Into the wild: il racconto di “un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada”

“Due anni cammina per il mondo. Niente telefono, niente piscina, niente animali, niente sigarette. Il massimo della libertà. Un’ estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada. Scappato da Atlanta. Mai dovrai fare ritorno perché the west is the best. E adesso, dopo due anni a zonzo, arriva la grande avventura finale. L’apice della battaglia per uccidere l’essere falso dentro di sé e concludere vittoriosamente il pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina per smarrirsi nelle terre estreme.”
Alexander Supertramp
Maggio 1992

Queste sono le parole riportate su un pannello di compensato che ricopre un finestrino rotto del bus verde bianco numero 142, la scritta Fairbanks city transit system campeggia sulla fiancata, il mezzo si trova lungo la Stampede Trail, vicino al fiume Sashana in Alaska.
La firma è quella di uno pseudonimo, il vero autore del messaggio è Christopher Johnson McCandless e la sua storia ha ispirato un libro e un film molto noti: Into the wild / Nelle terre estreme, il primo di Jon Krakauer (1996) e il secondo di Sean Penn (2007).2432139040_50d01d0cafNella nota dell’autore Jon Krakauer, giornalista e alpinista professionista, racconta che la narrazione delle vicende del giovane costituisce un’occasione datagli dal direttore del giornale di viaggi e sport estremi Outside. Condensata inizialmente in un articolo di novemila parole, la storia ha impressionato Krakauer a tal punto da spingerlo a ricerche più approfondite e da realizzare un’opera più complessa. Il tormento per le somiglianze tra la sua vita e quella di McCandless rappresenta quindi il motore della sua indagine.

Il corpo di Chris McCandless venne ritrovato nell’agosto 1992 da un gruppo di cacciatori d’alci nel bus numero 142 lungo la Stampede Trail: Chris aveva solo ventiquattro anni. Dopo aver conseguito una laurea alla Emory University da più di due anni aveva deciso di lasciare la propria famiglia. Donati i suoi risparmi ad Oxfam intraprese un viaggio, a piedi, e si trasformò in quello che viene comunemente definito un vagabondo, un tramp in inglese: il suo obiettivo era quello di sopravvivere in Alaska per un periodo di tempo, cibandosi delle sole risorse che la natura poteva offrirgli, lontano da qualsiasi contatto con la società civile.

Il libro ha l’intento di ripercorrere le tappe dell’impresa di Chris, riportando le testimonianze di chi l’aveva incontrato, coloro con i quali era riuscito a stabilire, seppur in poco tempo, un rapporto sincero e profondo di amicizia. Krakauer  tenta di dare un ritratto di Supertramp tramite le parole di chi l’aveva conosciuto, per fornire al lettore quante più informazioni possibili affinché egli stesso si formi un’opinione personale di Chris.

Le sue scelte non possono non interrogare chiunque si scontri con la sua avventura: perché un ragazzo brillante, intelligente, che sembrava avere successo nella vita decide di operare delle decisioni così drastiche per la propria esistenza?
Nel momento in cui ci si imbatte in una vicenda anomala, ma nello stesso tempo familiare nell’immaginario comune come quella di Supertramp, un ragazzo benestante che lascia la propria famiglia per quello che appare un capriccio o un progetto estremamente idealistico e ingenuo, la tentazione è quella di enunciare un giudizio di valore: si oscilla da insulti poco ponderati “è uno stupido” a critiche più contenute “non penso sia questo il modo giusto per cambiare il mondo.”

Ecco l’errore: la storia sinteticamente presentata può apparire quale una critica al sistema, negare che non lo sia sarebbe stupido, ma non è unicamente ciò. Sarebbe sbagliato affidare a Supertramp vesti da rivoluzionario che non gli si addicono, il viaggio in prima istanza lo compie per scoprire qualcosa di sé, per rispondere a una sete di autenticità personale. Chris McCandless può essere a ragione ritratto invece quale eroe romantico del XX secolo, la tensione nei confronti della natura, l’assoluta certezza che egli possa trovare una corrispondenza con il mondo naturale suggerisce l’immagine di kantiana memoria “Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me” .

A Krakauer non sono bastati i giudizi semplicistici di chi lo etichettava come uno sbandato o un alternativo, così come tali opinioni non possono essere considerate sufficienti da chiunque si confronti seriamente con la vicenda di Chris. A Krakauer non stanno bene neanche le “riduzioni dell’inconsueta ricerca spirituale di Chris McCandless a una mera lista di disordini psicologici prefabbricati”.

Supertramp vive lo strappo e la lacerazione che porta con sé la vita adulta, raggiunge una prima consapevolezza derivante dalla caduta del velo della spensieratezza adolescenziale: la società, la famiglia non costituiscono più quel luogo perfetto e ideale, ma diventano talvolta spazi abitati da una contraddittorietà avvilente. Le possibilità sono due: lasciarsi travolgere dalla superficialità oppure andare alla ricerca, quest’ultima si presenta in maniera personale per ciascuno. Nel caso di Chris si evince l’assoluta necessità di trovare l’autentico e nello stesso tempo la convinzione che esso non possa risiedere nella natura umana, troppo inquinata dalla costruzioni da lei stessa erette. La natura, al suo stadio selvaggio, indomabile, in una condizione in cui l’uomo non ha neanche osato addomesticarla sembra l’unico interlocutore al quale Alexander Supertramp decide di rivolgere le domande che agitano il suo cuore.

L’ immersione nelle terre impervie, tuttavia, non riguarda un periodo troppo lungo, solo dall’aprile all’agosto del 1992, i due anni precedenti Chris li trascorre vagabondando. La figura di eroe romantico, prima citata, che si relaziona con la natura, può essere integrata con il quadro di C.D. Friedrich Il viandante sul mare di nebbia: il vagabondare di Supertramp rappresenta un momento fondamentale se visto in funzione e in preparazione dell’esperienza finale sulla quale egli aveva nutrito le aspettative più grandi e in vista della quale aveva impegnato gli ultimi due anni della sua vita.

Uscire da sé per ritrovare sé. McCandless da una tesi, se stesso, l’immagine di sé “fabbricata” dal sistema, si scontra con l’antitesi, un modo di concepire l’esistenza non sedentario e stabile, ma piuttosto frugale e in movimento, per giungere a una sintesi, di cui ignoriamo tuttavia i contenuti, considerando la scomparsa precoce di Supertramp.

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Ciò che sappiamo, che è giunto fino a noi è la presa di coscienza di Chris di come la tanto ricercata solitudine non fosse in realtà corrispondente alle esigenze del suo spirito: “La felicità è reale solo quando è condivisa”, scrive su uno dei foglio ritrovati nel bus 142 citando La felicità familiare Lev Tolstoj.

Zaino in spalla, scarponi e libri per la sopravvivenza allora, ad ognuno non resta che intraprendere il proprio Stampede Trail.

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