22/29 Dicembre – Una settimana in 10 notizie

Diversi avvenimenti hanno caratterizzato questa settimana. Dai più drammatici come lo tsunami in Indonesia a quelli più strettamente politici, come lo shutdown negli USA e l’iter della manovra finanziaria in Italia. Questo e molto altro in “Una settimana in 10 notizie”!

1. Settimana: Shutdown negli Stati Uniti

Lo shutdown – il blocco delle attività amministrative – è iniziato il 22 dicembre. Questo fenomeno si innesca quando il Congresso non trova un accordo sui finanziamenti ai vari dipartimenti, pertanto il governo federale non dispone dei fondi necessari per continuare la sua attività. Attualmente un quarto delle attività governative – in particolare quelle riguardanti la sicurezza interna, le forze dell’ordine, la raccolta delle tasse e i trasporti – rimarranno senza finanziamenti.

Lo shutdown in questo caso è stato causato dal braccio di ferro all’interno del Congresso, dovuto al pagamento del muro al confine con il Messico. Trump ha infatti richiesto fondi per 5 miliardi di dollari per la costruzione della barriera. Chiaramente i democratici si sono opposti alla misura – uno dei cavalli di battaglia del trumpismo – da loro giudicata immorale ed inefficace. È molto probabile che lo shutdown si protragga nell’anno nuovo – come ipotizzato dal Direttore dell’Ufficio per la Gestione e il Bilancio Mick Mulvaney.

Ad eccezione della proposta di abbassamento da 5 a 2,5 miliardi, The Donald non arretra di un centimetro. Il presidente ha affermato che se i democratsche conquisteranno la Camera a gennaio – non smetteranno di fare ostruzionismo, sarà costretto a chiudere completamente il confine meridionale. La situazione è resa ancora più delicata dal dramma dei migranti che tentano di entrare negli Stati Uniti: un bambino di 8 anni guatemalteco è morto sotto custodia USA.

Sede del Congresso a Washington (credits: Pixabay)

2. Settimana: L’iter di approvazione della legge di bilancio

La discussa legge di bilancio presentata dal governo Conte è stata approvata dal Senato nella notte tra sabato e domenica. L’esecutivo ha posto la fiducia sulla manovra, ottenuta con 167 voti a favore e 87 contrari. La manovra è stata approvata in ritardo rispetto agli anni precedenti. Questo a causa del lungo negoziato tra il governo italiano e la Commissione UE, che ha abbassato il rapporto deficit-PIL previsto dal 2,4 al 2,04%. La manovra è stata quindi riscritta col “maxi-emendamento”, che ha modificato diversi aspetti del testo originario.

I tempi molto stretti non hanno permesso alle opposizioni di studiare attentamente la legge, provocando la bagarre in aula. Per quanto riguarda il contenuto della finanziaria, sono presenti i cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle e della Lega, rispettivamente reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero con la quota 100. Sono previste altre misure come ad esempio la stretta sul gioco d’azzardo e gli NCC.

Giovedì il testo è arrivato in commissione di bilancio, dove il presidente Borghi non ha fatto votare gli emendamenti. Questo ha causato delle proteste delle opposizioni ancora più accese, fino a sfiorare la rissa vera e propria. Per la serata di sabato 29 è previsto il voto di fiducia alla Camera, mentre per l’approvazione definitiva bisognerà aspettare fino a domenica.

Le proteste delle opposizioni in aula (Credits: Partito Democratico/Facebook)

3. Settimana: Le conseguenze del ritiro USA dalla Siria

Già la scorsa settimana Donald Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, ribadito poi durante una visita a sorpresa ai militari americani in Iraq. Per il presidente americano non sussiste più la ragione della presenza dell’esercito sul suolo siriano, poiché l’obiettivo – a suo dire raggiunto – era quello di sconfiggere lo Stato Islamico. Ciò aveva causato le dimissioni previste inizialmente per febbraio di Brett McGurk – esperto diplomatico ed inviato speciale per la coalizione che sta combattendo l’ISIS – ma soprattutto quelle del Segretario della Difesa James Mattis. I due funzionari sono infatti dell’idea che lo Stato Islamico non sia stato ancora del tutto sconfitto.

La risposta del tycoon non si è fatta attendere. Furioso per la copertura mediatica positiva dedicata a Mattis, Trump ha anticipato le sue dimissioni al primo gennaio, nominando al suo posto il suo vice ed ex manager di Boeing Patrick Shanahan. Il ritiro americano dalla Siria ha avuto conseguenze anche sullo scenario internazionale: il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha fatto sapere di aver rafforzato il coordinamento con le truppe turche, in accordo con i ministri degli Esteri e della Difesa del governo Erdogan. L’obiettivo nel contesto mutato è quello di sradicare la minaccia terroristica definitivamente.

Il presidente Trump durante l’incontro con le truppe statunitensi in Iraq (Credits: Ecuavisa/Facebook)

4. Domenica 23: Tsunami in Indonesia

Dopo solo tre mesi dal terremoto e dallo tsunami che avevano causato 2500 morti, un’altra catastrofe si abbatte sull’Indonesia. Lo tsunami ha colpito il tratto occidentale dell’isola di Giava; il bilancio al momento è di 429 morti, 1485 feriti e 16 mila sfollati. L’onda anomala è stata causata dall’eruzione del vulcano Anak Krakatau, che aveva provocato una frana sottomarina. La catastrofe arriva in una stagione con un alto numero di turisti, anche se non sembrano esserci vittime straniere. La tragedia, che ovviamente ha suscitato il supporto di tutta la comunità internazionale, riaccende le polemiche sulla prevenzione di terremoti e tsunami in una regione da sempre interessata da questo tipo di fenomeni. Nel frattempo si sta creando anche una crisi sanitaria, a causa della mancanza di acqua potabile e farmaci.

