20/27 aprile – Una settimana in 10 notizie

In questa settimana densa di avvenimenti Kim Jong-un ha annunciato la sospensione dei test nucleari, Macron ha esposto gli esiti dell’incontro con la cancelliera Merkel e ha poi incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump; a metà settimana sono avvenute terribili stragi in due luoghi opposti tra loro, una a Kabul e una a Toronto, e per concludere venerdì si è tenuto il memorabile incontro tra i leader delle due Coree. Questo e non solo in “Una settimana in 10 notizie”.

1.Venerdì 20: Kim Jong-un mostra il suo volto dialogante 

Sembra esserci un passo avanti nel dialogo tra Corea del nord e Stati Uniti, dopo la sospensione dei test nucleari e missilistici coreani annunciata da Kim Jong-un venerdì. In realtà Pyongyang ha dichiarato “l’impegno a non a non usare l’arma atomica se non in caso di minaccia o di aggressione nucleare”, continuando però a confermarsi come potenza nucleare. Per Trump invece queste affermazioni sono un successo e indicano che il dialogo sta dando frutti molto cospicui, visione forse esagerata ma non del tutto scorretta, considerano che il viaggio di Mike Pompeo per conto della Cia a Pyongyang, avvenuto il mese scorso, dimostra l’esistenza di un contatto tra l’intelligence americana e le due Coree e quindi un effettivo dialogo in atto.

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2. Venerdì 20: Erdoğan gioca d’anticipo in Turchia 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato l’anticipazione delle elezioni presidenziali e parlamentari per la data del 24 giugno 2018. Le elezioni si sarebbero dovute tenere nel marzo e nel novembre del 2019, dopo le amministrative ma per non rischiare di essere sconfitto dall’opposizione, che pur non avendo una tattica comune mostra una certa forza in termini di percentuali in quest’ultimo tipo di consultazioni, il leader turco ha giocato d’anticipo. In questo modo l’opposizione non ha i tempo necessario per poter organizzare una strategia vincente.

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3. Venerdì 20: Francia e Germania sono sempre più lontane riguardo alle politiche sull’Europa 

L’incontro tra Emmanuel Macron e Angela Merkel dei giorni scorsi si è concluso venerdì con l’annuncio da parte di entrambi sul piano di riforma dell’UE, che sarà presentato a giugno. Le posizioni dei due però continuano a restare distanti. Per quanto riguarda il tema del riordino dell’eurozona, mentre Macron nutre ambiziose aspirazioni, la cancelliera tedesca è bloccata dall’impasse politica dopo le elezioni del 2017; anche sul tema della creazione di un fondo europeo per gli investimenti i due sono divisi: il presidente francese porta avanti questa idea, mentre la Merkel è più propensa alla concessione di maggiori risorse al Bilancio Europeo. Altro tema importante su cui i due Paesi hanno visioni divergenti è la guerra in Siria ed una sua possibile risoluzione. La Germania infatti ha subito preso le distanze dall’intervento nella regione della colazione tra Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, escludendo qualsiasi intervento militare. I due Paesi traino dell’Unione Europea non sono quindi così uniti quanto possono sembrare.

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4. Domenica 22: L’OPAC entra a Douma

Dopo l’ultimo bombardamento con armi chimiche condotto dal regime di Assad a Douma, il 7 aprile scorso, gli esperti internazionali dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) sono finalmente riusciti a visitare uno dei due siti colpiti dai bombardamenti. Lo stallo era dovuto al fatto che nei giorni precedenti un team di valutazione dei rischi dell’ONU era stato attaccato a colpi di arma da fuoco mentre effettuava controlli. Dopo essere riusciti a entrare, gli esperti hanno raccolto dei campioni da analizzare in connessione con il presunto uso di armi chimiche contro i civili, e sulla base dei rilevamenti che condurrà in laboratorio, l’organizzazione comunicherà il suo rapporto agli stati membri della Convenzione sulle armi chimiche.

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5. Settimana: L’incontro tra Trump e Macron non sembra aver dato i frutti sperati dalla Francia

É iniziata lunedì scorso e si è da poco conclusa la vista di tre giorni del presidente francese Emmanuel Marcon a Washington, dove è stato accolto da Donald Trump. Durante gli incontri si è parlato di guerra commerciale, del trattato di Parigi sull’ambiente, dell’allentamento delle sanzioni americane alla Russia e del prolungamento del blocco ai dazi sulle esportazioni europee di alluminio e acciaio, e in particolare dell’accordo sul nucleare dell’Iran. L’intesa con Teheran era stata siglata nel luglio del 2015, con la partecipazione di Regno Unito, Germania e Francia, ed il compito di Macron a questo punto è quello di convincere i presidente americano della bontà delle revisioni applicate all’accordo, tenendo conto del fatto che quest’ultimo si è sempre opposto all’intesa, minacciando enormi conseguenze se Teheran riprenderà il suo programma nucleare. Venerdì Marcon, durante il discorso al Congresso americano, ha sostenuto il multilateralismo e ha sottolineato la necessità di contrastare il nazionalismo e l’isolazionismo, ha spinto per il mantenimento dell’accordo sul nucleare con l’Iran (assicurando però che il paese non avrà mai il possesso della bomba atomica) e per ultimo ma non di minore importanza, ha invitato gli USA a rientrare nell’accordo di Parigi sul clima. A conclusione del viaggio però, il presidente francese comunica i primi fallimenti del meeting: Trump ha infatti dichiarato l’uscita dell’America dall’accordo sul nucleare iraniano.

