Alle origini di una Unione divisa: Parte I

“Noi, i Rappresentanti degli Stati indipendenti e sovrani della Carolina del Sud, Georgia, Florida, Alabama, Mississippi e Louisiana, invocando la benevolenza di Nostro Signore, in questa sede, per conto di questi Stati, ordiniamo e stabiliamo la qui presente Costituzione dello stesso Governo Provvisorio.”.

Con queste poche parole, scritte nel Preambolo della Costituzione provvisoria degli Stati Confederati, l’8 febbraio 1861, in Montgomery, Alabama, dodici Deputati del Congresso sancivano la fine dell’Unione e l’inizio di una delle stragi più dolorose consumatesi su suolo americano.
Ottant’anni di contrasti politici, compromessi incerti e lotte intestine  tra gli Stati liberi del Nord, quelli schiavisti del Sud e quelli perennemente indecisi del Centro, raggiungevano la loro akmé poco più di 3 mesi dopo l’elezione a Presidente degli Stati Uniti del repubblicano Abraham Lincoln, provocando la repentina secessione dei sei Stati sudisti citati nel Preambolo e la creazione di una Confederazione di Stati indipendenti che, all’apice della propria forza, ne conterà undici.

La guerra civile, scoppiata il 12 aprile 1861 con l’assedio di Fort Sumter a Charleston, portò alla morte di 630 mila soldati, l’equivalente del 2% della popolazione totale degli Stati Uniti all’epoca.
Liquidare velocemente questi numeri dividendo gli schieramenti, in modo manicheistico, tra “Pro-schiavitù” e “Anti-schiavitù” non aiuta a comprendere le cause remote che portarono all’orrendo conflitto. E nemmeno ridurre il tutto a ragioni economiche (sebbene siano sempre centrali nelle lotte) riesce a spiegare come si arrivò alla frattura definitiva dell’Unione.
I quattro anni di sanguinose battaglie, almeno 237, affondano le loro radici molto prima del 1860 e dell’elezione di Lincoln, precisamente nel periodo di passaggio dagli Articles of Confederation, la “proto-Costituzione” americana del 1781, e la Costituzione vera e propria del 1787, durante la Convenzione di Philadelphia.

I delegati degli Stati del Nord e quelli degli Stati del Sud si trovarono a scontrarsi fin da subito su di un tema scottante: il metodo di conteggio della popolazione totale di uno Stato a fini di rappresentanza al Congresso e per il versamento delle tasse. In particolare, gli Stati del Nord, sprovvisti di schiavi, proponevano di tenere conto solo degli abitanti liberi per ripartire i seggi al Congresso, mentre il Sud voleva fare leva sui propri schiavi per aumentare il proprio peso di rappresentanza.

Arrivati ad un punto di stallo, in un periodo storico travagliato per la neonata Potenza, si optò per il primo di una lunga serie di compromessi in materia di sfere di influenza tra Nord e Sud. Venne così stabilito il “Compromesso dei tre-quinti”, che ripartiva i seggi del Congresso in base alla cifra che si otteneva sommando al numero delle persone libere i tre-quinti di coloro che non lo erano, cioè gli schiavi. Tutto ciò andò in favore degli Stati del Sud, che ottennero un terzo di seggi in più di quanti ne avrebbero avuti.

Independence Hall in Philadephia
Independence Hall a Philadephia

Nello stesso anno, altri due eventi contribuirono a preparare il terreno di base per il futuro conflitto. Il primo è l’adozione della già citata nuova Costituzione, che riservava al Governo federale più ampi poteri rispetto a quello della precedente Confederazione a scapito della Sovranità dei singoli Stati. Il secondo riguarda la creazione del primo “Territorio organizzato”, il Northwest Territory, compreso tra i fiumi Ohio e Mississippi, che riconosceva il Potere esclusivo del Governo federale di costituire esso stesso nuovi Stati piuttosto che lasciare che fossero quelli già esistenti nell’Unione ad espandere i propri confini.
Il fatto che poi nel Northwest Territory (futuri Ohio, Indiana, Illinois, Michigan, Wisconsin e Minnesota) venne proibita la schiavitù inasprì ancora di più il malcontento degli Stati del Sud che si vedevano privati di parte della loro Sovranità e possibilità di espansione.

I motivi di contrasto si percepivano anche nella Costituzione e nei suoi Emendamenti. Il Decimo Emendamento afferma che i Poteri non delegati al Governo federale e non proibiti dalla Costituzione sono riservati ai singoli Stati e al Popolo. L’Articolo VI, d’altra parte, introduce la Clausola di Supremazia, che riconosce alla Costituzione e alla Legge federale un grado sovraordinato alle Leggi statali, ed impone ai giudici di non considerarle quando contrastanti.
Sulla base di quest’ultimo Articolo, il Governo centrale ambiva ad aumentare ulteriormente i propri campi di competenza, causando l’insofferenza non solo di alcuni Stati, ma anche di personalità politiche importanti a quel tempo.

Tra il 1798 e il 1799, l’allora Vice Presidente Thomas Jefferson e il futuro Presidente Thomas Madison scrissero in totale segreto le Kentucky and Virginia Resolutions, che affermavano che gli Stati potevano dichiarare nulle e disapplicare le Leggi federali qualora fossero in contrasto con la Costituzione. Le Risoluzioni vennero tenute inizialmente nascoste (nel caso di Jefferson, se fossero state scoperte, avrebbe potuto rischiare un’accusa di Alto Tradimento), ma, una volta divulgate, divennero il seme che diede vita ad una rigogliosa pianta di discordia tra lo Stato centrale e quelli federati, alcuni dei quali cominciarono a maturare teorie sovraniste estreme.

