1/8 dicembre – Una settimana in 10 notizie

È trascorsa un’altra settimana piuttosto movimentata per la politica internazionale. Donald Trump è stato il protagonista indiscusso tra il ritiro dall’accordo Global Compact, la grande riforma fiscale approvata dal Senato e lo spostamento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. Sono stati fatti inoltre dei passi avanti nei negoziati per la Brexit, Putin si è ufficialmente candidato per le presidenziali e il presidente venezuelano Maduro ha lanciato una nuova moneta. Questi e molti altri importanti avvenimenti in Una settimana in 10 notizie. 

1. Sabato 2 – Approvata dal Senato la riforma fiscale di Trump

Trump mantiene una delle promesse centrali nella sua campagna elettorale: l’estesa riforma è stata approvata dal Senato (51 a favore, 49 contrari) e sostenuta dalla maggioranza del partito repubblicano. Il testo, che dovrà essere armonizzato con la riforma fiscale già approvata alla Camera, prevede un aumento del debito pubblico di circa 1400 miliardi di dollari. Il provvedimento mira ad alleggerire la pressione fiscale sui più ricchi e le imprese, al fine di aumentare la crescita economica e di conseguenza anche le condizioni di vita dei meno abbienti. I democratici, fortemente contrari, sostengono che la riforma sia un regalo alle grandi aziende e ai contribuenti più ricchi, a discapito della classe media. Questa convinzione è probabilmente dettata da una norma sulla sanità inserita nel testo, che potrebbe far crescere il costo delle polizze per le famiglie a basso reddito.

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2. Sabato 2 – Missili jet israeliani su base militare in Siria

Poco dopo la mezzanotte di sabato è avvenuto un bombardamento israeliano in Siria. Dei missili terra-terra sono stati lanciati contro installazioni militari ad Al Kiswa, a 13 chilometri dalla capitale Damasco. Mentre alcuni sono stati abbattuti, altri missili hanno probabilmente centrato il bersaglio, provocando danni materiali. Poiché il governo israeliano non ha rilasciato nessuna dichiarazione, non è possibile avere notizie precise sugli obiettivi presi di mira. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria ha affermato che nell’area vi è una presenza militare sia di soldati iraniani, sia di milizie sciite libanesi Hezbollah, i cui depositi di armi sono stati colpiti da precedenti raid.

Credits: Wikipedia

3. Domenica 3 – Trump sfila gli USA dal global compact on migration

Gli Stati Uniti si ritirano dal Global Compact on migration, l’accordo delle Nazioni Unite per una migrazione sicura firmato nel settembre 2016. L’ambasciatrice americana all’ONU, Nikki Haley, afferma che “la dichiarazione non è in linea con le politiche per l’immigrazione e i rifugiati americane e con i principi dell’amministrazione Trump”. L’ambasciatrice aggiunge: “Saremo noi a decidere come meglio controllare i nostri confini e chi sarà autorizzato a entrare nel nostro Paese. L’approccio globale della Dichiarazione di New York non è semplicemente compatibile con la sovranità americana“. Il presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, Miroslav Lajcak, esprime rammarico per la decisione statunitense, sottolineando che le Nazioni Unite non dovrebbero perdere questa occasione “per migliorare le vite di milioni di persone nel mondo. […] La migrazione è un fenomeno globale e il multilateralismo resta la strada migliore per affrontare le sfide globali”.

Bandiere nel quartier generale ONU di New York. Credits: Wikimedia Commons

4. Lunedì 4 – L’uccisione dell’ex presidente apre nuove faide nello Yemen in guerra

Mentre fuggiva dalla capitale Sanaa, l’ex presidente dello Yemen Ali Abdallah Saleh è stato ucciso. La notizia è stata confermata dal suo stesso partito; secondo alcune fonti, l’ex rais è stato ucciso con “colpi di arma da fuoco a sud di Sanaa”. Subito dopo, la città è stata occupata dai ribelli huthi, con i quali Saleh aveva rotto l’alleanza. Il ministero sotto il controllo degli huthi ha accusato l’ex rais di tradimento e incitazione alla violenza e ha inoltre affermato di aver posto fine alla crisi e di controllare tutte le posizioni delle milizie avversarie. Il presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi aveva ordinato un’offensiva militare contro gli huthi a Sanaa, promettendo l’amnistia ai combattenti che avrebbero tagliato i legami con i ribelli sostenuti dall’Iran.

