3/10 novembre – Una settimana in 10 notizie

La settimana appena trascorsa è iniziata con gli sviluppi della vicenda catalana e con l’inasprimento dei toni sia da parte del governo di Madrid che da parte dell’ex Presidente Carles Puigdemont; è proseguita con la visita di Donald Trump agli Stati dell’Est-asiatico, dove sono state discusse la questione nordcoreana ed importanti trattative economiche. Inoltre, anche l’Arabia Saudita ha avuto un ruolo da protagonista, con l’inasprimento dei toni nei confronti di Iran e Libano. Senza dimenticare le elezioni in Sicilia e il rischio bancarotta venezuelano, Una settimana in 10 notizie vi racconta cosa è successo negli ultimi sette giorni.

1. Venerdì 3: Raid aerei contro l’Is in Somalia

Gli USA fanno sapere di aver lanciato un offensiva militare nella regione semi autonoma del Puntland, nella Somalia nord-orientale. Almeno sei missili sarebbero stati lanciati tra la notte di giovedì 2 e la mattina di venerdì 3, provocando una serie di morti tra i terroristi del sedicente Stato Islamico.
La serie di attentati terroristici di matrice islamica dell’ultimo mese (si ricordi in particolare l’attentato del 14 ottobre a Mogadiscio) ha spinto gli Stati Uniti ad intensificare la propria presenza ed attività militare in territorio africano per contrastare le possibilità di espansione in Africa delle organizzazioni terroristiche ed in particolar modo dell’Is che dopo aver perso le roccaforti di Raqqa e Mosul è alla ricerca di nuove aree su cui esercitare la propria influenza.


Credits: United States Department of Defense

 

2. Settimana: Braccio di ferro tra governo spagnolo e Puidgemont

Madrid ha risposto all’atto eversivo del Presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, dopo che questi si è rifiutato di presentarsi di fronte alla corte che avrebbe dovuto giudicarlo e ha trovato rifugio a Bruxelles insieme all’ex team di governo catalano: è stato infatti diffuso un mandato di cattura internazionale, al quale seguirà probabilmente una richiesta di estradizione a Bruxelles, dal Fiscalìa General del Estado all’Audiencia Nacional (l’alta corte spagnola che sta seguendo il caso catalano). Il mandato di arresto europeo è stato concesso dalla giudice spagnola Carmen Lamela, la stessa ad aver ordinato l’arresto di otto membri del governo Puigdemont, tra cui l’ex vicepresidente Oriol Junqueras.
La risposta di Puigdemont, interrogato dalla polizia belga e tenuto sotto custodia cautelare dopo l’emissione del mandato, è stata quella di convocare a consiglio 200 sindaci catalani, invitandoli ad unire le forze indipendentiste in vista delle elezioni indette per il 21 dicembre. L’iniziativa è fallita poichè non è stato trovato l’accordo per stabilire una coalizione indipendentista valida.
Inoltre, Puigdemont ha accusato di fascismo il governo spagnolo e invitato le istituzioni europee a reagire, rivolgendosi in prima persona al presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e al presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani.

Credits: Facebook

3. Sabato 4: Venezuela chiede di ritrattare il debito pubblico per evitare il default

Il forte squilibrio tra la quantità di liquidi a disposizione del Venezuela (9,7 miliardi di dollari) e l’enorme ammontare del suo debito pubblico (110 miliardi di dollari) ha spinto il presidente Nicolàs Maduro a richiedere una ritrattazione delle modalità di pagamento che ricadono su Caracas. Il pagamento di un bond a carico della compagnia petrolifera statale (Pdvsa), che ammonterà a 1,1 miliardi sottratti ai fondi pubblici, sarà l’ultimo ad essere effettuato; successivamente verrà istituita una commissione per la ristrutturazione del debito. Stando a quanto dichiarato dallo stesso Maduro la principale causa della crisi venezuelana sarebbe l’eccessiva pressione finanziaria esercitata dagli Stati Uniti d’America.

Credits: Wikipedia

4. Domenica 5: Il candidato della coalizione di centrodestra Musumeci è il nuovo Presidente della Regione Sicilia

Alle consultazioni siciliane di domenica per l’elezione del Presidente della Regione, il centrodestra si è imposto con il candidato Nello Musumeci, il quale ha ottenuto il 39,80% dei voti; al secondo posto Giancarlo Canceleri del Movimento 5 stelle con il 34,70% dei consensi. Un risultato poco esaltante invece per la sinistra, divisa tra Micari (centrosinistra) e Fava (sinistra), che hanno ottenuto rispettivamente il 18% e il 6% dei voti. Hanno votato 2.179.474 siciliani, pari al 46,76% degli aventi diritto.
Ipotizzare un indice di preferenza degli italiani sul futuro colore della legislatura che uscirà dalle urne nel 2018 potrebbe risultare illusorio, ma si può comunque individuare la conferma della parabola ascendente delle coalizioni di centrodestra a discapito del centrosinistra. Il M5s si attesta primo partito e Di Maio, candidato premier del movimento per le politiche 2018, esulta e prospetta una nuova legislatura pentastellata.

