Abbandonate ogni speranza di totalità: Bauman e la “società liquida”

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, il 9 di gennaio, ci ha lasciato all’età di 91 anni il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman.

Nasce nel 1925 da genitori ebrei a Poznań in Polonia, nel 1939 fugge nella zona di occupazione sovietica dopo che il suo paese venne invaso dalle truppe tedesche e si arruola in una unità militare russa. Dopo la guerra, inizia gli studi di sociologia all’Università di Varsavia.
Nel 1968 la crescita del movimento antisemita in Polonia spinge molti ebrei polacchi a emigrare all’estero; lo stesso Bauman perde la cattedra ed è costretto a recarsi in Israele, dove insegna all’università di Tel Aviv. In seguito ottiene una cattedra di sociologia all’Università di Leeds, dove è stato professore dal 1971 al 1990.

Se fino a poco tempo fa, agli albori dell’era dei social network e delle comunità digitali, il suo nome poteva essere sconosciuto ai più, noto solo agli “addetti ai lavori” o agli appassionati, con lo sviluppo e la diffusione massiccia di internet il suo pensiero è riuscito a raggiungere anche le nuove generazioni, i millennials, attraverso gli stessi social: citazioni, lunghe considerazioni del sociologo polacco sui temi urgenti della vita si sono fatte strada sui profili di molti. Ciò esprime una di quelle contraddizione del mondo e dei rapporti umani che hanno costituito lo studio e la ricerca di Bauman: l’uomo moderno ha coscienza delle storture della realtà in cui vive, nello stesso tempo, immerso in una “società liquida” che sembra sfuggirgli tra le mani, egli non vi riesce a trovare gli strumenti con cui generare un cambiamento radicale alla ricerca di una vita autentica.


La “modernità liquida” costituisce un nodo centrale del pensiero di Bauman e dell’omonimo libro. Siamo moderni in quanto individui ancora desiderosi di trasgressione, ossessionati dal cambiamento: ciò che è stato fatto ieri è già obsoleto e va modernizzato. Il mondo liquido in cui viviamo è incapace di mantenere a lungo una forma, poiché vittima della scomparsa delle strutture e dei riferimenti sociali che lo hanno, da sempre, contraddistinto. Guardando al filosofo marxista Antonio Gramsci Bauman colloca l’uomo in una situazione di interregnum: spazio in cui le strutture passate danno risposte insoddisfacenti ai problemi del presente, in cui le nuove strategie per vivere si rivelano temporanee e instabili. Tutto è dominato dall’insicurezza e dalla paura.

Insicurezza e paura sono termini che riecheggiano con particolare forza ai giorni nostri, in cui sembra essere in atto un attacco all’unità europea e a tutto il mondo occidentale. In tale contesto è favorito quel sentimento populistico e ultranazionalista che ha condotto alle due guerre mondiali, e che ora sembra trovare un nuovo volto in quei partiti di estrema destra, il cui rafforzamento è consistente in tutto il continente (UKIP, Front National, Lega Nord). L’ impegno di Bauman è stato nel voler indagare la relazione tra questo -ismo e la paura: l’ uomo di oggi non sa da dove provenga quest’ultima. La consapevolezza del suo incombere non è in grado di liberarlo dal senso di impotenza. L’unica certezza è quella di trovarsi di fronte a forze troppo potenti e di essere, in ogni caso, inadeguati: l’individuazione di un nemico plausibile è l’appagamento capace di sanare, in parte, lo svilimento provato. L’ accanimento di certe correnti politiche nei confronti dei flussi migratori e, più nello specifico, dei migranti risponde a questa esigenza. Il nuovo libro di Bauman, Stranieri alle porte (2016), è dimostrazione di quel legame con i fenomeni della nostra realtà che il sociologo ha mantenuto fino all’ultimo. 


Il mondo per Bauman era destinato al collasso. Eppure egli indica una possibilità di salvezza. La comprensione della sostanza della felicità, di una felicità che non risieda nei consumi quanto negli affetti, nella famiglia, nello svolgere bene il proprio lavoro e nella consapevolezza di come non basti aumentare il PIL di un paese per favorirne la pace sociale.

“Abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità liquida” questo l’avvertimento dai tratti danteschi del sociologo polacco. Con la sua morte non ci sembri che il nostro Virgilio ci abbia lasciato ad attraversare da soli la “città dolente”: ha solo mutato forma. L’eredità da lui rappresentata rimane intatta attraverso i suoi scritti.

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