Gli attentati di Teheran e la nuova strategia dello Stato Islamico

Forze Speciali iraniane durante l'attacco al Parlamento. Tehran, Iran, June 7, 2017.

Con l’esplosione al mausoleo di Khomeini, simbolo della rivoluzione, e il raid al Parlamento l’Iran si è sentito colpito nella sua essenza. Nel momento di attonimento che ha seguito i tragici eventi, Teheran ha subito puntato il dito contro Riad. Il fatto che questi fossero venuti subito dopo la rottura con il Qatar poteva non essere una coincidenza. In realtà, gli attentati sono stati subito rivendicati dall’Is. Anche se non si può negare che abbiano fatto il gioco dell’Arabia Saudita.

Tutto parte in Qatar. Contestualmente alla pregnante visita di Trump in Arabia Saudita, lo sceicco al-Thani ha rilasciato delle dichiarazioni scostanti rispetto alla linea ufficiale del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Veniva criticata la crescente opposizione a Teheran, si auspicava un’apertura al dialogo con Hamas ed Hezbollah, venivano ufficializzati i rapporti con Israele e inoltre si suggeriva agli USA di mantenere una maggiore flessibilità nei confronti dell’Iran. Per l’Arabia Saudita era la goccia che faceva traboccare il vaso. Così, Riad ha deciso di interrompere immediatamente i rapporti con Doha, seguita a ruota da Manama, Abu Dhabi e Il Cairo, costringendo il Qatar a chiedere aiuto a Turchia e Iran per quanto riguarda l’approvvigionamento di beni di prima necessità.

Fino a questo momento il Qatar faceva parte di quei tre stati che, pur appartenendo al GCC, erano riusciti a mantenere relazioni cordiali con l’Iran (gli altri due sono l’Oman e il Kuwait). Forte del recente accordo con Trump per una maxi-fornitura di armi, le dichiarazioni dello sceicco hanno dato all’Arabia Saudita l’occasione che aspettava per lanciare il suo aut aut: o con noi o contro di noi. In questo articolo apparso sull’Huffington Post, Giulia Belardelli ha spiegato che “dietro questa prova di forza [ci sarebbe] la frustrazione dell’Arabia Saudita per non essere riuscita, almeno finora, a realizzare nessuno dei suoi piani nella regione”, né nello Yemen, né in Siria, né in Bahrein.

L’attiguità temporale fra la rottura col Qatar e gli attentati hanno fatto subito pensare ad una correlazione fra i due eventi. L’assenza di prove in tal senso e l’immediata rivendicazione di questi da parte dell’Is, dimostrano che l’interpretazione che va data a questi tragici eventi deve essere differente.

Gli attentati di Teheran sono l’ennesimo colpo di coda di uno Stato Islamico (Is) ormai alle strette. Nei giorni scorsi, l’offensiva lanciata dalle SDF (Syrian Democratic Forces) col supporto anglo-americano sul fronte Raqqa e quella iraniana sul fronte Mosul hanno permesso il recupero di parecchi quartieri. Un duro colpo per l’Is. Se non altro perché, perdendo le proprie roccaforti in Siria ed Iraq, l’Is sta perdendo quella caratteristica di proto-stato che lo ha caratterizzato fin dalla sua comparsa e che gli ha permesso di fare così tanti proseliti in Europa. Uno Stato Islamico senza “stato” vedrebbe smorzato il proprio ascendente fra i tanti giovani che hanno visto e vedono nell’Is una causa per cui battersi. Quella contro l’Is sembra ormai una battaglia vinta, ma la realtà dei fatti è ben diversa.

I recenti fatti di Teheran dimostrano che l’Is, conscio della propria sconfitta sul campo militare, sta velocemente cambiando forma. Alla battaglia a viso scoperto viene preferita la via degli attentati, spostando la guerra direttamente sul fronte interno degli stati nemici. Il 7 giugno l’Is ha colpito il parlamento e il mausoleo di Khomeini, per dimostrare all’Iran e al mondo che sebbene stia perdendo terreno, può ancora colpire in profondità. Il generale Mohammed Baqeri ha promesso “una lezione indimenticabile ai terroristi”, che potrebbe tradursi in una intensificazione delle operazioni a Mosul, città nevralgica per l’Is.

Quello che va tenuto in considerazione è che ad una sconfitta sul campo potrebbe non corrispondere la scomparsa definitiva di quello che oggi conosciamo come Is. Il pericolo di attentati di questo genere rimarrebbe alto, perché rimarrebbe per l’Is l’ultima carta da giocare per ottenere una certa visibilità.

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