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5. Lunedì 4 – Maduro lancia il petro

Maduro lancia la nuova criptomoneta: il petro. Sarà esclusivamente virtuale e sostituirà il bolivar, colpito da una spaventosa inflazione, negli scambi internazionali. L’obiettivo del presidente venezuelano è quello di combattere ciò che lui definisce il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti. Il capo di Stato afferma che “questo ci permetterà di intraprendere nuove forme di transazioni finanziarie internazionali, per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese. E lo faremo con l’emissione di una criptomoneta, basata sulla riserva di ricchezza venezuelana di oro, petrolio, gas e diamante”. Bisogna ricordare che la situazione economica in Venezuela è drammatica: il paese è vicino al default e il bolivar, vittima di un’inflazione del 250% in più rispetto all’anno scorso, non è utilizzabile nel commercio internazionale.

Credits: Wikimedia Commons

6. Mercoledì 6 – Trump riconosce Gerusalemme capitale d’Israele

Il presidente Donald Trump ha riconosciuto Gerusalemme, che sarà anche sede dell’ambasciata statunitense, come capitale di Israele, dando inizio ad un nuovo approccio al conflitto israelo palestinese. Questa decisione preoccupa diversi Paesi, che temono che il precario equilibrio del Medio Oriente venga definitivamente incrinato. Ha ovviamente espresso la sua soddisfazione il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “La decisione segna un giorno storico ed è un importante passo verso la pace.” L’importantissima decisione ha ovviamente scatenato un’ondata di proteste, specialmente a Gaza e in Cisgiordania.

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7. Mercoledì 6 – Putin si candida alle presidenziali

Il presidente russo Vladimir Putin, al potere dal 2000, si candida ufficialmente alle elezioni presidenziali previste il 18 marzo 2018. Se verrà rieletto, rimarrà in carica fino al 2024. La candidatura è stata annunciata durante un discorso in una fabbrica di automobili a Nizhny Novgorod. La candidatura alle presidenziali è stata annunciata dalla giornalista e oppositrice Ksenya Sobchak e da Boris Titov, esponente dell’ala liberale dell’establishment russo. Tra gli altri aspiranti candidati vi sono il leader comunista Gennadij Zjuganov e Vladimir Zhirinovskij, leader del Partito liberaldemocratico. Il blogger anti-corruzione Aleksej Navalnyj, nonostante tenga comizi e abbia annunciato la sua candidatura un anno fa, non potrà partecipare a causa dei suoi precedenti penali.

Vladimir Putin. Credits: en.kremlin.ru

8. Giovedì 7 – Il viaggio di Erdogan in Grecia

Recep Tayyip Erdogan compie una storica visita in Grecia: è il primo presidente turco a recarsi nel Paese confinante da 65 anni. Erdogan incontrerà il premier Alexis Tsipras e il presidente Prokopis Pavlopoulos; successivamente incontrerà in Tracia la minoranza musulmana e parteciperà alla preghiera islamica del venerdì nella Moschea Vecchia di Komotini. L’obiettivo del viaggio, in un contesto di tensione della Turchia con la NATO  e l’UE, è quello di sviluppare le relazioni bilaterali tra due Paesi con ancora diverse questioni geopolitiche in sospeso. A dimostrazione di ciò, Erdogan ha affermato in un’intervista che il trattato di Losanna del 1923, che definisce i confini tra i due Paesi, dovrebbe essere “aggiornato“, scatenando diverse polemiche.

Credits: Wikipedia

9. Venerdì 8 – Brexit: accordo UE-Regno Unito

Il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha annunciato di aver raggiunto l’accordo sulla Brexit con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. Juncker si è dichiarato soddisfatto dell’accordo equo raggiunto con la Gran Bretagna e ha sottolineato che è giunto il momento di “guardare al futuro in cui la Gran Bretagna è un amico e un alleato”, con un “periodo di transizione”, ma “faremo un passo dopo l’altro. Ora ci stiamo muovendo verso la seconda fase sulla base di una fiducia rinnovata.” La premier inglese ha spiegato che l’accordo garantisce i diritti dei cittadini UE che vivono in Gran Bretagna, a cui si applicherà il diritto britannico in corti britanniche. Inoltre il conto del “divorzio” sarà di 40-45 miliardi di euro e la Gran Bretagna si è impegnata a “evitare che sia eretta una frontiera fisica” tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Credits: Max Pixel

10. Venerdì 8 – Accordo di libero scambio tra UE e Giappone

L’accordo per un trattato bilaterale di libero scambio tra Unione Europea e Giappone è stato formalmente raggiunto tra la commissaria UE al commercio Cecilia Malmstrom e il ministro per gli affari esteri giapponese Taro Kono. Lo scorso luglio era stato siglato un accordo di principio dalle parti; il commissario Malmstrom spera che l’accordo entri in vigore prima della fine della legislatura. L’accordo coprirà il 30% del PIL mondiale e un blocco di 600 milioni di persone: ciò sottolinea la volontà di inviare un messaggio al mondo in favore del libero commercio e contro il protezionismo.

Credits: Flickr

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