2012, Riforme economiche in Nord Corea: prospettive d’innovazione o inutili promesse?

Farmers working in a field of a collective farm in South Hwanghae province Photo: REUTERS

La riforma agraria “6.28 Policy”, annunciata dalle autorità nordcoreane lo scorso Giugno, promette di ridistribuire la produzione dei prodotti agricoli (70% allo Stato e 30% ai contadini) e ridimensionare le unità agricole da 10-25 persone a 4-6 persone. L’obiettivo dichiarato del regime è alleviare l’attuale crisi economica e migliorare la qualità della vita della popolazione. I dettagli sulla riforma restano tuttavia vaghi, così come le sue reali motivazioni e i possibili risultati. 

Contadini nordcoreani al lavoro nei campi di una cooperativa agricola nella provincia del Sud Hwanghae (Foto: Reuters)

Nonostante continui nel suo isolamento da gran parte del resto del mondo, la Corea del Nord ha iniziato nei mesi scorsi a mostrare alcuni segnali di apertura. L’economia nordcoreana rimane per molti aspetti ancora un mistero, a causa della difficile reperibilità di dati certi e dell’estrema inaffidabilità delle informazioni disponibili. Per quel che si sa, ad ogni modo, l’economia nordcoreana è classificata come una delle meno libere al mondo e ultima di 41 Paesi nella regione dell’Asia-Pacifico. In passato, l’establishment militare al potere, guidato da Kim Jong-il, ha sempre preferito adottare un approccio “military first” e ciò ha portato il Paese ad un’inevitabile posizione di isolamento internazionale e a continui braccio di ferro con USA e Corea del Sud. La strategia della provocazione non ha portato a molto in termini economici, se non all’invio di un limitato numero di aiuti umanitari, e ha sicuramente scoraggiato gli investimenti stranieri nel Paese. L’approccio ”military first” seguito finora, ad ogni modo, sembra non essere più sostenibile ed ecco perché Pyongyang potrebbe ora prendere in considerazione seri cambiamenti nel sistema economico del Paese. La caduta del Vice-Comandante Ri Yong-ho (probabilmente il più ardente sostenitore della politica “military first” di Kim Jong-il) a Luglio di quest’anno e la promozione di Jang Sung-taek (zio acquisito di Kim Jong-un) sono stati viste da molti come segni di un cambiamento concreto.

La “6.28 Policy
Con la morte di Kim Jong-il nel Dicembre 2011 e l’ascesa del più ‘occidentalizzato’ Kim Jong-un, una nuova ondata di riforme si preannuncia per il Paese. Molte speculazioni sono state fatte su queste nuove riforme economiche e il loro contenuto è stato accolto

Pak Su Dong, responsabile della cooperativa agricola Soksa-ri nella provincia del Sud Hwanghae (Foto: Reuters/Damir Sagolj)

con un generale scetticismo. La misura più discussa è certamente la “6.28 policy” riguardante la produzione agricola: al momento, ai contadini è concesso di trattenere solo una limitata percentuale della produzione, mentre la maggior parte va allo Stato centrale, che la ridistribuisce secondo il sistema di razionamento. Nel prossimo futuro, i contadini potrebbero invece trattenere il 30-50% del raccolto, a seconda della regione, per venderlo direttamente sul mercato. Questa misura dovrebbe incentivare la produzione locale, stimolare lo spirito imprenditoriale, mantenere bassa l’inflazione dei generi alimentari e alleviare il problema della malnutrizione. Inoltre, le unità che compongono le cooperative agricole dovrebbero essere ridotte da 10-25 a 4-6 persone. Finora, la Corea del Nord si è dimostrata incapace di produrre abbastanza cibo per sfamare la sua popolazione e ha sofferto ripetutamente di carestie e carenza di cibo. Non c’è modo di sapere, quindi, se queste riforme agricole su bassa scala e con timidi accenni capitalistici possano realmente migliorare la situazione nordcoreana. Inoltre, l’efficacia di queste misure appare dubbia dato che riguardano, per il momento, solo tre province, montagnose e scarsamente produttive, al confine con la Cina.
Altre speculazioni circondano, poi, possibili riforme industriali, che permetterebbero agli individui di partecipare a investimenti privati, un sistema di pagamento in denaro su larga scala fra compagnie industriali leggere; un incremento delle relazioni economiche con Cina e Russia; e, potenzialmente, una nuova riforma valutaria. Pyongyang potrebbe dunque essere interessata a migliorare le proprie funzioni del mercato, in un momento come questo in cui le sanzioni internazionali bloccano l’afflusso di beni e prodotti agricoli.

Fallimento o successo?

