17/24 novembre – Una settimana in 10 notizie

In Cile la popolazione ha votato al primo turno per scegliere il nuovo presidente, mentre in Germania la “coalizione Giamaica” ha difficoltà a restare unita. In Pakistan l’Alta corte ha rilasciato il leader islamico Hafiz Muhammad Saeed e Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra ha condannato all’ergastolo l’ex generale Ratko Mladić. Proseguono le trattative di risoluzione del conflitto in Siria con il vertice a Soči guidato dal presidente russo Putin e gli USA propongono un nuovo accordo di pace tra Israele e territori palestinesi. Queste e altre importanti notizie hanno caratterizzato la settimana appena trascorsa. Ecco quali.

1. Domenica 19 – Cile al voto, primo turno delle elezioni presidenziali

I cittadini cileni sono stati chiamati alle urne al primo turno delle elezioni presidenziali per scegliere il successore di Michelle Bachelet. Con il 36,64% dei voti è risultato in testa l’ex presidente e conservatore Sebastian Piñera, seguito dal candidato della maggioranza uscente di centro sinistra Alejandro Guillier che si ferma al 22,07%. La vera sorpresa è stata la candidata della sinistra Beatriz Sanchez del Frente Amplio che con il 20,27% ha portato un cambiamento nella mappa politica del Cile. Con una partecipazione alquanto bassa, pari al 46,7%, i due esponenti andranno al ballottaggio, previsto per il prossimo 17 dicembre. Il candidato di estrema destra José Antonio Kast, fermo al 7,93%, ha dichiarato che potrebbe sostenere Piñera.

Sebastián Piñera
Credits: Wikimedia Commons

2. Domenica 19 – Difficili gli accordi in Germania per la coalizione Giamaica

Contrasti interni su ambiente e immigrazione hanno compromesso la nascita della “coalizione Giamaica” creata per governare la Germania per i prossimi quattro anni. I quattro partiti coinvolti nella trattativa per la formazione del Governo, che vede l’unione dei democristiani della Cdu di Angela Merkel, attuale cancelliere, e dei suoi alleati cristiano-sociali bavaresi della Csu, i liberali e i Verdi, riconoscono che un fallimento potrebbe portare a nuove elezioni e, con molta probabilità, all’ascesa di AfD, Alternativa per la Germania, il partito anti euro e anti immigrazione. E il fallimento c’è stato, con l’annuncio della decisione dei liberali di non volere aderire alla coalizione, spinti da divergenze su temi caldi quali clima e arrivo di rifugiati. Ecco dunque messa in discussione la leadership di Merkel che ha incontrato il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier su invito del quale si sono aperti nuovi dialoghi con Martin Schulz (SPD), tornato sui suoi passi, per valutare l’ipotesi di rinnovamento della Grosse Koalition.

Angela Merkel
Credits: Flickr.com

3. Domenica 19 – Israele pronto a collaborare con Arabia Saudita contro l’Iran

Il ministro israeliano dell’Energia Yuval Steinitz ha rivelato la presenza di contatti segreti tra Israele e Arabia Saudita in merito a comuni preoccupazioni sull’Iran. Entrambi i Paesi, infatti, considerano l’Iran una delle principali minacce al Medio Oriente e l’accresciuta tensione tra Teheran e Riyadh ha alimentato la speculazione secondo cui interessi condivisi potrebbero spingere l’Arabia Saudita e Israele a lavorare insieme. In particolare, l’Arabia Saudita ha aumentato le pressioni sull’Iran, accusando Teheran di cercare di espandere la sua influenza nei Paesi arabi, spesso attraverso i rappresentanti del gruppo sciita libanese Hezbollah. L’Arabia Saudita sostiene inoltre che ogni rapporto con Israele dipenderà dal ritiro di Israele dalle terre arabe occupate nella guerra del Medio Oriente del 1967.

Il ministro dell’energia israeliano Yuval Steinitz.
Credits: Flickr.com

4. Lunedì 20 – Amsterdam nuova sede EMA. Soffiato il posto a Milano

Dopo Londra, che per la Brexit dovrà rinunciare a ospitare la sede dell’Agenzia europea del farmaco, la nuova “casa” dell’EMA sarà Amsterdam, come deciso lunedì a Bruxelles. Lo spareggio, in corso tra la città vincitrice e Milano, è avvenuto tramite sorteggio con i nomi delle due città contendenti scritti in foglietti e inseriti in due palline inserite in un recipiente trasparente. Proprio la procedura inedita di elezione ha destato critiche e imbarazzo, minando la credibilità già fragile dell’integrazione europea. Milano, in testa fino al secondo round, è stata superata grazie ai voti 4 su 5 voti dati a Copenaghen che sono passati ad Amsterdam.
Anche l’EBA, l’Autorità bancaria, avrà nuova sede a Parigi che ha battuto Francoforte prima e Dublino poi.

Credits: Wikipedia

5. Martedì 21 – Presidente dello Zimbabwe Mugabe si dimette dopo il colpo di stato militare

Io, Robert Gabriel Mugabe, sulla base dell’articolo 96 della costituzione dello Zimbabwe, presento formalmente le mie dimissioni“. Così il capo di Stato dello Zimbabwe ha rassegnato le proprie volontarie dimissioni per “assicurare una tranquilla, pacifica e non violenta transizione di potere a sostegno della sicurezza, pace e stabilità della nazione”. La decisione, accolta con ovazioni di sollievo, è stata annunciata dal presidente del Parlamento Jacob Mulenda in occasione della riunione parlamentare per avviare la procedura di impeachment nei confronti di Mugabe. Le dimissioni arrivano una settimana dopo il colpo di stato dei militari che sono entrati nella capitale Harare e hanno preso il potere. Dopo quasi quarant’anni di potere, come premier e come capo di Stato, Mugabe esce dalla scena politica dello Zimbabwe a 94 anni.

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6. Mercoledì 22 – Nuovo piano di pace tra Israele e territori palestinesi proposto da Trump

Gli Stati Uniti hanno proposto un nuovo accordo di pace tra Israele e palestinesi che, però, ha tutte le sembianze di un ultimatum nei confronti della Palestina. Il piano prevede l’istituzione di uno Stato palestinese i cui confini includeranno la Striscia di Gaza e diverse aree della West Bank e la donazione da parte di diversi Paesi di miliardi di dollari per organizzare le infrastrutture del nuovo Stato tra cui un porto a Gaza, alloggi e aree industriali nonché nuovi centri abitati. Per quanto riguarda la città di Gerusalemme, lo status sarà definito successivamente, così come la questione del ritorno dei rifugiati. Il piano include anche il coinvolgimento dell’Arabia Saudita per guidare colloqui di pace regionali tra Israele e Paesi arabi e per persuadere il presidente palestinese Abu Mazen ad accettare il piano. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman si è mostrato entusiasta ed è disposto a investire grandi quantità di capitale nell’accordo. La preoccupazione da parte palestinese nasce dal fatto che, in caso di non adesione all’accordo, gli Stati Uniti potrebbero attuare forti sanzioni contro la Palestina, come la chiusura della missione dell’OLP a Washington.

Credits: Wikipedia

7. Mercoledì 22 – Ex generale Ratko Mladić condannato all’ergastolo

Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra ha accolto dieci degli undici capi d’accusa contro Ratko Mladić, condannandolo all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Responsabile del massacro di Srebrenica, Mladić alla lettura della sentenza ha dato in escandescenza in aula, tra il sollievo generale dei parenti delle vittime della strage. Per anni Mladić riuscì a nascondersi, protetto dai servizi segreti serbi, prima di essere arrestato nel 2011. Sulle sue spalle pesa la morte di migliaia di civili massacrati durante le operazioni di pulizia etnica con lo scopo di eliminare la popolazione non serba dalla Bosnia. I legali di Mladić hanno dichiarato che sarà presentato il ricorso contro la sua condanna.

Ratko Mladic
Credits: Wikimedia Commons

8. Mercoledì 22 – Vertice Turchia-Russia-Iran a Soči per la risoluzione del conflitto in Siria

Due giorni dopo la visita di Assad nella località di Soči sul Mar Nero, il presidente russo Putin ha ospitato i suoi omologhi dalla Turchia e dall’Iran, rispettivamente Tayyip Erdogan e Hassan Rouhani. In una dichiarazione congiunta, i tre leader hanno invitato il governo siriano e l’opposizione moderata a “partecipare in modo costruttivo” al congresso programmato, che si terrà nella stessa città in una data non specificata. L’accordo finale del vertice prevede la creazione di un Congresso del popolo siriano per giungere a una soluzione permanente della crisi.
Dopo il sostegno russo al regime di Assad, Putin sembra ora essere il protagonista negli sforzi internazionali per porre fine alla guerra siriana. Allo stesso modo la Turchia, tradizionalmente ostile al leader siriano, ha dimostrato sempre più la volontà di lavorare con la Russia per risolvere la crisi.

Rouhani e Putin.
Credits: en.kremlin.ru

9. Giovedì 23 – Corte pakistana ordina il rilascio di Hafiz Muhammad Saeed

L’Alta corte di Lahore, in Pakistan, ha disposto il rilascio definitivo di Hafiz Muhammad Saeed, fondatore e leader dell’organizzazione terroristica islamica Lashkar-e-Taiba (Let), responsabile dell’attentato al Parlamento indiano nel 2001 e degli attacchi simultanei di Mumbai nel 2008.
Il governo pakistano ha da tempo bandito formalmente il gruppo terroristico e condannato il leader agli arresti domiciliari estendendo l’ordine di arresto fino a quando, giovedì, un organo giudiziario di tre membri ha esaminato e respinto la richiesta del governo di estendere la detenzione di Saeed per altri 90 giorni. Nonostante sia stato uno dei leader militanti più ricercati nella regione e sulla sua testa ci sia una taglia americana di 10 milioni di dollari, per molti Hafiz Muhammad Saeed, voce di spicco dell’Islam fondamentalista, è considerato un eroe per la sua campagna combattente nel Kashmir contro l’India, che ora potrà continuare a portare avanti.

Bandiera dell’organizzazione terroristica Lashkar-e Taiba.
Credits: Wikipedia

10. Venerdì 24 – Attacco in una moschea nel Sinai: si contano oltre 235 morti

A ovest della città di Arish, nel Sinai settentrionale, un attentato nel villaggio di Bir al-Abed ha causato la morte di oltre duecento persone. L’esplosione degli ordigni posizionati intorno alla moschea è avvenuta all’uscita dei fedeli, principalmente di culto sufi, corrente mistica dell’islamismo, dopo la preghiera del venerdì. Una nota delle Forze armate specifica che gli attentatori islamici, a cui le Forze dell’ordine egiziane stanno dando la caccia, sarebbero takfiri. Il New York Times ha definito l’attacco “uno dei peggiori massacri di civili della storia moderna dell’Egitto” e aggiornamenti da fonti mediche alzano la soglia delle vittime a quota 310. Nonostante non siano ancora arrivate rivendicazioni ufficiali, i principali sospetti ricadono sullo Stato islamico che considera il culto sufi apostata ed eretico. Non è tardata ad arrivare la risposta del presidente egiziano Al Sisi che ha ordinato raid aerei contro convogli e postazioni di covi terroristi.

Credits: Wikipedia

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