Credits: Wikimedia

5. Settimana: Trump in visita in Asia

Nel corso della settimana il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump è stato in visita in Giappone, Corea del Sud, Cina e Vietnam. Durante il suo vaggio istituzionale, Trump ha voluto sottolineare come gli Stati Uniti sostengano pienamente il progressivo coinvolgimento dell’India all’interno delle trattative commerciali sul Pacifico, con chiara funzione di contenimento dell’ascesa cinese. Proprio con il colosso cinese, ha prospettato trattative commerciali per un valore totale di 9 miliardi di dollari.
Sulla delicata questione nordcoreana, “è finita l’era della pazienza strategica” ha affermato, pronunciandosi in diverse occasioni in maniera piuttosto dura e dichiarando di voler seguire una soluzione pacifica ma severa, basata su sanzioni che possano isolare Pyongyang. Ha richiesto in particolare la collaborazione russa e cinese e ha promesso un rafforzamento delle difese anti-missilistiche sia in Corea del Sud che in Giappone.

Credits: U.S. Department of State (www.state.gov)

6. Settimana: Le risposte egiziane su Giulio Regeni

Gli ambasciatori di Germania, Gran Bretagna, Canada, Paesi Bassi e Italia sono stati convocati dal vice ministro degli Esteri egiziano dopo che una lettera sottoscritta dalle cinque nazioni aveva espresso “preoccupazione” per la detenzione dell’avvocato Ibrahim Metwally, uno dei componenti dell’associazione di giuristi che cura la difesa di Giulio Regeni. Il vice ministro ha espresso l’indignazione del governo egiziano di fronte a quella che è stata considerata una vera e propria “ingerenza evidente ed inaccettabile negli affari interni egiziani” e ha condannato le “notizie false”contenute nel comunicato.
Il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha voluto pronunciarsi in prima persona sul caso Regeni durante una conferenza stampa a Sharm El Sheik. Ha confermato il desiderio di scoprire i colpevoli del caso e di agire in maniera molto trasparente con le autorità italiane e i procuratori italiani, nella speranza di scoprire quanto prima la verità.

Credits: Wikimedia

7. Lunedì 6: Al via la Cop23 a Bonn

Si è aperta la ventriesima Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima, la cui presidenza è affidata alle Isole Fiji e conta 190 Paesi partecipanti. Il loro impegno principale è portare avanti gli impegni presi durante la Cop21 di Parigi procedendo nel loro processo di attuazione. Gli Stati dovranno redarre un testo negoziale che preveda le misure da attuare entro il 2020 e un documento che mostri la strada fatta finora e quella ancora da percorrere.
Nonostante il duro colpo dell’uscita degli USA dagli accordi, due grandi Paesi in continuo sviluppo e industrializzazione come Cina e India hanno confermato la loro volontà di impegnarsi a fondo per non rendere vane le promesse fatte a Parigi due anni fa.

Credits: Wikimedia

8. Martedì 7: Tensione crescente fra Riyad e Teheren

Dopo il lancio di un missile balistico verso Riyad da parte delle truppe armate yemeniti nella notte di sabato 4, il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman accusa non soltanto lo Yemen ma anche il governo di Teheran sostenendo che si tratti di “un’agressione militare diretta del regime iraniano” e “potrebbe essere considerato un atto di guerra contro il Regno. Secondo i sauditi, il missile sarebbe infatti stato fabbricato mediante una collaborazione tra Iran e l’organizzazione terroristica libanese Hezbollah, per poi essere venduto all’organizzazione ribelle yemenita Huthi, violando così la risoluzione 2216 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che stabilisce il divieto per qualsiasi Stato di rifornire di armi i gruppi armati in Yemen.

Mohammad bin Salman Al Saud. Credits: President of Russia (en.kremlin.ru)

9. Sabato 4-Giovedì 9: Libano, pedina nell’escalation fra Arabia Saudita e Iran

Sabato 4 novembre il premier libanese Saad Hariri ha annunciato le sue dimissioni mentre era in visita Riyad, sostenendo di essere in una situazione pericolosa per la propria incolumità. Giovedì 9 Arabia Saudita e Kuwait hanno esortato i propri cittadini al momento in Libano ad abbandonare lo Stato, mentre diversi media libanesi sostengono che Hariri sia stato trattenuto o addirittira preso prigioniero dagli stessi sauditi.
Il Paese dei cedri si inserisce entro la più ampia cornice della crescente ostilità fra la culla dell’Islam sunnita, l’Arabia Saudita, e quella dell’Islam sciita, l’Iran: esso è solo una pedina del gioco, funzionale a Riyad per combattere Hezbollah e limitare l’ingerenza di Teheran. Le crescenti tensioni fra i giganti dell’area spaventano l’Occidente, tanto che il presidente francese Emmanuel Macron è volato nella capitale saudita per mediare nella crisi.

Saad Hariri, Credits: President of Russia (en.kremlin.ru)

10. Venerdì 10: Brexit: annunciata la data

Dopo l’accordo con l’Unione Europea per l’accelerazione dei negoziati di uscita, la leader britannica Theresa May ha comunicato la data ufficiale dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, sostenendo che avverrà il 29 marzo 2019 alle ore 23.00. La leader britannica esclude così qualsiasi tentativo futuro di impedire la Brexit.

Credits: Wikimedia

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