“L’anno zero” della Brexit

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Un domani, gli storici saranno chiamati a porre il cosiddetto “inizio” a quel processo politico, economico e sociale che oggi chiamiamo Brexit. Se la scelta più immediata e ovvia sarebbe già adesso porre il “minuto zero” a quel 23 giugno 2016 in cui i britannici sono stati chiamati ad esprimersi sul “remain” o sul “leave” del Regno Unito dall’Unione Europea, è altrettanto vero che quel giorno fu solo la conclusione di mesi e mesi di accesissima campagna elettorale oltremanica – e in tutto il Vecchio Continente – iniziati già nel 2015 per volere dello stesso governo conservatore dell’allora Premier David Cameron.

Studiosi ancora più critici potrebbero ulteriormente retrodatare l’inizio delle turbolenze tra l’isola di Sua Maestà e Bruxelles portando le lancette alla seconda metà del secolo scorso, quando Londra non faceva ancora parte di quello che era conosciuto come un “ristretto club politico”: il primo tentativo d’ingresso fu infatti registrato nel 1961, per essere rigettato e reiterato nel ‘67 e infine nel ‘70, quando il Regno Unito venne accolto, insieme a Irlanda e Danimarca.

Il motivo di questa lunga attesa per vedere gli inglesi all’interno dell’allora Comunità Economica Europea (CEE) fu principalmente la netta contrarietà del Presidente francese Charles de Gaulle, preoccupato che gli equilibri economici e politici della comunità potessero spostarsi bruscamente a favore di Londra, a discapito di Parigi.

Participants in a pro-EU, anti-Brexit march pass through Piccadilly in London on July 23, 2016/ Wikipedia
Participants in a pro-EU, anti-Brexit march pass through Piccadilly in London on July 23, 2016/ Wikipedia

Nonostante la scomparsa dello statista d’oltralpe, i rapporti tra Gran Bretagna e il processo d’integrazione europeo non saranno mai profondamente rosei. Ne è prova l’assoluto rifiuto inglese di adottare l’Euro; certo, Londra non fu la sola a rifiutarsi di rinunciare al diretto controllo sulla propria valuta, ma la sua presa di posizione sarà l’esempio chiave per tutte le future scelte inglesi in seno all’Unione Europea.

Stabilire un punto zero al fenomeno cui abbiamo assistito nei mesi precedenti e che continueremo a seguire, non è quindi facile. Lo spinoso tema della Brexit sembra essere apparso all’improvviso, o almeno lo è per chi non conosce gli altalenanti rapporti UK-UE. I cittadini di Sua Maestà da tempo percepivano gli schieramenti della campagna referendaria come già stilizzati: i giovani eurofili utopisti armati di ottime speranze per un futuro di integrazione tra UK e UE, schierati per il “remain”; l’attempato xenofobo nazionalista rurale che simpatizza per l’UKIP di Neigel Farage, a favore per il “leave”.

Osservare l’elettorato sotto una luce così manichea non rende giustizia né a chi vota né agli argomenti, più o meno pertinenti, che potremmo sviluppare. Una tematica che non è centrale, ma ha fatto la sua parte è sicuramente la post-verità, che porta alla creazione di “fake news” influenzando elettorato ed osservatori esterni. Non possiamo però ignorare il fatto che l’oggetto stesso del nostro interesse – Brexit e le sue conseguenze sugli scenari socio-economici internazionali – rientri in una sfera di più grande lettura, la cui analisi lasciamo volentieri agli storici, quando, tra qualche decennio, tenteranno di far chiarezza sugli attuali ed apparentemente sempre più bui anni dell’Europa unita.

La vittoria del 52% dei britannici “secessionisti” ha scoperchiato un vaso di pandora, in patria come nel resto dell’Unione. Numerosi appelli per una nuova consultazione popolare sono sorti riscuotendo ben 3 milioni di firme online in poco tempo. Con essi è stato inevitabile il rilancio delle ambizioni indipendentiste della Scozia, che già nel 2014 aveva tentato il “divorzio” dal Regno Unito; tentativo fallito per l’oltre 55% a favore del rimanere sotto la Corona. Relegare però tutto il “day after” a una trasformazione interna all’UK è riduttivo, perché da Londra passerà il futuro dell’Europa unita. Anche se essa stessa non ne farà parte.

About Timothy Dissegna 106 Articles
Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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