27 ottobre/3 novembre – Una settimana in 10 notizie

Un’altra settimana si è conclusa ed è arrivato il momento di riassumerne le vicende di ambito politico, dal summit che si è svolto a Istanbul per trovare una soluzione alla guerra in Siria ai risultati delle presidenziali brasiliane, dalla decisione di non ricandidarsi della Merkel alle amministrative a Israele.

1. Sabato 27: Summit a Istanbul sulla questione libica

Si è tenuto a Istanbul, il 27 ottobre, un summit per decidere il futuro della Siria in ambito economico, ma soprattutto per trovare una soluzione al conflitto che ormai va avanti da sette anni. I quattro leader che vi hanno partecipato sono la cancelliera tedesca  Angela Merkel, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Dal summit è emerso che entro la fine dell’anno dovrà essere costituito un comitato costituzionale che troverà nel più breve tempo possibile una soluzione al conflitto. Pare che Erdogan abbia sfruttato l’occasione per parlare ai colleghi della tragedia riguardante il giornalista saudita Jamal Khashoggi.

I presidenti Putin, Macron, Erdogan e la cancelliera Merkel (credits: kremlin.ru)

2. Sabato 27: Sparatoria in una sinagoga a Pittsburgh, Pennsylvania

Durante la cerimonia religiosa del sabato, un uomo armato ha fatto irruzione nella sinagoga “Tree of life” di Pittsburgh e ha cominciato a sparare alle persone presenti, urlando frasi come “tutti gli ebrei devono morire”. Il bilancio è arrivato a undici vittime e sei feriti, colpiti da un fucile AR-15, utilizzato in molte sparatorie negli Stati Uniti. L’uomo si chiama Robert Bowers e dopo l’arresto si è appreso essere un estremista di destra, chiaramente antisemita. Il presidente americano Trump ha espresso il suo cordoglio tramite un tweet e un video in cui dice: “La nostra nazione e il mondo sono sconvolti dal dolore. Questo è stato un atto anti-semitico che non si penserebbe possibile oggi, in questo periodo. Ma sembra che proprio non riusciamo a imparare dal passato”.

Sinagoga “Tree of life” a Pittsburgh, Pennsylvania (credits: flickr.com)

3. Sabato 27: Cambio ora legale/solare, forse per l’ultima volta

Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre c’è stato per l’ennesimo anno il cambio di orario, ovvero il passaggio dall’ora legale all’ora solare. Questo cambiamento, che ormai nella vita delle persone era divenuto abituale, potrebbe cessare di esserlo: infatti, la commissione UE ha quest’anno discusso riguardo l’abolizione del doppio orario (agli Stati verrà lasciata la scelta su quale orario mantenere) e sembra che l’intenzione sia quella di attuare questa riforma già nel 2019. Il cambio d’ora fu stabilmente introdotto negli anni ’70 del ‘900, per andare in contro alla crisi petrolifera e risparmiare energia, sfruttando al massimo le ore di luce. Il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, dichiara che questa necessità di salvaguardia energetica non c’è più e che è la popolazione a volere l’abolizione della direttiva europea che prevede il cambio dell’orario.

Credits: Wikipedia

4. Domenica 28: Jair Bolsonaro vince le presidenziali in Brasile

Il 7 ottobre si sono svolte in Brasile le elezioni per la carica presidenziale. Dato che l’unico valido avversario di Jair Bolsonaro sarebbe stato Luiz Inácio Lula da Silva (in prigione dal mese di aprile), non ci si poteva aspettare che una vittoria da parte del candidato di estrema destra. Nonostante tutto, invece, il nuovo candidato per il Partito dei lavoratori Fernando Haddad, anche grazie all’appoggio di Lula, ha riscosso i consensi necessari per portare l’avversario al ballottaggio.

Mentre i sondaggi dei giorni precedenti sembravano segnalare una tendenza all’aumento dei voti per il partito capitanato da Haddad, domenica è arrivata la conferma che Bolsonaro era diventato, con il 55% dei voti, il nuovo presidente del Brasile. Un presidente che conferma la tendenza populista che caratterizza Paesi di tutto il mondo in quest’ultimo periodo; un presidente dichiaratamente omofobo e misogino, che rivela apertamente il suo odio per gli avversari politici.

Jair Bolsonaro, nuovo presidente del Brasile (credits: Wikimedia)

5. Lunedì 29: A Torino si continua a discutere sul Tav

Il Tav, un progetto di ingegneria volto a creare una ferrovia per collegare Torino e Lione, ha nuovamente acceso il dibattito. Lunedì, infatti, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato la messa in stato di fermo dell’opera, per necessità di un’approfondita analisi costi/benefici. Negli ultimi giorni, ma si potrebbe dire anche negli ultimi mesi, quest’opera ha avuto un ruolo centrale nei dibattiti politici, infatti le forze del governo insediato quest’anno sembrano cercare in tutti i modi di mettere il bastone tra le ruote al progetto iniziato negli anni ’90.

