A Nova Gorica un re per grazia di Dio

Le ore piccole nel convento di Kostanjevica

Se, durante le ore più appassionanti di uno di quei corsi di storia, uno studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche avesse gettato fuori dalla finestra uno sguardo ormai irreparabilmente sonnacchioso, avrebbe visto distendersi le spiagge baciate dal sole di Gorizia punteggiate da tante persone, con quell’atmosfera giovane e festaiola che avvolge… il mondo dei suoi sogni. Sapete meglio di me come la nostra ieratica sede non sia proprio il posto che scambi per Ibiza, e che le colline d’intorno siano di aspetto piuttosto aspro anche nelle rare giornate di sole. Forse però non sapete che proprio su una di queste colline sta sepolto l’ultimo re di Francia per grazia di Dio, Carlo X di Borbone. Eppure è così. Carlo X, che non accettava di “regnare senza governare”, il reazionario che tentò di reprimere la libertà di stampa, l’ultramonarchico del colpo di stato del 26 Luglio 1830, quello che fu costretto a capitolare con le tre Gloriose Giornate del 27, 28 e 29 Luglio dai parigini insorti, l’ultimo re di Francia (Luigi Filippo fu “re dei francesi”), insomma, quello che c’era sul libro che avete sempre usato come cuscino, è lì davanti a voi! Il colle di Kostanjevica (a orecchio credo significhi “bosco di castagni)è ben visibile proprio dalle finestre dell’aula 201 e si trova a due chilometri e mezzo dalla Facoltà. Per arrivarci a piedi basta una mezz’oretta, si sconfina alla Casa Rossa per Nova Gorica, poi si gira a destra e ci si è già. Se vi perdete come ho fatto io,  di sicuro troverete qualcuno che parla italiano, quindi chiedete, non c’è problema… Alla fine della salita, la vista che si apre sul Castello, sulla nostra facoltà e sulle altre colline merita davvero se  si è in una bella giornata autunnale;  invece sul colle sorgono una antico convento di francescani e, appunto, la Chiesa dell’Annunciazione. Non sotto le auguste volte di Saint Dénis, bensì nella cripta di Kostanievica giace Carlo X con gli ultimi Borboni, attorniato dagli omaggi floreali che alcuni francesi nostalgici continuano a recare…

Ma come arrivò fino a qui? Dopo l’abdicazione, le peregrinazioni del suo esilio lo recarono a Edimburgo, a Praga ed infine a Gorizia, dove morì di colera il 6 Novembre 1836 nel palazzo Coronini, oggi in via XX Settembre, tutt’ora visitabile. La bellezza del posto e la fama del personaggio meritano sicuramente una visita in cinque anni di università, quindi vi dico subito che il convento è aperto tutti i giorni feriali dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, mentre la domenica e giorni festivi dalle 15 alle 17. C’è scritto che l’ingresso è di 2.50 euro, ma se non cercate di far parlare la guida (una signora slovena di mezz’età) in inglese o in francese e vi limitate a sorbire di buon animo il suo italiano un po’ smozzicato, c’è la possibilità che non vi faccia nemmeno pagare.

Nel convento è anche presente la “Biblioteca di Škrabec” (dal nome di un illustre slavista del XIX secolo che lavorò qui per quarant’anni) che conta 15.000 antichi volumi fra cui una trentina di incunaboli, però per motivi di sicurezza può essere visitata solo in gruppo e su prenotazione. Per esempio, qui si trova una copia con dedica autografa del testo di Adam Bohorič, colui che nel 1584 codificò per primo la lingua e la grammatica slovene con il suo trattato Articae Horulae, ossia letteralmente “Ore piccole d’inverno”. Questo titolo mi ha fatto pensare. Possibile che anche nel lontano Cinquecento chi si trovava a studiare a Gorizia bramasse calde spiagge assolate e un po’ di più vita notturna?

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About Nicola Perencin

Polytropos kybernétes. Un passato da uomo di lettere, un futuro da uomo di parola.