27 gennaio/3 febbraio – Una settimana in 10 notizie

Un’altra settimana sta per concludersi, e un’altra edizione di Una settimana in 10 notizie aspetta solo di essere letta. Trump ha bloccato gli arrivi dei cittadini provenienti da sei paesi a maggioranza musulmana, ha sospeso il programma di ricollocamento per rifugiati siriani, ha invitato Steven Bannon a far parte del Consiglio nazionale per la sicurezza e varato nuove sanzioni contro l’Iran. Nel resto del mondo, invece, dal via libera della Duma alla depenalizzazione delle violenze domestiche ai nuovi scontri armati in Ucraina, passando per le proteste in Romania contro misure che decriminalizzano la corruzione, l’attacco del gruppo Al-Shabab ad una base militare keniota in Somalia e il memorandum sull’immigrazione tra Italia e Libia, ecco cos’è successo.

  1. Sabato 28: la Duma ha approvato una serie di misure che depenalizzano le violenze domestiche

La Duma ha dato il via libera ad una legge che depenalizza le violenze in famiglia da reato penale ad illecito amministrativo. Il progetto di legge è stato avanzato dopo una sentenza della Corte suprema che ha depenalizzato le percosse che non infliggono danni fisici mantenendo però lo status di reato penale. Questo ha fatto insorgere i deputati più conservatori che, capitanati da Ielena Mizulina, hanno presentato il progetto sostenendo che il reato di “maltrattamento in famiglia” è “anti-familiare”. A favore della proposta si è schierato anche il presidente dell’assemblea che ha dichiarato che la legge aiuterà a creare “famiglie forti”.

Duma della Federazione Russa

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2. Sabato 28: Il Presidente degli Stati Uniti ha invitato Steven Bannon a far parte del Consiglio nazionale per la sicurezza

Donald Trump ha chiamato un civile, Steven Bannon, a far parte del Consiglio nazionale per la sicurezza in un ruolo che, di norma, spetta a personale militare specializzato. La nomina ha causato un coro di proteste poiché l’uomo ha più volte dichiarato di voler distruggere il governo degli Stati Uniti e rimpiazzarlo con un impianto autoritario e nazionalista, abbattendo le politiche moderate del Partito Repubblicano in ambito di immigrazione e di affari esteri. Bannon appartiene alla formazione di estrema destra Alt-Right, da sempre schierata su posizioni antisemite, razziste, isolazioniste e di odio per il governo. Assieme ad un altro attivista di estrema destra, Bannon ha contribuito a creare la piattaforma Breibart News. Quest’ultima conta oltre 37 milioni di visitatori al mese e i suoi articoli sono più letti di quelli del Washington Post e del New York Times messi assieme. La piattaforma sta pianificando l’apertura di uffici a Parigi e a Berlino mentre è già presente a Londra poiché ha contribuito alla campagna per il Leave.

3. Domenica 29: In Somalia il gruppo Al-Shabab ha assaltato una base militare keniota causando decine di vittime

Il gruppo estremista islamico somalo Al-Shabab ha lanciato un’offensiva a sorpresa colpendo la base base militare dell’esercito keniota della città di Kolbion nel sud della Somalia. All’alba centinaia di guerriglieri hanno fatto irruzione con una serie di autobombe all’interno della base dell’Unione Africana, e nei violentissimi scontri che sono seguiti hanno perso la vita più di 50 soldati e numerosi civili fra cui il sindaco della città. Nonostante l’alto numero di caduti, l’attacco è stato respinto e i guerriglieri hanno subito pesanti perdite. Il Kenya è presente in territorio somalo con un contingente di 3600 uomini ed è stato bersaglio di numerosi attacchi da parte del gruppo terroristico.

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4. Domenica 29: Trump ha bloccato gli arrivi di cittadini provenienti da sei paesi a maggioranza musulmana e ha sospeso il programma di ricollocamento per rifugiati siriani

Il Presidente degli Stati Uniti d’America ha firmato un decreto che blocca per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti a cittadini provenienti dall’Iran, dall’Iraq, dalla Siria, dalla Somalia, dal Sudan e dalla Libia e prevede controlli più stretti anche per coloro i quali hanno già ottenuto un visto valido per gli USA. La polizia di frontiera statunitense ha detenuto centinaia di persone nel corso della settimana per svolgere controlli e accertamenti provocando proteste fuori dai maggiori aeroporti del paese. Numerosi sono stati i gesti di assistenza e solidarietà da parte di avvocati e comuni cittadini nei confronti di persone detenute per giorni senza ragione. Ha fatto discutere anche il decreto che prevede il dimezzamento del programma di ricollocamento dei rifugiati sottoscritto da Obama, la sospensione a tempo indeterminato dell’ingresso di rifugiati siriani, il blocco per 120 giorni degli ingressi di rifugiati di ogni nazionalità negli USA e un trattamento di favore per quelli cristiani. Il provvedimento ha provocato la protesta ufficiale delle Nazioni Unite e un acceso scambio telefonico fra il Trump e il Premier australiano, definito “il peggiore scambio che ho avuto fino ad ora” dal presidente.

Trump firma un ordine esecutivo

5. Mercoledì 1: 6 vittime in un attentato di matrice di estrema destra in una moschea del Quebec

Sei persone sono state uccise e otto ferite in una sparatoria che ha colpito la moschea di Quebec City in Canada. L’autore dell’attentato è un giovane estremista di destra con forti simpatie per Donald Trump, le estreme destre europee e le forze armate israeliane. Il Presidente del Canada Justin Trudeau ha subito dichiarato l’atto un attentato alla comunità musulmana del paese esprimendo solidarietà alle famiglie delle vittime.

6. Mercoledì 1: La Camera dei Comuni ha dato il via libera ai negoziati per la Brexit

La Camera dei Comuni ha votato, con 498 voti a favore, per consentire l’avvio dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ben 47 deputati del Partito Labourista si sono uniti ai Liberal Democratici, al Partito Nazionale Scozzese, a quello Gallese e a qualche dissidente conservatore e hanno votato contro l’European Union Bill. Il 20 febbraio la palla passerà alla Camera dei Lord che dovrà dare il via libera al testo. A breve il Primo ministro britannico Theresa May potrà dare il via alle procedure previste dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona che porterà alla fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La Camera dei Comuni

7. Giovedì 2: Italia e Libia hanno firmato un memorandum sul contrasto all’immigrazione in vista del summit europeo di Malta

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il Primo ministro libico Fayez al-Sarraj hanno firmato a Palazzo Chigi un memorandum triennale sul contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani. Il documento punta a rafforzare la collaborazione italo-libica sul tema dell’immigrazione ed è il primo tassello di una serie di futuri accordi economici e di cooperazione militare fra Italia e Libia e fra Libia ed Unione Europea. Il premier libico ha però escluso una missione europea in acque libiche mirata a contrastare la partenza dei migranti e a sostenere militarmente il governo di Tripoli. L’accordo è fortemente sostenuto dall’Unione Europea che punta a ridurre il flusso di migranti provenienti dalla Libia e a rafforzare il governo di Sarraj colpito da un recente tentativo di golpe e dall’opposizione del governo di Tobruk, sostenuto dall’Egitto e dalla Russia.

Gentiloni e al-Sarraj

8. Venerdì 3: Gli USA hanno varato nuove sanzioni contro l’Iran dopo una serie di test missilistici 

Gli Stati Uniti hanno varato nuove sanzioni in risposta a dei test missilistici realizzati dalla Repubblica islamica. Le misure sono arrivate in seguito ad un netto peggioramento delle relazioni fra i due paesi causato, fra le altre cose, anche dal fatto che l’Iran è incluso nella lista di paesi i cui cittadini hanno visto impedito il loro ingresso negli USA a causa dell’ordine esecutivo di Trump. Il Ministero della Difesa iraniano ha precisato che il paese non deve chiedere il permesso a nessuno per poter svolgere i test, e che le armi sono finalizzate all’autodifesa e le operazioni non violano né risoluzioni ONU né l’accordo sul nucleare firmato da Obama.

Missili iraniani in mostra

9. Venerdì 3: Riprendono gli scontri armati in Ucraina, oltre 34 i caduti in meno di una settimana

Negli ultimi giorni l’esercito ucraino regolare e i ribelli della repubblica del Donbass si sono scontrati intorno alla cittadina di Avdiivka dove ha sede un’importante centrale elettrica. Kiev e Mosca si sono vicendevolmente accusate di essere responsabili dell’escalation: gli ucraini sostengono che la Repubblica filorussa abbia ripreso a combattere perché la congiuntura internazionale pare essere più favorevole a Mosca (dall’uscita di scena di Obama) e i russi accusano la parte opposta di voler spingere Trump a prendere una posizione netta sul conflitto.  Gli accordi di Minsk, in ogni caso, rimangono attuati solo parzialmente poiché l’Ucraina non ha ancora proceduto ad una riforma del proprio territorio in senso federale e la Russia continua ad appoggiare e finanziare i gruppi ribelli oltre che a schierare i propri militari all’interno del territorio ucraino.

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10. Venerdì 3: 250mila persone sono scese in piazza in Romania per protestare contro una serie di misure che decriminalizzano la corruzione

250 mila persone hanno manifestato a Bucarest ed in altre città della Romania per chiedere le dimissioni del governo ed il ritiro di un decreto d’urgenza che porta alla depenalizzazione della corruzione e dell’abuso d’ufficio. Molti ritengono che queste misure siano state prese per ottenere la scarcerazione di personaggi politici e vicini alla politica finiti in carcere per corruzione ed altri illeciti. Gli organizzatori sostengono che continueranno a protestare finché il governo non ritirerà il decreto e per impedire che presenti un disegno di legge di amnistia per il reato di corruzione.

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