18/25 maggio – Una settimana in dieci notizie

Un’altra settimana è passata per la politica nazionale ed internazionale. Donald Trump ha fatto come sempre parlare delle scelte statunitensi per quanto riguarda la politica estera e oltre alle vicende in Medio Oriente, interessato da nuovi insediamenti israeliani e dai nuovi sviluppi nella guerra in Siria, anche l’Italia ha compiuto un passo importante, avvicinandosi sempre di più al cosiddetto governo del cambiamento. Questo e molto altro raccontato per voi in Una settimana in dieci notizie.

      1. Venerdì 18: Stoltenberg in visita negli Stati Uniti

Jens Stoltenberg. Credits: centcom.mil

Venerdì è stato l’ultimo giorno di visita negli Stati Uniti di Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO. La ragione della visita è giustificata dal Summit che si terrà a luglio nel nuovo quartiere generale NATO a Bruxelles. L’agenda di Stoltenberg prevede incontri con il Segretario di Stato Mike Pompeo, il Segretario della Difesa James Mattis, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e ovviamente il presidente Donald Trump. Conoscendo le posizioni del presidente statunitense, è facile immaginare i temi discussi. Trump ha da sempre sottolineato lo sbilancio nella spesa per la difesa tra Stati Uniti e paesi europei, che dovrebbero devolvere il 2% del loro PIL per l’Alleanza Atlantica. La visita di Stoltenberg è quindi molto importante per sondare il terreno e verificare lo stato delle relazioni tra NATO e USA; è ancora più rilevante se si considera che nei prossimi anni pochissimi paesi europei saranno in grado di raggiungere il tetto del 2% nel contribuire alla spesa per la difesa.

 2. Domenica 20: USA e Cina sospendono i dazi

Credits: Pixabay

Il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha confermato la sospensione dei dazi sui mercati americani e cinesi, al fine di ridurre il deficit commerciale americano. Mnuchin ha specificato che se la Cina non dovesse rispettare gli accordi, Trump potrebbe decidere di rimettere in opera i dazi. In particolare, l’obiettivo dell’amministrazione americana è quello di tagliare il deficit bilaterale di 200 miliardi di dollari l’anno. La delegazione sino-giapponese ha rilasciato una dichiarazione congiunta alla fine nei colloqui, concordando sulla necessità di misure efficaci per ridurre il disavanzo degli Stati Uniti in beni con la Cina. Lo Stato asiatico aumenterà a tal fine gli acquisti di beni e servizi statunitensi, concentrandosi sui settori dell’agricoltura e dell’energia. Tuttavia rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere. La Casa Bianca mantiene la minaccia dei dazi su 150 miliardi delle importazioni dalla Cina per violazioni di proprietà intellettuale e furti di tecnologia che potrebbero portare ad un’escalation di rappresaglie.

3. Lunedì 21: Maduro rieletto presidente

Nicolás Maduro. Credits: Flickr

Nicolás Maduro è stato rieletto presidente del Venezuela per un nuovo mandato di sei anni con il 67,7% delle preferenze. Le elezioni si sono svolte in un clima decisamente teso, a causa della crisi gravissima che affligge lo Stato sudamericano da anni. Henri Falcón, principale candidato dell’ormai delegittimata opposizione che ha preso il 21,2% dei voti, si è rifiutato di riconoscere il risultato. Così ha fatto anche gran parte della comunità internazionale. Molti Paesi – come gli Stati Uniti – e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché l’Unione Europea, hanno denunciato la mancanza di trasparenza della tornata elettorale e non hanno riconosciuto il voto. Le elezioni venezuelane sono state caratterizzate da un’alta astensione: solo il 46% degli aventi diritto ha votato, contro l’80% del 2013.

4. Lunedì 21: Damasco riconquistata dalle forze governative

Damasco. Credits: Wikipedia

Dopo sette anni dall’inizio della guerra in Siria, l’area urbana e suburbana di Damasco è tornata sotto il controllo delle forze governative. Le ultime forze dell’ISIS erano rimaste nella parte periferica meridionale della città, prima di arrendersi alle forze lealiste. Erano cominciate il mese scorso le ultime operazioni per liberare Damasco, in particolare dopo l’assedio della Ghouta orientale, roccaforte dei jihadisti nella Siria meridionale. Dopo settimane di combattimenti, Damasco ha imposto un cessate il fuoco, che ha portato alla negoziazione di un accordo di evacuazione tra russi – alleati di Assad – e i ribelli.

 5. Martedì 22: Compiuto il primo attacco al mondo con gli f-35

Credits: usafe.af.mil

Israele è stata la prima nazione al mondo a condurre un attacco con gli f-35, ossia i cacciabombardieri invisibili ai radar. L’attacco è stato confermato dal comandane delle Forze aeree Amikam Norkin in una serie di tweet. L’ufficiale ha confermato che lo squadrone degli f-35 è diventato operativo e che vola su tutto il Medio Oriente. In particolare i cacciabombardieri sono stati utilizzati durante due raid in Siria per contrastare le operazioni militari dei Pasdaran che si sono installati nella base aerea t4, a 250 chilometri dal confine con Israele. All’inizio di maggio iraniani o milizie alleate hanno lanciato 32 razzi verso il Golan: quattro sono stati intercettati e gli altri sono finiti fuori bersaglio. A quel punto Israele ha reagito con una rappresaglia condotta da una trentina di cacciabombardieri su 20 obiettivi iraniani in Siria. L’anti-aerea siriana ha lanciato allora oltre 100 missili anti-aerei e l’aviazione israeliana ha colpito le loro batterie.

