Giornalisti aggrediti ad Ostia: quest’intervista non s’ha da fare

Stazione dei treni di Ostia. Credits: Wikimedia Commons

Martedì 7 novembre 2017, Ostia, litorale romano, X Municipio del comune di Roma. Daniele Piervincenzi – giornalista per la trasmissione di Rai 2 “Nemo Nessuno Escluso” –  e il cameraman Edoardo Anselmi si trovavano ad Ostia per girare un reportage sulle elezioni e far conoscere la situazione di degrado della cittadina. I due sono stati aggrediti da Roberto Spada – membro dell’omonimo clan – perché indagavano circa il coinvolgimento dello stesso nel successo elettorale di CasaPound.

Per avere un quadro completo è però necessario fare un passo indietro. Il X Municipio era stato sciolto per mafia nell’agosto 2015, dopo che Andrea Tassone, minisindaco esponente del Partito Democratico era stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. Ciò ha portato al commissariamento della municipalità nel settembre 2015, rimasto in vigore fino allo scorso 5 novembre, quando si sono tenute le elezioni comunali. Si sono presentate liste di: Movimento 5 Stelle, centrodestra, centrosinistra, CasaPound e tre civiche. Il primo turno ha visto la preminenza della lista grillina e di quella di centrodestra sostenuta da Fratelli d’Italia, che si sfideranno al ballottaggio domenica 19 novembre. Anche un’altra lista però ha ottenuto un risultato importante: CasaPound è riuscita a incassare oltre il 9% dei voti.

Sorge quindi spontanea una domanda: come ha fatto una forza di estrema destra a riscontrare un così ampio consenso? Molti cittadini ritengono che CasaPound sia l’unico partito presente in modo costante tra la gente. In tanti lo reputano “diverso” dagli altri, che vanno a caccia di voti in campagna elettorale, fanno tante promesse e poi spariscono. Lo stesso Roberto Spada ha scritto un post sul suo profilo Facebook, dove ribadisce che Casapound sia l’unica forza politica vicina alla cittadinanza. Ma Roberto Spada non è una persona qualunque. Incensurato, è membro della famiglia Spada, una delle più potenti di Ostia, e fratello di Carmine –detto “Romoletto”– condannato a dieci anni di carcere per usura ed estorsione, con l’aggravante mafiosa.

La troupe di Rai 2, nel corso del reportage, ha quindi incontrato Spada davanti alla palestra che gestisce, per intervistarlo e appurare il suo sostegno –o meno– alla lista di CasaPound. Spada risponde sarcasticamente alle domande che gli vengono poste poi, vista l’insistenza del giornalista, inizia a infastidirsi e a dare risposte evasive. Piervincenzi chiede esplicitamente a Spada se è vero che ha appoggiato la lista di estrema destra, come riportano molti giornali. Ed è dopo questa domanda –e una rispsota– che Roberto Spada colpisce il giornalista in pieno viso con una testata, rompendogli il setto nasale. Per far allontanare i due reporter, Spada prende a bastonate Piervincenzi, mentre Anselmi viene aggredito da un secondo uomo. I due cronisti decidono quindi di andarsene per non essere nuovamente assaliti.

Tutte le forze politiche hanno condannato fermamente l’accaduto. CasaPound ha preso le distanze da quanto avvenuto, ribadendo che Spada non è un loro affiliato. Il ministro dell’Interno Marco Minniti e la sindaco di Roma Virginia Raggi assicurano che le operazioni di voto per il ballottaggio saranno strettamente sorvegliate dalle forze dell’ordine per prevenire qualsiasi irregolarità. Roberto Spada è stato arrestato giovedì pomeriggio con le accuse di violenza e lesioni, aggravate da metodo mafioso. Tuttavia, ad Ostia sono in molti a difenderlo, giudicando il suo comportamento una normale reazione a delle domande impertinenti.

Nonostante tutto, lo scorso weekend Ostia è stata teatro di una manifestazione contro la mafia e la violenza, alla quale hanno partecipato numerosi esponenti politici, giornalisti, membri di Libera e, ovviamente, molti cittadini. Lo scopo principale dell’evento era lanciare un messaggio: dimostrare che a Ostia non esistono solo l’omertà, la violenza ma che c’è anche una comunità sana, che vuole il rispetto dei principi della legalità.

Purtroppo, ciò che è successo a Daniele Piervincenzi e ad Edoardo Anselmi non è stata la prima aggressione a danni di giornalisti. Triste a dirsi, ma forse non sarà nemmeno l’ultima. L’articolo 21 della Costituzione italiana sancisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ma evidentemente i due cronisti stavano portando alla luce qualcosa di scomodo, qualcosa che doveva restare nell’ombra.

Il sindacato dei Giornalisti del Lazio rivela che – tra gennaio e ottobre 2017 – ci sono stati quasi 120 casi di minaccia a giornalisti operanti in regione. Un dato allarmante se confrontato con i numeri di Sicilia e Campania – regioni considerate più rischiose – entrambe con una quarantina di casi. Sfortunatamente, le numerose denunce e azioni messe in atto dal sindacato per proteggere i cronisti non hanno sortito l’effetto desiderato. Ora si chiede a gran voce un intervento forte da parte del Governo, per salvaguardare in primis l’incolumità dei giornalisti e, di conseguenza, il diritto alla libertà di stampa e di informazione.

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