4/11 maggio – Una settimana in 10 notizie

La settimana appena trascorsa è stata rilevante a livello di geopolitica nazionale e mondiale. In Europa,  l’Italia è sul punto di avere un governo mentre in Spagna Puigdemont ha designato il suo successore a presidente della Catalogna. In Medio Oriente,  l’Armenia vede eletto un nuovo premier mentre a Gaza gli scontri fra palestinesi e esercito israeliano causano molti feriti e un morto. Libano e Iraq affrontano le elezioni, così come la Malesia in Indocina, mentre in Estremo Oriente proseguono le trattative fra Giappone, Cina e Corea del Sud sulla denuclearizzazione nella penisola coreana. Infine gli U.S.A. decidono di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano nello stesso giorno in cui Putin incontra Netanyahu a Mosca. Tutto questo nell’odierna edizione di Una settimana in 10 notizie.

a1. Settimana – Italia: un nuovo governo dietro l’angolo

Il nuovo governo italiano potrebbe giurare già dalla prossima settimana. Infatti, Salvini e Di Maio hanno trovato molti punti di convergenza nella stesura del contratto di governo che verrà presentato a Mattarella. I due leader propongono come punti principali la flat tax, il controllo sull’immigrazione, il deficit all’1,5% e il conflitto di interessi, mentre dal centrodestra Berlusconi e Meloni guardano con sospetto al nuovo governo e non vi parteciperanno. Dal PD non giunge altro che scetticismo, incamerato da Renzi che afferma: «Devono rispettare le promesse folli e irrealizzabili che hanno lanciato e rilanciato sui social e nelle piazze». Rimane sconosciuto il nome del primo ministro “terzo” che verrà presentato da Di Maio e Salvini, attualmente il più accreditato rimane Giampiero Massolo, ambasciatore di professione, ex capo dell’intelligence e ora presidente dell’ISPI.

Di Maio e Salvini (fonte: Wikipedia)

2. Domenica 6 – Libano: Hezbollah vince le elezioni

Alle legislative libanesi ha vinto il partito sciita e filo-iraniano Hezbollah, che insieme ai suoi alleati ottiene più della metà dei 128 seggi del parlamento. Le elezioni si sono svolte a quasi 10 anni dalle ultime, avvenute nel 2009. Infatti il governo aveva prolungato il proprio mandato a causa del mancato accordo sulla legge elettorale e dei problemi per la guerra nella vicina Siria. Il premier Saad Hariri si è presentato con il gruppo sciita Amal, insieme al Free Patriotic Movement (FPM) partito dei cristiani maroniti, e ad Ahbash, partito sunnita. È rilevante il dato dell’affluenza alle urne, infatti solo il 49.6% degli aventi diritto è andato a votare.

Saad al-Hariri (fonte: Wikipedia)

3. Martedì 8 – Armenia: Pashinyan eletto premier

Grande sorpresa in Armenia con l’elezione a primo ministro di Nikol Pashinyan, leader del blocco d’opposizione Yelq e principale artefice della “rivoluzione di velluto”, ovvero una serie proteste estese in tutto il paese che hanno portato l’ex primo ministro Sargsyan accusato di dispotismo, dapprima alle dimissioni, poi a sostenere la candidatura del suo principale avversario. Negli ultimi giorni l’incertezza era cresciuta perché il partito repubblicano a cui appartiene lo stesso Pashinyan ostacolava la sua candidatura, tanto da non concedergli il voto ad una prima votazione tenutasi il 1° maggio. Invece, al secondo turno ha trionfato ed è stato investito della carica.

Nikol Pashinyan durante una manifestazione (fonte: Wikimedia Commons)

4. Mercoledì 9 – Vertice tra Cina, Giappone e Corea del Sud

Le trattative per la denuclearizzazione della penisola di Corea proseguono con il vertice a Tokyo fra il primo ministro Shinzo Abe, il premier cinese Li Keqiang e il presidente sudcoreano Moon Jae-In. I punti all’ordine del giorno sono stati i rapporti con il leader nordcoreano Kim Jong-un, dimostratosi aperto a soluzioni di pace ma tuttavia ancora proprietario di testate nucleari su suolo coreano, e i negoziati per due trattati di libero scambio multilaterali, un Free Trade Agreement e un Regional Comprehensive Economic Partnership. «Desideriamo lavorare con Giappone e Corea del Sud per mantenere la stabilità regionale e spronare lo sviluppo dei tre Paesi, come contributo alla pace e prosperità mondiale» ha dichiarato il premier cinese Li.

Shinzo Abe (fonte: en.kremlin.ru)

5. Mercoledì 9 – Gli USA lasciano il JCPOA

Gli USA escono dal patto siglato con l’Iran sul nucleare. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Trump in diretta tv e la notizia ha fatto subito il giro del mondo. Il patto prevede un maggiore controllo da parte degli USA e dell’Europa sulle armi nucleari iraniane, in cambio di minori sanzioni economiche verso il Paese mediorientale. L’accordo (Joint Comprehensive Plan of Action)  era stato raggiunto nel 2015 a seguito dell’iniziativa dei P5+1, ovvero Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania. L’Iran ha risposto a Trump attraverso i suoi parlamentari che in aula hanno bruciato una bandiera americana. L’abbandono statunitense è un forte disincentivo all’accordo, ma il presidente iraniano Rouhani ha fatto sapere che l’Iran intende mantenere fede all’accordo, così come le altre nazioni coinvolte.