Durante il Consiglio comunale, gli esponenti del PD che hanno protestato con dei cartelli che dicevano “Torino sì Tav” sono stati richiamati e qualcuno è anche stato allontanato dalla seduta, come ad esempio l’ex sindaco Piero Fassino.

Simbolo del movimento “No Tav” (credits: Wikipedia)

6. Martedì 29: Germania, la cancelliera Merkel non si ricandiderà nel 2021

Angela Merkel ha fatto un lungo e meditato discorso per annunciare e spiegare la sua decisione di non ricandidarsi, né a dicembre alla presidenza del partito (CDU), né nel 2021 per la cancelleria tedesca. Sembra abbia preferito togliersi di torno prima che fosse qualcun’altro a farlo, visti i risultati delle elezioni in Baviera. Ci sono comunque altri due anni di mandato, quindi il suo lavoro ancora non è finito; la cancelliera si impegnerà a trovare un sostituto valido e a mantenere, per quanto possibile, una situazione stabile nel Paese, nella speranza che la Germania, una delle ultime nazioni non ancora convertite a partiti e governi di tipo populista e nazionalista, non si uniformi a questa tendenza.

Angela Merkel a un comizio della CDU (credits: flickr.com)

7. Martedì 30: Dimissioni del segretario del PD, Maurizio Martina

Dopo meno di quattro mesi passati come segretario del Partito Democratico, martedì Maurizio Martina ha rassegnato le sue dimissioni nell’ambito del forum che ha visto i membri del partito sviluppare idee e prendere decisioni per rilanciare il partito stesso. In questa due-giorni che si è svolta sabato e domenica scorsi, sembra che si sia cercato di spiegare il perché alle elezioni dello scorso marzo il Partito abbia ottenuto un così basso punteggio. Martina manterrà i suoi incarichi fino all’elezione di un nuovo segretario, che pare verrà fissata prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2019.

Maurizio Martina (credits: flickr.com)

8. Mercoledì 31: Elezioni amministrative a Israele

Si sono svolte nello stato di Israele le elezioni amministrative, che quest’anno hanno segnato un cambiamento importante nelle grandi città: infatti, il partito nazionalista Likud di Benjamin Netanyahu ha perso consensi a favore dei laburisti, che hanno vinto a Tel Aviv, ad Haifa e a Gerusalemme. Ad Haifa per la prima volta è stata eletta una donnaEinat Kalish Rotem, che, con una lunga carriera da architetto alle sue spalle, ha guadagnato il supporto degli elettori di sinistra e degli ortodossi. Lei e poche altre donne sono state elette nelle città israeliane, che rimangono comunque per la maggioranza guidate da sindaci maschi.

Veduta di Tel Aviv (credits: Wikipedia)

9. Mercoledì 31: Manovra, Mattarella chiede confronto con UE

In allegato al disegno di legge firmato e trasmesso alle Camere, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato, questa settimana, una lettera con cui chiede al Governo maggiore “confronto e dialogo costruttivo con le istituzioni europee per quanto riguarda la manovra finanziaria in atto. L’Unione Europea ha infatti avuto modo di richiamare varie volte l’Italia su alcune parti del disegno di legge che non rispettavano i parametri di Maastricht, ottenendo lamentele e critiche da alcuni ministri: in primis il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che è stato ripreso dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Parlamento italiano (credits: flickr.com)

10. Venerdì 2: USA, i sondaggi danno i democratici in vantaggio per il midterm

A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, gli elettori americani sembrano preferire, almeno per la Camera dei Rappresentanti, i democratici ai repubblicani, nonostante e forse in parte grazie alla campagna che sta promuovendo il presidente americano Donald Trump; una campagna incentrata sul continuo flusso di immigrati al confine con il Messico, sulla carovana partita dall’America centrale e sulle alte tassazioni imposte al Venezuela e ad altri stati come punizione per la stessa. Allo stesso tempo, i democratici portano avanti una campagna incentrata sull’importanza del votare, sul mantenimento della democrazie e contro le scelte migratorie di Trump. Per il Senato sembra invece che i Repubblicani abbiamo più possibilità di mantenere la maggioranza di seggi. Ora non resta altro da fare che aspettare i risultati elettorali.

Comizio elettorale repubblicano (credits: Twitter)

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: