della crisi economica continua a stingersi e a strozzare la popolazione, è sconvolto dalle proteste contro il governo. Mercoledì 19, l’opposizione aveva organizzato una grande manifestazione che è stata però bloccata dalle forze dell’ordine. La tensione è culminata nella notte tra venerdì e sabato a Caracas, dove sono morte almeno 12 persone negli scontri. Il presidente e i contestatori si addossano vicendevolmente le colpe delle violenze e Maduro, nel tentativo di pacificare gli animi, ha annunciato “elezioni a breve”.

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  5. Giovedì 20 – Dopo l’approvazione alla Camera, la legge sul testamento biologico passa al Senato

    Con 326 voti a favore, 37 contrari e 4 astenuti, la Camera dei deputati ha approvato la legge sul biotestamento che ora passerà in discussione al Senato. L’iter del progetto di legge aveva subito una rapida accelerazione dopo le morti assistite in Svizzera di dj Fabo e del barista Davide, che hanno avuto forte risonanza mediatica. La legge garantisce il “consenso informato” da parte del paziente riguardo i trattamenti sanitari ricevuti e la compilazione di un testamento biologico, cioè “disposizioni anticipate di trattamento”, stilabili e modificabili in qualsiasi momento dal soggetto capace di intendere e volere. Inoltre, il paziente potrà interrompere le cure e il medico avrà diritto all’obiezione di coscienza.
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  6. Giovedì 20 – Gentiloni in visita negli USA e in Canada

    Il premier italiano ha incontrato per la prima volta il presidente americano Donald Trump e con lui ha tenuto una conferenza stampa alla Casa Bianca. Il summit tra i due è stato oscurato dall’attentato parigino avvenuto pochi minuti prima ma gli argomenti di dibattito sono stati vari. Trump sostiene di non vedere un ruolo statunitense in Libia, cedendo quindi l’assoluta leadership nell’area al nostro Paese, ivi impegnato a ricostruire lo Stato di diritto, sconfiggere il terrorismo e la tratta illegale dei migranti. Il presidente USA ha riconosciuto il ruolo dell’Italia come partner commerciale, nella lotta al terrorismo e nel controllo delle frontiere. A proposito di sicurezza, ha voluto premere sul primo ministro italiano affinché garantisca l’aumento dell’ammontare degli investimenti per le spese di difesa, come prevedono i Trattati NATO. In risposta, Gentiloni non ha fornito specifici dati. In seguito, il premier è volato da Trudeau, primo ministro canadese, con cui condivide la visione su svariati temi: dagli accordi commerciali aperti fra Canada e Europa a nuove strategie per far fronte alla questione migranti, dal sostegno al libero scambio all’importanza di non confondere l’immigrazione con il terrorismo.

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  7. Giovedì 20 – Un nuovo attentato accompagna i francesi alle urne

    A pochi giorni dal voto per il primo turno delle presidenziali francesi, giovedì 20 aprile un uomo ha sparato contro la polizia presso gli Champs Elysées. L’attacco terroristico, in cui ha perso la vita un giovane agente e ne sono stati feriti altri due, è stato rivendicato dall’Is. L’aggressore, ucciso dagli agenti nello scontro a fuoco, si chiamava Karin Cheurfi ed era un uomo francese già noto alle forze dell’ordine ma non schedato come islamico radicalizzato, a differenza della notizia che i media avevano diffuso poco dopo la sparatoria. Per i commentatori francesi l’attacco è fortemente simbolico per la zona in cui ha avuto luogo e per l’obiettivo degli spari. È forte il timore che un simile gesto possa condizionare l’elettorato francese e il risultato delle elezioni di domenica. Alla vigilia del voto, i sondaggi pongono in testa Emmanuel Macron, fondatore del partito centrista En Marche!, a poca distanza dalla leader del Front National Marine Le Pen.

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