I segretari di stato dei 5P + 1 alla discussione dell’accordo (fonte: Wikipedia)

6. Mercoledì 9 – Incontro tra Putin e Netanyahu

Si apre un nuovo fronte di dialogo fra Russia e Israele con l’incontro fra Putin e Netanyahu a Mosca in occasione dell’anniversario della vittoria russa sui nazisti. Il premier israeliano, nel successivo incontro col leader russo, ha discusso del quadro geopolitico nella regione a seguito dell’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, cosa gradita a Netanyahu ma non a Putin, che insieme all’Iran sostiene il regime siriano di Bashar al-Assad. Obiettivo principale dei due paesi resta mantenere la pace nella regione ed evitare rotture che potrebbero portare a una situazione ancora più complicata di quanto già non lo sia.

Putin e Netanyahu (fonte: en.kremlin.ru)

7. Giovedì 10 – Elezioni in Malesia: vince l’opposizione

In Malesia vince l’opposizione dopo 60 anni. L’alleanza della speranza”, che riunisce in sé diversi partiti di centro-sinistra, ha infatti ottenuto 121 seggi su 222, uno in più rispetto alla soglia minima per la maggioranza semplice. Questa coalizione capitanata da Mohamad Mahatir, già premier malesiano dal 1981 al 2003 e ora riconfermato a questa carica, ha trionfato per la prima volta dopo 60 anni di indipendenza del Paese dall’Inghilterra. È stato battuto il premier uscente Razak, ex-delfino di Mahathir, anche a seguito di uno scandalo di corruzione che l’ha visto coinvolto 2 anni fa per la sottrazione illecita di 3.5 miliardi a un fondo statale destinato alla modernizzazione, soldi poi confluiti direttamente nei suoi conti privati.

Il neo premier Mohamad Mahathir (fonte: Wikimedia Commons)

8. Venerdì 11 – Scontri a Gaza: 445 i feriti e un morto

In seguito alle proteste di dimostranti arabi al confine con Israele, a Gaza l’esercito israeliano ha aperto il fuoco e il bilancio conta 445 feriti e 1 morto, un uomo quarantenne ferito mortalmente a est di Khan Younis. Ormai è il settimo venerdì di proteste nella Striscia di Gaza. I manifestanti marciano per il ritorno nelle terre confiscate loro da Israele. Iniziate il 20 Marzo, le proteste dovrebbero concludersi il 15 Maggio, giorno in cui i palestinesi ricordano la Naqba, il grande esodo del popolo arabo verso le terre della Striscia di Gaza dopo la creazione dello stato di Israele e la guerra del 1947-48.

Devastazione a Gaza (fonte: Pixabay)

 

9. Settimana – L’Iraq si prepara a votare

L’Iraq si prepara alle prime elezioni dopo la sconfitta dell’ISIS. Il quadro dei partiti e delle alleanze politiche che si sfideranno alle urne il 12 maggio resta invariato dalle scorse elezioni del 2014: 5 coalizioni sciite, 2 sunnite e il KDP, il partito indipendentista curdo. Per la presidenza si sfidano 3 candidati: il premier uscente Haider Al-Abadi, fautore della vittoria contro l’ISIS, l‘ex premier Nouri al-Maliki, in carica nel 2014 quando l’ISIS in pochi mesi conquistò Mosul e un terzo del paese, e Hadi al-Amiri, leader di Mounasama al Badr, la più potente delle milizie irachene.  Le scorse elezioni hanno visto trionfare la coalizione dello stato di Diritto, guidata dal partito Islamico Da’Wa, che ha ottenuto oltre 3 milioni e 140 mila voti (pari al 24.14%) e 89 seggi presso il parlamento, al secondo posto il Supremo Consiglio Islamico iracheno con oltre 982.000 voti e 28 seggi.

fonte: Wikimedia Commons

10. Venerdì 11 – Puigdemont rinuncia e designa il successore

L’ormai ex presidente catalano Carles Puigdemont ha rinunciato al suo ruolo istituzionale e designato come suo successore Quim Torra, un avvocato ed editorialista di posizioni vicine all’ormai ex-presidente. La Generalitat catalana potrà votare per eleggere Torra come nuovo presidente e in tal modo confermare la linea nazionalista del governo, oppure rifiutarlo e continuare la ricerca di un leader più rappresentativo del popolo catalano.

Quim Torra (fonte: Wikimedia commons)

About Daniele Patini 9 Articles
Appassionato di politica, videogiochi, natura e film, sono al primo anno del SID e voglio fare esperienza di scrittura nel giornale. Troverò molti argomenti interessanti su cui scrivere, e non vedo l'ora di pubblicare molti articoli. Stay strong.

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