Analisi critica di Alexey Navalny, l’oppositore “arrestato” da Putin

Il blogger russo Alexey Navalny, noto attivista del web, oppositore del governo e candidato alle elezioni presidenziali del 2018, è stato arrestato in seguito alla manifestazione da lui organizzata sulla Tverskaya Prospekt (uno delle strade più famose del centro di Mosca). Il blogger è stato poi condannato a 15 giorni di reclusione e a pagare una multa di 330 euro. La notizia è stata ovviamente riportata dalle principali agenzie di stampa, giornali e televisioni russe e non, suscitando però non solo reazioni diverse (come logico che sia), ma anche un diverso giudizio della vicenda. La differenza si nota soprattutto tra testate occidentali e quelle russe.

Scrive la Repubblica: “Era iniziata come una manifestazione pacifica. Benché il corteo non fosse autorizzato, in migliaia, giovani, anziani, coppie e famiglie avevano aderito all’appello dell’oppositore Aleksey Navalny a protestare contro la corruzione nel paese. Una folla compatta e silenziosa. Ma riconoscibile. In tanti portavano in mano paperelle di plastica o avevano delle scarpe di tennis legate al collo. Un riferimento alla mega inchiesta pubblicata settimane fa dall’oppositore che, a partire da una foto del premier Dmitri Medvedev con ai piedi un paio di scarpe sportive, era arrivata a individuare un impero immobiliare costruito – secondo Navalny – grazie a una rete corrotta di fondazioni benefiche.
Prima di essere arrestato, il leader dell’opposizione è riuscito a prendere parte al corteo, ma quando è stato caricato sulla camionetta della polizia, la folla ha reagito duramente, costringendo le forze dell’ordine a intervenire per disperdere i manifestanti e gridando “Pozor!” (“Vergogna!”).

tverskaya

Il sito russo “Russia Beyond The Headlines”, nella sua versione italiana riporta le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov: “Si è trattato evidentemente di una provocazione e siamo convinti che gli organizzatori della manifestazione possano aver promesso ai partecipanti delle ricompense per la loro adesione a una marcia non autorizzata in un luogo non autorizzato”.

Per la manifestazione domenicale era stato concesso il parco Sokolnik, uno spazio enorme sempre pieno di gente il fine settimana e capace di contenere anche un milione di persone se serve. Gli organizzatori della manifestazione sapevano benissimo che Corso Tverskaja non sarebbe mai stato concesso, per semplici ragioni di sicurezza e viabilità, perché lo 0,05% della popolazione di Mosca non può bloccare l’arteria centrale e quindi tutto il centro della città proprio la prima domenica di primavera quando tutte le famiglie sono in giro per la città a festeggiare la settimana di vacanze concesse dalle scuole di tutti gli ordini e gradi. Appunto per questo gli organizzatori avevano chiesto Tverskaja (con neanche una settimana di preavviso), perché non gliela potevano concedere, e proprio per questo hanno svolto la manifestazione lì anche dopo la conferma ufficiale della mancata autorizzazione da parte delle autorità di pubblica sicurezza. Naturalmente si sono portati videocamere e macchine fotografiche per la bisogna.

Ai manifestanti è stato detto con un linguaggio raffinato e accademico che la manifestazione sarebbe stata legale e non contraria alla legge, ma si trattava di “una bugia”, ha detto Peskov, che alle domande dei giornalisti ha risposto: “Si trattava di una manifestazione vietata e la reazione ha dovuto essere appropriata”.

Sul medesimo articolo, gli intervistatori, oltre all’umore dei manifestanti di piazza, hanno raccolto l’opinione di due esperti, rispettivamente a favore e contrari alla manifestazione: Konstantin Kalachev (direttore dell’organizzazione indipendente “Gruppo di expertise politica”), il quale ha definito la manifestazione “un trionfo e non soltanto in termini numerici. Vediamo tante facce giovani. È un brutto segnale per il governo. I giovani sono a disagio e Navalnyj sta sfruttando questo sentimento diffuso. Questa generazione, a differenza della precedente, non ha a cuore la stabilità, ma il cambiamento”. Sergej Markov (direttore generale dell’“Istituto di ricerche politiche”) e di orientamento filogovernativo minimizza: “Si tratta di una decina di città e di qualche decina di migliaia di persone. È lecito parlare ormai di Navalnyj come leader russo dell’opposizione anti-governativa e pro-Occidente. C’è stata una forte virata verso i giovani che non ha un’importanza in termini elettorali, ma di sentire comune. Qui a votare sono i pensionati, mentre i giovani scalpitano in strada. Si sta formando una rete di ragazzi e ragazze pronti agli scontri. Parlare delle conseguenze per ora è difficile. È possibile che ci sia un giro di vite oppure qualche concessione perché il divieto della manifestazione al centro di Mosca era basato su ragioni piuttosto campate per aria (la processione avrebbe causato disagi agli abitanti), volevano mandarli in periferia in maniera artificiosa, c’è stata della provocazione in questa decisione”.

