27 ottobre/03 novembre – Una settimana in 10 notizie

Questa settimana si apre con l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola da parte di Madrid e le sue conseguenze, continua con l’importante risultato delle elezioni islandesi, il viaggio in India del premier Paolo Gentiloni, l’attacco terroristico a New York, la visita di Aung San Suu Kyi nel Rakhine e si chiude con la riconquista di Deir Ezzor da parte dell’esercito siriano.
Questo e molto altro nell’odierna edizione di Una settimana in 10 notizie.

  1. Settimana – La Catalogna dopo l’indipendenza affronta il duro scontro con il governo di Madrid

Dopo che, il 27 ottobre, il Parlamento della Generalitat de Catalunya ha votato la dichiarazione unilaterale di indipendenza, il premier spagnolo Mariano Rajoy non ha fatto attendere risposta: il governo centrale di Madrid, applicando l’articolo 155 della costituzione spagnola, ha destituito il Parlamento catalano presieduto da Carles Puigdemont, assunto il controllo dell’ordine pubblico commissariando la regione e indetto nuove elezioni regionali previste per il 21 novembre. Il presidente ha dichiarato come “”unico responsabile del ricorso all’articolo 155 della CostituzionePuigdemont, che il 29 ottobre, assieme ad altri quattro ministri del suo governo, ha lasciato la Spagna per rifugiarsi a Bruxelles, accolto dal primo ministro Charles Michel, che attraverso alcune delle sue dichiarazioni si è dimostrato sostenitore della causa catalana.
Il 31 ottobre il giudice della Audiencia Nacional, Carmen Lamela, ha chiesto che l’ex presidente, assieme agli altri ex membri del governo catalano, siano processati per sedizione, malversazione e ribellione, reati che prevedono una pena tra i 15 e 30 anni di reclusione, ma l’avvocato fiammingo di Puigdemont, Paul Bekaert, ha annunciato che l’ex premier non si sarebbe presentato a processo, la cui udienza era fissata per giovedì 2 novembre. La procura ha già richiesto, come immediata conseguenza, un mandato d’arresto europeo; sono stati inoltre arrestati 7 ex membri del governo, applicando un provvedimento di detenzione preventiva, per scongiurare il “rischio fuga. Molte sono state le proteste contro quest’ultima azione del governo centrale, e lo stesso Puigdemont ha twittato:” “Il governo legittimo della Catalogna incarcerato per le sue idee e per essere stato fedele al mandato approvato dal parlamento catalano”. In tutto questo, l’Unione Europea mantiene il suo fermo appoggio alla Spagna.

Carles Puigdemont
Credits:Wikimedia Commons

2. Venerdì 27 – Desecretati i “JFK Files”

Allo scadere dei 25 anni previsti dalla legge del 1992, firmata da George H. W. Bush, sono stati ufficialmente desecretati gli ultimi 2.800 documenti relativi all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, finora coperti dal segreto di stato. Lo aveva inoltre annunciato su Twitter un giorno prima il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Altri 300 documenti resteranno per almeno altri sei mesi segreti, lasso di tempo necessario per poter decidere se essi possano “recare danno alle operazioni militari, di intelligence, di difesa ed esecuzione della legge o alle relazioni con altri Stati”. La documentazione nel suo complesso dovrebbe confermare la versione ufficiale sulla morte del presidente Kennedy, secondo la quale l’unico responsabile dell’omicidio fu Lee Harvey Oswald. I documenti sono consultabili sul sito “The National Archives”.

Credits: Wikimedia

3. Sabato 28 ottobre – Ancora morte a Mogadiscio dopo la strage del 14 ottobre

A distanza di due settimane dal più cruento attentato terroristico della storia della Somalia, nel quale un’autobomba è esplosa nella città di Mogadiscio, il gruppo estremista islamico al-Shabaab ha rivendicato il doppio attentato compiuto nel pomeriggio di sabato: si tratta di due attacchi condotti tramite autobombe, il primo è avvenuto nei pressi dell’hotel Nasa-Hablod, mentre il secondo si è consumato vicino all’ex edificio del Parlamento. Un terzo attacco è stato poi compiuto da un kamikaze, mentre le milizie armate si asserragliavano all’interno dell’hotel. Il bilancio è di 13 morti e circa 16 feriti.