 6. Martedì 22: Incontro tra Moon e Trump a Washington

Credits: Wikimedia Commons

Il presidente sudcoreano Moon-Jae in si è recato in visita a Washington per incontrare Donald Trump. Il motivo che ha portato al colloquio trai i due leader è il vertice previsto tra il presidente americano e Kim Jong-un il 12 giugno a Singapore. Moon, da sempre sostenitore di una politica di riappacificazione con la Corea del Nord, intende assistere l’amministrazione americana nella mediazione con Kim e vuole scongiurare qualsiasi rischio che metta a repentaglio l’organizzazione del summit di Singapore. Nonostante il cambiamento di registro tra Washington e Pyongyang, alcune divergenze sono riemerse negli ultimi giorni. Gli Stati Uniti hanno chiesto che la Corea del Nord di dismettere il proprio programma di ricerca nucleare e consegnare le eventuali capacità atomiche già acquisite. Pyongyang ha ribadito come la propria capacità di deterrenza non sia negoziabile solo in cambio del sollevamento delle sanzioni economiche ad oggi in vigore contro il regime. In un momento in cui il vertice di Singapore è a rischio, Moon gioca un ruolo fondamentale in una partita molto importante anche per il suo governo.

7. Mercoledì 23: Verso il governo del cambiamento

Credits: pagina Facebook Giuseppe Conte

Dopo che Movimento 5 Stelle e Lega hanno firmato il contratto di governo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo a Giuseppe Conte, nome proposto dalle due forze politiche. Conte, docente di diritto privato, ha accettato l’incarico con riserva. Dopo il colloquio con Mattarella, nel suo primo discorso ha confermato la collocazione internazionale ed europea dell’Italia, costruendo le alleanze opportune e operando affinché la direzione di marcia rifletta gli interessi nazionali. Dopo aver svolto le consultazioni alla Camera, Giuseppe Conte ha espresso la volontà di elaborare una lista di ministri tutti politici. Ed è proprio qui il nodo da sciogliere: la figura principale presentata per il ministro dell’Economia è Paolo Savona, economista anti-euro ed euroscettico. Il Quirinale e Lega e Movimento 5 Stelle sono quindi arrivati ad un momento di duro scontro, poiché il presidente Mattarella è contrario alla figura dell’economista anti-Bruxelles.

8. Giovedì 24: Pronti nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania

Credits: Wikipedia

Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha annunciato che chiederà l’approvazione di un piano per costruire 2.500 abitazioni israeliane nelle 30 colonie della Cisgiordania occupata. Israele ha conquistato militarmente Gerusalemme Est e la Cisgiordania nella guerra del 1967 e da allora ha costruito decine di insediamenti in un territorio che legalmente è ancora conteso con quello che dovrebbe diventare lo Stato di Palestina, un’area che adesso l’Onu riconosce come “territori occupati”. Nell’ultimo periodo alcune ONG e think tank israeliani hanno notato come dall’amministrazione Trump la costruzione di nuovi insediamenti sia aumentata. Parallelamente il ministro dell’Intelligence, Yisrael Katz, ha detto che il riconoscimento da parte degli Stati Uniti dell’annessione unilaterale delle alture del Golan da parte dello Stato ebraico, contese con la Siria, è ora in cima all’agenda nei colloqui bilaterali con Washington.

 9. Venerdì 25: Entra in vigore la nuova legge sulla privacy

Credits: Pixabay

Dal 25 maggio è entrato in vigore il cosiddetto GDPR – il General Data Protection Regulation – a tutela dei dati personali e sensibili. Una normativa che cambia e innova il sistema in vigore, assicurando una maggiore protezione della privacy e uniformando le leggi europee esistenti. Le persone e le imprese, tanto quelle che offrono servizi nell’ambito dell’Unione Europea sia quelle con sede al di fuori dell’Unione, avranno pari diritti  in ogni Paese europeo  per ciò che riguarda la tutela e il pieno controllo delle informazioni che le riguardano. Le imprese sono tenute a notificare i ‘data breach’ alle autorità entro 72 ore. E soprattutto sono previste multe fino a 20 milioni di euro  – nel caso di aziende, fino al 4% del fatturato annuo mondiale – per gli inadempienti. Non meno importante, la nomina prevista dal regolamento del Responsabile protezione dati. Inoltre si può fare richiesta di cancellazione se i dati sono utilizzati illecitamente. I minori che utilizzano servizi online avranno bisogno dell’autorizzazione dei genitori fino ai 16 anni.

10. Venerdì 25: Attentato a Bengasi

Credits: Wikimedia Commons

Un’autobomba è esplosa nel centro di Bengasi, uccidendo sette persone e ferendone altre venti.  L’esplosione è avvenuta vicino all’hotel Tibesti, il più grande della città e situato in una zona affollata, specialmente durante il mese del Ramadam. Secondo le autorità, l’attacco è opera di cellule terroristiche dormienti con l’intenzione di segnalare che Bengasi, controllata dall’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Hafthar, non è sicura. Lo scorso luglio Hafthar ha annunciato la totale liberazione di Bengasi dai jihadisti. Ma gli scontri nella città sono proseguiti.

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