Ghada Abdel Aal, la scrittrice che cerca marito (ancora)

Un articolo di Antonino Ferrara

La ricerca dell’amore e il matrimonio sono fonte di trepidazioni  e tormenti, da che mondo è mondo, da che Paese è Paese. Odi et amo, dolore e gioia. “Meglio soli che mal accompagnati” ci si augura universalmente, ma che non tocchi a mia figlia, per carità. In alcuni Paesi infatti lo zitellaggio è socialmente riprovevole e consiste in un fallimento personale che condanna per tutta la vita. L’Egitto è tra questi, e per fortuna oserei dire: senza le sue stringenti regole che scandiscono la vita della middle class, non sarebbe mai esistito il libro di Ghada Abdel Aal, scrittrice e blogger egiziana, ospite della manifestazione Ritmi e Danze dal Mondo 2012 di Giavera del Montello (TV).

Ghada è una farmacista trentenne del Delta del Nilo, una donna dallo sguardo fermo e diretto, dai modi di fare sicuri, tratti comuni a tante donne arabe che ho incontrato in questi ultimi anni. Del resto Ghada durante il nostro incontro ci tiene a sottolinearlo più volte: basta con l’immagine della donna musulmana oppressa e schiava degli uomini! “Quando viaggio per presentare il mio libro, tutti mi chiedono del velo, della schiavitù di genere, delle vessazioni a cui le donne musulmane sono sottoposte. La verità è che la donna egiziana ha un grande potere familiare e amministra con il pugno di ferro la casa, la famiglia e tutto ciò che riguarda la sfera privata dell’esistenza. Siamo “le terroriste della casa”: poveri uomini, tra le mura domestiche devono fare i conti con noi. Ora è arrivato il momento di far valere questo peso anche in pubblico, esercitare le nostre competenze professionali e partecipare appieno alla vita politica del Paese: solo così torneremo ad essere Regine d’Egitto, dentro e fuori casa!” racconta Ghada.

Insomma, questa giovane scrittrice non ha niente della goffa e confusa Bridget Jones, a cui viene sistematicamente paragonata (né tantomeno si può permettere la sua frivolezza relazionale!). I “tormenti della giovane Ghada”  in cerca di marito iniziano ad essere documentati in un blog nel 2009: una sfilza di pretendenti più o meno improponibili, sistematici rifiuti, drammi familiari. E’ il successo: 500.000 contatti, coetanee che si rincuorano, scoprendo una situazione comune a molte, ragazzi che ringraziano per questo spiraglio di luce nelle tenebre femminili. I post del blog vengono raccolti in un libro, il libro viene tradotto in 15 lingue, tra cui l’italiano (“Che il velo sia da sposa, Ed. Epoché”), sebbene ad oggi non sia più disponibile ed attenda un nuovo editore. “Internet è stata una piazza importantissima per noi donne, le nostre voci virtuali hanno trovato nella Rete un canale potente e sicuro allo stesso tempo e i blog femminili si sono moltiplicati. Del resto in Egitto la legge d’emergenza in vigore sotto il regime di Mubarak vietava gli assembramenti pubblici di sole tre persone: la polizia poteva arrestarti e sbatterti in galera. Internet ha aggirato questo impedimento e ha rappresentato lo start-up per le manifestazioni di piazza. Facebook, Twitter hanno solo agevolato l’inizio della Rivoluzione, il resto è venuto da sé, in piazza è scesa l’umanità egiziana con i suoi problemi, richieste e desideri che non potevano più attendere altre bugie”.

Anche il blog di Ghada racconta un sogno normale di una donna normale: trovare un marito, possibilmente rispondente ai desideri personali. “Il matrimonio è il progetto di vita per le donne egiziane: mogli e madri, queste sono le due dimensioni che ci definiscono, oltre c’è il nulla. Ma si possono anche rifiutare gli aspiranti pretendenti presentati dai genitori e dai parenti, come ho continuato a fare io: e con gran stupore di molti occidentali, non ti viene tagliato il naso per questo! Io al momento il marito non l’ho trovato, eppure sono ancora qui per raccontarvelo” ride Ghada.

Tra poche ore verranno annunciati i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali e il nostro discorso non ha mai smesso di stuzzicare la politica: “L’Egitto ha bisogno di politici smart, abili, intelligenti e al nostro servizio. Che ci sia un Presidente da Ancien Régime o un Fratello Musulmano, noi donne saremo vigili come sempre abbiamo fatto: abbiamo partecipato al cambiamento e siamo pronte a continuare a combattere. Siamo o no le regine d’Egitto?”

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