Spunti sull’indipendentismo sardo e l’Italia
In mezzo al Mediterraneo sorge, fiero ed orgoglioso, quello scoglio chiamato Sardegna. È evidente la somiglianza tra questa terra e i suoi colori, i suoi sapori, i suoi profumi, i suoi abitanti e la loro lingua. La storia della Sardegna,purtroppo poco nota, è complessa ed affascinante, si mischia con la cultura pagana, quella cattolica, le tradizioni della vita agropastorale. In tanti, forse troppi, sono passati per questa terra, con gli abiti dei conquistatori. Dalla dominazione romana alla monarchia sabauda, senza dimenticare la Corona spagnola, eserciti potenti, organizzati ed armati si sono alternati nei secoli, contribuendo senza dubbio a creare l’unicità della cultura sarda ma reprimendo con la forza ogni tentativo dissenziente. Nel corso dei secoli, l’orgoglio dei sardi si è espresso con l’indipendentismo, forme di lotta più o meno violente contro l’oppressore straniero. Ogni secolo ha avuto i suoi “eroi indipendentisti”: Amsicora che combatté contro i romani nella prima guerra punica, Bernardino Puliga, il punitore dei mori nel 1581, o il giudice Angioy capo del movimento antifeudale sono solo tre esempi. Il movimento non si è mai fermato, anzi, nell’ultimo mezzo secolo è sembrato rifiorire più che mai, eccitato da simili esperienze in giro per il mondo nonché dalle possibilità attuali di diffondere idee e notizie ampiamente e con facilità. Le principali motivazioni della lotta indipendentista attuale si rifanno al retaggio storico e culturale sardo, notevolmente diverso da quello del resto d’Italia, ma mai valorizzato o almeno protetto adeguatamente da autorità centrali (“La caratteristica specifica della oppressione vissuta dal nostro popolo sta nella negazione della esistenza del diritto alla “diversità” che presuppone l’essere Sardi nello stato italiano” – Statuto del partito indipendentista Sardigna Natzione Indipendentzia), come al tempo della Riforma Manzoni, con l’imposizione di una lingua e di una cultura estranee all’isola. Al giorno d’oggi, inoltre, per taluni la cultura locale è diventata un fenomeno di colore folkloristico, per divertire i turisti piuttosto che per ripetere rituali ancestrali che si perdono nella notte della civiltà: ad esempio, le maschere tradizionali del carnevale della Barbagia, i Mamuthones, vestiti con un abito di pelle di pecora e lana grezza e un’armatura di circa 20 kg di campanacci, è “costretta” dalle Pro Loco a sfilare per la gioia dei turisti a ferragosto, snaturandosi dal suo significato reale (il carnevale sardo, che va dalla festa di sant’Antonio al mercoledì delle ceneri, coincideva con l’unico periodo dell’anno in cui i pastori stavano in paese, e le maschere grottesche e bestiali servivano ad esorcizzare una trasformazione dell’uomo in bestia durante i lunghi periodi d’isolamento in alpeggio). Ma il peggior affronto per gli indipendentisti sardi si chiama “servitù militare”. Ampi terreni strappati ai contadini per creare poligoni di tiro in cui testare proiettili convenzionali e non (cercate l’episodio di Pratobello), esercitazioni militari internazionali, basi americane (fino al 2006 il 60% delle servitù americane in Italia si trovavano nell’isola, con missili, basi e sottomarini nucleari, tratti di mare enormi chiusi al transito). I principali partiti indipendentisti al giorno d’oggi sono il Partito Sardo d’Azione (PSd’Az), fondato da Emilio Lussu, progressista e federalista, Sardigna Natzione Indipendentzia (SNI), da inquadrare nella grande sinistra europea, e Indipendentzia Repubrica de Sardigna (IRS), nato di recente da una costola di SNI e su posizioni più aperte e meno radicali; accanto vi troviamo numerosi movimenti ideologici, tra cui il più famoso è a Manca pro s’Indipendentzia (aMpI – a Sinistra per l’Indipendenza), movimento indipendentista comunista; i gruppi più violenti (Organizzazione Indipendentista Rivoluzionaria e Nuclei Proletari per il Comunismo) agiscono ormai raramente e nell’ombra, e spesso la legge colpisce persone ad essi estranee solo perché professano con coraggio idee che potrebbero risultare scomode (nel 2006, 44 indagati, 54 perquisizioni e 11 arrestati, rilasciati dopo 6 mesi perché le prove non si sono rivelate sufficienti), e accusando l’aMpI di fare loro da scudo. Il sentimento di dominazione esterna è vivo anche nel settore turistico: le enormi cifre di denaro che circolano in Sardegna sono divise tra vari imprenditori (Moratti, Rovelli, l’Aga Khan, Briatore, Berlusconi…) che concedono ai locali di fare da lavapiatti. In conclusione ricordo la sentenza della Corte Costituzionale 365/2007, che ha dichiarato l’incostituzionalità del termine “sovranità” nello Statuto regionale (“Statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo”), senza censurare “popolo sardo”, espressione usata già dal 1948 e unica negli statuti regionali italiani; in merito alla sentenza, l’aMpI ha ribadito che “La Sardigna è una Nazione senza Stato in quanto ha un territorio ben determinato, definito e riconoscibile dal fatto di essere un’isola; in quanto ha storicamente sviluppato una sua propria economia autoctona fondata su una struttura di tipo agro-pastorale; in quanto abitata da un popolo inteso come comunità etnica stabile che ha avuto la capacità storica di elaborare una propria lingua, una propria cultura, codici di auto-regolamentazione della propria società”.
Matteo Carzedda
mattegolino@yahoo.it
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