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6. Lunedì 23: L’ennesima strage in Afghanistan

A Kabul, in Afghanistan, un kamikaze si è fatto esplodere in un centro per la registrazione al voto, iniziata questo mese per le elezioni legislative che si terranno in ottobre, seguite da quelle presidenziale nel 2019. L’attacco, che ha causato almeno 57 morti, è stato rivendicato dallo Stato Islamico, con l’obbiettivo di prendere di mira la minoranza di musulmani sciiti, e al contempo creare caos e risentimento nei confronti del governo.

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7. Martedì 24: La fine del governo armeno 

Dopo undici giorni di manifestazioni, proteste e mobilitazioni studentesche il presidente Sargsyan ha rassegnato le sue dimissioni, su pressione popolare. Da una settimana l’ex presidente era diventato primo ministro a tempo indeterminato, ma grazie alla “rivoluzione di velluto” degli ultimi giorni, caratterizzata da proteste pacifiche e occupazioni, l’uomo ha dovuto fare marcia indietro, mentre la popolazione chiede la resa incondizionata del suo partito Repubblicano. Un fatto straordinario, se si considera che la crisi di governo non è stata sostenuta da una prassi istituzionale, ma da un governo che per impopolarità ha rimesso il suo mandato al parlamento. Il tutto è avvenuto un giorno prima del 130esimo anniversario del genocidio armeno (tuttora negato dalla Turchia), che è stato commemorato per la prima volta senza un capo di governo.

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8. Martedì 24: Attentato a Toronto 

Alek Minassian, 25 anni, studente d’origine armena ed incensurato, è piombato sulla folla a Toronto all’ora di pranzo, con un veicolo, uccidendo 10 persone e ferendone 15. Inizialmente si è pensato ad un attentato terroristico, ma nel proseguo delle indagini sono emerse altre piste: dai problemi mentali dell’assassino alla misoginia. 8 delle 10 vittime, infatti, erano donne, fatto che ha portato a pensare che fossero loro il vero obbiettivo del killer, il quale aveva presunti contatti con Incel, movimento maschilista ed estremista.

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9. Settimana: Un governo Pd-M5S sembra poter diventare realtà

Il Mandato esplorativo del neo-presidente della camera Roberto Fico, esponente del Movimento 5 stelle, iniziato 5 giorni fa, si è concluso con “esito positivo”, che significa la possibilità di dialogo tra M5S e Pd, nell’ambito della formazione del governo. La direzione del Pd ha annunciato che si riunirà giovedì 3 maggio per decidere se avviare un dialogo con il Movimento 5 stelle o meno, ed ha chiarito che la base di partenza per qualsiasi accordo saranno i “100 punti” del programma Pd. Il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, ha invece affermato che spera “che si possa scrivere un contratto che sia all’altezza delle aspettative degli italiani, superando la logica degli schieramenti per creare un governo in grado di discutere dei temi emersi il 4 marzo, tra i quali ha sottolineato la lotta alla povertà, la legge Fornero e la libertà dei mezzi d’informazione.

Roberto Fico
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10. Venerdi 27: L’incontro tra le due Coree entra nella storia 

Venerdi 27 aprile è avvenuto lo storico incontro tra le due Coree, quella del Sud e quella del Nord, da sempre in tensione e scontro tra loro. Kim Jong-un è il primo capo della Corea del Nord dalla Guerra di Corea del 1950-53 a varcare pacificamente la linea del 38° parallelo per stringere la mano al presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e parlare di “una nuova era di pace”. Durante l’incontro i due leader hanno convenuto sulla necessità di completare il processo di denuclearizzazione, si sono cambiati diversi convenevoli e hanno piantato un pino a sud del confine di Panmunjom, simbolo dei migliori auspici per la penisola. Questo incontro segna il primo passo verso un processo di pacificazione tra le due Coree, anche nell’ottica di favorire la fine delle ostilità tra Nord Corea e Stati Uniti. Nondimeno, Kim Jong-un sa che per garantire la sopravvivenza del suo regime deve presentarsi come leader ragionevole capace di dialogare.

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