50 sfumature di… Pintus al Verdi!

di Francesca Vistarini

Ieri sera una personalità unica ha sfondato le porte del teatro Verdi di Gorizia dando il via libera a comicità, risate e spensieratezza. Per due ore è stato regalato al pubblico calore e divertimento, che stridevano fortemente con il gelo che è piombato in città nelle ultime ore. È quindi con “Cinquanta sfumature di… Pintus” che è stata inaugurata la stagione teatrale 2014/2015 del teatro Verdi di Gorizia.

Il direttore del teatro, Walter Mramor, ha voluto offrire al suo pubblico uno spettacolo che stimolasse un “sorriso intelligente”, che attirasse a sé grandi e piccini, unendoli sotto il talento di Angelo Pintus, “fenomeno comico” triestino di origini sarde che, da qualche mese, sta facendo vibrare di risate alcune città italiane, tappe del suo tour.

Uno sfondo blu ha accolto il personaggio sul palcoscenico tra le urla e gli applausi; quattro fari proiettavano luci bianche che si intrecciavano tra loro, uno sgabello con appoggiata una bottiglietta d’acqua, un leggio e un microfono. In scena non è stato necessario nulla di più, gli effetti speciali non erano altri che Pintus e la sua verve.  La modestia di un uomo semplice e amichevole si è mostrata sin da subito tra le prime battute, allertando il pubblico, ovviamente con discrezione, di qualche sua possibile pausa per digerire gnocchi e gulasch che da mezzogiorno gli “trottavano con veemenza” nello stomaco.

Alle mie spalle sentivo già le risa di alcune ragazze che facevano tremare la mia poltrona con la loro euforia; reazione un po’ esagerata, ma rende l’idea del clima ilare che pervadeva la sala. Pintus è un comico che gioca sugli stereotipi di personaggi come Bruno Pizzul, telecronista sportivo degli anni sessanta e a venire, Antonio Banderas, con il suo accento esageratamente spagnoleggiante, e Silvio Berlusconi, la cui cadenza linguistica e il tipico “cribbio” hanno presenziato costantemente durante la rappresentazione. Il comico si distingue anche per il suo prendersi gioco del pubblico, stereotipandolo e rendendolo parte dello spettacolo.

Egli esaspera la figura dell’italiano in modo da rendere tutti noi protagonisti di una realtà comica parallela alla nostra, trasformando ogni piccola “disgrazia” quotidiana in un evento esilarante, facendoci ridere e sorridere sulle cose che più ci infastidiscono, spogliandole della gravità di cui le rivestiamo.

La serata di ieri ha avuto come protagonisti principali, oltre ai già citati in precedenza, la vita e le vicende stereotipate di un bambino che, inerme, tenta di destreggiarsi tra scuola e famiglia in un labirinto di incomprensioni e difficoltà.

Con modulazione di voce, gestualità ed espressività è riuscito a rendere singolari i ruoli della professoressa anglo-calabrese, del padre-ameba e del bambino iperprotetto e comandato a bacchetta dalla madre, raffigurata come Satana agli occhi del figlio e che si aggira per casa come una pantera dal fare minaccioso, controllando che tutto sia in ordine. Il piccolo Pintus è costretto a mangiare il tanto detestato gelato all’anice, il poco apprezzato minestrone “a pezzettoni” e a sopportare poi la furia della madre in sella al proprio folletto hoover che la domenica mattina, ovviamente all’alba, attiva e sbatte senza ritegno contro la porta della cameretta del figlio, risvegliandolo di soprassalto e catapultandolo fulmineamente nel mondo dei “vivi”. Il personaggio del bambino è la versione esasperata di se stesso da giovane, che a causa delle marachelle che combinava era sottovalutato dalla maggior parte degli adulti e ritenuto una “causa persa”.

Pintus non ci ha fatto solamente ridere, ma anche riflettere su vari temi attraverso intermezzi in cui il monologo si faceva più serio. La sua profonda umanità trapela non solo dalla capacità di indagare le stranezze umane per poi esasperarle in personaggi comici, ma anche dalle opinioni che ha espresso nei confronti dei bambini più ingovernabili, quelli su cui nessuno scommetterebbe, che sono, in realtà, solamente un po’ più problematici di altri e un po’ più bisognosi di ascolto e attenzione.

Calate le luci più forti, una lieve ombra bluastra ha illuminato il comico trasformatosi in cantante, per esprimere attraverso Mad World dei Tears for Fears con ancor più efficacia l’idea che, nonostante la situazione comica descritta, tutti i bambini hanno bisogno di pari attenzioni;

Sono andato a scuola ed ero così nervoso
Nessuno mi conosceva nessuno mi conosceva
Buongiorno maestra,
Mi dica qual è la mia lezione,
Mi ha guardato attraverso, mi ha guardato attraverso.

Credo che ciascuno degli ospiti abbia lasciato la sala con un sorriso sulle labbra e con quella sensazione di piacevole pienezza che ci travolge dopo aver vissuto un’esperienza ricca di emozioni, talvolta contrastanti. Dopo l’entusiasmo con cui ho descritto l’evento, posso concludere conferendo massimi voti ad Angelo Pintus e alla sua rappresentazione. Nonostante il comico abbia concluso scherzando “la gente viene spesso e numerosa a  vedermi, e perché no, la freghiamo anche con gli abbonamenti”, credo che una personalità poliedrica, acuta e frizzante come la sua sia riuscita nella serata di ieri ad attirare magneticamente a sé tutti i presenti.

 Per gli interessati e per coloro che ne avranno l’opportunità, Pintus ha in programma altre date per lo spettacolo a cui sarà possibile partecipare, visionabili sul suo blog: http://www.angelopintus.com/events/

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