“70 voglia di vivere… c’è!”:la comicità che non invecchia

di Giada Possamai

“70 voglia di ridere…c’è”, regia di Antonio Provaso

Quando arrivo in sala, gli spettatori attorno a me commentano e acclamano impazienti l’inizio dello spettacolo, nominando con grande entusiasmo quelli che, poco dopo, scoprirò essere i protagonisti: è la prima volta che assisto ad un’esibizione de “I Legnanesi”, ma non lo è per la maggior parte del pubblico. La compagnia lombarda, infatti, intrattiene gli spettatori da ormai settant’anni e non è casuale che il titolo dello spettacolo sia proprio: “70 voglia di ridere…c’è!”. Certamente, quando nel 1949 i tre metalmeccanici Felice Musazzi, Tony Barlocco e Luigi Cavalleri fondarono la compagnia, in un circolo della parrocchia di Legnarello, non si aspettavano tale successo.

Eppure, quello dei I Legnanesi, è diventato un vero e proprio fenomeno: non solo si tratta di una delle compagnie più importanti del panorama teatrale dialettale d’Europa, ma in Italia è anche l’emblema del teatro en travesti. Il cast, infatti, è formato unicamente da uomini, i quali danno vita ai personaggi femminili con travestimenti divertenti e allo stesso tempo estremamente realistici. Solo al termine dello spettacolo, al momento dei ringraziamenti, quando gli attori si presentano senza costumi, mi rendo effettivamente conto della loro straordinaria bravura: la metamorfosi è stata talmente incredibile che per l’intera durata della commedia ho dimenticato si trattasse di un travestimento. Ora comprendo il motivo degli applausi calorosi del pubblico alla sola apparizione dei personaggi, ancor prima che lo spettacolo avesse inizio. Musazzi, Barlocco e Cavalleri hanno trovato nei nuovi interpreti Antonio Provaso, Enrico Dalceri e Luigi Campisi degli ottimi eredi, in grado di mantenere le caratteristiche originali dei personaggi che tanto hanno appassionato gli spettatori.

I Legnanesi durante il loro spettacolo.(Credits:Facebook)

Gli spettacoli della compagnia ruotano attorno alle vicende della famiglia Colombo, composta da mamma Teresa, papà Giovanni e la figlia Mabilia, residenti in una tipica corte lombarda, e dei loro parenti e vicini. L’intento dei fondatori di portare in scena le tradizioni e le vicende popolari della loro terra è stato mantenuto, seppur con una lieve modernizzazione dei personaggi per adattarli a contesti più attuali. La Teresa di Provaso rimane comunque la mamma a tratti severa a tratti accomodante, fonte inesauribile di consuetudini e modi di dire locali; Il Giovanni di Campisi, padre silenzioso che comunica più con la mimica facciale che con le parole, è costantemente vittima delle battute della moglie che desidera diventare vedova; la Mabilia di Dalceri rimane ancora la figlia libertina in cerca del vero amore.

Lo spettacolo inizia con una serie di filmati celebrativi che raccolgono le scene migliori dei tre protagonisti. Si apre, quindi, il sipario: in scena mamma Teresa, l’anziana cugina Pinetta ed altri tipici personaggi che popolano la corte. Da questo momento in poi sono due ore di interminabili risate.  La famiglia Colombo è tornata al Nord dopo le vacanze napoletane e si imbatte nelle previsioni di una maga in grado di “vedere passato, presente e futuro”, la quale annuncia a Teresa un futuro ricco di fama e ricchezza. Sorprendentemente la profezia si avvera e la vita della famiglia viene radicalmente sconvolta, tanto da che ci si chiede se ciò stia realmente accadendo o se si tratti di un sogno: la corte in periferia è ormai un ricordo lontano, sostituita da un attico in centro a Milano; Mabilia sembra finalmente aver trovato un fidanzato e anche Teresa è vicina a godersi la tanto attesa vedovanza. Non viene comunque persa l‘essenza tipicamente popolare dei personaggi che, al contrario, sembrano inserirsi forzatamente e con scarsi risultati nel mondo dell’alta società.

(Credits: Facebook)

A fare da cornice alla commedia non mancano musiche e coreografie, di cui Mabilia è protagonista, accompagnata da un corpo di ballo in un mondo di abiti scintillanti, strass e paillettes. Tra le esibizioni, certamente degna di nota è quella dedicata al corpo degli Alpini: I Legnanesi decidono di festeggiare il centenario dell’Associazione Nazionale Alpini e i 70 anni del coro A.N.A (fondato nel 1949 proprio come la compagnia) con canzoni popolari che omaggiano il tricolore.

L’ intesa fra gli attori è l’ingrediente principale della buona riuscita della commedia. I Legnanesi sono una vera e propria famiglia e ciò consente allo spettacolo di innovarsi ad ogni rappresentazione: non mancano infatti improvvisazioni e battute fra gli stessi comici, le quali risultano efficaci proprio grazie alla perfetta coesione del cast. Al termine di quello che si può definire un vero e proprio show, Provaso, Dalceri e Campisi ringraziano gli spettatori e ricordano i lunghi anni di carriera alle spalle della compagnia, sottolineando quanto per loro sia un onore farne parte.

Esco dal teatro soddisfatta, molto più di quanto mi aspettassi: uno spettacolo divertente, spensierato, che nella sua leggerezza riesce a risaltare la bellezza della semplicità e a rievocare quei valori tradizionali popolari che, in fondo, appartengono un po’ al pregresso e alla quotidianità familiare di noi tutti.

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