25 novembre/2 dicembre – Una settimana in 10 notizie

Dalla morte del Líder Máximo della rivoluzione cubana e dalla storica pace firmata in Colombia, che ha posto fine a cinquant’anni di guerriglia, alle primarie presidenziali in Francia e alle sanzioni all’Iran, questa settimana è stata ricca di avvenimenti storici. Troverete tutto ciò nella sesta edizione di “Una settimana in 10 notizie”.

  1. Venerdì 25: Morte del Líder Máximo di Cuba

All’età di novant’anni, Fidel Castro, dittatore comunista della Repubblica di Cuba, si è spento a L’Avana. Il Líder Máximo, nel 1959, portò la rivoluzione comunista all’isola caraibica, abbattendo la detestata e corrotta dittatura militare di Batista, vicino agli Stati Uniti d’America. Castro guidò Cuba per quasi cinquant’anni,  fino al 2006 quando cedette il potere a suo fratello Raul, il quale attuò una politica di riavvicinamento agli Stati Uniti d’America, avversario storico della piccola isola caraibica. I suoi funerali si terranno il 4 dicembre a L’Avana, dove saranno presenti i capi di stato dei paesi storicamente più vicini a Cuba. Grandi assenti, invece, saranno i leader dei paesi occidentali.

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  1. Venerdì 25: Nuovo trattato di pace fra il governo e le FARC in Colombia

Due mesi dopo la bocciatura per referendum popolare del precedente accordo di pace, il governo colombiano e i comandanti delle FARC hanno firmato un nuovo accordo di pace, tenendo conto di quasi tutte le obiezioni che erano state precedentemente poste dalle opposizioni. Il nuovo testo include misure cautelari più stringenti per gli ex guerriglieri sotto la supervisione delle Nazioni Unite, risarcimenti per le vittime della guerriglia e la riduzione dei finanziamenti pubblici al partito che verrà formato dagli ex-FARC. I due punti fondamentali sono la possibilità per i comandanti delle FARC di fare politica e il fatto che ai guerriglieri sarà evitato il carcere. A breve l’accordo sarà sottoposto per la ratifica al Congresso e al Senato del paese.

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  1. Domenica 27: Gli svizzeri hanno detto NO all’uscita accelerata dal nucleare

Gli svizzeri hanno bocciato il referendum promosso dai Verdi e da alcuni partiti di sinistra che aveva l’obiettivo di spingere il paese verso un’ uscita accelerata dalla produzione di energia nucleare. Il paese produce il 33% della propria energia grazie al nucleare e possiede alcuni impianti molto datati che, secondo i promotori del referendum, andrebbero chiusi. Il quesito è stato respinto con il 54% di voti negativi: il sì ha vinto solamente nei maggiori centri urbani, mentre la maggior parte del paese si è espressa negativamente. Il governo, in seguito all’incidente di Fukushima, aveva dichiarato di voler abbandonare il nucleare senza però fornire un calendario. Se avesse vinto il sì, le centrali nucleari più obsolete del paese avrebbero dovuto chiudere i battenti nel 2017.

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  1. Domenica 27 : Francois Fillon ha vinto le primarie per le presidenziali del centro-destra in Francia

Francois Fillon sarà il candidato de l’Unione per un Movimento Popolare alle presidenziali francesi. Dopo aver eliminato l’ex presidente Nicolas Sarkozy al primo turno, Fillon si è imposto anche su Alain Juppé ed ora è il favorito nella corsa all’Eliseo. Circa 3 milioni sono stati i francesi che hanno votato: l’altissima affluenza  ha testimoniato l’importanza data dall’elettorato francese a queste primarie il cui obiettivo principale era quello di trovare un avversario forte  per affrontare l’estrema destra di Marine Le Pen. Francois Fillon, già Primo Ministro sotto Sarkozy,  ha basato la sua campagna elettorale su istanze nazionaliste e conservatrici, su una decisa critica alle sanzioni europee poste alla Russia e su un piano di forte riduzione della spesa pubblica.

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  1. Lunedì 28: Il generale Haftar in visita a Mosca

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Il generale Haftar, che guida il governo di Tobruk riconosciuto ufficialmente solo dall’Egitto, è stato in visita a Mosca per discutere di forniture di armi al suo esercito. Pare molto probabile che la Russia, dopo la Siria, voglia ritagliarsi un ruolo da protagonista anche in Libia. Il governo russo ha infatti dichiarato che riconoscerà il governo di Tripoli solo quando lo farà anche quello di Tobruk. La notizia è arrivata poco dopo la notizia di un tentato golpe a Tripoli ai danni del governo Sarraj. Va inoltre ricordato il fatto che, da maggio, la comunità internazionale potrebbe rimuovere l’embargo sulla vendita di armi al governo ufficialmente riconosciuto e guidato da Fayez-al-Sarraj, e degli aiuti russi a Tobruk bilancerebbero nuovamente i rapporti di forza fra le fazioni.

  1. Mercoledì 30: L’Unione Europea ha varato il “Pacchetto Energia Pulita”

La Commissione Europea ha presentato il “Pacchetto Energia Pulita”, il quale prevede una serie di misure molto importanti per quel che riguarda la riduzione delle emissioni di CO2. Il pacchetto sancisce la volontà di Bruxelles di porsi alla guida del movimento per la lotta al cambiamento climatico. Include una serie di importanti misure che spaziano dai tagli ai sussidi per la produzione di energia con combustibili  fossili ai numerosi incentivi per l’efficienza energetica, per la conversione alle energie rinnovabili e per la riduzione dell’uso di biocarburanti. Gli obiettivi a  lungo termine dell’Unione Europea sono di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 40%, e aumentare l’efficienza energetica del 30% entro il 2030. 15301320_1257484580974332_1214253127_n

  1. Giovedì 1: I paesi OPEC si sono accordati per tagliare la produzione di petrolio

I paesi OPEC e la Russia hanno stretto un accordo che dovrebbe portare al taglio della produzione di petrolio. L’accordo era fortemente osteggiato dall’Arabia Saudita, che per anni è stata leader dell’organizzazione, ed ora esce sconfitta principalmente dall’Iran, che potrà aumentare le proprie esportazioni di greggio, e dalla Russia, per cui un aumento del prezzo del greggio gioverebbe molto alle sofferenti finanze pubbliche. Proprio per l’opposizione dell’ Arabia Saudita, però, l’accordo pare fragile. Resta infatti da vedere se i paesi rispetteranno un taglio della produzione soprattutto dopo un periodo in cui era stata lasciata libertà ai paesi produttori. E’ importante ricordare che l’accordo gioverà ai paesi che praticano il fracking su larga scala, come ad esempio gli Stati Uniti, il quale è un metodo più costoso dell’estrazione tradizionale che ha bisogno di prezzi di petrolio alti per essere economicamente vantaggioso.

  1. Venerdì 2: Francois Hollande rinuncia al secondo mandato

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Il presidente socialista francese Francois Hollande ha dichiarato di rinunciare a ricandidarsi al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi . E’ la prima volta nella storia della V Repubblica che un presidente rinuncia a ricandidarsi alle elezioni. D’altro canto Hollande ha un indice di apprezzamento bassissimo e, sotto la sua presidenza, il Partito Socialista ha raggiunto i livelli più bassi di consenso nella storia. Dai critici è accusato di non essere stato in grado di affrontare la problematica situazione economica e sociale del paese, caratterizzata da un alto livello di disoccupazione e da un’economia in stagnazione, e di aver guidato un apparato di sicurezza del tutto impreparato ad affrontare le minacce poste dal terrorismo internazionale. Hollande, nel suo discorso di rinuncia, si è preso la piena responsabilità per i fallimenti della sua presidenza allontanando così la colpa dal suo governo e dal partito. Resta da vedere chi sarà il candidato di centro-sinistra all’Eliseo: il favorito in corsa per ora sembra essere l’attuale Primo Ministro Manuel Valls. In ogni caso, il vincitore delle primarie dovrà affrontare una campagna elettorale tutta in salita, incentrata sui temi della ripresa economica e del terrorismo. Imperativo categorico, sia per i socialisti che per i popolari, sarà sconfiggere la destra ultranazionalista di Marine Le Pen.

  1. Venerdì 2: Il senato USA ha prorogato per dieci anni le sanzioni all’Iran

Il Senato degli Stati Uniti ha votato all’unanimità (99 a 0) di estendere per altri dieci l’Iran Sanctions Act .  L’atto segna una chiara rottura con la politica di negoziato e riavvicinamento dell’amministrazione Obama. Negli Stati Uniti la decisione è accolta con favore dal leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnel secondo cui “Preservare le sanzioni è d’importanza cruciale, dato il comportamento aggressivo dell’Iran e il suo continuo tentativo di espandere la propria sfera d’influenza nel Medio Oriente” mentre fortemente contrario si è dichiarato il direttore uscente della CIA che ha definito “disastrosa” la politica di rinnovo  delle sanzioni. In Iran la notizia è stata accolta con ostilità: il Ministero degli Esteri ha infatti dichiarato l’estensione delle sanzioni una chiara violazione dell’accordo sul nucleare.  15368790_1257491517640305_1049163284_o

  1. Venerdì 2: Il generale James “Mad dog” Mattis sarà il nuovo Segretario alla Difesa

James Mattis, ex-generale dei marines, guiderà il Pentagono nel quadriennio della presidenza Trump. La sua nomina sembra rassicurare l’establishment militare repubblicano in quanto Mattis è su posizioni comunque più moderate di quelle del nuovo consigliere alla sicurezza nazionale James Flynn (seppure lontane anni luce da quelle dei democratici e della componente più moderata delle forze armate). Molti sperano, infatti, che riesca a neutralizzare le posizioni radicali dell’altro ex-generale nello staff di Trump, portando su una traiettoria più moderata le politiche di sicurezza dell’amministrazione.  Da sempre molto critico dell’amministrazione Obama e fortemente contrario all’accordo sul nucleare con l’Iran, l’ex-marine ha però nei rapporti con Putin il principale punto di contrasto con il presidente neo-eletto. Ciò che pare probabile invece, è che la coppia Mattis-Flynn porterà ad un irrigidimento delle posizioni americane verso l’islam politico (dalla Turchia, all’ISIS all’Iran).

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