A Zelda e a tutta la giovinezza perduta del mondo

Belli e dannati, dettaglio, copertina. Credits: Wikipedia

“Ho chiesto molto alle mie emozioni: 120 racconti. Il prezzo fu alto, perché in ogni storia andò una goccia di qualcosa – non sangue, non una lacrima, non il mio seme, ma me stesso più intimamente di tutto questo: era il massimo che avevo”. – Francis Scott Fitzgerald

Non c’è romanzo o racconto in cui Francis Scott Fitzgerald non parta dall’esperienza personale. Fondamentale per capire cosa nascondano le sue storie è conoscere la tormentata storia d’amore dello scrittore con Zelda Sayre. Basta aprire uno dei suoi libri per capire quanto le sue opere siano in debito con la loro storia, basta soffermarsi un attimo su quel “A Zelda” che apre ogni suo racconto.

Zelda in un ritratto del 1922. Credits: Wikipedia

 Nel 1922 esce la prima raccolta di racconti di Francis Scott Fitzgerald, “Racconti dell’età del jazz” destinato a dare il nome all’intero periodo che va dall’armistizio alla grande crisi. Stiamo parlando dei “Roaring Twenties”, il decennio del proibizionismo e dell’emancipazione femminile, del boom capitalistico e del rifiuto delle tradizioni. Un periodo di proteste e rivolte, di grandi speranze e delusioni spietate. L’età del jazz è anche il momento delle “flappers”, le maschiette: indifferenti dell’opinione pubblica, sconvolgono i costumi del tempo, con vestiti e tagli di capelli sempre più corti. La virtù diventa sempre più noiosa, si liberano dei tradizionali simboli della femminilità comportandosi come i loro coetanei: feste, alcolici e sigarette, parlano liberamente di vicende amorose vissute altrettanto liberamente. Nel 1920 questa battaglia arriva al culmine. Il benessere è ormai assicurato e della guerra rimane solo la delusione, ma di quella ci si libera con l’alcool. L’età del jazz è iniziata. Nell’alta società i genitori se ne rendono conto tardi, solo quando un ragazzo di quella generazione, frequentatore di feste, pubblica il libro che le descrive, raccontando anche gli inauditi discorsi che le ragazze per bene fanno. Quando esce nel 1920, Di qua dal paradiso viene acclamato da tutti i giovani, mentre i genitori si rifiutano di credere allo scrittore ventitreenne, dandogli dell’impostore.

Il libro è il ritratto di una generazione, il passaggio dall’età vittoriana dai costumi rigidi e dell’ipocrisia a quella moderna. Come tutti i libri di Fitzgerald, Di qua dal paradiso è autobiografico, ricrea esperienze realmente vissute nell’età della sua adolescenza. Il protagonista rappresenta lo scrittore stesso e la bella Rosalind incarna Zelda, mentre la spregiudicata ed egoista Isabella rappresenta Ginevra King, il primo amore dello scrittore.

Fitzgerald non parte per la guerra, si ferma in un campo di addestramento in Alabama, dove riceve la notizia del fidanzamento di Ginevra King e conosce nel 1918 Zelda Sayre. Figlia di un giudice, spregiudicata e viziata, Zelda rappresenta la tipica “maschietta” di quegli anni. Quando lo scrittore viene congedato si trasferisce a New York a far fortuna per accontentarla, ma quando per la prima volta Di qua dal paradiso viene rifiutato dalle case editrici, lei rompe il fidanzamento. Fitzgerald rimane ubriaco per molte settimane e decide di tornare nella sua città natale, St. Paul, e di riscrivere il romanzo da capo. La nuova versione viene accettata e nello stesso anno Zelda si fidanza ufficialmente con lui, sposandolo poco dopo. Nello stesso periodo Fitzgerald pubblica i Racconti dell’età del Jazz, destinati a segnare un’epoca. Inizia così una storia d’amore fatta di gelosie e grandi litigi. A Di qua dal paradiso segue Belli e dannati del 1922. Come per i protagonisti del libro, la vita di coppia a New York delude i Fitzgerald, iniziano a farsi sentire la gelosia, gli eccessi delle feste e dell’alcolismo e quel profondo senso di disillusione che accompagnerà tutti i lavori dello scrittore.

“Anthony si lasciò cadere distratto su una poltrona, con la mente stanca: stanca di niente, stanca di tutto, del peso del mondo che si era rifiutato di portare. Era incapace e vagamente impotente qui come lo era sempre stato. Personalità inarticolata, nonostante tutte le sue parole, pareva aver ereditato soltanto l’ampia tradizione del fallimento umano”.  – Belli e dannati

Fitzgerald riesce a leggere quello che sta succedendo alla società che lo circonda, vi si immerge, lasciandosi “dannare” dalla sregolatezza, ma la osserva anche da fuori, freddo giudice della superficialità di quegli anni:

“I valori cambiano completamente ad ogni lesione della vitalità. Si incomincia a vedere che dal passato non si può imparare nulla che serva per il futuro: così si smette di essere impulsivi, malleabili, attratti da ciò che è moralmente vero, si sostituiscono le idee di onestà con regole di condotta, si dà più valore alla sicurezza che all’amore”. – Belli e dannati

F. Scott Fitzgerald e Zelda a Dellwood. Credits: Wikipedia

Lo scrittore si sta inconsciamente preparando al suo capolavoro, vivendo l’eccesso, il lusso, le feste di New York, ma anche un rapporto con Zelda sempre più difficile da gestire. Nel 1925 esce Il Grande Gatsby. Lo stesso scrittore scrive “tutto il fardello di questo romanzo” è la perdita di quelle illusioni che conferiscono tanto colore al mondo così che non ti curi se le cose siano vere o false fino a quando partecipino al magico splendore”. Il “fardello” di cui parla è intuibile solo se si conosce già l’autore, per questo non andrebbe letto per primo tra i libri di Fitzgerald. Ogni personaggio rappresenta la fine di un’illusione, ogni immagine è un simbolo. Fitzgerald diceva “parti da un individuo e crea un personaggio” e ne Il Grande Gatsby egli riesce a creare il personaggio simbolo del sogno americano. Il romanzo non può essere quindi visto solo come una triste storia romantica. Nel suo capolavoro, Fitzgerald mette fine a tutte quelle illusioni che danno “colore al mondo”. Non resta che accettare la fine del sogno, inevitabile in una società arida di valori dove nulla di puro può crescere, se non accettando il compromesso di corrompersi.

“Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all’altezza del sogno, non per sua colpa, ma a causa della vitalità colossale dell’illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore (spettrale*)”. – Il Grande Gatsby

Nel frattempo, dal 1924, i Fitzgerald viaggiano in giro per l’Europa: Costa Azzurra, Parigi e Svizzera. Durante il periodo europeo si acuiscono i litigi e le crisi. Zelda accusa sempre più spesso Scott di usare i suoi diari e la sua vita come spunto per le protagoniste dei sui romanzi. In questi anni si sviluppano le tendenze autodistruttive di Zelda che raggiungono l’apice alla fine degli anni venti quando le viene diagnosticata la schizofrenia e viene ricoverata in una clinica psichiatria. È proprio in questi anni che rinasce tutta la devozione del marito per la moglie, visibile in numerose lettere intense. Scott rimane l’unico appiglio di Zelda alla normalità. Nel 1934 esce Tenera è la notte, il romanzo forse più sofferto e autobiografico di Fitzgerald. I protagonisti del romanzo sono un dottore, Dick, e sua moglie, nonché sua paziente, Nicole. La prosa di Fitzgerald, ormai disincantata, mette a nudo la crisi di quella che in passato era stata una grande storia d’amore. Tuttavia, nel libro forse più impegnativo di Fitzgerald, c’è posto per la speranza: alla fine del libro Nicole è l’unico personaggio capace di riscatto, come se anche per la storia d’amore dei Fitzgerald ci fosse ancora tempo.

“Ci si sentiva così vuoti e tristi, ad avere il cuore così vuoto l’uno per l’altra”. – Tenera è la notte

Francis Scott Fitzgerald inizia a scrivere sceneggiature per la grande industria di Hollywood per pagare le cure alla moglie e incomincia il suo ultimo romanzo, The last Tycoon (Gli ultimi fuochi) lasciato incompiuto a causa della morte per un attacco di cuore nel 1940. Il protagonista dell’ultimo libro, “l’ultimo magnate”, ormai disilluso, ricorda un passato felice da cui non può trarre alcun sollievo.

Zelda sopravvive al marito, ma la sua fine è assai più tragica: muore nell’incendio della clinica in cui era ricoverata nel 1948. Zelda e Scott sono stai riuniti nella tomba del cimitero di Rockville, nel Maryland. Sulla lapide è incisa la frase finale de Il Grande Gatsby, simbolo della più grande illusione, poter recuperare ciò che è perduto per sempre:

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”. – Il Grande Gatsby

 

*traduzione di ghostly

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