Sconfinare Jukebox: Club27, La maledizione dei musicisti – Prima Parte Amy Winehouse

Un murales a Tel Aviv rappresenta i membri del Club 27 (credits to Wikipedia)

Cosa accomuna Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian Jones e Janis Joplin? Almeno due ragioni: una, artistica, molto bella, l’altra, biografica, assai meno. Tutti loro, infatti, sono stati delle vere e proprie icone della musica mondiale. Ma, ahimé, sono tutti tragicamente scomparsi alla stessa età. 27 anni. Una fatale combinazione, il destino o la cosiddetta maledizione del “Club27“?

Ciò che la musica ha rappresentato per questi artisti può essere considerato come un ulteriore punto in comune. Essa li ha costantemente accompagnati da un’infanzia difficile a una adolescenza On the road, dal complicato rapporto con i genitori al burrascoso intreccio di alcool e droga. Tratti riconoscibili in particolar modo nei due cantautori sui quali questa breve analisi si soffermerà: Amy Winehouse e Kurt Cobain.

<Music is the only teraphy that I have to make my failures into victory>.

 (Amy Winehouse)

Al di là delle dipendenze, dei disturbi alimentari e dell’inclinazione all’autolesionismo, la cantante Amy Jade Winehouse si è distinta tra gli interpreti della musica Jazz. La sua breve carriera ha inizio nel 2000 quando una Amy sedicenne viene scoperta dal produttore discografico Simon Fuller che le procura un contratto discografico con la Island Records. Grazie a questa collaborazione nel 2003 viene pubblicato il suo primo album in studio, intitolato “Frank“.

Copertina del primo album “Frank” di Amy Winehouse (credits to Wikipedia)

L’uscita del disco viene seguita da una pausa artistica che segna l’inizio del lento, inesorabile e catastrofico declino della star. Nonostante l’intento fosse quello di allontanarsi dalla luce dei riflettori, la fama della cantante era ormai diventata tale da non permetterle di vivere una vita privata senza finire costantemente sulle pagine di quotidiani scandalistici. In seguito alle numerose “intemperanze” – sul palco e non – immortalate dalla stampa con foto e dovizie di particolari, il ritratto che ne esce è disastroso. La dipendenza da alcool e droga che la condurrà alla sua tragica fine è già in atto.

Nel tentativo di cogliere i dettagli di vita della cantante, il documentario “Amy” (2015) del regista indiano Asif Kapadia svela alcune verità nascoste dietro la tragica scomparsa. La ricostruzione cinematografica si avvale di materiali d’archivio, fuori scena ed interviste inedite alle figure che gravitavano intorno alla cantante durante l’ultimo periodo di vita. Riguardo questo punto, l’elemento che preme sottolineare è la totale assenza di consapevolezza che traspare dai personaggi intervistati sulla gravità delle condizioni di salute dell’artista. Ed infatti, amici e parenti sembrano aver interpretato il lungometraggio di Kapadia anche come un’occasione per ripensare ai loro comportamenti passati. Quasi a scusarsi per non aver avuto la sensibilità di percepire la gravità della situazione.

Amy Winehouse in concerto (credits to Wikinedia Commons)

Il difficile rapporto con i genitori è un elemento chiave nella biografia di Amy Winehouse. Quando a 8 anni il padre, dopo anni di tradimento, se ne va di casa, il gesto segna la cantante che perde del tutto il legame con lui. Molti anni più tardi, come detto nel documentario, Amy attribuisce al traumatico divorzio dei genitori e, in particolare, al comportamento del padre la causa principale dei suoi problemi. L’assenza della figura paterna risuona nel ritornello della stessa, “Rehab“, uno dei pezzi più amati dal suo pubblico. Nell’album che la incoronerà per sempre “regina del soul bianco“, Amy racconta il suo rifiuto di rivolgersi a una casa di cura per disintossicarsi: “I could have the time, but if my daddy thinks I’m fine”.

La seconda figura che merita particolare attenzione è l’ex marito di Amy Winehouse, Blacke Fielder-Civil. Colui che l’ha introdotta nel mondo della droga, secondo le testimonianze degli amici della cantante. Ma forse è ancor più significativo ricordare come egli l’abbia lasciata rovinarsi interioramente. E’ assieme a lui, infatti, che Amy vive la drammatica esperienza della prima overdose, causata dal mix cocaina-eroina-alcool. Ed è sempre con lui che Amy inizia il percorso di riabilitazione presso un terapista privato. Il quale, però, si rivela essere solo un perditempo dato che né moglie né marito sembrano trarne alcun miglioramento.

La cattiva condotta di vita della star è peraltro accompagnata da continue violazioni della sua privacy da parte di molte testate giornalistiche. Nel 2007 vengono diffuse in rete foto che la ritraggono al reparto alcolici di un supermercato londinese. Sempre nel 2007 sale sul palco degli MTV Europe Music Awards in stato confusionale. Sarà quella, una delle tante occasioni in cui le critiche sulle sue condizioni instabili sovrasteranno gli applausi per il premio ricevuto. Nel 2008, invece, il Sun pubblica un video in cui la cantante fuma crack e ben presto diventerà virale. Accanimento mediatico e scarso sostegno delle figure accanto a lei scrivono il suo tragico destino. Al quale Amy non trova dentro di sé la forza di opporsi.

Nelle sue ultime apparizioni pubbliche l’autrice di “Back to Black” canta e “vive” intensamente il suo album. Un capolavoro che è stato definito, in seguito ai tragici eventi, una vera e propria richiesta di aiuto dell’artista, espressa attraverso la nobile arte compositiva della sua musica. I versi raccontano la sua storia e la sua mimica ne rappresenta il dramma. Una ragazza ubriaca, presumibilmente sotto l’effetto di stupefacenti, che, pur fuori tempo, aggiustandosi il vestito nervosamente e toccandosi i capelli cotonati, come un tic, riesce a veicolare passioni e sentimenti che raggiungono il cuore dei suoi fan“Trasmetteva un’emozione che in qualche modo mi colpì. Quando possiedi questo come artista hai qualcosa da raccontare”, dice di lei Nick Shymansky, manager.

Fiori e oggetti lasciati davanti all’appartamento dell’artista il giorno del suo decesso. (credits to Wikimedia Commons)

Amy Winehouse viene trovata morta il 23 luglio 2011 nella sua casa di Londra. Le cause del decesso non sono ancora del tutto certe. Probabilmente massicce quantità di vodka bevuta mentre guardava video di sue vecchie esibizioni su Youtube. Le conseguenze del suo squilibrato stile di vita ne hanno creato la leggenda. Una giovane ragazza dalla scrittura e dalla voce fuori dal comune uccisa dai propri demoni e dalla sua stessa fama.

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