Sconfinando – Kirghizistan: da Bishkek alle rive del lago Issyk-Kul

Una yurta che vende kymyz e kurut nella strada fra Bishkek e il lago Issyk-Kul (Foto di Lorenzo Crippa)

Quando le persone mi chiedono di raccontare loro del Kirghizistan non so mai da dove cominciare. Sono sempre assalito dal timore di non riuscire mai ad esprimere pienamente l’esperienza nel paese. Tuttavia, in questo breve articolo, voglio comunque provarci.

Una delle domande che ricevo più spesso è il perché del mio viaggio. In verità, non ho un’unica risposta, ma una serie di motivi che si compenetrano: la volontà di migliorare la lingua russa, il fascino per l’Asia Centrale e per questa società a metà fra il russo, l’asiatico e il turco, unita naturalmente alla facilità materiale di viaggiare verso questa meta in fatto di costi e visti.

Il viaggio inizia a fine luglio da Milano. Dopo uno scalo a Istanbul, atterro all’aeroporto di Bishkek alle quattro di mattina. Si entra in un mondo del tutto nuovo. L’aeroporto non è molto grande, ma ciò comunque non impedisce ai tassisti di radunarsi presso la zona arrivi nel tentativo – piuttosto insistente – di convincere i turisti ad accettare un passaggio in città. Le scelta migliore per raggiungere il centro è invece la maršrutka, il mezzo principale per muoversi nel paese e diffuso in moltissimi stati dell’ex Unione Sovietica.

Delle maršrutka fuori dall’aeroporto (Foto di Lorenzo Crippa)

In un paese visitato soprattutto per i suoi paesaggi pittoreschi, l’ambiente urbano della captale Bishkek non costituisce sicuramente la principale attrazione del Kirghizistan. Si tratta di una città dove è assai visibile l’impronta sovietica, con palazzi imponenti, vecchie giostre e qualche falce e martello ancora visibile sugli edifici. Lo stesso ostello in cui alloggiavo era un vecchio complesso abitativo sovietico.

In ogni caso, ci sono molti luoghi che meritano una visita, fra cui la piazza principale, Ala-Too Ploschad’, dove si erge una statua equestre di Manas, l’eroe nazionale del paese che avrebbe unificato le tribù del Kirghizistan, il palazzo del parlamento, il parco Panfilov e l’Osh bazar.

Piazza Ala-Too. Sullo sfondo si intravedono le montagne (Foto di Lorenzo Crippa)

Ancor più interessante è avere contatti con gli abitanti, parlando con la gente, e provare quello che offre la cucina locale: si trovano piatti kirghizi, russi, uzbeki e si percepisce anche l’influenza turca e cinese. Per sopravvivere al caldo estivo, delle caraffe di kompot fresco possono essere la soluzione. Inutile dire che per gli occidentali il Kirghizistan e il suo cibo risulteranno estremamente economici.

Un incontro con degli abitanti di Bishkek. Uno di loro indossa un kalpak, il tradizionale copricapo kirghizo (Foto di Lorenzo Crippa)

Abbandono Bishkek e mi dirigo verso Karakol, nell’est del paese, a 150 km dal confine cinese. La distanza da percorrere è di 400 km, circa sei-sette ore in maršrutka. Fortunatamente, durante il viaggio saremo accompagnati dal suggestivo paesaggio montagnoso del paese, fino ad arrivare a costeggiare il lago Issyk-Kul. Inoltre, ci si fermerà presso una sorta di “autogrill” kirghizo, un ottimo luogo per acquistare il famigerato kymyz, ovvero latte di giumenta fermentato, kurut, una preparazione a base di yogurt fermentato e grano, e ayran, la tradizionale bevanda turca – alimenti che oltretutto mi sono stati offerti da un’altra giovane viaggiatrice kirghiza, interessata a farmi assaggiare le specialità locali.

Partendo da sinistra: kurut, kymyz e ayran (Foto di Lorenzo Crippa)

È a Karakol che incontrerò la mia famiglia ospitante. Ed è proprio a Karakol che soggiornerò fino a oltre metà settembre, svolgendo un’attività di volontariato insegnando in una piccola scuola di inglese. Le esperienze e i luoghi visitati in questo periodo sono davvero tanti, impossibile raccontarli tutti in questo breve articolo. La stessa Karakol è una città degna di essere visitata, a pochi chilometri da Issyk-Kul e le cui attrazioni principali sono la Moschea dungana, un palazzo che ricorda più un tempio buddista che un luogo di culto islamico, e la Cattedrale della Santa Trinità.

La Cattedrale della Santa Trinità a Karakol (Foto di Lorenzo Crippa)

Il lago Issyk-Kul costituisce l’altra grande attrazione della regione. È il secondo lago alpino più grande del mondo ed è una meta turistica molto popolare in Asia Centrale. Già verso la fine della prima settimana a Karakol, sono finito ospite ad un banchetto per festeggiare la dipartita del nonno della famiglia ospitante verso La Mecca. La festa si è tenuta a casa dei nonni, in un minuscolo villaggio sulla sponda sud del lago. È qui che, oltre ad aver assistito allo scuoiamento di un montone, di cui mi è stato donato un orecchio come antipasto, abbiamo avuto modo di nuotare nel lago. Le acque sono assolutamente cristalline e la spiaggia, su cui di tanto in tanto è presente gente a cavallo, candida.

Il lago Issyk-Kul. All’orizzonte le montagne (Foto di Lorenzo Crippa)

Vivendo con una famiglia kirghiza scoprirete molte cose della vita di questo paese. Sentirete parlare sia kirghizo che russo: il primo sopratutto fra i membri della famiglia, il secondo dalla televisione e fra i più piccoli – anche se non sempre è così. Le costanti a tavola saranno tre: la carne, il tè, sempre presente sulla tavola tanto che “chai budesh’?” – ovvero “vuoi del tè?” – sarà una sorta di leitmotiv ad ogni ora, e il ringraziamento per il cibo a fine pasto, espresso con un rapido gesto di passarsi le mani davanti al volto.

Un campo di yurte nei pressi del villaggio di Pioner (Foto di Lorenzo Crippa)

E c’è tanto ancora da raccontare di questo paese e del clima generale che si respira, impossibile da incasellare rigidamente in poche parole scritte, così come tanti sono ancora i luoghi da esplorare, soprattutto nel sud del paese. Le visite ai piccoli villaggi vicini, provare una banya russa, essere ospitati a mangiare in diverse case, dormire in una yurta, le cavalcate sulle montagne, i festeggiamenti per il Giorno dell’Indipendenza, il museo di Przheval’skij, incontrare  e conversare con un veterano kirghizo della Seconda Guerra Mondiale, ex soldato dell’Armata Rossa, immergersi nella natura incontaminata di Jeti Oguz, partecipare ad un matrimonio kirghizo e sperimentare la grande ospitalità di un popolo povero ma estremamente aperto sono solo alcune fra le moltissime esperienze che possono essere vissute in Kirghizistan. Di certo, un articolo non potrà mai esprimerle pienamente, nè narrarne alcune per escluderne altre, soprattutto quando il lasso temporale da racchiudere è di quasi due mesi. L’unica soluzione è il viaggio.

Nei pressi di Jeti Oguz (Foto di Lorenzo Crippa)
About Lorenzo Crippa 20 Articles
Nato a Como nel 1997 e cresciuto in un piccolo comune lombardo di provincia. Mi sono diplomato al Liceo Classico Alessandro Volta di Como, mentre attualmente studio a Gorizia nel corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Sono appassionato di Storia e politica internazionale e ho grande interesse per la regione dell'Asia Centrale.

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