Quando a mancare sono le soluzioni
Lo sport più praticato in Italia non è mai stato il calcio. No, è sempre stato la capacità di criticare. Siamo i primi al mondo per criticare e auto criticare, insuperabili e instancabili adoratori del bicchiere mezzo vuoto, mai contenti e mai soddisfatti. Qualunque risultato è sempre arrivato ‘ad un costo sempre esagerato’ dunque con i ricorrenti miti della Vittoria Mutilata o della Vittoria di Pirro, scegliete voi.
Non dirò nulla di straordinario parlando delle critiche che circolano in questo periodo. L’Italia è sotto attacco. Come non lo sapevate? Una coalizione di nazioni straniere ha da tempo dichiarato guerra alla nostra amata patria. I leghisti pensando di sfruttare la situazione hanno già pensato di avviare
trattative separate, firmare la pace e inaugurare la tanto agognata Repubblica Padana. Sfogliare i giornali in questo periodo è una continua tragedia, migliaia e migliaia di parole spese a parlare degli attacchi giornalmente subiti dalle nostre bonificate pianure, dalle nostre fertili colline e dalle nostre bianche e italianissime montagne.
Effettivamente però (ah, il bicchiere mezzo vuoto) a mancare sarebbero solo le vittime di questa guerra. Eppure ci sono, anzi c’è. Ma si sa, dalla storia non si impara mai nulla. Non sono bastate le violenze, i soprusi, le angherie sopportate dagli ebrei, dai palestinesi, dalle popolazioni balcaniche, dai tibetani e dalle numerose etnie africane. Noi adoratori del bicchiere mezzo vuoto, siamo riusciti a trovare qualcosa per cui lamentarci ancora di più.
L’Italia è sotto attacco nella sua Italianità, con la I maiuscola. E la nostra italianità è messa in crisi dalle continue critiche e spregiudicati attacchi effettuati contro il primo rappresentante di tale Italianità, sempre con la I maiuscola. L’Italia è sotto attacco perché è il nostro Presidente del Consiglio ad essere sotto attacco. Ecco la vittima di questa guerra. L’unico oggetto di così tante persecuzioni, tanto da potersi (auto)definire “senza alcun dubbio la persona che è stata più perseguitata nella storia del mondo intero e dell’umanità”… Ora, in questo articolo ho già detto stupidate a sufficienza che potrei andare in pensione in questo momento. Anzi, potrei candidarmi (e vincere le elezioni) come parlamentare di un qualunque partito di un qualunque colore.
La domanda che mi sono posto spesso in questo periodo è stata: come è possibile pensare che attaccando il Presidente del Consiglio Italiano, l’italiano possa sentirsi offeso nella sua italianità? Ma, onestamente, come è possibile pensare che una persona come il nostro attuale Presidente del Consiglio Italiano possa rappresentare l’Italianità? Non voglio fare anti-berlusconismo da quattro soldi, ci sono fin troppi giornalisti per questo. Riflettendo su tale aspetto sono arrivato alla conclusione che le critiche che l’Italia subisce in questo periodo non siano indirizzate semplicemente e in esclusiva al miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, nonostante lui si impegni per essere sempre al centro dell’attenzione.
Quegli attacchi sono provocati dalla Nostra incapacità di essere popolo, essere nazione, essere civili ed essere in grado di scegliere. Che cosa? Sicuramente una classe politica responsabile.
L’anti-berlusconismo, come già detto, lo metto da parte, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa (e mi scuso per il paragone, non vorrei mancare di rispetto ai volontari). Non voglio difendere il PD che fa finta di andare alla deriva: i comandanti (quelli veri) ci sono veramente e il timone è in mano loro. Non voglio nemmeno fare il grillino e attaccare “la casta”: è esclusivamente colpa dell’elettorato se certe persone ora possono vantare il titolo di Onorevole e non pagano il conto del ristorante (perché i signori Onorevoli non pagano il conto al ristorante). Chiunque ha trovato posto in Parlamento è stato votato da un numero sufficiente di persone che hanno trovato in lui una persona degna di fiducia che possa portare i loro interessi a Roma (e questo vale da nord a sud – Padania compresa).
Vorrei precisare a caratteri cubitali un piccolo particolare: qui non si tratta di attaccare una parte o di difenderne un’altra. È giunto il momento di rendersi conto del baratro in cui ci troviamo. Lo dico e lo ribadisco che parlo senza colore politico.
In questo momento della nostra storia Italiana e Repubblicana, iniziata perché abbiamo pagato un salatissimo conto, è il momento di rendersi conto di quali siano le priorità della nazione (si, è ora di considerare l’Italia una nazione, anzi Nazione), quali gli interessi personali di qualcuno e quali gli interessi personali di pochi. Differenziare queste tre categorie e iniziare a lavorare per le cose che contano veramente: quelle di tutta la popolazione.
E allora da qualche parte bisogna pur iniziare. Dovremo risistemare il bilancio dello stato, riuscire a portare sotto controllo il debito pubblico, recuperare quell’enorme porzione del PIL che viene eufemisticamente chiamata economia sommersa e avviare una riqualificazione della spesa pubblica.
Anzi chiamiamo le cose con il loro nome: dobbiamo eliminare gli sprechi. Ci siamo abituati a vedere ogni giorno fin troppi sprechi, e non parlo degli sprechi che vede Brunetta nei finanziamenti per la cultura (spiccioli che vanno bene per un po’ di populismo). Parlo del numero di auto-blu che portano i Signori Onorevoli dal ristorante a prendere l’aereo (che non paga, perché i Signori Onorevoli non pagano nemmeno i biglietti aerei) – circa 624 mila unità contate nei primi 6 mesi del 2009; parlo degli sprechi di tempo e di denaro dovuti e causati dai sindacati, che anche questo sia ben chiaro, svolgono una funzione fondamentale e indispensabile nella nostra Italia Repubblicana, ma è da troppo tempo che i loro costi superano di gran lunga i benefici e fanno politica quando invece dovrebbero focalizzare le loro attenzioni sul proteggere le categorie più svantaggiate e più a rischio.
Sfortunatamente siamo abituati a vedere tutti i giorni sprechi di questo genere, che non ci sorprendiamo più e cosa ancor peggiore non ci scandalizziamo più, non protestiamo più, non ci interessiamo più, non ci informiamo più.
Ed ecco apparire magicamente un ultimo spreco. La libertà di stampa in Italia appare alle volte come un vero e proprio spreco. Da una parte perché sono innumerevoli i casi in cui tale libertà viene abusata e violentata per esercitare una propaganda di basso, scarso, infimo livello, per proteggere l’interesse di quel qualcuno o di quei pochi. Dall’altra parte perché tante, tantissime volte è veramente penoso e triste vedere tante persone, lavoratori, pensionati, politici, dipendenti pubblici, professori e studenti che sprecano la possibilità di ragionare liberamente con la propria testa e che decidono di non leggere più i giornali, non leggere più libri, ascoltare o leggere approfondimenti tecnici di un argomento di attualità. E scelgono invece di affidarsi al Tgcom o allo Studio Aperto nella pausa tra il primo e secondo tempo del film in prima serata per rimanere “informati”. Mah.
Allora sprechiamo parole e aria per parlare del secondo uomo più perseguitato della storia, perché il primo è troppo impegnato a non farsi processare come qualunque altro cittadino (almeno quel diritto lasciamolo ai Signori Onorevoli). Sprechiamo parole per parlare della crisi economica peggiore dal 1929 e dei modi che non stiamo attuando per poterne uscire il più velocemente possibile. Sprechiamo parole per parlare di fantomatici attacchi che una coalizione di nazioni straniere, e i loro giornali nazionali, stanno scagliando contro i migliori rappresentanti da oltre 150 anni della nostra povera Italia.
Italiani stringiamci a coorte contro il nemico che senza alcun rispetto osa attaccarci (là dove ci fa più male).
Diego Pinna
diego.pinna@sconfinare.net
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![freedomhouse[1] freedomhouse[1]](http://www.sconfinare.net/wp-content/uploads/freedomhouse1.jpg)
Grande articolo, partenza col botto per il nuovo anno di Sconfinare. Sono d’accordo su tutto; avendo a che fare con persone straniere,ora, mi sento veramente il figlio bastardo d’Europa. Anche se anche in questo caso, e anche da parte loro, si esagerano i toni; Berlusconi diventa sinonimo di tutto e tutti, e gli italiani son visti come tanti piccoli Berlusconi. Che sarà anche vero, poi; ma come il solito, i luoghi comuni imperano. Però mi sento sempre più spesso impotente quando si parla di politica; e non tanto per Berlusconi (ho detto ad un francese domenica che Sarkozy non fa come Silvio perchè non ci riesce, ma vorrebbe tanto.. Mi aveva stufato), ma, come dici tu, per il baratro scurissimo in cui mi trovo a guardare, e che non riesco a spiegare…
Secondo me è un pò troppo sbrigativo dare la colpa agli elettori, voire ai cittadini. Dopotutto, in queste schifo di democrazie, sono i partiti a scegliere chi diventerà classe politica. I cittadini possono solo votare o astenersi. Vi ricordate la puntata dei Simpson in cui i due alieni si candidano alla Casa Bianca? “E’ vero, siamo mostri, ma è un sistema bipartitico. Dovete votare per uno di noi due”. Et voilà.
ps.
E, non per essere populista, ma se la bontà di un governo si misura dalla durata, allora Mussolini resta il migliore di tutti.
pps
(naturalmente sto facendo dell’ironia. A basso costo).
Alla lunga è comunque colpa dei cittadini. Nel momento in cui si stava instaurando la il potere delle segreterie dei partiti, non ci sono state le dimostrazioni o le proteste sufficienti per poter interrompere questa deriva.
Il problema è che sempre e comunque ci si concentra sempre di più (e sempre troppo) degli scandali di basso populismo, di basso costo, e invece si lascia perdere la politica quella vera, delle proposte per le riforme economiche, per le liberalizzazioni importanti e che possano agevolare il consumatore. Perchè, purtroppo, i consumatori sono sempre vittime ultime e finali, pazienza se si scarica qualche costo in più su di loro.
Meglio parlare di escort e trans. Le promesse di “cambiare qualcosa” facciamole in campagna elettorale così vince chi la spara più grossa. Poi tanto, i consumatori-elettori, si bevono di tutto e si dimenticano tutto velocemente.
Così l’abolizione delle provincie, quelle inutili, dov’è andata a finire? Meglio fare un’altra riforma della scuola e università perchè c’è bisogno di riformare un sistema non funzionante. Ci vogliono FINANZIAMENTI e SOVVENZIONI non tagli! Certo, non sprechi, una gestione più oculata, ovviamente qualche taglio, risistemare qualche sede distaccata, eliminare qualche corso con meno di 7 studenti per esempio.
Meglio fare un ponte per risparmiare un’ora di macchina ai mafiosi che non riformare e potenziare le ferrovie! Ma porca miseria, le ferrovie! Anzi, facciamo un’altro aereoporto, così “siamo più collegati”. Facciamo Malpensa, l’aereoporto del futuro, che deve collegare gli imprenditori del nord italia con il mondo. Ma chi è il genio? la 3 corsia l’hanno finita un paio di anni fa, e la ferrovia deve ancora arrivarci: 50 minuti per arrivare dalla stazione centrale all’aereoporto del futuro.
Altro che attacco all’italianità, c’è bisogno lasciare più spazio, più libertà alle idee che funzionano veramente e che ci facciano risparmiare. Certi eccessi e certe stupidaggini verrebbero eliminate automaticamente, come nel libero mercato le imprese poco efficienti spariscono.
p.s. Se la bontà di un governo si misura dalle promesse fatte in campagna elettorale, Berlusconi non lo batterà mai nessuno. Sono anche io in coda nella fila dell’ironia a basso costo. Grazie Rodo.