Credits: Armyman.info

4. Sabato 28 ottobre – In Islanda le elezioni legislative cambiano l’assetto parlamentare

Le elezioni legislative islandesi, tenutesi il 28 ottobre scorso, hanno inflitto un duro colpo ai partiti di centro, in particolare al Partito dell’indipendenza del premier uscente Bjarni Benediktsson che, nonostante sia arrivato primo, ha ottenuto solamente la maggioranza relativa, con 16 seggi su 63 (perdendone quindi 5 rispetto ai 21 precedenti), mentre sono state un ottimo risultato per il Movimento sinistra-verdi che è diventato il secondo partito in parlamento, con 11 seggi. Il suo leader, Katrín Jakobsdóttir, progressista e portavoce di un programma di giustizia sociale, è ora una potenziale alleata del resto della sinistra ed ha inoltre ottenuto giovedì 2 novembre l’incarico di formare un nuovo governo da parte del Capo dello stato Gudni Johannesson.

Katrín Jakobsdóttir

Credits: Wikipedia

5. Domenica 29 ottobre – Un vuoto di potere pericoloso in Kurdistan dopo le dimissioni del presidente Barzani

La sera del 29 ottobre il presidente curdo Massoud Barzani si è recato in parlamento per annunciare le sue dimissioni, ed il primo novembre il suo mandato è ufficialmente scaduto. Non sono mancati gli scontri e gruppi di giovani armati hanno assaltato le troupe televisive e alcuni deputati, mentre all’interno dell’aula si votava per assegnare i poteri dell’ex presidente al parlamento e al governo: non sono previste, infatti, imminenti elezioni presidenziale, rinviate a data da destinarsi insieme a quelle parlamentari. Nei giorni precedenti molte erano state le violenze tra l’esercito curdo e quello iracheno nella zona di Kirkuk, occupata da quest’ultimo dopo il referendum sull’indipendenza curdo, e si può supporre che le dimissioni del presidente fossero una richiesta del leader iracheno Haider Al-Abadi, che già aveva chiesto l’annullamento del referendum, per trovare una soluzione pacifica al conflitto.

Massoud Barzani

Credits: Flickr

6. Lunedì 30 ottobre – Il ministro del consiglio Paolo Gentiloni incontra i vertici indiani

E’ cominciato il viaggio in India del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che incontrerà sia il primo ministro Narendra Modi, sia il presidente della Repubblica indiana Ram Nath Kovid. Un viaggio importante per i rapporti tra Italia e India dopo il lungo periodo di tensione dovuto al caso dei marò arrestati, ed anche un momento in cui tra i vari temi sarà affrontato quello della comunità Hare Krishna in Italia; il culto di Krishna, infatti, non è ancora riconosciuto dall’Italia, nonostante vi sia un’istruttoria a riguardo già conclusa da tempo.

Narendra Modi

Credits: Wikimedia Commons

7. Martedì 31 ottobre – Attentato nel cuore di New York

Alle 3 del pomeriggio (ora americana) di martedì 31 ottobre un pick-up guidato da un’uomo che poi è stato identificato come Sayfullo Saipov, 29enne cittadino uzbeko, ha investito pedoni e ciclisti sulla West Side Highway, la pista ciclabile nella zona sud di Manhattan, uccidendo 8 persone e ferendone altre 11. La sua pazza corsa si è conclusa quando si è scontrato con uno scuolabus, ferendo alcuni passeggeri all’interno del mezzo. L’uomo è stato poi neutralizzato dalla polizia, dopo essere sceso dal furgone con in mano due pistole rivelatesi finte. L’Fbi e il sindaco di New York Bill de Blasio hanno subito parlato di attentato terroristico. Sayfullo Saipov era negli Stati Uniti dal 2010, non aveva precedenti penali, lavorava come autista di Uber ed era in regolare possesso di una green card, che consente di vivere legalmente negli USA a tempo indeterminato, fino al conseguimento della cittadinanza. Nel pick-up sono stati inoltre ritrovati degli scritti in arabo in cui l’uomo giurava fedeltà al gruppo Stato Islamico, che nella giornata di venerdì 3 novembre ha rivendicato l’attentato. Il presidente Donald Trump ha commentano l’accaduto criticando il programma delle green card ed è probabile che tenterà di applicare nuove restrizioni per quanti, provenienti da determinati paesi medio-orientali, vogliano entrare negli Stati Uniti.

Credits: Wikipedia Commons

8. Mercoledì 1 novembre – Lo scandalo delle molestie a Westminister coinvolge il Ministro della Difesa Michael Fellon

Si è dimesso il ministro della difesa Michael Fellon, dopo le accuse di molestie sessuali che nei giorni scorsi hanno coinvolto lui ed altri politici inglesi a Westminister. Al suo posto il primo ministro Theresa May ha nominato Gavin Williamson, capogruppo dei Tories ai comuni.

Michael Fellon

Credits: Wikipedia Commons

9. Giovedì 2 novembre – La prima visita di Aung San Suu Kyi nel Rakhine a due mesi dallo scoppio della crisi dei Rohingya

La leader birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, si è recata per la prima volta in visita nello Stato Rakhine dopo l’inizio delle violenze condotte dal governo birmano e dalla maggioranza buddista contro la comunità musulmana dei Rohingya, il cui esodo verso il Bangladesh continua. Sono seicentomila ad oggi i profughi costretti a scappare e a lasciare le loro case, spesso date a fuoco sotto i loro occhi. Lo Stato del Myanmar, accusato dall’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite di compiere “pulizia etnica, sta conducendo ormai da tempo violente operazioni militari contro questa minoranza, mentre il Consigliere di stato Suu Kyi è stata più volte criticata per non aver preso una posizione netta contro il governo birmano. Il suo viaggio, non annunciato, è durato un giorno durante il quale, accompagnata dall’imprenditore Zaw Zaw, si è recata a Sittwe, la capitale, ed in altre due città. In alcune delle sue dichiarazione, la leader ha sostenuto che il problema possa essere risolto investendo nella regione e attraverso lo sviluppo, ma non ha affrontato la questione dei profughi Rohingya, considerati dal governo immigrati irregolari, la cui possibilità di rientrare o meno nei loro villaggi (ormai quasi completamente distrutti) non è ancora chiara.

Aung San Suu Kyi

Credits: Wikimedia Commons

10. Venerdì 3 novembre – L’esercito siriano di Bassar Al Hassad ha riconquistato Deir Ezzor

L’agenzia di stampa ufficiale Sana, citando una fonte militare, ha annunciato che l’esercito siriano e la colazione internazionale, con l’ulteriore aiuto degli Hezbollah libanesi, hanno riconquistato Deir Ezzor, l’ultimo grande centro abitato in mano al gruppo Stato Islamico dal 2014. La città, che conta duecentomila abitanti, era ed è un’importante centro strategico nonché un territorio ricco di giacimenti petroliferi. Da adesso l’esercito siriano può iniziare a espandersi verso est, anche perché secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani l’Is controlla ancora il 40% della provincia di Deir Az Zor, dove l’alleanza arabo-curda sta ancora combattendo, supportata dalla colazione internazionale con a capo gli Stati Uniti. Con la caduta di Deir Ezzor entrano in gioco più fattori: da una parte il gruppo Stato Islamico, che non ha più un territorio definito, continuerà presumibilmente a colpire attraverso azioni mirate e disperse sul territorio, e dall’altra le eterogenee e fragili alleanze (internazionali e non) in funzione anti-Is rischiano di sfociare in ulteriori laceranti scontri, una volta sconfitto il nemico comune.

Credits: Mappery

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