Ciak! Sconfinare – Sulla Mia Pelle

Scena tratta dal film "Sulla Mia Pelle" (Credits: Wikipedia.it)

A volte i film si guardano per puro divertimento, per rilassarsi, per evadere dalla realtà per circa due ore. Ce ne sono però molti altri che riescono a prenderci alla bocca dello stomaco e per un po’ si è costretti a ricevere uno schiaffo di realtà in faccia, restando in silenzio anche per molti minuti dopo la fine della proiezione. Questo è sicuramente il caso di “Sulla Mia Pelle”, film uscito nelle sale e in contemporanea su Netflix il 12 settembre 2018, diretto da Alessio Cremonini. La pellicola è incentrata sulla tristemente nota storia di Stefano Cucchi, morto nel 2009 dopo essere stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di droga.

Il regista si è attenuto severamente agli atti giudiziari, dando al film uno stile quasi documentaristico. La vicenda tratta gli ultimi giorni di Stefano, interpretato magistralmente da Alessandro Borghi, dall’arresto alla morte all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009. Il geometra romano viene arrestato la sera del 15 ottobre; dopo una perquisizione, i carabinieri scoprono infatti il possesso di sostanze stupefacenti. Dopo l’arrivo in caserma, il protagonista subisce il supposto pestaggio. In realtà Cremonini non mostra alcuna scena di violenza, ma le sue conseguenze sul corpo di Stefano saranno una costante per tutto il film.

Locandina di “Sulla Mia Pelle” (Credits: Wikipedia.it)

Da qui inizia il lento calvario di Stefano tra tribunale, cella e ospedale, in cui l’indifferenza la fa da padrone. In tribunale, dove viene decisa la custodia cautelare, né il giudice né l’avvocato d’ufficio domandano come si sia procurato i segni che porta sulla faccia. L’unico esponente delle forze dell’ordine a cui confessa la causa di questi, lo accusa di falsità. Probabilmente è questo il motivo che porta Cucchi a mentire spesso sui suoi lividi, affermando di essere caduto dalle scale. Le sue condizioni peggiorano dopo l’udienza: Stefano viene trasferito dal carcere in ospedale, dove vengono messe a referto le lesioni subite.

Anche in ospedale Cucchi si mostra poco collaborativo, rifiutando alcune visite. In questo contesto la sua figura è man mano sempre più fragile, ad ogni scena sembra sempre più sofferente. Questa sofferenza fisica è così tangibile, anche grazie alla bravura di Alessandro Borghi, che riesce quasi a riflettersi sullo spettatore. Nel frattempo, ad eccezione della notifica del trasferimento in ospedale, le autorità non aggiornano la famiglia Cucchi sullo stato del figlio, impedendogli persino di andare a trovarlo. L’ultima notizia che i genitori e la sorella Ilaria avranno di Stefano è quella più tragica.

Stefano Cucchi muore il 22 ottobre 2009 in ospedale; viene trovato nel suo letto da un infermiere che doveva fare un prelievo di sangue. Ciò che colpisce è la solitudine di quei sette giorni. Come già detto, alla famiglia è stato impedito di vedere il proprio figlio e fratello fino al riconoscimento del corpo. La notizia della sua morte è arrivata con una fredda autorizzazione richiesta per compiere l’autopsia. Come noto, alla morte è seguita una complessa vicenda giudiziaria e mediatica, caratterizzata da depistaggi, silenzi, accuse, ma anche dall’impegno della famiglia – in particolare da parte di Ilaria Cucchi – insieme alla società civile, di arrivare alla verità.

Credits: pagina facebook Sulla Mia Pelle

Come detto in precedenza, il film ha uno stile molto semplice ed essenziale. Attenendosi strettamente agli atti giudiziari, Cremonini ha realizzato un’opera che non punta il dito contro le istituzioni in generale, ma ai singoli coinvolti nella vicenda. Proprio questi singoli hanno contribuito alla morte di Stefano chiudendo gli occhi di fronte all’evidenza. Questa imparzialità è dimostrata dalla già citata assenza della scena del pestaggio da parte dei tre carabinieri che avevano arrestato Cucchi.

“Sulla Mia Pelle” è uscito poco prima degli ultimi sviluppi riguardanti il caso Cucchi. Il muro è stato abbattuto l’11 ottobre: il carabiniere Francesco Tedesco, uno degli imputati, ha ammesso il pestaggio del trentenne morto nove anni fa. Tedesco era presente durante la violenza, ma non vi ha partecipato direttamente. Il carabiniere ha accusato i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, già coimputati per l’omicidio preterintenzionale, di aver picchiato a morte Cucchi. Come se non bastasse, Tedesco aveva da subito denunciato il pestaggio al suo superiore e alla Procura, dove però l’annotazione non è mai giunta, ed è stato costretto al silenzio.

La pellicola tratta dell’abuso di potere sulla pelle di Stefano Cucchi, che aveva certamente delle colpe, ma non meritava di morire nelle mani dello Stato. Dopo nove anni di processi falsi e ipocriti sulla pelle della famiglia, forse si è giunti alla verità. Dopo anni in cui i colpevoli erano stati l’epilessia o la caduta dalle scale, la battaglia di Ilaria è stata ripagata. “Sulla Mia Pelle” è riuscito nell’intento di raccontare un episodio buio della cronaca italiana, mantenendo l’onestà nei confronti della figura di Stefano.

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