Anja Niedringhaus è stata uccisa

Fotografia, fotogiornalismo e cultura dell’immagine. Una passeggiata tra riflessioni, critica e tecnica in compagnia di Vincenzo Di Giuseppe. Trovate i suoi lavori anche su one125.com e sui suoi profili Facebook e Twitter.

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Il 4 Aprile Anja Niedringhaus – fotogiornalista della Associated Press – è stata uccisa in Afghanistan. La notizia è di quelle che passano tra le Breaking News e lambiscono soltanto le media generalisti, ma ha avuto grande rilevanza sui canali che prestano maggiore attenzione alla regione e tra gli operatori dell’informazione. Io ho avuto la notizia da Twitter, credo tramite la stessa AP, ma il tweet è presto rimbalzato ovunque.

Anja Niedringhaus

Fatti come questo offrono l’occasione per numerose riflessioni, e dopo ogni assassinio di un giornalista, fotografo, operatore, fixer… ti ritrovi a passarle sempre tutte in rassegna. Sono pensieri che, ad ogni notizia del genere si ripresentano e a furia di riprenderli si sono mescolati, fusi insieme, a formare soltanto una vaga sensazione. Se mi chiedeste di parlarvene farei un po’ di fatica a srotolare il gomitolo.

Tuttavia, ieri mi sono ritrovato a esplorare una diversa area di “rimuginamento”. Un editore del NY Times in un tweet parlava di Anja Niedringhaus come di una fotografa che non si è mai posta sotto i riflettori, ma che era rispettata dai suoi colleghi.

Anja Niedringhaus never made it about herself, she never sought the spotlight, but she was respected by her peers http://t.co/q5XhDVeRIB

— JamesEstrin (@JamesEstrin) 5 Aprile 2014

Mi ha colpito molto questa breve descrizione della persona e del lavoro della Niedringhaus. Siamo talmente circondati da personaggi, geni, enfants prodige, artisti (tutti artisti…) e psicotici che parlano in terza persona che non vediamo più la normalità, ovvero la straordinarietà nel lavoro delle persone normali. E così ci sfugge che sono loro che mandano avanti la baracca (macché “mandare avanti”, fanno grandi cose!), mentre le prime donne danno spettacolo.

Non conoscevo Anja Niedringhaus, ho conosciuto il suo nome il giorno che l’hanno uccisa. Non so neanche che persona fosse e non ho la presunzione di parlarne, ma mi ha dato l’occasione di pensare alle persone normali che di solito nessuno si fila. Sarà che io sono una persona normale (ma non ho vinto nessun Premio Pulitzer, al contrario di Anja).

Per saperne di più:

http://www.anjaniedringhaus.com

http://lightbox.time.com/2014/04/04/in-memoriam-anja-niedringhaus-1965-2014/#1

http://lens.blogs.nytimes.com/2014/04/04/parting-glance-anja-niedringhaus/?smid=tw-share

VDG

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"Blow Up" arriva dal 1966, anno in cui Antonioni affascinava con un film che aveva per protagonista la fotografia, sfuggente e ambigua. Più di quarant'anni dopo molte delle domande poste dal regista sono rimaste senza risposta, a riprova che la fotografia è viva e vegeta anche se alle prese con una crisi di mezz'età. Ci accompagna in questo percorso Vincenzo Di Giuseppe: alumnus SID classe 1982, fotografo con la passione per il reportage e non solo. I suoi lavori si trovano su www.one125.com

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