Gli effetti dello tsunami (Credits: Channel NewsAsia/Facebook)

5. Lunedì 24: Netanyahu annuncia elezioni anticipate

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato elezioni anticipate per il 9 aprile; il governo rimarrà in carica fino a quella data per gli affari più urgenti. La decisione è dettata dalla fragilità della coalizione di governo, senza contare i diversi scandali giudiziari che coinvolgono il primo ministro.

Negli ultimi mesi erano nate diverse divergenze all’interno del governo a causa della reazione troppo morbida dell’esercito israeliano di fronte al lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele. Questo aveva portato alle dimissioni del Ministro della Difesa Avigdor Lieberman, che aveva fatto uscire il suo partito dalla maggioranza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’approvazione di una legge – richiesta dalla Corte Suprema – che prevede il servizio militare obbligatorio per una parte degli ultra-ortodossi. Poiché il governo è appoggiato da due partiti appartenenti a questa comunità, non si è giunti all’approvazione del testo.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Credits: Wikipedia)

6. Martedì 25: Attacco terroristico in Libia

Un kamikaze si è fatto esplodere all’esterno del Ministero degli Esteri a Tripoli, che fa capo al Governo di unità nazionale libico di Fayez Sarraj.  Si contano tra le vittime – oltre a cinque terroristi – il diplomatico Ibrahim Al Shaebi, direttore del Dipartimento per la Cooperazione islamica, Abdulrahman Mazoughi, portavoce delle Brigate rivoluzionarie di Tripoli e un civile.

L’attacco è stato rivendicato dal gruppo terroristico Stato Islamico, che definisce il governo di Sarraj il “governo apostata libico”. In occasione il ministro degli Esteri italiano Moavero Milanesi ribadisce l’impegno italiano alla lotta al terrorismo e la solidarietà alla Libia.

Scorcio di Tripoli (Credits: Wikipedia)

7. Mercoledì 26: Bombardamento israeliano in Siria

Degli aerei militari sono stati lanciati da Israele contro un deposito di armi nei pressi di Damasco. Secondo i funzionari siriani, tre soldati locali sono rimasti feriti nell’attacco. Sembra che il deposito sia riconducibile ad Hezbollah, gruppo radicale sciita libanese nemico di Israele e alleato dell’Iran e del presidente siriano Bashar al Assad.

Oltre a riaccendere le tensioni tra Israele, Iran, Siria e Libano, l’attacco ha suscitato l’ira di Mosca, secondo cui i missili israeliani avrebbero messo in pericolo due voli civili. Ad accrescere ulteriormente le tensioni sono sopraggiunti il lancio verso Israele di un missile siriano che ha obbligato l’antiaerea israeliana ad entrare in azione.

Bandiera siriana (Credits: Pixnio)

8. Giovedì 27: Il rimpasto di governo in Arabia Saudita

Mohammed Bin Salman ordina un rimpasto di governo a tre mesi dall’omicidio di Jamal Khashoggi. Il re Salman tenta di ovviare all’isolamento internazionale subito dopo l’assassinio del giornalista dissidente – di cui è considerato il mandante morale – al consolato saudita di Istanbul.

MBS ha nominato come ministro degli Esteri Ibrahim Al-Assaf, in precedenza ministro delle Finanze. Prenderà il posto di Adel al-Jubeir, in carica dal 2015. Salman resterà invece al ministero della Difesa. Turki al-Shabbana è stato nominato ministro della Comunicazione, Hamad Al-Sheikh ministro dell’Educazione, il principe Abdullah bin Bandar ministro della Guardia nazionale e sostituito da Faisal bin Nawaf come governatore della regione di Jouf.

Mohammed Bin Salman (Credits: Kremlin.ru)

9. Venerdì 28: L’esercito siriano entra a Manbij

Per la prima volta dopo sei anni, l’esercito di Damasco entra a Manbij, città al confine con la Turchia, controllata dalle forze curde dell’YPG. L’arrivo delle forze armate siriane risponde alle richieste della popolazione. La Turchia aveva infatti reso noto l’avvio di un’operazione contro le milizie curde – considerate da Erdogan un gruppo terroristico – della città.

L’YPG  fa parte dell’alleanza delle Forze siriane sostenute dalla coalizione contro lo Stato islamico. Nel frattempo il portavoce del Cremlino Peskov riferisce l’approvazione russa del ritorno sotto il controllo siriano dei territori curdi.

Scorcio di Manbij (Credits: Wikipedia)

10. Venerdì 28: Approda in Spagna Open Arms

I 311 migranti salvati dalla ONG Proactiva al largo delle coste libiche sono sbarcati nel porto di Algeciras a bordo della nave Open Arms. Secondo la Croce Rossa vi sono 139 minorenni e i profughi provengono da Costa d’Avorio, Sudan, Mali e Siria.

Il governo del socialista Sanchez ha autorizzato l’entrata dell’ONG nelle acque spagnole dopo il rifiuto di Malta, Italia, Francia e Tunisia. Il direttore di programmi di Save the Children Vicente Raimundo ha ricordato che tutti i 311 migranti sono passati per la Libia, dove è appurato che chi è in attesa di mettersi in viaggio per l’Europa viene sottoposto a violenze di ogni tipo.

La nave dell’ONG Open Arms (Credits: Open Arms Europe/Facebook)

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