Il nuovo leader nordcoreano Kim Jong-un (Foto: The Chosun Ilbo)

Parlare di riforme economiche in Corea del Nord non è nulla di nuovo. Precedenti riforme economiche sono state introdotte nel 2002 e nel 2009 e in entrambi i casi si sono rivelate fallimentari o addirittura controproducenti. Ad ogni modo, tenendo conto degli errori passati, Pyongyang potrebbe ora star facendo alcuni passi nella giusta direzione. Tuttavia, i dettagli di tali riforme, le loro motivazioni e i loro possibili risultati restano ancora un mistero. Piuttosto che prudenza o saggezza, questi segnali potrebbero rivelare riforme meramente ‘cosmetiche’, progettate per aumentare le aspettative internazionali ed attrarre investimenti stranieri, senza una concreta intenzione di cambiamento. Per sopravvivere, comunque, il regime di Kim deve affrontare la crisi economica ed alimentare con politiche concrete. Troppe riforme, allo stesso tempo, potrebbero portarlo a una pericolosa perdita di presa sulla popolazione. Gli investimenti stranieri potrebbero senza dubbio facilitare tale transizione verso un’economia di mercato e aiuti internazionali incondizionati sembrano essere fondamentali affinché Pyongyang continui un positivo processo di riforma. L’atteggiamento esterno verso la Corea del Nord, tuttavia, resta indissolubilmente legato al progetto nucleare di Pyongyang, non considerato come moneta di scambio dai nordcoreani, rimanendo strategico per assicurare la sopravvivenza del regime e attirare su di sé l’attenzione internazionale.

Infine, va anche ricordato che il processo decisionale in Corea del Nord è molto diverso da quello degli altri Paesi. I cambiamenti dei fondamentali e delle politiche economiche sono influenzati da scontri politici e giochi di potere fra gruppi d’interesse. L’introduzione di una nuova politica economica potrebbe avere l’effetto di sprigionare conflitti e contraddizioni latenti nella politica ed economia nordcoreane. Se un ’new system’ fosse effettivamente implementato, potrebbero in futuro aumentare i conflitti fra coloro che possono o non possono accedere alle stesse opportunità di profitto derivate dalla riforma economica.

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Questo articolo è basato sul Policy Brief “North Korean Economic Reform: New Changes or Old, Empty Promises?” co-scritto dall’autore e pubblicato dall’Institute for Security and Development Policy (ISDP) di Stoccolma, Svezia. Qui il link.  

Al suddetto Policy Brief hanno contribuito Sangsoo Lee ed Elliot Brennan, Fellow Researchers presso l’Institute for Security and Development Policy di Stoccolma, Svezia.

About Stefano Facchinetti 20 Articles
Nato a Como, mi sono laureato al SID nel 2013 con una tesi sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Oltre che a Gorizia, ho studiato in Finlandia, Regno Unito e Danimarca, e ho lavorato in Svezia e Belgio. Oltre alla geopolitica dello scenario asiatico, mi sono specializzato in cultural diplomacy e cooperazione culturale tra Europa ed Asia. Tra le fila di "Sconfinare" dal 2009 al 2013, mi sono occupato soprattutto di Asia, cinema e fumetti.

2 Comments on 2012, Riforme economiche in Nord Corea: prospettive d’innovazione o inutili promesse?

  1. Che articolo interessante! Spero che seguirai gli sviluppi della riforma dal tuo osservatorio privilegiato per conto di noi lettori!
    Mi veniva in mente: ha un qualche nesso la posizione di confine con la Cina delle tre province coinvolte nella ‘riforma’? La Cina ha più, meno o lo stesso potere d’influenza che aveva sul vecchio Kim?

    • Grazie dei complimenti! Ovviamente seguirò la vicenda e, se qualcosa accadrà effettivamente, ti saprò dire. La Cina ha uno strano rapporto con la Corea del Nord: se da una parte è indubbiamente un’interlocutrice privilegiata, dall’altra è anche stufa della politica estera imprevedibile di Pyongyang (per fare un esempio, l’azione diplomatica cinese è stata sabotata dalla stessa Nord Corea all’inizio di quest’anno con il lancio-flop del missile balistico che ha fatto risalire la tensione). Ragione per cui Pechino ha cominciato ultimamente ad avvicinare più Seoul che Pyongyang, dato che le possibilità di interazione economica sono maggiori (e questo ha seccato i nordcoreani chiaramente). Russia e Cina sono le uniche attualmente che intrattengono relazioni economiche con la Corea del Nord, quindi è da auspicare che siano loro a esercitare le pressioni più grandi. La scelta delle regioni periferiche penso che sia un “play safe”, per vedere come si comportano delle regioni a bassa produttività e comunque già coinvolte in qualche modo in interazioni con l’esterno. Oppure è solamente per mostrare di stare facendo qualcosa e in verità l’impatto di tale riforma sarà basso proprio perché interessa delle zone periferiche, e il tutto è finalizzato solo ad ottenere attenzione ed investimenti per solidificare la base politica del nuovo regime.

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