Da Kappler a Moro, un “Noto Servizio” dietro ai misteri italiani

Aldo Moro, all'epoca Presidente della Dc, fu rapito nel marzo '78 mentre si stava recando in Parlamento per la nascita del primo governo all'insegna del "compromesso storico" tra Dc e Pci.

Se i misteri fossero una materia prima, l’Italia non avrebbe mai problemi di deficit e vanterebbe la miglior economia mondiale in assoluto. Invece questi rimangono confinanti nel libro nero del nostro passato, a volte talmente affondo che nemmeno sfogliandolo tutto, quel volume esorbitante, si riesce a scovarli tutti. A volte, però, capita che qualcuno salti fuori, magari con nomi abbastanza insoliti. Come l’Anello.

Conosciuta anche come “Noto Servizio”, questa struttura clandestina faceva parte della nutrita galassia che componeva, fin dagli anni del secondo dopoguerra, il substrato di servizi segreti che operavano nella nostra Penisola. Un qualcosa di cui nessuno, se non qualcuno ben informato ma non disposto a rivelarne l’identità in modo inequivocabile, sapeva niente fino a quando lo storico Aldo Giannulli, lavorando come consulente per la Procura di Brescia per il processo sulla strage di Piazza della Loggia, nel 1996 fece una scoperta sensazionale.

Svolgendo le sue ricerche in un archivio dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno abbandonato sulla via Appia Nuova, a Roma, Giannulli trovò infatti dei documenti in cui si faceva riferimento a una struttura denominata appunto “Anello”, che sarebbe stata fondata nel 1944 dall’ex capo del SIM (Servizio Informazioni Militare), il Generale Mario Roatta: accusato di atrocità contro i civili jugoslvai durante l’occupazione italiana e di non aver saputo difendere Roma dopo il 25 luglio del ‘43 – per poi essere scagionato dalla Corte di Cassazione nel ‘48 – l’ufficiale era evaso dal carcere nel marzo del ‘45 verso la Spagna.

La copertina de "L' Anello della Repubblica" di Stefania Limiti (Chiarelettere)
La copertina de “L’ Anello della Repubblica” di Stefania Limiti (Chiarelettere)

La sua assenza dall’Italia, conclusasi solo nel 1966 dopo le amnistie dei ministri della Giustizia Togliatti (‘46) e Azara (‘53) nei confronti degli ex esponenti del fascismo, costrinse l’Anello a essere oggetto di un passaggio di consegne. Entra qui in scena il nome di Otimsky, ufficiale ebreo dell’Armata Rossa sbarcato in Italia durante la Liberazione: è sicuramente un nome di copertura, ma secondo la ricostruzione della giornalista Stefania Limiti nel suo libro “L’Anello della Repubblica” (Chiarelettere), fu proprio lui a prendere in mano l’organizzazione per un certo periodo di tempo.

Subito dopo emerge la figura – destinata a rimanere per diversi anni al vertice, sempre nell’anonimato più assoluto – di Adalberto Titta: aviatore fascista che aveva aderito alla Repubblica di Salò, sarebbe stato proprio lui a portare Roatta in Spagna. “(…) il factotum dell’Anello – ha dichiarato la stessa Limiti in un’intervistanon compariva in nessun elenco ufficiale, chi poteva andare a bussare alla sua porta?”: sta proprio in questa sua totale “inesistenza” la chiave del “successo” di questa organizzazione. Che non fu certo un circolo di quattro amici nostalgici dei tempi che furono.

Gli aderenti al Noto Servizio, infatti, erano civili con funzioni politiche – come ha riassunto il giornalista Paolo Cucchiarelli nella postfazione de “L’Anello della Repubblica” – che facevano riferimento ai vertici dello Stato. O meglio, al partito e all’uomo che hanno guidato l’Italia per circa 40 anni: la Dc e Giulio Andreotti. E per loro, l’organizzazione ha svolto compiti per cui il coinvolgimento dei servizi segreti ufficiali non era consigliabile: come la fuga dell’ufficiale delle SS Herbert Kappler, il boia delle Fosse Ardeatine, dall’ospedale militare del Celio alla Germania nel 1977, concessa dall’Italia per ottenere il consenso tedesco a un ingente prestito internazionale.

Foto di Herbert Kappler, scattata dagli Alleati il 9 maggio 1945 in Italia/ Wikipedia
Foto di Herbert Kappler, scattata dagli Alleati il 9 maggio 1945 in Italia/ Wikipedia

C’è anche il caso Moro nella lista di eventi in cui Titta è stato impiegato: secondo sempre Limiti, i suoi uomini avevano trovato il nascondiglio delle Br in cui tenevano prigioniero il Presidente della Dc molto prima della sua tragica fine, ma Andreotti stoppò qualsiasi possibilità di salvare lo statista. Fine ben diversa dal misconosciuto Ciro Cirillo, che nel 1981 era Assessore regionale in Campania ai Lavori Pubblici: con l’aiuto della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, l’Anello riuscì a liberare l’uomo-chiave della Democrazia cristiana a Napoli.

Tra i pochi che (sembra) conoscessero la struttura, c’era il giornalista Mino Picorelli ucciso nel ‘79: il suo giornale, Osservatorio Politico, si avvaleva di collaboratori direttamente collegati ai servizi segreti e ad alte sfere di potere. Tant’è che sempre Limiti ha affermato, nell’intervista già citata: “Sappiamo bene, tuttavia, ed è quel che conta, che Mino Pecorelli conosceva bene il Noto Servizio e la sua capacità di fare affari tramite il petrolio”. Mentre, tra i vivi, a parlare è Giovanni Maria Pedroni, autodefinitosi il “medico dell’Anello”, che ha rivelato all’ANSA: “L’Anello era una struttura operativa che era riconosciuta ufficialmente dal governo. Il Viminale sapeva tutto. Tanti politici sapevano. Con una struttura segreta si potevano ottenere certi risultati senza che nessuno si scottasse le mani”.

Oggi tutto questo rimane ancora racchiuso dal mistero, andandosi a sommare ai già moltissimi che riempiono la storia della nostra repubblica. Se verità giudiziare sarà difficile che emergeranno, almeno in tempi brevi, almeno quella giornalistica – anche se un po’ più “ufficiosa” che “ufficiale”potrà colorare sempre meglio certe zone grigie che impediscono di guardare veramente in faccia il nostro passato storico e politico.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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