Nel frattempo, l’Unione si espandeva e aveva cominciato la sua sempre più profonda penetrazione del famoso “Far West”, portata avanti specialmente dagli Stati del Sud che miravano ad acquisire sempre più terre per esportare il proprio modello economico.
A seguito dell’acquisto dalla Francia degli enormi Territori della Louisiana (oggigiorno grossomodo comprendenti i territori dal Montana a Nord fino alla Louisiana a Sud, e dal Missouri a Est al Colorado a Ovest), si poneva nuovamente il problema della rappresentanza al Congresso. Nel 1820, gli Stati del Nord, più popolosi e già con un consistente vantaggio alla Camera, volevano vietare in toto la schiavitù dai territori acquistati, ottenendo così più seggi al Senato ed estromettendo completamente gli Stati del Sud. Questi, invece, volevano ammettere la schiavitù nel territorio del Missouri, così da mantenere un distacco di due seggi in Senato dagli Stati liberi.

La conseguenza fu ovvia: alla Camera, il Missouri venne dichiarato Stato libero, mentre al Senato venne respinta la proposta. Come soluzione venne scelto un altro compromesso: il Missouri Compromise, il quale fece del Missouri uno Stato schiavista, mentre il resto dei Territori della Louisiana rimanevano liberi, e, in cambio di questa concessione, ammetteva nell’Unione l’appena organizzato Maine, che sarebbe divenuto Stato libero.

Missouri Compromise
Missouri Compromise

Sfortunatamente, l’equilibrio precario individuato dal compromesso venne smentito nel giro di pochissimi anni, tra il 1828 e il 1832: i semi gettati dalle Kentucky and Virginia Resolutions cominciavano a dare i loro primi frutti. Nel 1828, il Governo adottò la “Tariff of Abominations” (chiamata così dai suoi detrattori sudisti), ideata per proteggere la rapida ascesa dell’industria del Nord, ma che, come effetto collaterale, finì per indebolire il commercio del Sud, causando proteste in molto Stati, in special modo nella ricca Carolina del Sud.

A seguito del malcontento, si scatenò un dibattito acceso tra i politici della Carolina del Sud, divisi tra coloro che supportavano l’integrità delle Leggi federali e quelli che invece vi si opponevano rifacendosi a John C. Calhoun, Vice Presidente dell’Unione e massimo promotore della Teoria della Nullificazione.

Questa teoria riprendeva esattamente quanto contenuto nelle due Resolutions precedenti, trovando la sua base giuridica nel Decimo Emendamento: il Governo federale aveva esorbitato dai propri compiti e aveva adottato atti incostituzionali, giustificando così la disapplicazione della norma da parte dello Stato federato. Sulla scia di questa teoria, diversi atti dell’Unione vennero annullati nella Carolina del Sud, come la Tariff of Abominations e il Force Bill, che autorizzava il Presidente Andrew Jackson a ricorrere all’esercito per assicurare l’efficacia di alcune Leggi federali negli Stati.

Il nuovo Governatore della Carolina, Robert Hayne, riguardo all’ipotesi di invio di truppe federali sul suolo del proprio Stato, affermò: “Se il sacro suolo della Carolina dovesse venir corrotto dalla presenza di un invasore, o macchiato dal sangue versato dai suoi cittadini in sua difesa, come è vero Nostro Signore sono convinto che nessuno dei suoi [della Carolina] figli, cresciuto nel suo ventre, alzerà mai una mano matricida nei confronti della nostra madre. E anche se la Carolina dovesse trovarsi a combattere da sola in questa lotta per le libertà costituzionali, sono convinto che non si troverà, entro i confini dello Stato, alcun figlio che non si precipiterà in sua difesa e che non darà la vita per lei.”.

Hayne organizzò prontamente una milizia armata (ironicamente, le armi erano state comprate da aziende nordiste) e la dispose a guardia dei porti e nei pressi dei fortini federali sul territorio. Nell’aria c’era sentore di disordini, e a Washington non esageravano quando ventilavano ipotesi di secessione.

John C. Calhoun
John C. Calhoun
Andrew Jackson
Andrew Jackson

Il Presidente Andrew Jackson, acerrimo avversario di Calhoun e della sua teoria, mise in stato d’allerta l’esercito, avvisando il Generale Winfield Scott di muovere con una azione punitiva esemplare contro la Carolina del Sud, se le milizie avessero attaccato. Alla fine, la soluzione fu l’adozione di un atto, il Compromise Tariff (non si poteva andare avanti se non a colpi di compromessi all’epoca!), che riduceva i dazi protezionistici gradualmente e si prometteva di ritornare alla situazione ante-1828.

La crisi venne risolta, ma ormai era chiaro a tutti che l’insofferenza generale del Sud nei confronti del Governo centrale stava raggiungendo livelli pericolosi. Jackson, nel 1833, subito dopo l’approvazione del Compromise Tariff, ammise: “I dazi erano solo un pretesto. La Dissoluzione e la Confederazione del Sud sono il vero obiettivo. Il prossimo pretesto saranno l’Africano, o la Schiavitù.”. Non è un caso che poi, 27 anni dopo, la Carolina del Sud sarà il primo Stato a secedӗre.

– La seconda parte la trovate qui. –

About Riccardo Valle 19 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: