1/8 dicembre – Una settimana in 10 notizie

Un’altra settimana ricca di avvenimenti è trascorsa: a Katowice si è tenuta la COP 24, il Qatar ha annunciato il suo ritiro dall’OPEC ed a Milano si è svolto il Consiglio dei Ministri dell’OSCE. Questo e molto altro in “Una settimana in dieci notizie“!

1. Domenica 2: Nuovo processo per Netanyahu

Per la terza volta in un anno, la polizia ha raccomandato alla magistratura di incriminare il Primo Ministro Benjamin Netanyahu per corruzione e frode. Sono accuse molto gravi, che il procuratore generale Avichai Mandelblit deve soppesare con cura: prima di decidere sull’incriminazione del capo di governo, deve essere ben sicuro della fondatezza delle accuse. Mandelblit è stato molto vicino a Netanyahu in passato.

Il procuratore generale sta subendo pressioni contrastanti: da un lato, c’è chi lo tira per la manica chiedendogli di fare in fretta, formalizzare l’accusa ed evitare così una nuova vittoria di Netanyahu alle prossime elezioni (novembre 2019 anche se probabilmente verranno anticipate); dall’altro lato, invece, molti sostengono che le prove debbano essere più che inconfutabili, data l’enorme popolarità di “Bibi”.

Benjamin Netanyahu (Wikemedia Commons)

2. Lunedì 3: Il Qatar esce dall’OPEC

Gennaio 2019. È questo il termine della partecipazione qatariota all’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio, oltre il quale il piccolo e ricco Paese del Golfo giocherà in solitaria. L’annuncio è stato dato il 3 dicembre dal Ministro dell’Energia, Saad Sherida Al-Kaabi, appena tre giorni prima dell’incontro fra i vertici dell’Organizzazione. Entrato nell’Opec nel 1961, il Qatar si aggiunse ai cinque Stati fondatori: Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e Venezuela

Il Qatar è il maggior esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), nonostante abbia iniziato a sfruttare relativamente tardi le sue risorse: gli investimenti nel settore sono iniziati negli anni ’80. Le ragioni del recesso sono, a detta del ministro, strategiche: il Paese vuole puntare tutto sul gas e, nel lungo periodo, creare un centro mondiale per la produzione di etilene, usato nella creazione di plastiche e resine.

Ma sulla decisione peserebbero molto di più l’embargo imposto da Arabia Saudita, Egitto, Bahrein ed EAU e la situazione del settore a livello internazionale: da un lato i legami intrecciati dai sauditi con la Russia, dall’altro  lato l’aumento di produzione nordamericana di combustibili fossili.

Al termine della riunione del 6 e 7 dicembre, l’OPEC + (ovvero l’Organizzazione con i suoi partner) ha deciso di tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. L’Iran è stato esentato dalle riduzioni in quanto già bersaglio delle sanzioni statunitensi. Il prezzo del petrolio sui mercati è salito subito, arrivando a 53,66$ al barile (+4,21%) e sostenendo il rialzo di molte borse europee, tra cui Fts Mib (+1,4%).

Bandiera del Qatar (Wikipedia)

3. Lunedì 3: Apertura della COP 24

Si è aperta la ventiquattresima Conferenza delle Parti nel framework dell’ONU sui cambiamenti climatici a Katowice, in Polonia. L’obiettivo principale è quello di finalizzare le regole già fissate nel 2015 a Parigi. Benchè ogni Stato deciderà da sé come tagliare le emissioni di CO2, restano da decidere sulle misure dei risultati, quantificare gli attuali dati di gas ad effetto serra e, punto cruciale, come finanziare la transizione dei Paesi più poveri.

Sir David Attenborough , storica voce narrante dei documentari naturalistici della BBC, ha indirizzato il suo saluto ai rappresentanti dei governi mondiali richiamandoli ad una presa di posizione decisa ed immediata, o il collasso della nostra civiltà e l’estinzione della maggior parte delle specie viventi si profila all’orizzonte”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che all’apertura della Conferenza ha ricordato quanto il cambiamento climatico si muova rapidamente, più degli sforzi fatti per combatterlo. L’atteggiamento delle nuove generazioni è, però, un faro di speranza.

Diametralmente opposta la posizione del Presidente della Polonia, Andrzej Duda: la Polonia non può rinunciare del tutto al carbone. Ne dipende l’80% della produzione energetica di Varsavia e i piani di riduzione parlano di arrivare al 50% entro il 2030. Troppo poco per rispettare gli impegni di Parigi, ma decisamente abbastanza per creare tensioni sociali: il lavoro in miniera fa parte della cultura e della storia polacche e molte famiglie lo praticano da generazioni.

Simbolo della COP24 (Facebook)

4. Giovedì 6: Guerra commerciale

E’ stata arrestata in Canada la vice presidente di Huawei. La tensione fra Cina e Stati Uniti sembrava essere scesa all’inizio della settimana, a seguito delle dichiarazioni americane post-G20 su un posticipo delle sanzioni. Non solo il Presidente Trump ha poi fatto marcia indietro, comunicandolo come sempre su twitter, ma alle dichiarazioni ha fatto seguito il fermo di Meng Wanzhou, figlia del fondatore della Huawei.

La compagnia è un colosso internazionale delle telecomunicazioni e tratta non solo produzione e fornitura di telefoni, ma soprattutto reti cellulari e internet ed è stata creata per ridurre la dipendenza tecnologica cinese dall’Occidente.

Pechino ha chiesto l’immediato rilascio della donna, mentre i canadesi stanno valutando se estradarla o meno negli USA. L’arresto è ancora privo di motivazioni: potrebbero essere lo spionaggio industriale, minaccia per la sicurezza nazionale americana, oppure la vendita di tecnologia sensibile all’Iran.

Ricordiamo che la mossa è l’ennesimo atto del braccio di ferro fra Pechino e Washington e, in particolare, che gli Stati Uniti hanno iniziato una politica di contenimento ferrea dell’azienda cinese, estesa agli alleati più vicini. La Huawei non parteciperà alla creazione di reti 5G in Australia e Nuova Zelanda, mentre il Regno Unito ne sta eliminando la tecnologia dalle reti 3G e 4G.

Simbolo della Huawei (Wikimedia Commons)

5. Giovedì 6: Tensioni nel Mar Nero

La crisi del Mar d’Azov è iniziata il 25 novembre con il fermo da parte russa di tre navi ucraine – le versioni non sono ovviamente concordi, con i russi che hanno denunciato lo sconfinamento ucraino e gli ucraini l’aggressione russa.

Si aggiunge ora al quadro la notizia che gli Stati Uniti, come previsto dalla convenzione di Montreaux del 1936, hanno notificato alla Turchia la possibilità che una loro unità militare navale passi gli stretti per entrare nel Mar Nero. Una mossa per rassicurare l’alleato ucraino e contemporaneamente frenare l’iperattività russa nella zona.

Nel frattempo, il Parlamento di Kiev legifera. È stato denunciato il Trattato di Amicizia fra russi e ucraini, che prevedeva il rispetto delle minoranze e dell’integrità territoriale l’uno dell’altro, la risoluzione pacifica delle controversie, oltre che cooperazione in settori sensibili (leggi militari). Tutte cose già inesistenti nella pratica, ma la rottura di un trattato ne sancisce in maniera definitiva la fine. Il valore simbolico dell’atto è grande e non favorisce certo il ridursi delle tensioni.

Inoltre, è stata approvata una seconda legge che potrebbe portare a nuovi e problematici episodi nella zona: le navi militari potranno aprire il fuoco su ogni nave che cerchi di violare acque territoriali ucraine o la zona contigua (24 miglia dalla costa).

Bandiera ucraina (WIkimedia Commons)

6. Giovedì 6: Colloqui di pace per lo Yemen

Sono iniziati in Svezia dei colloqui di pace, definiti dall’inviato speciale dell’ONU in Yemen, Martin Griffiths, ”una pietra miliare” del processo di pace. I lavori dovrebbero durare per un’intera settimana e riprendere il filo delle negoziazioni lasciato cadere nel 2016. L’ultimo tentativo di dialogo è fallito a Ginevra in settembre.

Il conflitto fra i ribelli Houti e la coalizione a guida saudita ha provocato una carestia che costituisce la peggiore crisi umanitaria mondiale degli ultimi anni. Entrambe le parti hanno chiesto una de-escalation del conflitto, puntualizza sempre Griffith, che lo vede come un segnale di serietà. Una mossa per costruire maggiore fiducia fra le parti e nei confronti dell’ONU è stato il lasciapassare garantito il 3 dicembre a 50 ribelli houti feriti e trasportati in Oman per le cure, con il beneplacito di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Punti cruciali della negoziazione saranno l’aeroporto di Sanaa, sotto controllo houti, e il porto di Hudaydah, luogo chiave del conflitto sia per l’aspra contesa per il suo controllo che per il fatto che costituisce la porta d’ingresso per la maggior parte degli aiuti umanitari da cui la popolazione yemenita dipende.

Bombardamento a Sanaa (Wikimedia Commons)

7. Giovedì 6/Venerdì 7: Consiglio dei Ministri OSCE

Si è tenuto a Milano il Consiglio dei Ministri dell’OSCE, che riunisce i ministri degli esteri dei 57 Paesi membri e 11 partner, sotto la presidenza italiana. Partecipano l’Alto Commissario per gli Affari Esteri e la Sicurezza Comune Federica Mogherini, il Presidente di questo Consiglio, Enzo Moavero Milanesi, e 80 capi delegazione fra ministri e viceministri degli esteri. Il Commissario Mogherini incontrerà singolarmente il ministro degli esteri russo, Lavrov, e quello ucraino, Klimkin.

All’ordine del giorno c’è il rapporto fra Russia e Ucraina, teso dal 25 novembre, con il blocco dello stretto di Kerch. Altri argomenti di discussione sono stati le tensioni in Nagorno Karabakh, il conflitto in Donbass e la dimensione di sicurezza del Mediterraneo, con particolare riferimento alle migrazioni.

Rilevante l’accordo sul miglioramento della sicurezza dei giornalisti, figura professionale sempre più sotto attacco nel mondo. La decisione dovrebbe tutelare gli operatori così come le loro famiglie, vittime di violenze e molestie. È stato inoltre ascoltato durante la riunione il report della Special Monitoring Mission to Ukraine: meno violazioni del cessate il fuoco, ma ancora moltissime le difficoltà per la popolazione civile, soprattutto riguardo alle possibilità di movimento.

E’ stata emessa inoltre una dichiarazione sull’aumento della sicurezza e della cooperazione nel Mediterraneo e sul contrasto alla violenza sulle donne e il traffico di esseri umani, in particolare di bambini e minori non accompagnati.

Consiglio dei Ministri OSCE (Facebook)

8. Venerdì 7: Successione tedesca

Al termine del congresso nazionale, la carica di leader della CDU, Unione Cristiano Democratica e partito di governo dal 2005, passa nelle mani di Annegret Kramp-Karrenbauer, già segretario generale del partito dallo scorso febbraio. La nomina segue la decisione di Angela Merkel dell’ottobre scorso di non ricandidarsi, ma solo di terminare il suo mandato a capo del governo.

Kramp-Karrenabuer è la candidata considerata più vicina ad Angela Merkel. Eletta al secondo turno dal congresso del partito, è stata fino ad ora governatrice del Land del Saarland (al confine francese). Sostiene i diritti dei lavoratori e degli immigrati, è meno aperta nei confronti dei matrimoni omosessuali.

Come Merkel, anche la neo-presidente della CDU è una donna che piace alla gente comune e che può attirare consensi fra gli elettori scontenti della SPD. Rimane da dibattere se questo possa portare l’AfD a guadagnare consensi più a destra.

Annegret Kramp Karrenbauer o AKK (Wikimedia Commons)

9. Venerdì 7: La NATO in Bosnia

L’Alleanza Atlantica ha fatto un nuovo passo verso la Bosnia, rilanciando il Membership Action Plan, ovvero la roadmap per l’ingresso del Paese nella NATO. Nella regione balcanica, l’adesione della FYROM (Former Yugoslav Republic Of Macedonia) si prospetta riprenderà il suo corso a breve, mentre il Montenegro è membro dal 2017 e il Kosovo è de facto sotto controllo NATO.

La Bosnia è entrata a far parte della Partnership for Peace nel 2006 e ha siglato un accordo di cooperazione in materia di sicurezza l’anno successivo. L’adesione al Trattato è in negoziazione dal 2008 ma ha subito una battuta d’arresto nel 2010. Al lancio del MAP nell’aprile 2010 doveva fare seguito il trasferimento di tutte le strutture militari al governo federale, ma la Republika Srpska si è duramente opposta alla misura.

A fronte di un appoggio trasversale fra bosniaci musulmani e croati per l’ingresso nella NATO, resta la regione a maggioranza serba a tirare il freno a mano, fino ad approvare in ottobre 2017 una risoluzione per ostacolare la MAP. La Bosnia Erzegovina dovrebbe, stando alla procedura di adesione NATO, approvare un Programma Nazionale Annuale per attuare tutte le riforme necessarie. Certo Banja Luka e il rappresentante serbo Milorad Dodik si opporranno ad ogni misura.

Simbolo dell’Alleanza Atlantica (Wikipedia)

10. Venerdì 7: Aquarius va in pensione

L’ex nave oceanografica Aquarius, delle ONG Medici senza frontiere e SOS Méditerranée, sospenderà le operazioni SAR (Search and Rescue) in mare. La decisione segue due mesi di fermo a Marsiglia per l’impossibilità di trovare una nuova bandiera ed è commentata da Msf come una perdita per tutto il Mediterraneo, che vedrà più persone morire nelle sue acque, prive di soccorso.

La Aquarius è famosa – famigerata per alcuni – non solo per i suoi numerosi e cospicui salvataggi in mare, ma anche per le varie accuse che sono state mosse: dapprima di essere un “taxi del mare”, poi le parole del procuratore catanese Carmelo Zuccaro che la collegavano ai trafficanti di esseri umani, ancora l’ipotesi della procura di Catania di non aver smaltito correttamente rifiuti pericolosi e successivo sequestro dell’imbarcazione. Da ultimo forse il motivo più noto: il braccio di ferro fra il ministro dell’interno Matteo Salvini e Malta, conclusosi con l’attracco dell’Aquarius in Spagna.

La decisione delle due ONG è stata salutata da Salvini con un post su facebook: “Meno partenze. Meno sbarchi. Meno morti. Bene così.

Nave Aquarius (RaBoe/Wikipedia)

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