Non ci resta che Sconfinare

dal Direttore

Certe storie sono come i migliori romanzi: vorresti non finissero mai.
Per me Sconfinare è una di queste. Più di sei anni fa un capannello di studenti fondò un giornale. Passione, presunzione, chissà. C’è di certo che da allora ho degli amici fraterni. Poi, durante l’Erasmus, qualcosa si ruppe e rischiai di disamorarmene. Mai avrei pensato di diventare il direttore. Meno che meno di dover scrivere un commiato. No, non bastano queste righe per raccontare due anni e dieci numeri cartacei. Né per spiegarvi cosa è diventato il sito. Parlano i numeri: dieci mila contatti al mese.

Giudicate voi, il mio sarebbe un parere di parte. Anzi di una parte di questa storia. Il protagonista è giusto rimanga Sconfinare. Con le sue pagine da riempire per chi avrà ancora voglia di mettersi in gioco. Scrivere, provocare, confrontarsi con opinioni diverse. E con le proprie. Sconfinare è questo: un foglio bianco, un cursore lampeggiante. Tu, davanti, nudo e solo. Non importa chi e se ti leggerà. Se sarai soddisfatto di quello che hai scritto ce l’avrai fatta. Certo, lo spirito è sempre stato quello di non prendersi troppo sul serio. Ricordo la candidatura di un nostro collaboratore a sindaco di Gorizia. «Il candidato che ha studiato», era lo slogan elettorale. Sconfitto, denunciò i brogli. E poi ripenso alle feste in osmica e ai tentativi, impacciati, di conoscere una collaboratrice con la scusa di una riunione in Torretta.

Certe storie sono come i migliori romanzi: devono finire. Per dare un senso al tutto. Per lasciare ad altri la possibilità di continuare a scriverle. Quando presi la direzione di questo giornale, proposi di far diventare pubblicisti i suoi collaboratori più attivi e lungimiranti. Due anni dopo, mentre uno di questi sta diventando giornalista a tutti gli effetti sento il bisogno di salutarvi. E lo voglio fare con quelle parole con cui cominciai:

«Che altro è necessario ai giovani se non una sciocca, insensibile ostinazione, unita all’essere pronti a fallire, fallire e fallire e ancora?»

Auguri, Sconfinati. Di cuore.

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About Davide Lessi

Nasco 25 anni fa nel trevigiano, sinistra Piave. Faccio il calciatore, poi qualche cosa tra me e il prato si rompe: la tibia. Cerco rifugio in Friuli Venezia Giulia, mi laureo al SID a Gorizia e mi specializzo, non tanto, a Trieste. Pur avendo il sussidio disoccupazione a portata, rinvio ostinato la precarietà entrando nella Scuola Walter Tobagi a Milano. Perché il giornalismo è la mia passione: nel 2006, fondo con altri impenitenti il giornale Sconfinare (che dal maggio 2010 IRresponsabilmente dirigo), pubblico col Piccolo roboanti cronache di calcio giovanile e amatoriale, collaboro per 6 mesi al progetto bora.la, il quotidiano on line euroregionale. Amo l’Est e Obama, la mia cagna di quasi 3 anni.