Dagli ambienti internazionali non si sono fatti attendere commenti alquanto critici nei confronti di Mosca:Un affronto ai valori democratici fondamentali“, lo definisce il Dipartimento di Stato americano che richiede fermamente il suo immediato rilascio e quello di altri fermati. Anche Federica Mogherini, Alto Rappresentante della politica estera della UE, condanna il governo russo perché “impedisce l’esercizio delle libertà fondamentali di espressione, associazione e assemblea pacifica“.

In generale sembra proprio che l’Occidente abbia a cuore le sorti di questo blogger, anche se la stragrande maggioranza omette numerosi dettagli: Navalny è un finto perseguitato politico, colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici, a causa della quale è stato condannato a 5 anni di reclusione, condanna poi mai effettivamente eseguita. Si tratta forse dell’unico vero leader dell’opposizione, tuttavia guida un partitino liberale con percentuali centesimali e largamente ignorato dalla maggioranza del popolo russo. Il motivo? Egli ripropone, nel suo programma elettorale, quelle ricette occidentali eltsiniane di “rinascita” post-sovietica degli anni ’90 che tanto dolore e tanta sofferenza hanno procurato alla Russia, come sta a dimostrare la ormai storica crisi finanziaria del 1998 dovuta alle selvagge privatizzazioni in favore degli oligarchi, arrichitisi proprio sotto Boris Eltsin.

putin

Navalny si è formato all’università di Yale quale «fellow» (membro selezionato) del «Greenberg World Fellows Program», un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale appena 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali». Essi fanno parte di una rete di «leader impegnati globalmente per rendere il mondo un posto migliore», composta attualmente da 291 fellows di 87 paesi, l’uno in contatto con l’altro e tutti collegati al centro statunitense di Yale. Navalny è anche co-fondatore del movimento «Alternativa democratica», uno dei beneficiari della National Endowment for Democracy (NED), potente «fondazione privata non-profit» statunitense, ricevente fondi anche dal Congresso, che finanzia, apertamente o sottobanco, migliaia di organizzazioni non-governative in oltre 90 paesi per «far avanzare la democrazia».

La NED, una delle succursali della CIA per le operazioni coperte, è stata ed è particolarmente attiva in Ucraina. Qui ha sostenuto “la Rivoluzione di Maidan che ha abbattutto un governo corrotto che impediva la democrazia” (si legge dal sito ufficiale). Col risultato che, con il putsch di Piazza Maidan, è stato insediato a Kiev un governo ancora più corrotto, il cui carattere democratico è rappresentato dai gruppi politici di chiaro orientamento neonazista che vi occupano posizioni chiave.

Nonostante in Russia le attività delle organizzazioni non-governative indesiderabili siano state proibite, la NED ha comunque proseguito la sua campagna contro il Cremlino, accusato di condurre una politica estera aggressiva per sottopporre alla sua sfera d’influenza tutti gli stati un tempo facenti parte dell’ex-Unione Sovietica. La critica è la medesima di Washington, la quale insiste nel creare un nuovo clima da guerra fredda, contornato da una martellante propaganda, ricca di sospetti mai confermati e rivelatisi nella maggior parte dei casi falsi, come la presunta influenza nelle elezioni dello scorso novembre: malgrado l’assenza di prove, la CIA pretende che il mondo creda alla sua versione dei fatti, ovvero che Putin è colpevole. A dire il vero il presidente russo è oggetto dei più vari e assurdi rumor sulla stampa internazionale, che tuttavia trascura la deriva in Ucraina e il conflitto a est del paese, dove i combattimenti sono ripresi e le vittime non tardano ad aumentare.

La tecnica, ormai consolidata, è quella delle «rivoluzioni colorate»: far leva su casi veri o inventati di corruzione e su altre cause di malcontento per fomentare una ribellione anti-governativa, così da indebolire lo Stato dall’interno mentre dall’esterno cresce su di esso la pressione militare, politica ed economica. Navalny e la sua attività illegale d’opposizione, ne rappresentano un chiaro esempio pratico.

La protesta di Navalny non è che un gesto di infantile dispetto: egli non rappresenta di certo una valida alternativa al “dittatore Putin” e prima di commentare con lunghi e vuoti monologhi di circostanza, la stampa “libera” occidentale dovrebbe verificare meglio i propri dossier e forse cercare di conoscere e soprattutto comprendere la Russia per quello che è, o meglio ciò che non è, ovvero un paese occidentale.

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