Sconfinando: Darwin e dintorni, un paradiso ostile

di Giulia Notaristefano

Appena usciti dall’aeroporto, non si fa in tempo ad ammirare le palme fiancheggianti le strade, che si viene travolti dall’umidità. Nel caso in cui il viaggio dal Sud al Nord dell’Australia avvenisse durante la stagione invernale, l’impatto dello sbalzo termico sarebbe notevole: mentre a Sud la temperatura si aggira attorno ai 10°C, potreste ritenervi fortunati se a Darwin fosse inferiore ai 30°C. Darwin non è certamente la meta turistica più pubblicizzata dell’Australia ma ciò non toglie che sia una delle città con più Storia da raccontare. È tanto bella quanto dannata e per capirlo è sufficiente avvicinarsi a Mindil Beach e leggere i cartelli che vietano il bagno e sconsigliano di avvicinarsi al bagnasciuga a causa della presenza dei pericolosi coccodrilli marini e delle cubomeduse, il cui veleno è spesso mortale. Anche i parchi naturali nei dintorni offrono dei paesaggi tropicali mozzafiato, in cui l’incontaminata natura regna silenziosamente sovrana, anche con tutta la sua malignità e spietatezza.

Mindil Beach, Darwin
Mindil Beach, Darwin

Darwin, che dal 1911 è la capitale del Northern Territory, nasconde tra i suoi 130.000 abitanti ben 50 nazionalità diverse. La città fu ricostruita tre volte a causa dei danni arrecati dai cicloni. Il più disastroso tra i tre fu il ciclone Tracy che, nel giorno di Natale del 1974, rase al suolo la città con venti che soffiavano a più di 215 km/h. Tuttavia, la città fu distrutta e ricostruita anche durante la Seconda Guerra Mondiale, a seguito dell’attacco attuato da 188 aerei Giapponesi il 19 febbraio 1942.  A causa del bombardamento affondarono 8 navi degli Alleati, che erano state dislocate a Darwin dopo l’attacco di Pearl Harbour del 1941. L’attacco causò anche la morte di 240 civili e la fuga dei sopravvissuti che temevano l’invasione, la quale non si concretizzò mai nonostante i successivi 64 bombardamenti che ebbero luogo nel corso di un anno e mezzo.

Oltre al Northern Territory Museum of Arts and Science – da visitare se interessati alla cultura aborigena e a una simulazione degli effetti del ciclone Tracy – e al Darwin Military Museum, entrambi distanti dal centro e difficilmente raggiungibili a piedi o con i trasporti pubblici, una delle attrazioni turistiche più suggestive è il Parlamento del Territorio del Nord. Circondato da palme, si erige in Piazza della Libertà, dove si trovano anche la Corte Suprema e la Biblioteca Statale.

Parlamento del Territorio del Nord
Parlamento del Territorio del Nord

Rispetto a molte altre città australiane, a Darwin c’è ancora un alto tasso di popolazione aborigena, parte della quale ha recentemente riottenuto la concessione di alcuni territori circostanti. Molti bambini sono incoraggiati dalle loro famiglie a parlare la loro lingua nativa e a seguire un’istruzione tradizionale, con il conseguente rispetto delle leggi della loro comunità. D’altra parte sono anche tenuti a frequentare le scuole australiane e a rispettare le leggi dello Stato. Alcuni si nutrono ancora grazie alle attività di caccia e raccolta, nonostante lavorino e vivano come il resto della popolazione.  In assenza di una lingua scritta, l’arte, prevalentemente figurativa e musicale, continua a essere il mezzo più usato per esprimersi e raccontare storie.

Arte rupestre aborigena
Arte rupestre aborigena

Tuttavia, Darwin è anche punto di partenza per escursioni verso il Kakadu e il Katherine Gorge National Park. Il primo si estende per 20.000 kmq ed è il più grande d’Australia. Dall’alto si può distinguere un paesaggio in parte rupestre e in parte paludoso. Sulle pareti di roccia si possono ammirare dipinti della popolazione aborigena che risalgono fino a 60.000 anni fa. I fiumi più famosi sono gli Alligator Rivers, così denominati dall’esploratore Phillip King 1818. Il capitano, infatti, aveva scambiato i re di questi fiumi per alligatori. Si trattavano, invece, di coccodrilli d’acqua salata, salties (salt water crocodiles) per gli australiani. Essendo lunghi dai 4 ai 12 metri, sono i rettili più grandi al mondo e, nonostante il loro nome, vivono tranquillamente anche in acqua dolce. Sono in cima alla catena alimentare ed essendo predatori opportunisti, non esitano a sbranare né gli uomini, né i coccodrilli d’acqua dolce (freshies) i quali si nutrono prevalentemente di pesci e serpenti.

Coccodrillo d’acqua salata in una pozza d’acqua del Kakadu National Park
Coccodrillo d’acqua salata in una pozza d’acqua del Kakadu National Park

Il periodo migliore per visitare il cosiddetto Top End è tra maggio e ottobre. Nel Territorio, infatti, si distinguono due stagioni: quella secca, che corrisponderebbe al loro inverno, tra maggio e ottobre, e quella piovosa, tra novembre e aprile. Durante la stagione secca, le precipitazioni sono scarse, la temperatura si aggira attorno ai 30°C e la fauna selvatica si concentra intorno alle pozze d’acqua superstiti (billabongs).  In questa stagione parte della vegetazione viene bruciata a fuoco basso e in modo controllato, una tecnica usata dagli aborigeni da 50.000 anni al fine di rigenerare la vegetazione arida ed evitare incendi incontrollati che distruggerebbero la vegetazione. Durante la stagione umida, i temporali monsonici portano il tasso di umidità all’80% e il livello d’acqua si alza al punto da unire le sporadiche billabongs e trasformarle in wetlands. Ciò permette agli animali acquatici di disperdersi nei parchi, i quali diventano inaccessibili all’uomo.

 

Kakadu National Park
Kakadu National Park

Certamente il clima un po’ ostile, l’aridità del terreno, la natura selvaggia e il tasso di criminalità leggermente più elevato rispetto ad altre città australiane, non rendono Darwin una delle città più vivibili del continente.  Tuttavia, c’è da chiedersi se sia veramente questo il motivo alla radice della scarsa promozione della città a livello turistico, o se, invece, l’Australia non sia ancora pronta a raccontare a se stessa e al mondo non solo la parentesi coloniale, ancora oggi trattata con un po’ di disagio e di rimorso, ma anche quella parte di storia che cominciò ben 60.000 anni prima.

 

 

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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