L’Alt-Right spiegata ai normies

Miracoli e peccati della forza politica più controversa degli anni 2000

Nel guardare agli Stati Uniti, intesi non solo come spazio geografico ma anche e soprattutto come manifestazione ideologica, non può sfuggire come essi siano per antonomasia il Paese della libertà religiosa: moltissimi sono i culti che animano la vita della nazione, dal cristianesimo protestante al naturismo new age, ciascuno uguale all’altro se non per adepti almeno per dignità.

Ma c’è un dio, in questa America delle mille contraddizioni, che si prega sottovoce, come se davvero potesse sentire. Un dio che chiede ai credenti non fede, ma dedizione assoluta; non opere di bene, ma sacrifici. Un dio reietto e mefistofelico, la cui adorazione è settaria ed esclusiva. Stiamo parlando di Kek, la divinità al centro delle discussioni e delle sperticate profezie dell’Alt-Right, la polimorfa entità che ha consentito a Donald Trump di sedere nello Studio Ovale.

Ma facciamo un passo indietro. Se ve lo state chiedendo, sì, Kek è reale: gli antichi egizi gli associavano il concetto di keku-semau, o oscurità primordiale, e solevano rappresentarlo con le fattezze di una rana; ed è questo suo aspetto di anfibio ad averne fatto l’improbabile simbolo del trumpismo internazionale. Chi ha dimestichezza con gli anfratti più remoti dell’internet conoscerà senz’altro Pepe the Frog: nato dalla penna del disegnatore indie Matt Furie nel lontano 2003, Pepe ha conosciuto una insperata popolarità circa un decennio più tardi, quando, diffusosi dapprima su Tumblr e poi su pressoché tutte le più importanti piattaforme di social networking, è giunto coi suoi enormi occhi lucidi a rappresentare la fragilità emotiva e la latente tristezza dell’uomo moderno.

Su 4Chan, la famigerata imageboard che ha prodotto il concetto stesso di meme, questa rana depressa era però cosa nota e usata da tempo; e qualcuno, infastidito dall’idea che dei profani (i cosiddetti normies, ossia pressoché qualsiasi membro funzionante della società) potessero appropriarsene, ha deciso di difenderla in maniera quantomeno peculiare.

Di fronte alla progressiva normalizzazione di Pepe, 4Chan ha risposto mettendo in piedi un proprio mercato dell’arte interno in cui scambiarsi i cosiddetti Pepe rari, variazioni creative del Pepe originale a cui i normies non potessero avere accesso. Ogni sezione del sito ha dato un proprio contributo; non ultimo /pol/, lo spazio dedicato alle discussioni politiche, notoriamente affollato da cospirazionisti e reazionari di ogni sorta. Non ci è voluto molto perché, abbandonata la sua maglietta blu in favore di uniformi da SS e cappucci del Ku Klux Klan, Pepe diventasse la mascotte semi-ufficiale di /pol/.

Un “Pepe raro”, con indosso una uniforme delle famigerate SS naziste

Affinché passasse da sparuta minoranza a movimento, quella che sarebbe divenuta l’Alt-Right aveva bisogno di un evento che potesse definirne i tratti: è qui che entra in gioco il GamerGate. Durante l’estate del 2014, la scoperta di un giro di favori sessuali tra sviluppatori e giornalisti del settore videoludico causò una vera e propria rivolta tra gli appassionati, che si trovarono uniti nel chiedere un’informazione più corretta; per tutta risposta, i reporter accusarono l’intera categoria di sessimo, razzismo e misoginia, esponendo così il grado di politicizzazione dei media e della cultura pop. La reazione naturale, per molti, fu di rivolgersi a /pol/, che fu ben felice di accogliere nella propria galassia ideologica un gruppo demografico dall’enorme potenziale.

Mancava però un elemento, una persona che facesse da catalizzatore alla trasformazione; questa persona altri non è che Donald Trump. La sua improvvisa discesa in campo, a giugno del 2015, ha lasciato molti di stucco: la sua candidatura pareva l’eccentrico passatempo di un uomo con troppi soldi e troppo tempo per le mani. Ma nei meandri di /pol/, l’esaltazione è stata palpabile già dopo un paio di settimane, e Trump si è rapidamente guadagnato il titolo di Imperatore Dio (un riferimento all’universo narrativo del gioco da tavolo Warhammer, in cui il God Emperor è l’entità invincibile che ha scacciato le forze del male e fondato l’Imperium of Man, una confederazione interplanetaria che vive in una sorta di Medioevo futuribile). Pepe e Kek sono così diventati la stessa cosa, asservita al volere e alle sorti dell’Imperatore Dio; è da qui che comincia la storia effettiva dell’Alt-Right.

Donald Trump e Nigel Farage rappresentati come personaggi di Warhammer

Nata come vera e propria fanbase di Donald Trump, questa stravagnte compagine si distingue dalle formazioni conservatrici tradizionali, primo fra tutte il GOP, per l’orientamento ideologico originale e, più ancora, per le metodologie di azione assolutamente inedite nel quadro politico contemporaneo. Per larga parte composta da maschi bianchi, strenuamente anti-immigrazionista, nemica giurata dei neocon e isolazionista, l’Alt-Right è infatti solita diffondere il proprio messaggio non attraverso i tradizionali mezzi di comunicazione di massa, ma piuttosto tramite i memes, topoi da replicare all’infinito e che, proprio grazie alla facilità con cui si possono copiare, rappresentano uno strumento di proselitismo ideale: lo stesso Trump è un meme, e l’operato di Kek è meme magic, la magia dei memes.

E non è finita. Lungo tutto il corso della campagna elettorale dello scorso anno, l’Alt-Right si è occupata di counter-signalling, ovvero di contrastare attivamente le comunicazioni degli avversari di Trump, e in particolare di Hillary Clinton: ad esempio con una serie di manifesti, a nome della Clinton ma in realtà creati da /pol/, in cui si chiedeva alle donne di compensare il divario di genere nelle perdite in combattimento (il 97% delle quali è composto da uomini) arruolandosi in massa in vista dell’imminente invasione della Russia;  sempre figlia di /pol/ è la cosiddetta Clinton Kill List, una lista di individui possibilmente eliminati perché in possesso di informazioni compromettenti sui Clinton.

Nonostante quanto scritto sopra, per assurdo che possa sembrare, sia assolutamente vero, sarebbe un errore pensare all’Alt-Right come ad un movimento senza basi nella realtà concreta; sono anzi diversi i suoi personaggi di riferimento. Il primo nome che salta alla mente è quello di Milo Yiannopoulos: omosessuale, ebreo, ex giornalista di Breitbart News e figura centrale del GamerGate, si è distinto come provocatore, fino ad organizzare una serie di incontri in svariati atenei statunitensi, il Dangerous Faggot Tour, poi interrotto a causa delle violenze di numerosi gruppi di estrema sinistra.

Per sua parte, Yiannopoulos nega di appartenere all’Alt-Right, ma la sua influenza all’interno del movimento rimane ampia. Quanto appunto alle fazioni più radicali dell’Alt-Right, poi resesi protagoniste della tragica marcia su Charlotteville, costata la vita in tutto a tre persone, non si può mancare di menzionare Richard Spencer, noto suprematista che in più occasioni ha pubblicamente esposto la necessità di creare un etnostato bianco entro i confini americani. A gennaio l’aggressione di Spencer, raggiunto da un pugno durante l’inaugurazione presidenziale, ha dato vita alla discussa campagna virale #PunchANazi.

Ancora, è opportuno ricordare tra i tanti Alex Jones e Paul Watson, rispettivamente direttore e corrispondente britannico del sito cospirazionista InfoWars.com, e Lauren Southern, giornalista canadese salita agli onori delle cronache italiane quando, con un gommone, ha tentato insieme ad un gruppo di attivisti identitari di bloccare una nave pronta a sbarcare centinaia di migranti a Pozzallo, in Sicilia.

L’eccentrico Milo Yiannopoulos, autore del libro “Dangerous” (Credits: Mike Allen)

Un insieme di figure nel suo complesso eterogeneo, che tradisce una vivacità di idee la quale stride con l’immagine di monolite ideologico che si potrebbe avere di una formazione non nuova ad afflati estremisti. In effetti, l’Alt-Rigt del 2017 sembra pronta alla guerra civile: mentre essa ingloba al proprio interno fasce della popolazione politicamente più moderate, non necessariamente legate a /pol/ o addirittura in contrasto con le sue posizioni spesso radicali, il nucleo originario della destra alternativa si fa sempre più ortodosso.

Perfino Trump è stato fatto oggetto di attacchi che lo vorrebbero in combutta con una qualche cabala ebraica, o ridotto all’obbedienza dagli avversari democratici attraverso oscure manovre di palazzo. A fronte di quello che è per gli insider un dato di fatto, però, non si può parlare di una Alt-Right al capolinea, anzi: con l’emergere di un suo corrispettivo a sinistra, il movimento ha trovato di colpo più di una ragione per continuare ad esistere e a lottare. Per cosa è difficile a dirsi; contro cosa è invece assai più facile, in una battaglia continua non con gli avversari, ma con se stessa. Tracciare una rotta per l’Alt-Right, dopo i fatti di Charlotteville, è quasi impossibile; ma a prescindere da come finirà questa storia, dopo Kek niente sarà più come prima.

About Mario Motta 30 Articles
19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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