2/9 marzo – Una settimana in 10 notizie

E’ stata una settimana intensa e ricca di avvenimenti, a partire dalle elezioni politiche italiane per arrivare alle importanti scelte di Trump su economia e denuclearizzazione. Sconfinare, dopo la consueta pausa per la sessione invernale, ve la racconta in 10 notizie.

1.Venerdì 2 – Putin risponde alle provocazioni USA

Il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto sulle reti nazionali e internazionali alla vigilia delle elezioni politiche che si svolgeranno in Russia il 18 marzo. Il leader del Cremlino, nel suo discorso, ha spiegato che la Russia, dopo aver conquistato e consolidato la democrazia, la libertà e l’indipendenza, deve ora fare un salto tecnologico per sconfiggere l’arretratezza, vera piaga del paese. In Russia, infatti, circa 20 milioni di cittadini (1/7 della popolazione) vive sotto la soglia di indigenza, ovvero con meno di 180 dollari al mese. Perciò, spiega Putin, vi saranno dei piani che prevedono la costruzione di scuole e ospedali, la costruzione di infrastrutture come il quasi terminato ponte che collega la penisola della Crimea, l’investimento per lo sfruttamento delle risorse in Siberia. Ma il colpo di scena è stato quando Putin ha presentato il Rs-28 Sarmat, il nuovo supermissile capace, secondo indiscrezioni, di volare all’infinito grazie ai suoi propulsori nucleari, e perciò di attaccare in qualsiasi parte dell’emisfero. Ciò avviene in risposta al dislocamento dei sistemi antimissili USA in Europa orientale, praticamente al confine con la Russia, contro cui il presidente russo aveva già minacciato di prendere provvedimenti. Tuttavia Putin afferma che la Russia non ha intenzioni bellicose, ma anzi auspica una collaborazione equa con USA e UE.

Vladimir Putin. Credits: Wikimedia Commons

2. Venerdì 2 – Attacco terroristico all’ambasciata francese di Ouagadougou

Nella mattina di venerdì l’ambasciata francese di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, è stata vittima di un attentato di matrice terroristica che è stato ricondotto all’organizzazione quaedista Jnim che opera nell’area. Le ricostruzioni parlano di un tentativo di irruzione nell’ambasciata francese fallito e di un successivo attacco al quartier generale dell’esercito per mano di cinque uomini armati che, arrivati a gran velocità su un veicolo, hanno cominciato a sparare sui civili, senza provocare però morti. Sette invece i morti accertati tra le forze dell’ordine, 5 al quartier generale dell’esercito e 2 all’ambasciata. Se si dovesse trattare di un attentato jihadista, come l’inviato francese per il Sahel Jean Marc Chataigner sostiene, sarebbe il terzo attacco in 2 anni in Burkina Faso.

Il monumento degli eroi nazionali a Ouagadougou. Credits: Wikimedia Commons

3. Sabato 3 – Rilasciati gli italiani arrestati in Slovacchia per il caso Kuciak

Continuano le indagini sull’omicidio di Jan Kuciak, giornalista 27enne slovacco che stava investigando per il suo giornale “Aktuality.sk” sui rapporti tra il governo slovacco e la ‘ndrangheta. Il giornalista è stato ritrovato morto insieme alla sua fidanzata il 22 febbraio nel suo appartamento di Valka Maca, a 65 km da Bratislava. I sette italiani fermati per un possibile coinvolgimento sono stati rilasciati dopo 48 ore per mancanza di prove per un’accusa formale. La polizia slovacca intanto fa sapere che proseguono le indagini, ma nega di aver ricevuto informazioni dall’Italia circa l’attività della ‘ndrangheta in Slovacchia. Kuciak aveva indicato tra i coinvolti Maria Troskova e Vilem Jasam, entrambi membri del team del premier Robert Fico, che si sono dimessi dopo aver dichiarato la loro innocenza. Il governo di Fico, contro cui sono scesi in piazza i cittadini, ha perso un altro pezzo quando il capo di gabinetto Roman Sipos si è dimesso per protesta.

