La Repubblica delle Idee: dal giornalismo di guerra al futuro dell’Italia. Aspettando il presidente Monti

BOLOGNA - L’aria calda e immobile vibra leggermente. Non è il terremoto, quello pare ormai superato e i bolognesi hanno ripreso tutte quelle attività che qui, in fondo, non si erano mai interrotte davvero. L’aria di Bologna oggi vibra di festa e le vibrazioni portano dritte in centro, corrono tra le vie e avvolgono i vecchi palazzi fino alla bocca spalancata di San Petronio, che accoglie non i più devoti, bensì i più accaldati avventori.

“La Repubblica delle Idee” (14-17 giugno) si presenta così, con fiumi di gente che confluiscono qua da un po’ ovunque per incontrare i migliori giornalisti  – ma non solo – del quotidiano d’informazione più venduto in Italia.

A Palazzo Re Enzo le conferenze si sdoppiano: si parla di giornalismo di guerra con Daniele Mastrogiacomo e Stefania Di Lellis e si dialoga sul “futuro della società mondiale” con Anthony Giddens e alcune autorevoli firme di Repubblica come Enrico Franceschini. Scelta non facile, ma prevale la prima.

Gli occhi e la mente

Daniele Mastrogiacomo

L’esperienza di Mastrogiacomo è subito evidente, non servirebbe nemmeno elencare i Paesi in cui ha lavorato da corrispondente: Somalia, Congo, Palestina, Afghanistan, a cui fa riscontro l’esperienza di Di Lellis, già inviata nei Balcani e oggi caporedattore della sezione esteri di Repubblica. Il reporter e il “capo”, gli occhi e la mente dell’informazione estera. In un’ora che vola via ci regalano alcune “dritte” fondamentali – più o meno note – per essere un buon inviato di guerra: dal contatto sul posto all’autista più accorto, dall’attrezzatura (vestiti comodi, consoni al luogo, lo studio necessario – importantissimo! – e la tecnologia utile) alla preparazione fisica. Kabul d’estate, ricorda Mastrogiacomo, ti soffoca per il caldo, ma d’inverno ti copre di neve.
Caporedattore e reporter, due anime destinate a scontrarsi. L’una calma e razionale, l’altra intrepida ed emotiva. Infatti i battibecchi – ci svelano – non mancano, soprattutto quando le informazioni “ufficiali” che compaiono sui monitor della redazione non coincidono con la realtà sotto gli occhi dell’inviato. Per questo diventa importante un’attenta comparazione, che tende anche a “raffreddare” il resoconto del reporter, il quale molte volte deve sopportare tensioni emotive fortissime (come la descrizione di un attentato o di una strage) e che rischia di lasciarsi andare a valutazioni istintive (la “santificazione del ribelle”, ad esempio).

Un mestiere che cambia in fretta

Stefania Di Lellis (a sinistra)

Come sta cambiando il lavoro del corrispondente? In molti modi, e non solo formali. La tecnologia – soprattutto la diffusione di internet in ogni Paese – lascia a casa molti reporter, ma per quelli che possono andare sul posto a raccogliere informazioni avere gli strumenti giusti è fondamentale. Tuttavia, il mestiere dell’inviato si fa ancora consumando le suole e parlando con più persone possibile. Il fascino della guerra è sempre vivo, lo spettacolo – drammatico, ma pur sempre straordinario – che ci offre continua ad attirare l’interesse del pubblico e degli aspiranti giornalisti. Anche le donne, da sempre in secondo piano in questo campo, dimostrano sempre più abilità, sensibilità e coraggio come pochi altri colleghi, nel solco della pioniera Oriana Fallaci.

Cosa ci aspetta ora

Nel pomeriggio bolognese il calendario si arricchisce di eventi, uno su tutti l’intervista di Ezio Mauro ed Eugenio Scalari al premier Mario Monti. Dopo le vivaci polemiche di questi giorni, la città si prepara all’incontro sicuramente più atteso. Impossibile accedere senza accrediti on-line, i posti sono naturalmente già esauriti. Continuate a seguire il sito di Sconfinare: vi racconteremo l’atmosfera (calda, sempre più calda) di questo pomeriggio di sole e giornalismo attraverso gli interventi di David Grossman, Gad Lerner, Zygmund Bauman, Michele Serra e tanti altri. Domani sarà la volta di uno storico reporter come Bernardo Valli e degli altri ospiti e giornalisti che chiuderanno il festival.

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About Lorenzo Alberini

Aspirante giornalista e scrittore, mi interesso soprattutto del mondo arabo-islamico. Mi piace andare in montagna, viaggiare (magari a piedi o in bicicletta) e scattare qualche fotografia. Frequento il terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche.