Il gioco perfetto del Viaggiatore – avventure di un lettore di romanzi

Commentare un romanzo non è già di per sé un compito facile. Ci si preoccupa di rendere giustizia all’autore, alle peculiarità dello stile, alla creatività nell’intreccio e nella caratterizzazione dei personaggi; e tutto questo cercando di mantenere un minimo di obiettività giornalistica, vincendo la tentazione di indulgere nella scrittura emotiva e lusinghiera che puntualmente prova a sedurre chi deve parlare di qualcosa che ha suscitato in lei o lui qualche sentimento. Ma credetemi, la difficoltà aumenta notevolmente quando il romanzo da presentare, Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, pur nella brevità delle sue 250 pagine, racchiude la bellezza di dieci romanzi, anche se si potrebbe dire a ragione anche undici o dodici… Lasciamo allora che sia l’autore stesso ad introdurci questa sua prodezza narrativa: “È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro […] ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza di altri libri, in rapporto ed in confronto ad altri libri”.

Stai per iniziare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero.

Dall’apertura del romanzo non è semplice capire in quale dimensione del testo ci troviamo, o meglio in quale meandro del rapporto tra autore e lettore dovremmo collocarci. L’autore sembra dapprima corrispondere al narratore, mentre tu, il lettore, sembri diventato a tua volta un personaggio del libro, in una sorta di spettacolo teatrale che non solo inizia a quarta parete già abbattuta ma pretende anche che gli spettatori recitino una parte. Il narratore parla di Calvino come se fosse altro da sé, come se il Calvino reale, che sappiamo aver scritto il libro, si fosse travestito da un altro scrittore ignoto di cui un altro Calvino è personaggio. Il libro stesso, proprio quel libro fisico che stringiamo tra le mani, ha trovato un suo doppio romanzesco e sarà proprio il suo acquisto da parte del Lettore a scatenare l’intera successione di eventi e romanzi.

Ma parliamo anche del Lettore: chi è questa misteriosa figura con la L maiuscola? È chiunque legga il tangibile romanzo dell’esistito Calvino, una persona corporea come me o te che stai leggendo questo articolo e forse alla fine leggerai anche il libro di cui parla, oppure è un puro personaggio, un’invenzione letteraria che si accinge a leggere il Viaggiatore creato appositamente per lui? Non è chiaro se ci troviamo davanti ad un autore che comunica con un vero lettore, o ad un narratore che si rivolge ad un personaggio-lettore. L’effetto è allo stesso tempo coinvolgente e straniante perché i consigli del narratore, che coincida con l’autore o meno, si rivolgono ad un “tu”, che a questo punto del testo potresti essere realmente tu, coinvolto nella trama, o potrebbe essere qualcuno inventato per l’occasione ma che pensa proprio come te.

Il mistero è presto svelato: non ci troviamo di fronte al vero Calvino che si mette in contatto con noi direttamente dal 1979, fortunatamente prima di uscirne matti le sorti nostra e del Lettore si biforcano. Capiamo essere immersi in una finzione letteraria ben congegnata quando, mentre noi possiamo proseguire indisturbati nella nostra lettura, il Lettore è costretto ad interrompere la sua a causa di un errore nella rilegatura, per cui egli tornerà alla libreria e conoscerà la sua coprotagonista, la Lettrice. Mentre il Lettore ha gusti piuttosto elastici ed è un buon esempio di lettore medio, la Lettrice fa della lettura una vocazione, non le interessano le discussioni intellettualistiche ed evita ogni contatto con gli scrittori e l’ambiente editoriale in modo che i suoi amati libri rimangano come sospesi in una dimensione ideale, books for books’ sake.

La storia del Lettore e della Lettrice, del loro rapporto che comincia con un casuale incontro in libreria e che grazie alla ricerca del libro interrotto e al susseguirsi di altri romanzi iniziati che subiranno lo stesso destino, da una parte costituisce l’undicesimo racconto all’interno del Viaggiatore e dall’altra è la cornice in cui sono inseriti gli inizi degli altri dieci. Il libro è strutturato in modo che tutti i capitoli sulla storia Lettore-Lettrice, indicati con un numero, si alternino con capitoli che riportano le prime pagine di romanzi molto diversi tra loro. Non si tratta di un sistema a matrioska in cui le storie sono una dentro l’altra, ma, con l’eccezione della cornice, gli incipit sono posti su un piano di parità ed è solo l’ordine in cui il Lettore li legge a stabilirne la successione, anche se troviamo sempre un’anticipazione di ciò che stiamo per leggere nei desideri letterari espressi dalla lettrice.

In risposta ad una critica in cui gli si chiedeva se fosse davvero possibile ricondurre tutti i tipi di romanzi esistenti a dieci categorie, e proprio quelle dieci, Calvino ha risposto di aver scelto quelle che gli sembravano più significative e che fossero per lui inesplorate ma non impossibili. Un’interpretazione più intellettuale, avanzata dall’autore nella stessa risposta, riconduce la struttura del romanzo ad uno schema di alternative binarie, in cui ogni volta un’alternativa si esplicita in un incipit e l’altra si biforca in due ulteriori possibilità. In questo modo, il libro si sviluppa “per successive cancellazioni, fino alla cancellazione del mondo”, ma lasciando intendere la possibilità di collegare l’ultimo segmento al primo.

I dieci inizi appartengono a generi di romanzo assai lontani tra loro sia per temi trattati che per stile; tuttavia l’autore riesce ad essere credibile in ciascuno di essi e ad inserirli in una trama unitaria, quella della cornice, dall’intreccio molto intricato. Ad un certo punto diventa una sfida districarsi tra i titoli ed i personaggi dei diversi romanzi che si accumulano e riuscire a non perdersi nel labirinto dei rapporti tra questi romanzi e la cornice, che diventa essa stessa sempre più romanzesca man mano che si procede con la lettura. Ogni volta, dopo l’incursione in un romanzo, bisogna recuperare nella memoria le fila del racconto principale, magari riconoscendosi un po’ nei protagonisti e nella loro voglia di voler finire una storia invece di doverla interrompere per passare ad un’altra del tutto differente. Tuttavia, secondo alcuni, essendo Calvino prevalentemente un autore di racconti, tutti questi inizi potrebbero anche essere visti come tanti racconti singoli, perfetti così come sono, vale a dire tutti interrotti sul più bello, lasciando il finale aperto tanto all’immaginazione del lettore quanto ad un’eventuale continuazione.

Secondo il Lettore però, tutti gli incipit che incontra sono, appunto, incipit: ed essendo lui un lettore dai gusti eclettici, si appunta i titoli dei libri che si ritrova a cominciare, ripromettendosi di finirli prima o poi. Infatti, la sua personale vicenda, quella della cornice Lettore-Lettrice, è l’unica che ha una conclusione nel senso convenzionale del termine, un finale chiuso che comunque non sta a me svelare. Quando lo vediamo, una delle ultime volte, si trova in biblioteca a cercare i libri che aveva dovuto interrompere. Ha con sé il foglio con tutti i titoli annotati, con sicurezza e precisione, ma lì un altro lettore giura che sì, lo conosce, che l’ha letto, che esiste un altro, un dodicesimo romanzo che cominciava proprio così:

Se una notte d’inverno un viaggiatore, fuori dall’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra s’addensa in una rete di linee che s’allacciano, in una rete di linee che s’intersecano sul tappeto di foglie illuminate dalla luna intorno a una fossa vuota, – Quale storia laggiù attende la fine? – chiede, ansioso di ascoltare il racconto. ”

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