Robert Fico. Credits: Wikimedia Commons

4. Domenica 4 – L’Italia al voto

Finalmente sono arrivate le tanto attese elezioni politiche in Italia. Alle urne si è recato il 72,93% degli aventi diritto per quanto riguarda la Camera dei deputati e il 72,99% per quanto riguarda il Senato della Repubblica, con una flessione di circa il 2,3% rispetto alle elezioni del 2013: è l’affluenza più bassa mai registrata da quando esiste la Repubblica italiana. Nessun partito ha raggiunto la maggioranza del 40%, il partito più votato è stato il M5S guidato da Luigi Di Maio, fermatosi al 32%, mentre la coalizione di centro-destra comprendente Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ha raggiunto complessivamente il 37% dei voti, con il partito di Matteo Salvini che ha preso il 17% dei voti, ridefinendo le gerarchie della coalizione a scapito di Silvio Berlusconi, fermatosi al 14%. Risultati parecchio negativi per il centro-sinistra, con il PD di Matteo Renzi che è riuscito a racimolare solamente il 19% dei voti, e per la nuova proposta dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso, che con il suo “Liberi e Uguali” è andato poco oltre la soglia di sbarramento fissata al 3%. Le sorti dell’Italia, in attesa dell’insediamento delle Camere previsto per il 23 marzo, sono ora rimesse al presidente della Repubblica Mattarella, cui spetterà l’ostico compito di individuare il futuro presidente del Consiglio italiano.

Credits: Flickr

5. Domenica 4 – Verso il quarto governo Merkel

Dopo le elezioni legislative che a settembre avevano visto la cancelliera tedesca Angela Merkel uscire fortemente indebolita, il partito socialdemocratico tedesco Spd guidato da Martin Schulz ha approvato a larga maggioranza (2/3 degli iscritti) l’alleanza con i conservatori del Cdu/Csu della Merkel, nonostante lo stesso segretario della Spd aveva escluso una nuova collaborazione dopo la batosta di settembre che aveva relegato il partito ai minimi storici. Tuttavia,  quella dell’inciucio è l’unica via per non andare nuovamente ad elezioni, dove si sarebbe potuto palesare il rischio di un ulteriore aumento dei consensi ad Afd, il partito tedesco anti-immigrati (12% alle ultime elezioni). A uscirne sconfitti sono sopratutto i giovani della Spd, che avevano votato in massa contro una nuova Grosse Koalition (GroKo), che verrà probabilmente firmata a breve, dando inizio al quarto governo Merkel, che si prospetta come quello più delicato e difficile. La Merkel si è congratulata via Twitter, dall’account del Cdu, per la decisione presa dal direttivo dell’Spd. Schulz intanto ha fatto sapere che non ricoprirà la carica di ministro degli Esteri del futuro governo.

Martin Schulz e Angela Merkel. Credits: Flickr

6. Martedì 6 – Possibile svolta nei rapporti USA- Corea del Nord

L’ultimo capitolo dei rapporti USA-Corea del Nord ha dell’inaspettato: alla lettera portata dalla delegazione sudcoreana guidata da Chung Eui-Yong, responsabile della sicurezza nazionale per la Corea del Sud, in cui il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un chiede di “vedersi entro maggio per discutere la denuclearizzazione“, Donald Trump ha risposto facendo sapere di essere aperto al dialogo, ma ha anche aggiunto che “le sanzioni contro Pyongyang rimarranno fin quando il regime non avrà deciso di denuclearizzare“. Si tratta di una svolta storica nei rapporti tra i due Paesi, anche considerando che questi sono ancora ufficialmente in guerra, non essendo mai stato firmato l’armistizio per il conflitto del 1950-1953, ma anche considerando le basi militari statunitensi con armi di ogni portata installate in Corea del Sud a pochi km dal 38° parallelo, in pratica una  minaccia costante per la Corea del Nord. Se Trump e Kim si incontreranno dopo il summit intercoreano, la denuclearizzazione potrebbe essere portata a compimento in tempi brevi.

Credits: Pixabay

7. Mercoledì 7 – Il principe ereditario saudita in visita a Londra

Muhammad Bin Salman, principe ereditario 32enne dell’Arabia Saudita, è stato ricevuto nella giornata di mercoledì dal premier inglese Theresa May, manifestando la volontà saudita di stringere i rapporti con Londra dopo l’arretramento strategico degli USA in Medio Oriente. Una tale collaborazione potrebbe rivelarsi fondamentale anche per la Gran Bretagna, che affronterebbe in questo modo le difficoltà della Brexit. In particolare si è discusso di accordi che potrebbero portare a 100 miliardi di investimenti sauditi in Gran Bretagna, in cambio dell’appoggio all’ambizioso progetto Vision 2030, un piano economico post-petrolifero che dovrebbe riformare strutturalmente le imprese, le esportazioni e il lavoro in Arabia Saudita. Bin Salman sta dando il via a un processo di modernizzazione in Arabia Saudita, ma non gode di buona fama in Gran Bretagna, come dimostrano le critiche ricevute per i pesanti interventi nella guerra in Yemen.

Muhammad Bin Salman . Credits: Wikimedia Commons

8. Mercoledì 7 – Raid nella Ghouta siriana

Continuano incessantemente le operazioni militari nella Ghouta orientale, con l’esercito di Damasco e i suoi alleati siriani e stranieri che sembrano aver riconquistato circa il 50% del territorio della regione, secondo quanto riportato dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Nei bombardamenti di mercoledì contro le enclave ribelli nelle località di Harasta, Saqba, Hamouriya ed Ein Tarma sono rimasti uccisi 62 civili, tra cui 8 bambini. In totale, parliamo di 4.829 feriti e 1.005 morti dall’inizio dei bombardamenti, il 18 febbraio, per una media di circa 71 morti al giorno, dai dati di Medici senza Frontiere, che gestisce direttamente cinque strutture sanitarie e tre cliniche mobili in Siria settentrionale, oltre a fornire supporto a circa 50 strutture nel Paese. Appare dunque inascoltato l’appello fatto il 24 febbraio dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che ha chiesto una tregua umanitaria di 30 giorni in tutta la Siria.

Credits: Wikimedia Commons

9. Giovedì 8 – Siamo vicini ad una guerra commerciale?

Donald Trump, ricorrendo al Trade Expansion Act del 1962, ha firmato in settimana i dazi al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio importati, che entreranno in vigore tra 15 giorni, fatta eccezione per i Paesi per adesso esentati, Canada e Messico. Il presidente della Casa Bianca giustifica questa scelta spiegando che si tratta di motivi di “sicurezza nazionale“, di protezione dei lavoratori americani. Acciaio e alluminio sono materiali largamente usati nella produzione bellica e Trump non vuole correre il rischio di dipendere dalle importazioni straniere per quanto riguarda gli armamenti. L’Unione Europea protesta contro la mossa protezionistica di Washington, ma fa sapere di non volere una guerra commerciale. Il Commissario europeo per il Commercio, Cecilia Malstrom ha twittato che “L’Ue è uno stretto alleato degli Stati Uniti e continuiamo a essere del parere che l’Ue debba essere esclusa da queste misure”.

Donald Trump. Credits: Wikipedia

10. Venerdì 9 – Firmato il TPP senza gli USA

E’ stato firmato in mattinata da 11 paesi (Australia, Canada, Brunei, Malaysia, Messico, Cile, Giappone, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) l’Accordo globale e progressivo per il Partenariato trans-pacifico (Cptpp), il patto di libero scambio rilanciato dopo l’uscita, nel 2017, degli Stati Uniti. E’ un patto che coinvolge un mercato di mezzo miliardo di persone, per il 13,5% dell’economia globale, rappresentando “un messaggio politico forte dalla regione Asia-Pacifico al resto del mondo” come sottolinea il Ministro degli esteri cileno Munoz. L’accordo, voluto fortemente da Washington, fu firmato nel 2016 dopo lunghe trattative, sotto la presidenza di Obama, ma prima che entrasse in vigore il leader della Casa Bianca Donald Trump annunciò l’inatteso ritiro degli USA. Questo ha spianato la strada alla Cina, altro colosso interessato al commercio in quelle aree, perciò la mossa di Trump potrebbe rivelarsi un suicidio per l’economia statunitense. “Il commercio internazionale è vivo e vegeto, contrariamente a quanto ritengono alcuni” ha concluso Munoz.

Credits: Wikimedia Commons

 

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