Musa al-Sadr, il nuovo imam occultato

Cittadella di Aleppo, dove è conservata la tomba di al-Khasibi, codificatore delle dottrine esoteriche alawite. (Credits: Flickr)

Il Medio Oriente è ricco di tesori nascosti, che siano storie, religioni, eventi, uomini o donne. Musa al-Sadr è una figura poco conosciuta, eppure è stato un personaggio chiave tra Iran, Iraq, Siria e Libano tra gli anni Sessanta e Settanta, le cui azioni hanno avuto delle forti ripercussioni nella regione che oggi vediamo così com’è.

Musa al-Sadr nacque a Qom, in Iran, nel 1928 da una famiglia di religiosi sciiti duodecimani provenienti dallo Jabal Amil, regione a Sud del Libano. Era figlio dell’imam Sadr al-Din Sadr, e come tale rientrava nella prestigiosa famiglia degli al-Sadr, discendenti del settimo Imam sciita Musa al-Kazim, a sua volta discendente di Ali e di Fatima, figlia di Muhammad, e quindi dal Profeta stesso. La famiglia al-Sadr è una dinastia con legami in Iran e in Iraq, dove il cugino e coetaneo di Musa al-Sadr, Muhammad Baqir al-Sadr, il “Khomeini iraqeno”, fonderà poi il Partito Da’wa al-Islamiyya, acerrimo nemico del laico Partito Ba’th e del futuro rais di Baghdad Saddam Hussein, il quale, infatti, farà giustiziare Baqir al-Sadr insieme alla sorella Bint al-Huda e, qualche anno più tardi, anche un altro cugino, Muhammad Muhammad Sadiq al-Sadr, padre di Moqtada al-Sadr, una delle figure determinanti per l’Iraq di oggi.

Imam Musa al-Sadr (Credits: Wikipedia Commons)

Musa al-Sadr si laureò in Diritto islamico e Scienze politiche, all’Università di Tehran, e frequentò sia il seminario di Qom che quello di Najaf, principali centri teologici sciiti.
In seguito al colpo di stato in Iraq del 1958 e alla detronizzazione della Dinastia hashemita, Musa al-Sadr decise di recarsi a Tiro del Libano nel 1960 con l’intenzione di scuotere la popolazione sciita del Paese, lasciata ai margini della società dominata da Sunniti, Maroniti e Greci-ortodossi.

In Libano, Musa al-Sadr istituì una serie di fondazioni scolastiche e caritatevoli che gli consentirono di aumentare la propria popolarità nella povera comunità sciita locale, cercando allo stesso tempo di portarla ad un riscatto all’interno della società libanese. Tale obiettivo si concretizzò nel 1967, quando Musa al-Sadr fondò il Supremo Consiglio Islamico Sciita del Libano, con il quale riuscì ad ottenere che gli Sciiti fossero riconosciuti ufficialmente come minoranza religiosa.

La sua abilità politica apparve ancora più evidente all’indomani della sua nomina a Presidente del Supremo Consiglio Islamico Sciita, nel ’69, intavolando una serie di trattative e discussioni teologiche con la comunità alawita di Tripoli e Akkar. Il senso di tale iniziativa risiedeva nel progetto politico di condurre la setta alawita del Nord del Paese, non riconosciuta ufficialmente ma di fatto indipendente dal Governo centrale, sotto la giurisdizione del Consiglio: un’impresa difficile, in quanto gli Alawiti sono considerati una setta ghulat, estrema, che per le proprie credenze era fuoriuscita dalla comunità sciita duodecimana, mentre gli altri musulmani sunniti ritengono gli Alawiti dei miscredenti. L’eventuale inclusione degli Alawiti nel filone maggioritario sciita, quello duodecimano, avrebbe irrobustito le fila della comunità sciita libanese.
Nei successivi quattro anni, a partire dal 1969, Musa al-Sadr dovette combattere la resistenza degli sceicchi della setta esoterica, i quali erano orgogliosi della propria indipendenza e avevano ben poco in comune con i duodecimani, come d’altra parte avevano sottolineato diversi teologi sciiti di Qom e Najaf nella prima metà del Novecento.

Hafez al-Asad (Credits: Wikipedia Commons)

Il punto di svolta da questa impasse venne conferito dalle pressioni dell’élite siriana alawita, arrivata al potere tramite Hafez al-Asad (padre di Bashar al-Asad), il quale nel febbraio del 1971 era divenuto il primo Presidente alawita di una Siria a maggioranza sunnita. Dopo appena due anni di Governo, il regime di Hafez minacciava di crollare da un momento all’altro a causa di una bozza di una nuova Costituzione che eliminava dal testo qualsiasi riferimento all’Islam come religione di Stato: un provvedimento che aveva suscitato le ire della maggioranza urbana sunnita che nemmeno gli sceicchi sunniti del Paese, in complicità con il regime, erano riusciti a sopire.

In seguito a tali difficoltà, al-Asad spinse gli sceicchi alawiti a cedere alle richieste di Musa al-Sadr, il quale, in cambio della fedeltà degli Alawiti libanesi, riconobbe gli Alawiti come fratelli sciiti, conferendo indirettamente legittimità al Governo di al-Asad, in quanto Alawiti libanesi e siriani non sono differenti in nulla. In tal modo, gli Alawiti venivano definiti come sciiti, il che tuttavia poteva rappresentare comunque un problema per i Sunniti; per questo motivo, Musa al-Sadr fece il suo annuncio, nel luglio del 1973, non poggiando su tesi e ricerche del seminario di Qom o di Najaf, ma alla luce di studi condotti in nome dell’Università di al-Azhar del Cairo, guida giuridica e teologica accreditata nel mondo sunnita, nel segno di una iniziativa ecumenica e pan-islamica promossa dall’accademia stessa. Grazie all’accortezza dell’imam, la legittimità conferita al Governo di al-Asad era, più che di tipo teologico, di valore politico: l’indipendenza della setta alawita rimase forte, e non vi fu un sostanziale avvicinamento tra il clero sciita, che fosse iraniano, iraqeno o libanese, e quello alawita.

Bandiera del Movimento Amal, braccio armato del Movimento degli Sfruttati, fondato da Musa al-Sadr nel 1974 (Credits: Wikipedia Commons)

La fine di Musa al-Sadr avvenne proprio quando la sua popolarità aveva raggiunto l’apice, ma anche in uno dei momenti di più grave crisi per il proprio Paese. In seguito all’invasione israeliana del Sud del Libano del 1978, che, oltre ai morti, aveva causato l’esodo di diverse migliaia di cittadini sciiti che vivevano nel Sud, Musa al-Sadr decise di fare appello agli Stati arabi per una più stretta cooperazione. Inoltre, l’imam sostenne un’intervista al giornale kuwaitiano Al-Nahda, nella quale affermava che era giunto il momento di collaborare con Israele per concludere una pace. Questa intervista, probabilmente, fu la condanna a morte di Musa al-Sadr.

Come racconta la sorella dell’imam, Robabeh, Musa al-Sadr aveva in programma di spiegare la situazione libanese a ciascun leader arabo, e per questo motivo aveva intenzione di recarsi in Libia da Gheddafi il 25 agosto del 1978. Arrivato nella capitale, fu visto per l’ultima volta nel suo albergo il 31 agosto, poco prima di incontrare il rais libico; poi, se ne perdono le tracce.
Secondo i Libici, Musa al-Sadr stava per partire per Roma con un volo di Alitalia, ma all’albergo Holiday Inn arrivarono solo le valigie. I servizi segreti italiani, all’indomani della sparizione, avevano avallato la versione del regime.
Secondo Robabeh, invece, Gheddafi non aveva tollerato che Musa al-Sadr avesse avanzato posizioni concilianti nei confronti di Israele, mentre uno dei figli del dittatore, Hannibal, catturato da Hezbollah, rivelò che fu Abdessalam Jallud, vice di Gheddafi, a volerne la morte.
Qualunque sia la verità che si cela dietro alla sua sparizione, il mito dell’imam Musa al-Sadr continua a vivere sia in Libano che in Iraq, mentre le sue azioni politiche si possono leggere ancora in tutto il Levante.

About Riccardo Valle 17 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: