Alle origini di una Unione divisa: Parte II

– La prima parte è disponibile qui. –

Il risentimento venne covato a lungo, e motivi di scontro tra Nord e Sud non mancarono.
In particolare, il terreno di battaglia era sempre lo stesso: Stati liberi o Stati schiavisti? Divieto federale di schiavitù o Diritto di decisione da parte dei singoli Stati se adottarla o meno? Nessuna delle due parti voleva lasciare che l’altra acquisisse un maggior Potere di rappresentanza al Congresso, e così, ogni volta in cui si doveva ammettere un nuovo territorio nell’Unione, ci si trovava anche a deliberare se sarebbe stato libero o schiavista.

Tra il 1832 e il 1850 si susseguirono diversi importanti avvenimenti: il Texas, che aveva dichiarato la propria indipendenza dal Messico nel 1836, si era unito all’Unione nel ’45; la Guerra messicano-americana aveva portato alla conquista dei territori dell’Alta California e del Nuovo Messico. Dopo quattro anni di scontri politici, alla fine, con il “Compromesso del 1850”, si venne a capo della sorte dei nuovi territori. La California divenne uno Stato libero; ai Territori Organizzati di Utah e Nuovo Messico fu concesso scegliere se ammettere o no la schiavitù (che rifiutarono, data l’inidoneità del terreno all’agricoltura); il Texas, Stato schiavista, ridimensionò i propri confini, restringendoli.

I risvolti più importanti della vicenda riguardarono i Partiti del Congresso: a seguito dei vari attriti tra le correnti interne al Partito Democratico, cominciò a delinearsi una spaccatura tra due gruppi che poi, alle elezioni del 1860, arriveranno alla frattura totale, formando i Democratici del Nord e i Democratici del Sud. Questa rottura, compiutasi proprio al momento della scelta del candidato alle elezioni, facilitò la vittoria di Lincoln.

I preludi della Guerra civile li possiamo individuare nel fenomeno del Bleeding Kansas del 1854, a seguito del Kansas-Nebraska Act promosso dal Senatore Stephen A. Douglas, fervente sostenitore della “Sovranità popolare”, ovvero della possibilità che fossero i cittadini di ciascuno Stato a decidere se adottare o meno la Schiavitù. Convintamente democratico e fedele all’Unione, Douglas propose l’atto per superare l’ennesima situazione di stallo tra Camera e Senato.

La questione verteva sul futuro dei nuovi Territori Organizzati del Kansas e del Nebraska, ricchi di terre fertili e ambite prede delle compagnie ferroviarie nordiste, ovvero se dovessero diventare Stati liberi o schiavisti. Essendo stati creati dai Territori della Louisiana, in teoria, secondo il Missouri Compromise, avrebbero dovuto essere liberi, ma Douglas, facendo un abile uso della strategia del Do ut des, riuscì a far decadere il Compromesso, lasciando così che fossero i coloni nei due territori a decidere del proprio destino.

Le conseguenze furono rovinose per l’integrità dell’Unione.

Vignetta dei "Free soliers"
Vignetta dei “Free Staters”

Con l’avvicinarsi della data del voto per decidere se il Kansas sarebbe diventato il sedicesimo Stato schiavista, diversi cittadini americani, pro e anti schiavitù, confluirono nello Stato per acquisirne la cittadinanza e avere così il diritto di votare. Ma i due schieramenti rivali, da una parte i “Free Staters” e dall’altra i “Border Ruffians”, ognuno con un proprio Governo provvisorio, andarono oltre il voto. Presto, cominciarono le intimidazioni, le rapine e i pestaggi, fino ad arrivare a veri e propri attacchi omicidi che portarono alla morte di un centinaio di persone per gruppo. Il Kansas fu teatro di una Guerra civile in miniatura.

Con queste premesse, e in un clima sempre più aspro dovuto ai continui contrasti tra abolizionisti e favorevoli alla schiavitù, si giunse alle elezioni del 1860. Quattro Partiti si sfidavano con i propri rispettivi candidati: il repubblicano Abraham Lincoln, che vincerà con 180 voti elettorali; il democratico del Sud John C. Breckinridge, 72 voti; l’unionista John Bell, 39 voti; il già incontrato democratico del Nord Stephen A. Douglas, 12 voti.

Lincoln si era dimostrato fortemente contrario alla Schiavitù durante i famosi “Dibattiti Lincoln-Douglas” del 1858, sebbene sostenesse comunque la diversità razziale tra bianchi e neri. Il punto che sottolineava l’avvocato dell’Illinois era la Schiavitù come elemento destabilizzante per l’intera Unione. L’unico rimedio per sopprimerla era rendere tutti uguali dinnanzi alla Legge, senza però estendere il concetto di Uguaglianza anche a tutte le altre sfere politiche e sociali. Questa affermazione era un’accusa mossa alla Corte Suprema che, nella Sentenza Dred Scott v. Sandford, aveva dichiarato che gli schiavi, gli schiavi liberati e i discendenti da schiavi non potevano divenire cittadini americani e godere dei Diritti della Costituzione.

I voti degli Stati del Sud non furono affatto omogenei, anzi, vennero spartiti tra Bell, Douglas e Breckinridge. Mentre i primi due assicuravano che se anche avesse vinto Lincoln non avrebbero invocato la Secessione, Breckinridge, forte anche del pieno sostegno degli Stati del “Profondo Sud” (Caroline del Sud, Mississippi e Florida), si riservava il diritto di mettere in prima fila gli interessi degli Stati che lo avevano appoggiato. Quando il 6 novembre Lincoln venne dichiarato sedicesimo Presidente degli Stati Uniti, la risposta degli Stati del Sud non si fece attendere.

Stati liberi e Stati schiavisti
Stati liberi e Stati schiavisti
Elezioni americane del 1860
Elezioni americane del 1860

Il 20 dicembre la Carolina del Sud annunciava la propria secessione dall’Unione, e quattro giorni dopo emanava il lungo testo della “Dichiarazione delle cause immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud dall’Unione federale”, con il quale, in sostanza, lo Stato sudista accusava i Nordisti di aver infranto la Legge federale, in quanto avevano permesso agli ex-schiavi e ai loro discendenti di votare per le elezioni, contravvenendo a quanto affermato dalla Sentenza della Corte.

“Una linea geografica è stata tracciata nel cuore dell’Unione, e tutti gli Stati a nord di questa linea hanno eletto alla carica di Presidente un uomo le cui opinioni e i cui propositi sono ostili alla Schiavitù.”. E ancora “Questa combinazione sediziosa mirata a sovvertire la Costituzione è stata aiutata in alcuni Stati dalla garanzia di cittadinanza a persone che, in forza della Legge suprema dello Stato, non possono ottenerla. E il loro voto è stato usato per inaugurare questa nuova politica, ostile al Sud, e devastante per i suoi Principi e la sua Sicurezza.”.

In breve tempo, altri Stati del Sud emanarono i loro Ordini di Secessione, e per l’8 febbraio del 1861 avevano raggiunto il numero di sei. Tutti erano d’accordo che il Nord avesse violato la Costituzione, che intendesse distruggere il Sud e i suoi valori e che volesse sottomettere i cittadini americani alla “schiavitù del salario a giornata”, molto più redditizia per le industrie del Nord e dove gli “schiavi” erano bianchi. Il nuovo Governo degli Stati Confederati d’America, capitanato dal Presidente Jefferson Davis, doveva difendere i Diritti sovrani degli Stati dalle angherie del Nord.

Come aveva predetto Jackson, la Schiavitù fu un pretesto. Il motivo per cui scoppiò il conflitto trova la propria fondatezza in quella mal tollerata ingerenza del Governo centrale negli affari degli Stati federati, vista come una violazione della Costituzione.

La Confederazione al massimo della sua espansione
La Confederazione al massimo della sua espansione

Se tutto ciò riguardasse solo il Passato, potremmo anche confortarci ripensando alla massima (non sempre condivisibile) Historia magistra vitae, ma purtroppo non è così.

Il moderno Partito Repubblicano degli Stati Uniti, da ben cinquant’anni, si rifà a parole d’ordine come “Guerra Civile strisciante”, “Secessione” e “Nullificazione”, assumendo toni particolarmente aspri durante la Presidenza di Barack Obama. È strano pensare che oggi questo è lo stesso Partito di Lincoln, quello che nel gennaio del 1863 ordinò il Proclama di Emancipazione.

Il  nuovo Presidente Donald J. Trump, tra i molti motivi per far parlare di sé, si riconosce in queste parole d’ordine, nella supremazia bianca e nei Diritti sovrani degli Stati…o delle imprese. “We have to knock out two regulations for every new regulation.”. E, ironicamente, Trump è arrivato a paragonarsi allo stesso Lincoln, durante la campagna elettorale, in una sua visita al sito della battaglia di Gettysburg, dove ha tenuto un discorso sulla linea di quello che fece il sedicesimo Presidente dell’Unione. Come lui, Trump ha insistito sull’importanza del fatto di superare le divisioni all’interno del Paese. Peccato che, allo stesso tempo, egli stesso contribuisca a suddividere la popolazione americana sulla base della Teoria del Birtherism.

Tutto ciò ha portato all’affermarsi, oggi, di una situazione che è l’esatto contrario di quella del 1861. A seguito dell’elezione di Trump a Presidente, la California, sulla spinta del movimento “Yes California”, ha indetto un Referendum per marzo 2019, in cui si chiede ai Californiani di dare il loro assenso alla secessione dello Stato dall’Unione: il Calexit.

Sebbene l’atto di Secessione unilaterale sia stato vietato con la Sentenza della Corte Suprema Texas v. White del 1868, se il Referendum dovesse dare ragione ai secessionisti, si dovrebbe formulare un emendamento costituzionale che preveda il meccanismo per attuare il recesso, previo il consenso di 38 Stati e dei 2/3 della Camera e del Senato. Un’impresa difficile, ma la Storia ci ha insegnato, anche con l’elezione di Trump, che non si può dare nulla per scontato.

About Riccardo Valle 19 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

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