A Natale siamo tutti più buoni

L’aiuto che non risolve i problemi dei paesi del terzo mondo.

Fatto il pieno di spirito natalizio: panettoni, regali, parenti e Bontà. Quasi quanto Babbo Natale, tutti quanti siamo stati bombardati di biglietti d’auguri mandati da associazioni benefiche che chiedono di ricordare anche i meno fortunati tra l’abbondanza delle feste. Nel fare un giro in centro ci si è imbattuti in banchetti di equosolidale o nelle pigotte UNICEF e più di qualcuno avrà pensato di fare un regalo che fosse anche una donazione. Pieni di spirito di condivisione e volontà di aiutare abbiamo dato i nostri soldi per finanziare progetti di sostegno ai meno fortunati. Ma che tipo di aiuto viene offerto loro?

Il sostegno è rivolto ai Paesi in via di sviluppo perché diventino Paesi sviluppati. In altre parole si promuove la loro occidentalizzazione.

Nell’ideare e attuare progetti umanitari raramente i cosiddetti benefattori si prendono il tempo per valutare quale sia il benessere che i Paesi da aiutare cercano. Viene dato per scontato che basti fornire loro i mezzi per uno sviluppo “all’occidentale” per tirarli fuori dai problemi. Partono così i lavori per costruire una nuova scuola in Burundi, un bell’edificio solido, di mattoni resistenti, poco importa se lì ci sono minimo 30 °C e i fondi di certo non bastano per un impianto di climatizzazione. Basiti e attoniti, i volontari non riescono a spiegarsi perché la scuola che hanno donato venga lasciata vuota e ad essa si continui a preferire una capanna di fango e paglia. La risposta è così semplice, l’aiuto non può essere calato dall’alto in una realtà sconosciuta ma deve essere consapevole e frutto di una collaborazione.

Troppo spesso gli attori del sostegno umanitario rifiutano a priori l’idea di cosviluppo ritenendosi già in possesso di tutte le caratteristiche necessarie al benessere e non dovendo imparare nulla tanto meno da chi non è sviluppato.

Partendo da tale premessa prendono il via la maggior parte dei progetti di associazioni e fondazioni locali o internazionali che, benché ci provino da sempre, non riescono mai a rendere quei Paesi da aiutare Paesi sviluppati.

La cronicizzazione di una realtà divisa tra ricchi e poveri del mondo è innegabile. La causa sta nell’atteggiamento assunto dai primi verso i secondi.

I fondi vengono investi in progetti condizionati e il popolo in difficoltà non ne può disporre come meglio crede. E’ infatti troppo arretrato pure per capire quali sono i problemi principali della realtà in cui da sempre vive e con cui ogni giorno si fronteggia.

Lo spirito umanitario dei Potenti del Mondo cala su questa realtà e con la sua grande mano la spazza via per fornire un modello che troppo spesso, per non dire sempre, risulta incompatibile con le esigenze del luogo.

Invece di prendere per mano lo sfortunato e andare insieme verso la serenità, i potenti si riuniscono e come il Leviatano controllano e limitano la libertà per favorire il loro progetto. Sembra che scontrarsi con la mal riuscita dei loro progetti che non risolvono o aggravano la situazione non basti a farli fare un esame di coscienza, a riflettere su quali altri modi ci siano per collaborare e non spingere a forza allo sviluppo dei Paesi più disagiati.

Noi diamo i soldi, i “benefattori” fanno buchi nell’acqua, i poveri rimangono poveri. E intanto ci arrivano i biglietti di Natale.

 

About Elisabetta Blarasin 15 Articles
Studentessa. Cinica e convinta che le cultura ci aiuti a sopravvivere.

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