«THE CAVE OF FORGOTTEN DREAMS»
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TITOLO: The Cave Of Forgotten Dreams (3D) GENERE: Documentario ANNO: 2010 SCENEGGIATURA: Werner Herzog REGIA: Werner Herzog ATTORI: - NAZIONE: Fra/Ger SCHEDA IMDB: http://www.imdb.com/title/tt1664894/ TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=kULwsoCEd3g IL MIO VOTO: 8/10 |
Più di 30.000 anni fa si disegnava sulle pareti. Arte preistorica. Pitture rupestri. Nella grotta di Chauvet, scoperta nel 1994 a Vallon-Pont-d’Arc (Francia), sono stati ritrovate le più antiche tracce di queste pitture, che hanno 32.000 anni e sono perfettamente conservate perché l’entrata della grotta è stata chiusa da una frana. La grotta non si può visitare e solo un ristretto team di scienziati può entrarci e studiarla. É lunga 500 metri e su tutte le pareti sono disegnati gli animali del tempo. Tutto nella grotta è cristallizzato dalla calcite, che oltre a formare stalattiti e stalagmiti ha ricoperto di un sottile strato i disegni, il pavimento e gli scheletri di animali all’interno della grotta.
The Cave Of Forgotten Dream ci porta dentro la grotta di Chauvet.
Questo è quello che potete leggere se dovessi scrivere una voce di enciclopedia.
Quello che non ci sarà mai scritto invece, è tutto il resto. Perché è il visionario regista tedesco Werner Herzog, sempre alla ricerca di nuove immagini, di nuove forme e di nuova poesia che ci accompagna all’interno di queste rocce. Ci accompagna in questo viaggio sia con la sua voce narrante piena di dubbi, di domande e di passione, di interpretazioni metafisiche, religiose e spirituali; sia (e sopratutto) con delle straordinarie riprese in 3D.
Un 3D di telecamere progettate apposta, che vogliono darci la possibilità di comprenderla e di farci stregare dalla grotta. Perché di questo si tratta: farsi stregare. Non sono semplici disegni su un muro, ma di una magia senza tempo che ritorna in vita grazie ai giochi di luce, al dinamismo e al mistero. I bisonti, i cavalli, i leoni e rinoceronti si muovono assieme alle insenatura della grotta, l’ombra si trasforma in luce e la luce in ombra ad ogni cambio del punto di vista. Il 3D in questo non ha limiti di esplorazione. Le immagini ti persuadono e ti pervadono facendoti ritrovare a poco a poco lì, in mezzo alla grotta di Chauvet e non sai se siamo 32.000 anni fa od oggi. Non sai se chi ha disegnato voleva solamente riprodurre la natura che c’era attorno o voleva rappresentare qualcosa di più profondo, come l’indissolubile rapporto spirituale tra l’uomo e le sue prede. Herzog è così bravo a proporti le immagini giuste e le parole giuste che la grotta si trasforma in un tempio, un luogo mistico ed estremo. Ti accompagna, in 90 minuti -che sembrano al contempo un soffio ed un eternità-, fino alla Sala del Fondo. L’ultima sala della grotta, la parte più inaccessibile. Qui si trova un altare con sopra un teschio di orso e su una roccia pendente è disegnato l’unico essere umano della grotta: una donna virile mescolata con i disegni di un bisonte e unita con un leone. Simbologia ancestrale pura.
Uno spettacolo. Sopratutto per chi, come me, parte con tutta la diffidenza e la scarsa propensione al documentario sulla preistoria. Un tassello importante di storia da non perdersi.
Peccato solo per il 3D: quella di Herzog è stata un’ottima scelta per le riprese; ma siamo ancora in alto mare con le proiezioni, gli occhialini e le immagini. Abbiamo aspettato 32.000 anni. Se lo avessi saputo, ne avrei aspettati volentieri ancora 10 per vederlo.










