Dj Fabo: quando non vivi ma non puoi scegliere di morire

In questi giorni, in Italia e sui social network, è stata riportata a galla una discussione sull’eutanasia relativa al caso di Fabiano Antonioni, conosciuto come Dj Fabo, trentanovenne rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale nel 2014, a cui poco sono servite svariate tipologie di cura negli anni.

Lo scorso 19 gennaio, Dj Fabo ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, diventata virale grazie ad un video, nel quale, stanco di dover rimanere a soffrire in un letto senza neanche poter vedere ciò che lo circonda, ha chiesto di intervenire affinché vengano prese delle decisioni in merito alla tematica dell’eutanasia e del suicidio assistito. In questa lettera Dj Fabo reclamava quindi il diritto di poter scegliere di morire.

Quando si discute di questi argomenti però, bisogna sempre parlarne con cognizione di causa e soprattutto procedere con i piedi di piombo. Va fatta una differenza preliminare tra eutanasia, suicidio assistito e testamento biologico. L’eutanasia si divide in attiva e passiva: l’attiva consiste nella somministrazione di una sostanza letale, mentre la passiva consiste nella sospensione delle cure e dei trattamenti. Il suicidio assistito invece è il vero e proprio atto che mette fine alla vita. In questo caso è il richiedente a metterlo in pratica, anche se assistito nella fase preparatoria e successiva alla morte da personale terzo. Il testamento biologico, infine, è una dichiarazione circa quali terapie usare e quali evitare in caso di malattie terminali o incidenti con gravi conseguenze, prima tra tutte la perdita della capacità di intendere e di volere. In Italia, eutanasia e suicidio assistito sono punibili penalmente, mentre è in discussione alla camera la proposta di legge sul testamento biologico.

Non è, però, la prima volta che nel nostro paese si discute su questo tema. Nel 1992 il caso di Eluana Englaro, durato diciassette anni di processi e sentenze, ha alzato un polverone tale da scuotere le coscienze. Nel 2006 Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare, chiese al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di poter ricevere l’eutanasia, anche grazie all’appoggio dell’Associazione Luca Coscioni, da tramite anche per il caso di Dj Fabo, richiesta poi accolta con non poche peripezie.

Proprio grazie all’Associazione Luca Coscioni, Dj Fabo ha visto riconosciuto il suo diritto di poter scegliere di morire. Lo scorso 27 febbraio è morto in Svizzera, alle 11:40 del mattino, dopo un viaggio a cui è stato costretto e a cui lo Stato italiano, il suo Stato, si è mostrato indifferente. Un messaggio audio diffuso dall’associazione dice: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille“.

faboo

Marco Cappato, esponente radicale dell’Associazione, è indagato dalla Procura di Milano per “aiuto al suicidio” e rischia 12 anni di carcere, nonostante il sostegno di milioni di italiani e nonostante il suo gesto fosse una conseguenza delle richieste di Fabiano. Dal 2015, ben 177 persone hanno scelto di andare in Svizzera per questo trattamento, non sentendosi compresi e ascoltati in Italia.

Quanto altro tempo dovrà passare prima che il Parlamento prenda seriamente una decisione? E soprattutto, quanti altri polveroni dovranno alzarsi e quanta altra gente dovrà scegliere di cambiare paese per poter avere riconosciuto, alla pari del diritto alla vita, anche il diritto alla morte?

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