Human: tra Mito e Attualità

“D’armi io canto e dell’eroe che, primo, dalle coste di Troia venne all’Italia, profugo per suo destino”

E’ dal mito, dall’Eneide, che Marco Baliani ha preso spunto per Human, lo spettacolo teatrale andato in scena venerdì 11 novembre sul palco del Teatro Verdi di Gorizia. Ad apparire per primi in scena sono lo stesso Baliani e Lella Costa, interpretando Era e Leandro, protagonisti di un tragico mito greco. I due amanti vivono su sponde opposte dello stretto dell’Ellesponto, e Leandro cerca ogni giorno di raggiungere l’amata sfidando i flutti del mare, orientandosi con la luce di una lucerna accesa da Era. Un giorno, però, il fato vuole che la lucerna si spenga. Il giovane Leandro muore annegato, dopo essere piombato nell’oscurità in mezzo al mare. Così come succede alle genti che al giorno d’oggi partono dal Nord Africa per giungere in Europa, prendendo parte a quello che più una migrazione di massa è diventato un drammatico esodo che viaggia su una linea estremamente sottile tra vita e morte.

Human è uno spettacolo teatrale che si propone non solo di far riflettere lo spettatore sulle migrazioni di ieri e di oggi, ma anche e soprattutto di far emergere ciò che, per l’appunto, è umano e ciò che non lo è. Baliani e Costa, insieme ai loro giovani compagni di scena, indagano il concetto stesso di migrazione da ogni punto di vista possibile ed immaginabile. Dai ragazzi che guardano alla televisione le morti in diretta nel Mediterraneo ma preoccupandosi essenzialmente del grado di cottura della pastasciutta in cucina, dai pescatori che di fronte ad un barcone che sta affondando non sanno se rischiare la propria vita per salvarne centinaia di altre, ai racconti degli stessi migranti, che si rivelano essere estremamente crudi e violenti, ma da cui traspare sempre una certa felicità nell’essere giunti, finalmente, a destinazione. Non manca il ritorno al mito, perché alla fine gli spostamenti di popoli e di singoli individui sono esistiti dalla notte dei tempi, e alle vicende degli italiani che ad inizio Novecento s’imbarcarono anch’essi per raggiungere un nuovo mondo.

Ad accompagnare lo spettatore in questo drammatico percorso c’è però anche l’ironia, personificata al meglio da Lella Costa in un personaggio che forse è il più rappresentativo dell’intero spettacolo, ovvero un’anziana signora che parla dialetto veneto, rivolgendosi più a se stessa che ad altri. La donna riflette il pensiero comune di tantissimi italiani, europei, occidentali: si è quasi impotenti di fronte alle centinaia di persone che arrivano sulle coste del continente, spaventati perché sono volti nuovi e perché si ha a che fare da un giorno all’altro con usanze e stili di vita completamente nuovi. C’è un sentimento di pietà misto al non voler assumersi le proprie responsabilità, a prendere di petto la situazione ed imparare a vederla come un fatto che volenti o nolenti esiste ed esisterà ancora, almeno finché le cause che la provocano non scompariranno. La vecchia signora fa sorridere chi l’ascolta, ma in questa caricatura assolutamente ben riuscita, anche grazie alla bravura poliedrica della Costa, non possiamo che ritrovarci, ponendoci l’annoso interrogativo di quale sia esattamente la nostra identità di fronte al cambiamento del mondo, rapido ed ancora impercettibile ai più.

Chi assiste ad Human, cercando di non fermarsi all’esclusiva dimensione della finzione teatrale, sarà più consapevole di ciò che lo circonda e di se stesso, perché avrà un po’ più capito se possiamo ancora definirci esseri umani oppure se, anche di fronte ad altri avvenimenti che coinvolgono comunque tutti quanti, vanno ancora svelate tante paure, ipocrisie e contraddizioni. Tutto ciò per allontanare, definitivamente, l’indifferenza.

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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