16 Giugno, il giorno di Leopold Bloom

Il 16 giugno è conosciuto in tutto il mondo come “Bloomsday”, e si celebrano James Joyce e il suo capolavoro, ardito, sperimentale e estremamente poetico: l’Ulisse, che quest’anno compie 90 anni dalla pubblicazione. Il 16 giugno è la data in cui si svolge la trama del romanzo: dall’alba al tramonto, 18 capitoli raccontano una giornata nella vita dell’ebreo irlandese Leopold Bloom, novello Ulisse piccoloborghese. Una giornata in cui non succede nulla di particolare, che Joyce ci descrive nei minimi particolari, e che sconvolge per sempre il flusso della letteratura: la quotidianità entra nell’arte. Ulisse passa da eroe epico a piccolo uomo nevrotico, che tradisce la moglie Molly-Penelope e ne viene a sua volta tradito, si preoccupa di sbarcare il lunario e di sopravvivere in una città che non sente sua. Opposto a lui c’è il Telemaco del romanzo, un giovane studente colto, spirituale ed estetizzante, che Bloom incontra in un bordello. Attorno ai due personaggi si muove una Dublino livida e reale,  descritta fin nei suoi minimi dettagli, fin nel lato più povero e disperato: una Dublino in cui si perdono i confini tra il dentro e il fuori. Città che diventa il luogo del viaggio, della nuova Odissea dell’uomo moderno, della scoperta non più di popoli e mondi nuovi, ma dove i Lestrigoni e i Ciclopi sono dentro di noi. E ancora più forte è il contrasto tra il titolo epico dei capitoli, che scandiscono le parti della giornata, e il loro contenuto basso e normale.

Ulisse è un romanzo rivoluzionario non solo perché trasforma ostentatamente in arte la vita quotidiana, ma soprattutto perché cerca di trasmettere anche con il linguaggio lo stesso quotidiano: Joyce introduce per la prima volta lo stream of consciousness, tentativo estremo di mimesi del reale. La mia professoressa del liceo lo spiegava semplicemente così: “Quando pensiamo, non pensiamo con la punteggiatura, con l’ordine”. E Joyce riflette questo processo, e lo mette sulla carta per come esce, senza mediazioni. Talmente realista da sembrare surreale.

Poco stupisce quindi che un romanzo tanto importante sia celebrato ogni anno: ovviamente i festeggiamenti più importanti sono a Dublino, città dello spirito dell’autore, amata e odiata, cantata e descritta da lontano, ma con una precisione mai vista prima. Per un giorno, la capitale irlandese si anima di eventi: letture pubbliche dei pezzi del libro, passeggiate nei luoghi joyciani, ristoranti con menù speciali in cui si può gustare l’ottima (??) colazione a base di rognone di maiale mangiata da Bloom. Ma anche a Trieste, città adottiva di Joyce, in cui buona parte dell’Ulisse è stato scritto, oggi è una giornata speciale, ricca di eventi: qui trovate il programma della giornata joyciana. E forse, per molti di noi, che non sono riusciti a prendere un biglietto aereo per l’Irlanda, risulta molto più comodo passare qualche ora a Trieste, per celebrare un romanzo folle, ardito e rivoluzionario e il suo autore nevrotico e spaesato.

Non resta quindi che augurarvi buon Bloomsday, lasciandovi con una galleria delle copertine dell’Ulisse più belle e un pezzo del famosissimo monologo notturno di Molly Bloom, Penelope energica e passionale, con il quale ricorda i momenti felici dei primi incontri con il marito Leopold.

Lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci  fare la dichiarazione sim prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora si 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato si disse che ero un fior di montagna si siamo tutti fiori allora un corpo di donna si è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi si perciò mi piacque si perché vidi che capiva o almeno sentiva cos’è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finchè non mi chiese di dir di si e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e mr Stanthope e hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d’europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharon e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all’ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mill’anni si e quei bei mori tutti in bianco e turbanti come re che chiedevano di metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occh celava l’inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte che perdemmo il battello ad Algesiras i sereno che faceva i lsuo giro con la lampada.

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About Giovanni Collot

Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.